Michael Servetus, a Spaniard executed for heresy in John Calvin’s Geneva, is remembered as an important Reformation-era theologian and as a physician credited with the discovery of the circulation of the blood through the lungs. His first book, On the Errors of the Trinity, so shocked both Catholics and Protestants that he was compelled to live under an assumed name. All but a few copies of his magnum opus, Christianity Restored, were destroyed shortly after publication. However, the case of Servetus, which has been taken up by Voltaire, Gibbon, and many others, marks the beginning of the idea of religious toleration.
Roland Herbert Bainton, Ph.D. (Yale University; A.B., Whitman College), served forty-two years as Titus Street Professor of Ecclesiastical History at Yale Divinity School. A specialist in Reformation history, he continued writing well into his twenty years of retirement. His most popular book, Here I Stand, sold more than a million copies.
Ordained as a Congregationist minister, he never served as the pastor of a congregation.
3.5 stars. Read this last year for a paper I wrote on Calvin's role in Servetus's death at the stake. Although the author, (rightfully) famed historian Roland Bainton, is very sympathetic to Servetus, he was quite fair (for the most part) and balanced in his treatment of the issue, rightfully recognizing Calvin not only as a product of his times but also recognizing that Calvin was not the all-powerful dictator of Geneva who hunted Servetus down, as the story sometimes gets caricatured. This is well worth the read, but should be taken along with some biographies of Calvin such as Alister McGrath's or Bruce Gordon's, as well as some nuanced studies of martyrdom and persecution, such as Brad Gregory's "Salvation At Stake." This was an interesting read about an interesting character.
Vita, morte e miracoli (veri) di Miguel Serveto Conesa (1511-1553), l’uomo che riuscì laddove molti neppure osano: anziché prendere le difese di una parte o dell’altra, in piena Riforma riuscì a far uscire dai gangheri sia i cattolici che i protestanti. Divenne il nemico pubblico numero uno, più temuto di Adolf Hitler e di Adam Sandler. Tutte le anime pie del mondo si tappavano le orecchie al solo sentirlo nominare e ne chiedevano la morte. Ed egli, come si suol dire, se l’andò a cercare a Ginevra, con Calvino che trascorreva le serate ad affilare la scure con cui gli avrebbe voluto tagliare la testa. Sforzi inutili perché la decapitazione non verrà autorizzata: Serveto sarà semplicemente arso vivo in piazza, come un dissidente qualsiasi.
La sua biografia sembrerebbe comica se non lo fosse davvero. Spagnolo d’Aragona, giovanissimo fu avviato alla carriera ecclesiastica: il padre notaio desiderava solo scaricare qualche figlio di troppo sulla Chiesa, ma lui stupì tutti desiderando davvero di diventare prete. Già a 14 anni seguiva in qualità di paggetto – la pedofilia non esisteva ancora – Juan de Quintana, monaco e teologo francescano in odore di eresia. Nel 1530 lo accompagnò a Bologna per assistere all’incoronazione di Carlo V da parte del papa di allora, Clemente VII. Fu il primo dei due traumi della sua vita. Al vedere il pontefice idolatrato da una folla osannante manco fosse Justin Bieber, concedersi a selfie e soprattutto compiacersi nell’essere trattato come Dio in Terra, questo giovane ingenuo si chiese indignato come potesse una tale puttana (parole sue) essere a guida dei cristiani.
Il secondo trauma arrivò con l’inizio degli studi. Serveto si imbatté nel caposaldo dell’architettura cattolica: la Trinità. Non ci capì nulla. Non capiva né come né perché Padre, Figlio e Spirito Santo dovessero essere la stessa Persona. Cercò di capire se la cosa si dovesse alla sua sola stupidità e andò a studiare tutti i mattoni esegetici necessari, senza trovarvi però mai una risposta comprensibile. Ciò gli parve imbarazzante: nella sua puerile ingenuità, riteneva impossibile che in Spagna si mandassero a morte ebrei e musulmani col pretesto del loro rifiuto a credere in un’idea da nessuno mai dimostrata. “Siamo forse tutti matti?”, si chiedeva. Anche perché nel frattempo Erasmo mandava alle stampe la sua edizione delle Scritture espungendo come ‘spurio’ il cosiddetto ‘comma giovanneo’, la frase della Prima lettera di Giovanni che, unica in tutto il corpus biblico, sembra esporre esplicitamente la tesi trinitaria (5:7,8).
