Diciottesimo volume in ordine di pubblicazione ma quarto nell'ordine di lettura consigliato da Zola, (ordine che ho deciso di seguire per conoscere questa grande e complicata famiglia francese del Secondo Impero) Il denaro fu pubblicato nel 1891 ma è ambientato tra il maggio 1864 e l'aprile del 1869, nel pieno del regno di Napoleone III.
Anche in questo romanzo il protagonista assoluto è Aristide Saccard, che alla fine del libro precedente, “La preda”, aveva perso quasi tutto a causa di una speculazione edilizia che ha causato un crollo del mercato. In seguito a questa speculazione è stato costretto a vendere tutto, compreso il suo lussuoso palazzo. Ora si trova nella stessa situazione di 12 anni prima, quando appena arrivato a Parigi si trovava in mezzo alla strada, affamato e senza un soldo; oggi come allora era insoddisfatto della sua situazione ma era posseduto da una febbre, una brama di possesso di piaceri e di conquiste di denaro. Quando prende in affitto un piccolo appartamento in un grande palazzo conosce i due fratelli, Caroline e Georges Hamelin, con cui stringe amicizia e che gli raccontano i progetti che hanno in mente. Saccard colpito da queste idee riesce a farle sue e decide di fondare una banca che finanzierà i numerosi progetti dei fratelli Hamelin. La banca si chiamerà Banca Universale, e nel grande progetto che Saccard ha in mente diverrà una banca cattolica capace di contrastare e abbattere lo strapotere della finanza ebraica e, grazie a nuove rotte commerciali con l'Oriente favorite dall'apertura del canale di Suez, conquistare la Terra Santa per insediarvi il papato.
Il denaro è ispirato ad un fatto realmente accaduto di euforia e panico nel 1882, quando l'Union générale, una banca d'ispirazione cattolica, fallì provocando uno dei più grandi scandali finanziari del Secondo Impero; di questo fallimento furono accusati, ingiustamente e senza alcun fondamento, dei banchieri ebrei fomentando così l'odio antisemita che a fine secolo imperversava già in tutta Europa e si aggraverà alcuni decenni più tardi.
Il denaro, fra i meno noti di Zola, è un libro che ancora una volta ci dimostra l'immensa bravura dell'autore francese, che è capace di coinvolgere il lettore in ogni suo romanzo anche se l'argomento di fondo, come in questo caso, può sembrare ostico e molto tecnico. Meno male che ho qualche infarinatura di economia e molto cose non mi sono sembrate difficili da capire perché anche stavolta, come sua abitudine e stile, l'autore francese si è documentato dettagliatamente sull'argomento. Zola è riuscito a delineare profeticamente un affresco dell'attuale economia globalizzata; illustra benissimo fin nei minimi particolari i meccanismi del mondo finanziario, della Borsa, delle banche, della speculazione, mostrando così gli effetti nefasti del denaro o la sua mancanza, come l'autore si prefiggeva.
Il romanzo all'apparenza può sembrare molto tecnico, a causa dell'ambiente dove è concentrata l'azione, ma riesce a trattare anche tematiche sociali, storiche, politiche e filosofiche, divenendo un affresco sulla Francia dell'epoca molto più ampio di quel che può sembrare all'inizio.
Fa da sfondo alla vicenda una Parigi corrotta, avida e fastosa nel periodo dell'Esposizione Universale del 1867, preda di affaristi senza scrupoli, che Zola ci mostra con il suo stile impareggiabile. Gli anni sessanta dell'ottocento sono anni di grandi cambiamenti nel mondo ma soprattutto in Europa, cambiamenti di cui Zola accenna nel libro: la questione romana in seguito all'unificazione dell'Italia, l'unificazione della Germania, la pubblicazione de “Il capitale” di Karl Marx, la spedizione in Messico.
Il romanzo è lungo, pieno di avvenimenti, di ragionamenti e di personaggi, il tutto descritto in maniera maniacale dall'autore francese. I personaggi sono una miriade tutti importanti per la struttura del romanzo. Zola riesce a tratteggiarli tutti in maniera straordinaria rendendoli umani nei loro difetti e nelle loro contraddizioni, descrivendone le speranze e i progetti di vita, dimostrando ancora una volta la sua profonda conoscenza dell'animo umano. Nessuno è totalmente buono o totalmente cattivo, tutti hanno però una caratteristica in comune: il denaro.
Protagonista assoluto ancora una volta è Aristide Saccard, uno dei personaggi più abietti creati da Zola e già protagonista del romanzo precedente. Saccard è un uomo corroso dalla sua bramosia per il denaro ed è incapace di soddisfarla; inaridito e indurito dai suoi affari speculativi è uno spregiudicato truffatore che scialacqua grandi quantità di denaro in progetti folli e distruttivi. È emotivo, passionale, arrogante e incapace di arrendersi anche di fronte all'evidenza; un vero deus ex machina della vicenda con i suoi modi spietati e i suoi pregiudizi; un visionario guidato da un delirio di onnipotenza, la cui unica ambizione nella vita è “far sgorgare il denaro da ogni dove e vederlo scorrere a fiumi”, fregandosene di tutto e tutti. Sempre pronto a rialzarsi dopo ogni caduta si butta a capofitto in questo nuovo progetto mettendoci tutto se stesso e riesce a coinvolgere in questo progetto ogni tipo di persona, sia figure che gravitano attorno al mondo della finanza e della Borsa, quali procacciatori, agenti di cambio, giocatori in Borsa, mediatori, giornalisti venduti, politici corrotti, donne disposte a vendere il loro corpo pur di fare un buon affare; oppure piccoli risparmiatori, persone povere, buone e pure di spirito ma anche sognatori che si lasciano accecare e abbindolare dal facile guadagno che possa trasformare e migliorare finalmente la loro vita, spingendoli in questo modo ad investire tutto quello che hanno – denaro, case, gioielli, terreni – pur di riuscire ad acquistare le azioni della Banca Universale.
Il sistema ideato da Saccard riuscirà a portarlo ai vertici della finanza e ad avere il mondo ai suoi piedi ma alla fine gli si ritorcerà contro e nella sua caduta travolgerà e trascinerà tutti coloro, dal più ricco al più povero, che si sono fidati di lui e del suo progetto con conseguenze nefaste per alcuni.
Il denaro è un romanzo attualissimo, appassionante, spesso crudo e realistico, con una prosa viva, dal ritmo scorrevole e incalzante; anche se alcune parti le ho trovate un po' noiose e lente il romanzo è scritto con la solita incantevole e peculiare scrittura di Zola (autore che amo sempre di più) che mostra al lettore gli effetti devastanti che può avere la speculazione finanziaria sulla vita delle persone; essa è, infatti, in grado di trasformare persone morigerate e prudenti in giocatori irrefrenabili, portandoli alla rovina morale e materiale, paragonando quindi i suoi effetti agli stessi risultati del mero gioco d'azzardo.
‹‹C'è nella passione del gioco, un fenomeno disgregatore che ho osservato spesso, capace di minare e corrompere tutto, che trasforma la creatura della stirpe meglio educata e fiera in un relitto umano, in un rifiuto che si spazza giù in strada...››