En vingt-trois nouvelles désopilantes, Stefano Benni revisite l'univers si singulier des bars. Que sont-ils devenus, en cette fin de millénaire ? L'auteur observe leurs transformations et celles de leurs clients, se moque des mœurs qui y règnent, fait défiler les personnages insolites qui les hantent - vieilles dames spécialistes en ragot médical, drogué du téléphone portable, grand-père qui sabote un jeu vidéo... Et surtout, Benni raconte les histoires qui s'y déroulent ou s'y inventent, comme celle du pêcheur qui parvient à apprendre la langue des poissons pour constater qu'ils sont encore plus vantards que les humains ! Avec cette satire joyeuse, pétillante, imaginative, Stefano Benni a remporté en Italie un immense succès.
Stefano Benni (Bologna, 1947 – Bologna, 2025) è stato uno scrittore, umorista, giornalista, sceneggiatore, poeta e drammaturgo italiano.
Stefano Benni (1947-2025) was an Italian satirical writer, poet and journalist. His books have been translated into around 20 foreign languages and scored notable commercial success. He sold 2,5 million copies of his books in Italy.
He has contributed to Panorama (Italian magazine), Linus (magazine), La Repubblica, il manifesto among others. In 1989 he directed the film Musica per vecchi animali.
Premetto che non ho letto il precedente Bar sport in quanto, nonostante la mia mania per il leggere le serie in ordine, anche quando si tratta di libri autoconclusivi, non è riuscita ad entrare in funzione dato che ho scoperto solo in seguito che ci fosse un altro libro prima. Questo è, come l’omonimo precedente Bar sport, incentrato su tutta una serie di aspetti e gag e personaggi esilaranti ed ironici del classico bar di periferia, che però qui si è evoluto, e quindi in tanti casi si intuisce che le descrizioni di personaggi e di scene in cui si abbiano dei paragoni, siano dovute al paragone tra l’evoluzione e quelli antichi descritti nel primo (che si consideri era del 1976!). A parte la scena dei vari tipi di banconi, molto simpatici sono stati gli episodi del videogioco invincibile e quello dell’uomo sempre incazzato che però si contraddice di continuo. Anche le scenette del bar all’ultima moda non è niente male. Ma la più spassosa di tutte è Il Paradiso in terra, interpretazione davvero molto originale dei Re Magi. La cosa più forte per me è che non si tratta di semplice comicità ma condita da una certa dose di ironia e in tanti aspetti il bar diventa metafora della società e del qualunquismo, della superficialità e del perbenismo regnanti al giorno d’oggi. Classico Benni col suo linguaggio scorrevole e tagliente ad ogni riga. L’ultima storia nel bar della stazione di Bologna è, come sempre, quella che racchiude tutto il senso del messaggio che l’autore vuole lanciare. Purtroppo non mi ha entusiasmata il fatto che si trattasse di scenette tutte separate tra loro nonostante elementi e scenario comuni.
“-Sì, capisco cosa pensa-proseguì il vecchio.-Che lei è diverso, che non è affar suo occuparsene. Eppure sono sicuro che anche lei, almeno un giorno della sua vita, era ridotto da far pena. Ma negli ultimi tempi, in questo paese, si fa più in fretta a buttare via la gente. Si è accorciata la data di scadenza come gli yogurt. Vecchio, alé, scaduto. Drogato, alé, non dura un mese. Disoccupato, alé, tanto finisce male. Per carità non vorrei buttarla in politica. Ma di questo passo facciamo cittadini solo quelli che tengono il ritmo del gruppo, non so se lei si intende di ciclismo, o anche peggio, quelli che marciano tutti al passo, o quelli che c’hanno i soldi da farsi portare in spalla.”
“-Ha ragione, sono un chiacchierone. Ma ogni giorno vedo la gente diventare cattiva per niente, odiare quella che non conosce, ripetere i tormentoni della televisione invece di dire quello che c’ha dentro. Allora mi arrabbio. E a me, glielo dico subito, se la borsa sale o scende non me ne frega niente. Io vedo se sale o scende l’avidità e la cattiveria. E sa cosa le dico? Ma che miseria, che crisi! Noi siamo un paese che potrebbe esportarla l’allegria, come le arance, aiutare gli altri paesi, potremmo essere gente che regala la speranza, invece di aver paura di tutto e montare le fotoelettriche intorno alla casa.”
Oggi pomeriggio ho passato un paio d'ore in compagnia di mia madre nel suo garage ad aprire scatoloni di libri alluvionati e a die 'questo si butta' 'questo si regala' 'questo si tiene'. A un certo punto mi capita questo tra le mani, malconcio ma non troppo, e mentre sto per dire 'questo si regala', lo apro e leggo:
«Se io fossi fantasia riempirei la tua scatola cranica di ogni tipo di sogni, caccerei la quotidianità e le certezze, per far posto solo allo spazio infinito delle sciocchezze della vita! Più leggerezza! Carlo»
Carlo, e chi se lo ricordava questo regalo, men che meno questa dedica? Ma soprattutto, perché alla fine, in quel lontano 1997, sono andata da un'altra parte? :-)
Continuazione eccellente di Bar Sport, la mano di Benni è più sicura dopo più di vent'anni dalla pubblicazione del primo. Divertimento garantito, stili e generi che spaziano della fiaba al giallo, il tutto retto dalla vena comico-parodistica e sarcastica di uno degli autori più divertenti e fantasiosi della contemporaneità letteraria italiana.
