[Prima e dopo la Rivoluzione]
Ci sono talmente tante cose da dire su questo libro che non saprei nemmeno da dove cominciare.
Mi metterò a fare un commento autobiografico come sono quasi sempre solito fare, ché tanto il buon Jack non se la prenderà, visto che la sua opera, come quella di tanti altri grandi autori, è in buonissima parte autobiografica; e ne aveva ben donde, sia chiaro: non raccontare una vita come la sua sarebbe stato un affronto alla vita stessa.
Ma veniamo al “Tallone di Ferro”, anzi a “The Iron Heel”, che ho letto in inglese e dunque un po' devo vantarmene. Ci ho messo più del normale a finirlo e per lo stesso motivo credo di aver impiegato un tempo ancor maggiore per rielaborarlo; non tanto perché ho avuto modo di apprezzare in tutto il suo splendore la mitica prosa londoniana, che ho amato in traduzione e quindi figuriamoci se non l'ho adorata in lingua madre, maremma cane, quanto perché l'ho trovato un romanzo assai denso e stratificato; soprattutto, significativo all’interno del corpus dello scrittore americano, nonché importante tassello per il filone distopico-politico, se proprio vogliamo piazzarlo lì, come eccellente antesignano della social sci-fi.
Per mezzo dell'espediente del manoscritto ritrovato - in questo caso in un futuro abbastanza lontano -, classicissimo ma che qui calza alla perfezione, come il cacio con le pere, leggiamo il diario di Avis, ragazza di famiglia benestante che s’innamora del rivoluzionario socialista Ernest, lavoratore e uomo della strada ma anche filosofo, persona istruita e dalla singolare eloquenza.
L’effetto che l’uomo ha su di lei è un po’ lo stesso che Martin Eden ha sulla borghesissima Ruth, solo che qui il punto di vista è quello della donna, anzi è proprio lei la narratrice, mentre nel capolavoro di London il narratore esterno faceva il bello e il cattivo tempo. Inoltre, qui sarà lei a protendersi verso la sua sfera, non viceversa.
Ernest, assieme a lei vero protagonista del racconto, è infatti un vero trascinatore, per il quale la ragazza lascerà la sua condizione agiata, come farà prima di lei il padre, perseguito per le sue posizioni politiche.
Avis sposerà Ernest, e con lui abbraccerà la causa socialista, che porterà in breve alla Rivoluzione.
È chiaro che il riferimento principe di London sia il nascente Partito Socialista statunitense, esperienza alla quale prese parte.
Non mi competono qui discorsi sullo schieramento politico dell’autore, abbastanza evidente sia a una lettura rapida della sua vicenda personale sia a una conoscenza anche parziale dei suoi libri: m’interessa più che altro rimarcare quanto il suo sguardo e la finzione letteraria lo abbiano portato lontano.
Il romanzo è del 1908, la Rivoluzione d’ottobre è del 1917: basti questo dato per spiegare quanto ci abbia visto lungo col Tallone. Ma non è solo questo, sono gli esiti e il rovesciamento della Rivoluzione stessa qui descritti a essere a loro modo stupefacenti, e non solo funzionali da un punto di vista narrativo.
Il trionfo della Plutocrazia proietta The Iron Heel nell’empireo della narrativa fantapolitica, e nel contempo designa Jack London quale autentico visionario, fine conoscitore dei meccanismi bassi ed alti delle dinamiche socio-politico-culturali, nonché, cosa non secondaria, abile indagatore dell’animo umano.
Cosa vuol dire dunque l’autore di Zanna Bianca al lettore?
Signori miei... no, meglio di no.
Ragazzi, state attenti ché le rivoluzioni son cosa buona e giusta, ebbene sì, ma bisogna maneggiarle con cura, specie quando le cose si fanno complicate, ché è lì che il tallone di ferro comincia a giocar duro, per la madonna.
E l’essere umano non è poi tutto ‘sto granché: non sono tutti degli Ernest Everhard, eh; non esistono solo il bianco e il nero, c’è anche il grigio.
Ci sarebbe pure il rosso che, va be’, stringi stringi in questo mondo di ladri e in questo mondo di eroi il rosso non lo vuole nessuno, e quando arriva c’è sempre uno che se ne approfitta e butta tutto all'aria.
Poi ecco, c’è chi preferisce il nero, il quale ciclicamente si ripropone; la puzza di merda si fa pesa e tetra, quindi c’è da tapparsi il naso e votarsi all’azzurrino tenue tenue, che sta un po’ di qua ma pure di là: ci attacchiamo al ca... al grigio, diciamo così!
Ma basta così, mi sto infrenando.
Leggetelo: è bello.