Per la sua praticità e per la sua agevole lettura la Breve storia della musica, pubblicata per la prima volta nel 1946, si è conquistata un posto di rilievo nella cultura italiana moderna. A contraddistinguere quest'opera è la freschezza delle impressioni personali sulle quali è fondata. Suo obiettivo è di rendere contemporanea tutta la musica: ravvisare gli elementi d'attualità del canto gregoriano non meno che della musica elettronica, di Monteverdi come di Stravinskij. Scopo di questa Storia è di ascoltare ciò che la musica ha detto all'uomo nel corso dei secoli, individuando il contributo che essa ha recato alla civiltà. Sono perciò evitate, anzi ignorate, sia minuzie biografiche sia «problemi» formali.
Un'ottima e sintetica storia dai greci fino alla musica contemporanea del '900. La cosa sorprendente e' che pur essendo un tascabile, vi sono contenuti innumerevoli dettagli e puntigliose descrizioni dei movimenti e delle forme musicali occidentali. Un perfetto equilibrio tra esaustività e sintesi.
Dopo l'esperienza della lettura di Copland scrittore su come ascoltare la musica, ho voluto continuare ad avvicinarmi alla comprensione consapevole della musica, e stavolta in particolare della sua storia. La musica, che sin dagli albori dell'umanità tanta parte ha rappresentato nel nostro percorso di civiltà, in particolare esplorando e cercando di esplicitare il mondo interiore dei sentimenti, quelli che a volte abbiamo difficoltà a raccontare con le parole.
E il buon Massimo Mila è stato sicuramente una buona scelta. Dalle prime manifestazioni musicali di greci e romani, attraverso l'evoluzione del medio evo e poi il rinascimento, l'illuminismo, la restaurazione, il risorgimento e via così sino ai nostri giorni. Un percorso naturale, fluido, fatto di scoperte, collegamenti storici e rivoluzioni nel gusto e nella sensibilità. Un percorso segnato dalla genialità, ma anche dalle influenze religiose e politiche e di costume.
Una bella lettura che, per quanto a volte mi abbia perso negli approfondimenti più specializzati, mi ha permesso di mettere in fila nel tempo i personaggi più significativi, di contestualizzare storicamente il loro lavoro, di avvicinarmi a comprendere il valore innovativo delle loro opere e le reciproche influenze e differenze. Un viaggio interessante nella storia della musica come parte della nostra storia, un viaggio per me ancora da approfondire, ma che continuerà.
Un'aberrante, invecchiatissima, arrogantissima sequela di nomi e sbrodoloni di teoria musicale per i più fini addetti ai lavori. Dopo 50 pagine risulta vuoto, noioso, illeggibile e truffaldino: un libro che doveva introdurmi alla musica classica ma che invece ha rischiato di allontanarmici. Zero storia sociale, nessun tentativo di raccontare a fondo le strumentazioni e i perché antropologici: solo tanta voglia di sparare opinioni alla Benedetto Croce (dio mio! No!). Mi stupisco di come Einaudi possa presentarlo come agevole lettura: potrà forse avere un qualche valore storico-storiografico, ma agevole lettura non lo è affatto. Vergognosi. Recensione approfondita su Youtube: https://www.youtube.com/watch?v=8kJsk...
E’ da circa 25 anni che annusavo questo libro con malcelato timore, da quando una mia di allora fidanzata lo usava come libro di testo per un esame alla facoltà di lettere di Perugia e giocavamo ai colti discettando di un Frescobaldi o, perdonate la battuta da caserma, dell’uccello di fuoco di Strvainsky. beh non è proprio quello che io mi aspetti come libro su cui studiare, Mila ha scrittura che è come la crema che fuoriesce in abbondanza da un bignè formato maxi come quelli che si servivano sui cabaret degli anni 70, spugnosa e opulenta, imbevuta, si capisce dall’odore, di una cultura sconfinata. e se come dice Frank Zappa parlare di musica è come ballare di architettura qui lo sforzo enciclopedico assomiglia alle fatiche di Sisifo, un testo che vorrebbe farsi dizionario ma si fa prendere dalla propria passione. e penso alla fortuna di poterlo leggere titillando il mio Spotify ad ogni capoverso e scoprire il penultimo secolo gravido di musicisti italiani di cui ignoravo l’esistenza anche a ragione perché non mi sembra abbiano lasciato il segno. questa storia di quella che secondo me è la massima virtù che ci fa differire dagli animali e che inspiegabilmente ha lasciato insuperata la trinità Bach Mozart e Beethoven, anche se io Mozart lo digerisco meno. non è un testo moderno e lo si avverte nel lessico dell’autore pieno di vocaboli desueti tipo diuturno, tosto, bravamente ma ha tutto il fascino e il carisma di quei professori che erano capaci di cattturarti e trasferirti in una lezione in un altro mondo, cose che oggi, anche se attraverso i miei figli, vedo rarissimamente. onore al partigiano MILA.
Buen libro para hacerte una idea de la historia de la música en Occidente. Pese a tener partes más técnicas, se sigue bien. Especial atención a Italia y también con apartados dedicados a España. Lo único negativo es que llega hasta finales del siglo XX.