“Mi sento obbligato a dirti, in quanto libraio, che questo volume contiene concetti freudiani oramai sorpassati” Mi ha detto il gentile venditore del mitologico negozio di scacchi di Bologna.
“Eh?!” Gli ho risposto io.
Detto questo, in effetti il concetto del “se giochi a scacchi miri ad eliminare il re, quindi vuoi uccidere tuo padre, trombarti tua madre impagliare il gatto sposarti tua sorella e cerchi avventure omosessuali (aggiungere anche vari falli qua e là)” forse è un po’ esagerato, ma ha il suo solito porco fascino novecentesco.
Come sempre chi vi parla è un cretino, quindi non saprei dirvi in cosa questo pensiero psicanalitico si sia oggi evoluto, fatto sta che rispecchia una società che ormai si è tramutata in un’altra, molto diversa.
Una società, quella del 900 e anche parte dell’800, dove il gioco degli scacchi era importantissimo ed era per pochi, dove i grandi campioni diventavano figure importantissime per l’orgoglio delle loro rispettive nazioni che tramite loro giocavano alla guerra, dato che per la prima metà del secolo l’avevano fatta seriamente(e anche troppo) e nella seconda erano lì lì… (viene trattata infatti anche la partita del 1972 tra Fischer e Spassky, che fu emblematica nel conflitto USA URSS)
Una società illusa, dove intorno a grandi personaggi si creava un’aura di “extraterrestrialità” e ogni singola azione veniva moltiplicata per dieci e riportata come epica.
Proprio per questo i campioni del 900 incorrevano in psicosi molto buffe e megalomanie puerili, fino a sfociare a completi distaccamenti (fortunatamente momentanei) dalla realtà. (abbiamo un Eugenio Torre si spogliò nudo in un autobus dimenticandosene poco dopo). Dico buffe perché, come anche l’autore sottolinea, non si è mai trattato di psicosi gravi e compromettenti la salute.
Se volete leggere delle brevi biografie di eroi ed anti-eroi del secolo breve questo libro è fatto molto bene.
Ah, e come al solito non sfoggiate le teorie freudiane al baretto o in osteria.
Sono sorpassate!