Fallito il suo ultimo e clamoroso tentativo di riprendere le redini della Francia e dell’Europa, passato alla storia come i cento giorni, dal 1815 l’ormai ex imperatore Napoleone Bonaparte (1769–1821) è costretto a vivere in esilio, confinato nell’isola di Sant’Elena sotto la sorveglianza dei nemici britannici. Un luogo anche letteralmente isolato, un atollo sperduto nell’Atlantico e ancora oggi difficile da raggiungere. Scelta estrema ma che si ritiene giustificata dalla mai doma pericolosità del personaggio, già evaso da un’analoga prigionia nella ben più confortevole isola d’Elba (1814–15). Egli vi rimane fino alla morte e il contrasto tra la sua importanza nella storia umana e la miseria della sua solitudine nel silenzio di una natura indifferente commuoverà tanto i contemporanei quanto le generazioni successive.
L’aura della leggenda è accresciuta dal ‘Memoriale di Sant’Elena‘ firmato da Emmanuel de Las Cases, segretario di cui altrimenti non ricorderemmo il nome e che, insieme ad altri, accompagna Napoleone nella prigionia – tanta la devozione: in quanti si allontanerebbero da patria e famiglia per condividere una simile esperienza con qualcun altro? Opera monstre nelle dimensioni – ca. duemila pagine – e ancor più nei possibili motivi di interesse, raccontando gli ultimi giorni di vita di una personalità che divide persino oggi e che, di certo, non fu comune. Vi si riportano aneddoti e riflessioni spesso interessanti sulla politica, sulle campagne militari, sulla religione, su esperienze personali, pure sulla letteratura.
Las Cases afferma di non aver scritto il libro sotto diktat, ma non ci crede nessuno: si ironizza su come l’astuto generale possa strumentalizzare il suo scrivano in ultimo atto di vanità, per consegnare ai posteri un’immagine di sé umana e positiva. Si pone così come un uomo afflitto da dubbi e insicurezze, perennemente alla ricerca del bene non per sé bensì per gli altri, buon cristiano – con la sua caduta, si entra in restaurazione -, denso di sensibilità artistica e infine vittima di un trattamento duro da parte dei suoi carcerieri. Il governatore dell’isola, Hudson Lowe (1769–1844), passa nella memoria collettiva come un aguzzino sadico, in verità pur avendo riservato al prigioniero un trattamento migliore di quello che di norma si riserva agli altri; il cibo non è granché ma nemmeno schifoso, qualche volta gli concede di uscire dalle zone delimitate. Suo principale torto sarà di aver allontanato Las Cases da Sant’Elena alla fine del 1816, dopo aver scoperto una sua corrispondenza illecita con Luciano Bonaparte (1775–1840), fratello di Napoleone. Lo scrittore non glielo perdonerà.
Risulta difficile non simpatizzare con il Napoleone che emerge da questo colossale testamento politico, quasi una versione antecedente e ipertrofica delle ‘Memorie di Adriano‘ (1951) composte da Marguerite Yourcenar (1903–87). Un Napoleone che si pone come il vero continuatore della Rivoluzione francese (1789–99), esecutore della volontà del popolo e difensore della libertà, giustificando alcune azioni in apparenza contradditorie come dettate dalle circostanze. Molti, infatti, simpatizzarono e simpatizzano ancora oggi con questa figura del tutto inventata. Altri potrebbero far lo stesso con quella invece più realistica di un uomo umiliato, pure disperato nel cercar di dare un senso al fallimento delle proprie ambizioni e che si rifugia nella figura di Las Cases il quale, l’umiliazione, preferisce arrecarsela da sé.
Lettura imprescindibile per storici e appassionati del personaggio e dell’epoca in questione, tediosa per gli altri. Conosce tanto successo da essere riedita più volte, con sempre nuove aggiunte. L’ultima versione è addirittura del 2017 e basata su un testo riscoperto dalla British Library nel 1965. Sarà la fine?
“Quella verità storica tanto invocata, cui ognuno si sforza di richiamarsi, spesso è soltanto una parola: essa è impossibile nel momento stesso in cui si svolgono gli avvenimenti, quando le passioni sono ancora accese (…). Ma cos’è allora, questa verità storica, nella maggior parte dei casi? Una favola convenzionale, come fu ingegnosamente definita”
Napoleone Bonaparte