Mi ha fatto un certo effetto leggere questo libro, avendo in mente la lettura de Il Gattopardo.
I protagonisti di questo libro sono due film Il Gattopardo e Otto e mezzo e con loro i due registi Luchino Visconti e Federico Fellini. Nel mezzo Claudia Cardinale che ha recitato in entrambi i film, quando le registrazioni avvenivano nello stesso periodo.
“Mi disse che quando davano in televisione la finale del Festival di Sanremo, lei andava sempre a casa di Visconti e con un gruppo di amici scommettevano su chi avrebbe vinto e litigavano sulle canzoni. E poi, raccontandomi di Visconti, cominciò a parlare della storia dei capelli neri e dei capelli chiari quando girava contemporaneamente Il Gattopardo e Otto e mezzo.
Da quel pomeriggio all’Ariston insieme a Claudia Cardinale, la storia di Otto e mezzo e Il Gattopardo girati contemporaneamente non mi è mai piú uscita dalla testa.”
Questo libro non è solo il racconto di due grandi film del cinema italiano, ma è anche la storia del cinema, la storia di una rivalità agguerrita tra due grandi registri, Visconti e Fellini, che con il loro genio hanno segnato la storia del cinema: due facce della stessa medaglia.
«La presenza o meno di Claudia Cardinale ci dirà con piú eloquenza di ogni dichiarazione se la guerra tra Fellini e Visconti continua».
Francesco Piccolo ha intitolato il suo libro “La bella confusione”, perché questo era il titolo di Otto e mezzo, prima che diventasse Otto e mezzo.
“Claudia Cardinale è assente nelle due scene indimenticabili di Otto e mezzo; è assente illogica, ed è un’assenza che pesa. Questo vuol dire che Il Gattopardo ha fortemente condizionato Otto e mezzo.”
Francesco Piccolo cerca anche di rispondere a questa domanda cruciale: perché Claudia Cardinale è assente dalle due scene più importanti di Otto e mezzo?
Non solo! Francesco Piccolo raccontando di Burt Lancaster svela il legame profondo che lega Il Gattopardo di Giuseppe Tommasi di Lampedusa a quello di Luchino Visconti, rivelando che è lo stesso legame che lega Federico Fellini a Otto e mezzo e al suo protagonista, interpretato da Marcello Mastroianni.
“Il cinema è pratico, creare opere grandi e immortali utilizzando il cinema, che Fellini descrive come un luogo dove bisogna sopportare le cialtronerie per amarlo − lo si può fare solo inconsapevolmente; non si può pensare di realizzare capolavori come Il Gattopardo e Otto e mezzo intanto che un’attrice non c’è perché è su un altro set, un attore ha male al ginocchio, il trucco si scioglie per il sudore, viene preso un ghepardo per fare pubblicità al film, la luce va via, un cane non si toglie dall’inquadratura, un attore finge di avere la testa fasciata, un produttore finge di aver ricevuto minacce dalla mafia, gli stampatori sono in sciopero, bisogna finire perché domani qui non possiamo tornare…”
Adesso non mi resta che rivedere questi due film.
Nota a margine: consiglio di leggere questo libro dopo aver (ri)visto uno dei due film o dopo aver (ri)letto Il Gattopardo, altrimenti, a mio avviso, non lo si apprezza appieno.
“Una volta, sul set di Lattuada e Fellini, Luci del varietà, tutti quelli che avevano in mano la sceneggiatura avevano letto che c’era scritto: alba livida.
E quindi bisognava fare l’alba livida.
Da immagine letteraria, l’alba livida pian piano aveva cominciato a trasformarsi in una cosa da fare, una cosa concreta. L’ostinazione con cui una troupe cerca di realizzare quello che è scritto in una sceneggiatura, rende le parole della sceneggiatura un oggetto concreto nella vita di un set.
E cosí, ogni tanto, mentre si girava, qualcuno irrompeva negli studi e urlava: «L’alba livida! Ce sèmo! Fóri tutti! C’è l’alba livida!»
E per giorni, con preoccupazione, ognuno dei macchinisti della troupe diceva a Lattuada o a Fellini: «Voi vede’ che manco stamattina potemo fa’ ’st’alba livida? Er mese scorso semo stati pieni d’albe livide!»
Fare l’alba livida. Ecco cosa è il cinema.”