Ignorante la persecuzione di cui siamo vittime, l’odio che ci hanno giurato? Se proprio si deve parlare di noi, sia almeno solo per esaltare le nostre virtù e piangere sulle nostre disgrazie.
La scena era quella della produzione nèmirovskiana, il centro delle attività stilistiche e narrative attigue alla sua anima, al suo spirito, un edificio di cristallo intrappolato e radicato in un territorio che da sempre desta il mio fascino, e che tutt’oggi e con una certa fatica riesco a rievocare e a riporre su carta, sempre che non impazzissi nelle tenebre, avendo dovuto scrivere qualcosa su queste esperienze se mai ne fossi uscita, scrivendo una recensione di senso compiuto, brevi squarci di pensieri che avrebbero avuto come protagonista questa mia musa ispiratrice, perché oramai è questo che è divenuta, una di quelle anime dannate e dilaniate dai disordini della Seconda guerra mondiale la cui discendenza ebraica segnò per sempre il suo destino. Una donna che si spense all’età di trentanove anni che scrisse romanzi come se stesse cercando la vita, lavorò senza alcuna interferenza da parte dei disordini civili, perché anche se trovò il coraggio con le parole di spingersi al di là del dovuto, la sua prosa, la sua anima entrarono dentro la mia e lì vi starà per molto tempo.
Dove collocare dunque un opera che le appartenne ma che non scrisse di suo pugno? I possibili settori di collocamento, le maggiori informazioni, quando gli autori di questo romanzo decisero di scrivere una biografia relativa a Irène Nèmirovsky previde uno studio attento e assiduo di ciò che fu la sua nascita, la sua crescita ed infine la sua morte, che con la presenza costante della figlia, Denise, ha toccato diverse questioni relative alla sua sopravvivenza, al suo essere ebrea, individuo, donna, madre, scrittrice, che fu indotta come moto per lottare contro quella che fu definita come << un’ingiusta guerra di repressione >>, ma anche un saggio attento su una giovane ebrea che abbracciò la scrittura come espediente per tenere a bada qualunque forma di ribellione o crudeltà. Mediante i ricordi, squarci biografici che evidenziano una vita che c’è stata e che fortunatamente non ci sarà mai più, lanciandosi ad osservare il tutto osservandolo da una lente d’ingrandimento. Non certamente qualcosa di leggero, o una passeggiata, come si suol dire, ma qualcosa di fondamentale ed attinente a ciò che visse e subì l’autrice che si occupò e fece della questione relativa gli ebrei qualcosa di assolutamente personale.
Scrivere biografie, specialmente di autori o figure recise dal tempo, vuole dire coinvolgimento ma anche distacco dal mondo. Gli autori di questo romanzo, desiderosi di fare bene il loro lavoro, hanno certamente accettato entrambi i termini del paradosso e imparare a vivere in una condizione di duplicità: l’esigenza di tuffarsi nel vivo di situazioni e però tenersi in disparte come un osservatore neutrale. Tuffarsi in questo tipo di esperienze sortisce in me quasi sempre una marea di sensazioni, che fosse un tuffo breve o rapido ma immersivo non ha importanza, in cui restare fuori mi è sembrato davvero impossibile, abituata alla prosa nèmirovskiana e a ciò che avrei visto, perché fare voto d’imparzialità e obiettività era un po' come entrare in un mondo di vetro da cui si osserva il tutto quasi in disparte. Lontani dal mondo delle vicende umane proprio mentre quel mondo continuava a girarmi intorno come una trottola. Essere scrittore equivale anche essere quella persona che tira un mattone contro la finestra della realtà, del possibile, cercando di capire perché lo ha fatto, spiegando agli altri il significato di quel mattone all’inizio del primo paragrafo, che ha attratto un discreto numero di lettori, fra cui me che mi ha incitato con ogni gesto.
Fu questo il momento in cui non potei rinunciare al desiderio di leggere questo romanzo, che ha inesorabilmente aumentato il mio interesse nei riguardi di una scrittrice che qualche anno fa conobbi mediante una serie di romanzi che l’hanno resa celebre. Non potevo non considerare l’idea di avere tutti i suoi volumi, ne quando seppi di questa biografia di combattere l’insano impulso di non leggerlo. Non sono avvezza a leggere biografie ma amo cibarmi di opere che non sono fatti individuali personalmente riportati su carta, osservazioni personalissime proiettate in un periodo dissacrante, indimenticabile che fece della letteratura massima di vita. Un opera che è ricchissimo di istanti di vita in cui l’autrice fu messa al mondo, primi vagiti in una realtà inconsistente e frastagliata, che mostrano un atteggiamento particolare, diverso da quello che si aspetta da una semplice biografia. Non che di semplice possiede qualcosa. E da lettrice e amante del mondo nèmirevskiano, ho riservato a queste pagine un certo amore, una forte passione per recepire il suo messaggio. E, nell’insieme, incontri, scontri, avvenimenti, che rivelano parecchio della Nèmirovsky, e in particolare, retroscena intimistici che in un certo senso provano il suo potenziale nell’averli realizzati. Ogni capitolo è un insieme di informaizoni su un passato storico indimenticabile, meccanismi di azione o pensiero che non hanno un messaggio particolare ma che percorrono la corsia della vita, dell’esistenza affinchè qualcosa o qualcuno andasse al suo posto.
Il cocente desiderio di cibarmi dell’intero reticolo letterario dell’autrice, che non potè non vedermi coinvolta, per non parlare di interpretare la vita, il suo atteggiamento, il suo essere lei, combinate con l’intensità dei suoi abbandoni emotivi, raggiunsi una certa supremazia sopra una volontà inesorabile indipendente come quella di tanti altri romanzieri prima di lei. Come la Howard, il suo sentirsi perennemente incompresa, insoddisfatta, ma sfoggiando quasi sempre un sorriso a trentadue denti aveva fatto sembrare ogni cosa peggiore di quel che sembrava. I suoi romanzi, infatti, ritraggono qualcosa che apparentemente sembra peggio di quel che si crede, che non conoscono a fondo l’amore affettivo, il desiderio, la comprensione o la compassione, ma restano intrappolati nella noiosa rispettabilità che lei stessa era fin troppo spazientita per non riportare su carta. Più raffinata di quel che credeva, appassionata, comprensiva, straordinaria che mise a tacere qualcosa dentro di lei, che nessuno aveva mai fatto prima.
Quello che è chiaramente interessante fra queste pagine è certamente la sua personalità, la donna più incompresa che quando scriveva ammaliò chiunque. E naturalmente anche me, che ha visto la sua letteratura come tentativo per comprendere la realtà. Pagine che fungono da rinascita e da nascita. Il suo stare nel mondo, giorno dopo giorno, così soffocante, crudele e insopportabile.
Qualsiasi evento della nostra vita che accettiamo davvero ne viene trasformato. Dunque la sofferenza deve diventare Amore. Questo è il mistero. Come crederci?