Divertente, molto divertente. Benni gioca con la lingua italiana con ironia e sarcasmo, anche nell'ultimo, tragico racconto, come a farci mantenere viva la memoria.
4+ su 5. Alcune storie contenute nel libro mi hanno fatto ridere di gusto, altre mi hanno strappato qualche risata e qualche sorriso, poche altre mi hanno lasciato piuttosto indifferente. Nel complesso l'ho trovato leggermente meno divertente rispetto al prequel "Bar Sport" ma comunque molto simpatico e godibile. L'ultimo capitolo, "Il bar di una stazione qualunque", mi è piaciuto moltissimo; è, a mio parere, il più bello tra tutti quelli contenuti in "Bar Sport" e in "Bar Sport 2000". È diverso dagli altri in quanto non ha lo scopo di divertire ma quello di trasmettere un bellissimo messaggio, quasi toccante. Riconfermo la mia volontà di leggere altri libri di Benni, sorta anche dopo la lettura di "Bar Sport".
E' proprio vero: quando hai bisogno di svagarti, un libro di Benni è sempre la giusta soluzione. Alcuni capitoli mi hanno fatta sbellicare dalle risate come, ad esempio, "I due che devono andare al cinema" che mi ha ricordato i battibecchi tra me e il mio moroso quando dobbiamo decidere quale film guardare su Netflix :D Altra figura che ho amato alla follia è "L'incazzato da bar", sarà che di questi esemplari ne conosco parecchi - mio padre fa parte della categoria del resto. Penso che dovrò recuperare anche il primo Bar Sport, prima o poi - letto tantissimi anni fa!
Letto! Divertente, fantasioso. In questo ultimo periodo ho letto, quasi contemporaneamente, bar sport, bar sport 2000 e il bar sotto il mare: tra i tre quello che ho preferito in assoluto è stato il bar sotto il mare, ma anche questo devo dire che mi ha divertito molto.
Leggere Benni è come guardare uno spettacolo di cabaret. Di quelli proprio riusciti, con il comico sul palco che racconta vicende tipiche di vari casi umani e tutti che ridono ogni minuto, immedesimandosi e ripetendo tra le lacrime: “E’ vero! Sono proprio così!”. Solo che qui è tutto su carta, scritto anche molto bene e l’immaginazione rende le scene ancora migliori, adattandole allo stile ironico di ciascuno. Il libro è una carrellata di vari tipi di bar (il Bar Peso, il Bar Fico, il Bar della Pinna, il bar di stazione…) e dei fantastici personaggi che li popolano (l’incazzato, i due che poi vanno al cinema, il neotecnico, il drogato da telefonino, gli atleti…), con inframmezzi poetici spolverati da una giusta puntina di affettuosità (il nonno che va riparato). E’ una lettura piacevolissima che rispecchia davvero i nostri tempi, senza cattiveria ma con intelligente spirito di osservazione – sarà quindi interessante pure il “prequel”, Bar Sport, per un simpatico confronto su come siamo cambiati. Stefano Benni è fortissimo.
Stefano Benni è un autore che mi piace, ma rimango dell'idea che dia il meglio di sé nei romanzi, dove ha tutto il tempo di sviluppare adeguatamente i personaggi. Questo libro invece è una serie racconti brevi che ruotano attorno a delle figure caricaturali da bar. Spiccano, a mio parere, tra i racconti "Il sax del Nuvola rossa", dove racconta in uno stile noir le indagini che ruotano attorno ad un omicidio avvenuto in un mondo grottesco di guerre tra clan televisivi, e "Underground", ovvero le dinamiche da bar viste dagli occhi di un gruppo di insetti.
Non saprei come descrivere la scrittura di Stefano Benni, le sue storie sono così impossibili eppure così vere... So per certo che riesce sempre a farmi sorridere e riflettere. Come sempre questi aneddoti e racconti sui bar moderni e sui i loro frequentatori sono portati all'eccesso, ironizzati e impossibili ma io pagherei per vedere per un giorno lo stesso mondo che vede lo scrittore. Senza dubbio la mia storia preferita è stata "La riparazione del nonno", da leggere assolutamente.
Una strana e contagiosa malattia ha iniziato a colpire i bar e i locali pubblici verso la fine degli anni settanta ... Bar Sport duemila incipitmania.com
Ironico e grottesco. Alcuni personaggi narrati in questo libro, nonostante siano passati più di vent'anni dalla sua pubblicazione, li si riesce ad individuare ancora oggi, come immutati nei bar di paese. Sono evidentemente uno spaccato di società, sono parte integrante dei bar, come l'arredo! Una lettura piacevole e leggera, qua e là ho dovuto rallentare la lettura per una sana risata.
Se si tiene a conservare un minimo di autorevolezza e di credibilità personale, questo, persino più del suo antecedente, è uno di quei libri pericolosi da leggere in luoghi pubblici affollati, per quanto fa sbellicare dalle risate!
3,5* Satira leggera e intelligente allo stesso tempo. Preferisco di gran lunga il Benni autore di racconti al Benni romanziere, spesso ripetitivo e un po' troppo bacchettone.
Tra i miei racconti preferiti:"Il neotecnico da bar", trent'anni dopo è ancora attualissimo
Secondo me è invecchiato malissimo. Sicuramente bisogna tener conto del contesto di uscita del libro, ma a mio parere sembrano passati 50 anni non 20. Salvo ben pochi brani, almeno per la parte di ilarità, le storie non mi hanno proprio presa.