È la prima volta che leggo qualcosa di Ishida Ira, i cui romanzi sono stati spessi trasposti in manga o programmi TV. Proprio Ikebukuro West Gate Park (il titolo originale di questa raccolta di racconti) riceverà quest'anno un adattamento anime, chissà se arriverà anche da noi.
Tokyo Nights è comunque un altro titolo abbastanza azzeccato. Questo e quello originale ci indicano, infatti, tempo e spazio in cui si svolgono le varie vicende di Makoto e compagni: ci troviamo ad Ikebukuro, un quartiere di Tokyo molto vivace, in particolare al West Gate Park dove di notte si radunano gruppi di giovani teppisti. Makoto ha contatti proprio con i G-Boys, la gang locale più grande che si raduna lì, poiché è amico del loro capo, e presto dovrà sfruttare la forza capillare di questi piccoli delinquenti per indagare sulla morte di una sua cara amica, assassinata probabilmente da un misterioso strangolatore che si aggira nel quartiere da qualche tempo.
Inizieremo allora ad addentrarci con questo primo racconto nell'atmosfera notturna di Ikebukuro, fatta di prostituzione, violenza, droga e mafia. Troviamo almeno uno di questi aspetti in ciascuno dei quattro racconti della raccolta, grazie anche agli spaccati che ci offre la narrazione in prima persona.
Makoto, infatti, ci racconta un po' il passato dei suoi compagni come Radio, un otaku dell'elettronica; ci mostra la condizione di un hikikomori, approcciandosi a questa persona socialmente ansiosa in maniera inaspettatamente delicata; ci coinvolge nelle sue pene d'amore per la donna di cui si innamora quasi per caso. Ha uno sguardo attento e una sensibilità diversa, forse perché nemmeno si atteggia ad eroe del quartiere, nonostante desideri ardentemente che Ikebukuro sia in pace.
La scrittura di Ishida Ira è semplice ma trasmette tutto ciò che c'è di interessante da sapere sulla Ikebukuro che la gente comune non riesce e non può vedere. Makoto sembrerà a molti un po' troppo "cool" e, nonostante non sembri piacergli, abituato all'ambiente delle gang e della mafia. Ma è proprio questa sorta di nonchalance che riesce a dare, anche a chi non è mai stato ad Ikebukuro, quella sensazione di appartenenza, come dire "io conosco questo posto, ci vivo e so che in realtà è così". Mi ha ricordato la visione che avevo del mio quartiere, quando da bambina mi sembrava tutto ok, ma poi nel giardinetto della scuola si trovavano siringhe di qualche drogato. Ogni città e ogni suo anfratto nasconde un lato oscuro nel quale pochi vogliono addentrarsi. Nemmeno Makoto vorrebbe, lui ha il suo negozio di frutta di famiglia e starebbe bene così. Ma il suo nome (Makoto scritto 真 significa verità o sincerità) dimostra che quella verità lui non riesce a ignorarla e deve saperla a tutti i costi, a partire proprio dalla morte della sua amica, mettendoci però tutto sé stesso anche quando rischia di avere problemi con la polizia (nella quale, tra l'altro, ha altre conoscenze).
Insomma, la lettura di questa serie di racconti, più che per le vicende in sé, che si risolvono anche velocemente, per me è valsa la pena per il protagonista e lo stile dell'autore, senza fronzoli e per questo efficace.