My Fair Lady versione seicentesca.
Premio l'ambientazione insolita alla corte di Carlo II, che non è certo la più comune, per un romanzetto abbastanza insignificante.
Naturalmente a differenza del film con la Hepburn, qui la nostra eroina non è davvero una stracciona delle strade di londra raccattata dall'eroe di turno che la veste, trucca e parrucca per spacciarla per la sua fidanzata (ah, i soliti re che pretendono che i loro migliori amici si sposino quando loro stessi sono allergici alla cosa...).
La condiscendenza/ingenutà dei domestici sarebbe degna di plauso, se non per il fatto che con questi atteggiamenti valletto e governante non sono molto idonei alla loro professione.
La RIVELAZIONE finale, poi, potevano anche evitarla, non sarebbe stato Carlo II a mettere un veto sulle amanti dei suoi amici, considerando che nella sua lista si annoverava Lady Castlemaine, giusto per dirne una, o la venditrice di arance Nell Gwynn e in quanto a scandali il nostro re non era secondo a nessuno a corte.