Le Sirene di Baghdad
Di fronte a chi calpesta la dignità e l’onore di un popolo orgoglioso, legato alle sue tradizioni, l’unica risposta sembra essere l’odio e il fondamentalismo. Spingersi all’estremo per ritrovare un senso alla propria vita, un ideale che ti faccia andare avanti nonostante le tenebre che ti circondano.
“Eravamo poveri, umili, ma in pace. Fino al giorno in cui la nostra intimità fu violata, i nostri tabù profanati, la nostra dignità trascinata nel fango e nel sangue… Fino al giorno in cui, nei giardini di Babilonia, selvaggi bardati di granate e manette sono venuti a insegnare ai poeti a diventare uomini liberi…”
Il giovane protagonista di questo romanzo vivrà sulla sua pelle le conseguenze di una guerra assurda. Vedrà con i suoi occhi cosa si è disposti a fare quando la vita del prossimo è considerata spazzatura. Dal piccolo villaggio di Kafr Karam, placido e sonnacchioso, si recherà a Baghdad con un unico desiderio: Vendetta! Ciò che lo muove non è il desiderio di liberare il suo popolo, o combattere per difendere i suoi cari dai soprusi, ma vendicare il suo onore e quello della sua famiglia, calpestato senza pietà. A muoverlo l’odio, un odio senza limiti che lo consumerà.
“La dignità non si mercanteggia. Se la perdiamo i sudari del mondo intero non basterebbero a coprirci il volto, nessuna tomba accoglierebbe la nostra carogna senza spaccarsi”
Yasmina Khadra, pseudonimo di Mohamed Moulessehoul, con il suo ritmo incalzante (che ho molto apprezzato nel romanzo l’Attentato), torna a parlare di Medio Oriente, a dare voce a un popolo che troppo spesso si scontra con la sordità dell’occidente. L’invito è quello di guardare ciò che è successo, e sta succedendo, in Iraq da un'altra prospettiva per cercare di capire, se possibile, che non esistono vincitori né vinti quando si parla di guerra.
“Cosa possono capire del nostro mondo… Ignorano i nostri costumi, i nostri sogni e le nostre preghiere. Ignorano soprattutto che sappiamo di chi siamo figli, che la nostra memoria è intatta... Cosa sanno della Mesopotamia, di questo Iraq leggendario che calpestano con i loro ranger corrotti? Della Torre di Babele, dei giardini pensili, di Harun al-Rashid, delle Mille e una notte? Niente! Non considerano mai questo aspetto della Storia, nel nostro Paese non vedono nient’altro che un immenso pozzo di petrolio, dove berranno il nostro sangue fino all’ultima goccia. Non vivono nella Storia. Mirano solo a trarre vantaggio, arricchirsi, depredare. Non sono che mercenari al soldo della finanza bianca. Hanno ridotto tutti i valori a una terrificante questione di soldi, tutte le virtù a quelle del profitto…”