Incoraggiato dall’opera erasmiana sulla bontà delle proprie idee, Serveto esplose e si ribellò. Se ancora l’umanista di Rotterdam si limitava a constatare la difficoltà dei problemi teologici e infine la loro ininfluenza sulla vita del cristiano, egli ne asserì la nocività. Predicava un cristianesimo libero da qualsiasi cosa potesse essere associata a una corruzione ecclesiastica; il suo modello era lo stesso ‘cristianesimo delle origini’ che di tanto in tanto sento invocare a sproposito ancora oggi. Fra le tante cose, rifiutò il battesimo ai bambini perché “certo che Dio non riconosca a nessuno peccati mortali commessi prima dei 20 anni”. La somministrazione del sacramento a un individuo incapace di comprenderne il senso era da lui associata a un rito satanico.
Serveto sarà ovviamente cacciato dalla chiesa cristiana e non troverà alcuna sponda presso il mondo protestante. Calvino riuscirà a farlo condannare sulla base della violazione di due reati di ordine ecclesiastico previsti dal Codice di Giustiniano: negazione della Trinità e ripetizione del battesimo. Sembra assurdo, ma una volta si poteva morire legalmente per sciocchezze come queste. Per paura di ritrattare tutto all’ultimo, Serveto chiese di essere ucciso con la spada, ma gli fu negato; le ultime parole sul rogo furono: “Oh Gesù, Figlio dell’Eterno Dio, abbi pietà di me!”. Guillaume Farel, collaboratore di Calvino, notò che se quell’aggettivo (Eterno) fosse stato messo prima di ‘Figlio’, Serveto si sarebbe salvato. Ripeto quel che ho detto all’inizio: se non fosse tutto davvero così ridicolo, ci sarebbe davvero di che sbellicarsi dalle risate.
Per concludere. Questa biografia, peraltro pregevolissima per esaustività e chiarezza, appare molto significativa in quanto scritta da uno storico di fede calvinista. Il quale non ha alcun problema a riconoscere la bastardaggine mostrata da Calvino nella condanna a Serveto. Una bella lezione di onestà intellettuale per chi non ha mai il coraggio di chiamare le cose con il loro nome quando c’è di mezzo l’onorabilità personale.
“Quando egli asserì che tutte le creature sono della stessa essenza di Dio e quinti tutte le cose sono piene di dèi (…) io, ferito dall’oltraggio, obiettai: ‘Ma come, miserabile! Se calpestiamo il pavimento, diremo noi che abbiamo calpestato Dio? Non vi fa vergognare una tale assurdità?’. Ma egli rispose: ‘Non ho alcun dubbio che questa panca o qualsiasi cosa voi indichiate sia di sostanza divina’. E quando ancora si obiettò: ‘Il diavolo allora sarà sostanzialmente Dio?’ egli scoppiò a ridere e disse: ‘Lo potete negare? È questo il mio principio fondamentale, che tutte le cose sono una parte o porzione di Dio e la natura delle cose è fatta dallo spirito sostanziale di Dio’” (Giovanni Calvino, Opera quae supersunt omnia)
Calvin was the last of the medieval period in demanding execution for heresy. The Reformed and the Catholic Churches were aligned in this. Denying scripture to defend Christendom.
Michael Servetus was burned at the stake in Geneva after spending 20 years on the run from the Inquisition for the heretical ideas he espoused in his books "On the Errors of the Trinity" and "Christianity Restored," among others. His case is unusual in that he was killed solely for his heretical ideas, and not for more extreme charges, such as sedition. John Calvin was instrumental in Servetus's arrest and conviction.
The story of Servetus is still remembered today as an example of the dangers of religious intolerance.
Bainton's book, originally published in 1953, is still considered a seminal work, and Bainton was careful to be factual and even-handed in his telling of the tale. It is not always an easy read, however, due to stilted phrasing, an assumption of extreme familiarity with many of the religious and socio-political issues of the time, as well as a tendency of the author's to mention a name once and them assume the reader will remember who that person is through the rest of the book.
Even with those drawbacks, Servetus's is an exciting and dramatic tale, and one well worth remembering.
"Out of the Flames" is a great book if you want to know the settings of Severtus's time. "Hunted Heretic" is great if you want to know the details about him. His life is accurately accounted and theorized using a lot of primary material for detailing his life through writing and those who wrote about him at the time. This is a great companion.