La prosa di Virginia Woolf è sempre un balsamo per l’animo, anche nel caso di questi brevissimi saggi che - sorprendentemente, visto il titolo - discorrono del linguaggio in quanto funzione comunicativo, e analizzano brevemente e con sagacia i linguaggi del cinema e verbale. Come si precisa nel saggio finale, che fa un po’ il punto della situazione dei due saggi, Virginia Woolf non prende posizioni facili, accomodanti, è polemica, perché la sua intelligenza acuta le permetteva di fare analisi molto più approfondite e lucide di quanto la critica miope fa (da sempre) su ciò che le è contemporaneo. Vale per il cinema e vale per quelle parole (vale a dire certe correnti letterarie) che appaiono scomodi, “volgari”. Per Virginia c’è solo, forte, l’istanza comunicativa del linguaggio artistico. Tutto il resto è cecità.