Devo ammettere che la lettura di questo libro, all'inizio un po' tediosa, non mi ha, affatto, dispiaciuto. Certo, alcune novelle mi hanno lasciato un migliaio di ???????? irrisolti... ma tutto sommato, è stata una raccolta di novelle cruda ed ingiusta, a testimonianza della nostra esistenza, spietata e persecutrice, ma allo stesso tempo, beffarda e canzonatoria.
La cosa che mi ha diletato più di tutte, è stato il rintracciare, sotto la veste dei protagonisti messi in scena da Verga, altri personaggi che, precedentemente, avevo incontrato in altri libri:
1) nella novella "La Lupa", quest'ultima mi ha fatto venire in mente Pilar Ternera di "Cent'anni di solitudine"
2) "Nedda" assomiglia un po' a Fantine da "Les Miserables"
3) "Jeli il pastore" è un Gavroche, versione adulta (sempre da "Les Miserables")
4) nel "L'amante di Gramigna", in Peppa ho rivisto Eliza di "La figlia della fortuna"
5) in "Il come, il quando ed il perché", Maria è la viscontessa de Beauseant, cugina di Eugene de Rastignac, di "Le père Goriot".
Per le altre novelle non ho, ancora, trovato un corrispondivo, ad eccezione di un' unica, che rimarrà per sempre irripetibile e singolare: Rosso Malpelo. La crudeltà della realtà raccontata, l'essere umano, che diventa un mostro, abominevole, svincolato da ogni traccia di umanità, persecutore, esclusivo, dei suoi interessi, incurante del dolore, della sofferenza e dello sterminio arrecati intorno a sé, mi hanno colpito profondamente, come un temporale improvviso, che sferzandomi e bagnandomi, mi inzuppi i vestiti e mi penetri sotto la pelle, i muscoli, le ossa... l'anima.
E' una novella toccante, commovente, dolorosa, ingiusta, ingrata, dilaniante, che ti strazia dentro e che ti porta a gala tutti quei sentimenti, per i quali si forma quel, famoso, groppetto in gola, che stringendosi diventa, sempre, più amaro e ostruendoti il respiro, ti inonda gli occhi di lacrime, recanti lo stesso sapore, salato, della tua anima.