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Introduction to Metaphysics
Martin Heidegger'in (1889-1976) hayattayken yayınlanan Metafiziğe Giriş (1935 & 1953) kitabı, Sein und Zeit (1927) ile Beiträge (1989) adlı iki temel ve dönem eserinin berisinde külli mefhum bir giriş metni vasfı taşır. Bu eserden sonra Heidegger, fenomenolojiye sırtını döner; ne var ki eser, kendi yoğun içeriği ve atıflarıyla filozofun politik angajmanı sorunsalını, karşıt çevrelerde alevlendirdi. Güncelliğinin yanı sıra icra ettiği dönüş, Sein und Zeit'taki Varlık sorusunu radikalleştirdiği için Metafiziğin söz konusu Heidegger'ci yenilenmesi, 20. yüzyıl Akşam Diyarı felsefesinin büyük meydan okumalarından biri olarak tezahür eder. Hem Heidegger'in Metafizik ile imtihanının doruk noktasını hem de Varlık ve Zaman projesinin fenomenolojik tamamlanmasını O aradakiliğimizin Varlığına ilişkin soru temelinde işleyen elinizdeki metin, heybetli Heidegger külliyatının ön basamaklarında ontolojik merakı cezbeder.
254 pages, Paperback
First published July 1, 1929
About the author
Martin Heidegger
547 books3,469 followersMartin Heidegger (1889-1976) was a German philosopher whose work is perhaps most readily associated with phenomenology and existentialism, although his thinking should be identified as part of such philosophical movements only with extreme care and qualification. His ideas have exerted a seminal influence on the development of contemporary European philosophy. They have also had an impact far beyond philosophy, for example in architectural theory (see e.g., Sharr 2007), literary criticism (see e.g., Ziarek 1989), theology (see e.g., Caputo 1993), psychotherapy (see e.g., Binswanger 1943/1964, Guignon 1993) and cognitive science (see e.g., Dreyfus 1992, 2008; Wheeler 2005; Kiverstein and Wheeler forthcoming).
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Community Reviews
Displaying 1 - 3 of 3 reviews
August 7, 2020
Suggerisco questo libro ad appassionati con una conoscenza di Heidegger. Non è un libro semplice ne divulgativo, richiede un notevole sforzo. Per chi come me legge di filosofia per passione, suggerisco di ascoltare le introduzioni ad Heidegger disponibili su YouTube (Volpi, Bancalari, Severino). Bancalari è molto chiaro. I riferimenti ai termini greci e classici richiedono sforzi ulteriori, però se avete fatto il classico come me, almeno potrete ricordarvi della grandezza delle cose che avete studiato, a quel tempo senza potervene render conto.
December 22, 2025
Capito un cazzo alla prima lettura, capito ancora meno alla seconda.
October 30, 2016
Mai avrei pensato che una disamina di ontologia fondamentale avesse potuto appassionarmi al punto da pormi delle domande sull’intera storia della filosofia occidentale. Certo, avrei potuto pensare che ci fosse qualche imperfezione esegetica nell’impianto filosofico odierno, che il lavoro contemporaneo avesse la valenza di continuare a lavorare sulle fonti in maniera più sistematica, di continuare il procedimento dialettico nel confronto di interpretazioni, ma che ben poco la filosofia potesse dire a proposito della contemporaneità partendo da un’analisi ontologica della filosofia greca - che si dovesse piuttosto occupare delle problematiche che emergono man mano, con il cambiamento della società.
Diciamolo: il naturalismo imperversa nella filosofia contemporanea, e gli avamposti dell’idealismo arretrano sotto colpi formidabili. Per quanto si siano mosse critiche alla tecnica e allo scientismo, la loro influenza si fa sempre più stretta, la ricerca dell’evidenza e del supporto scientifico spasmodica.
Lungi dal porre il lavoro di Heidegger - per quel poco di cui ho potuto riflettere - all’interno di una di queste categorie. Con il filosofo tedesco, la fisica fa parte del reame della metafisica. Il suo voler riproporre un’antologia fondamentale alla fine degli anni Venti, nel momento di maggior innovazione e sconvolgimento della fisica contemporanea, suona davvero strano a un primo sguardo. Il lavoro del filosofo tedesco è encomiabile, il suo tentativo di riavvicinarsi a una definizione dell’essere autentica e circoscritta è accorata, in un momento in cui l’essere è maturato quale genere generalissimo e indefinito. La sua disamina delle contrapposizioni essere-divenire, essere-apparire, essere-pensare ed essere-dovere è illuminante, per quanto non senta di poter condividere il giudizio che a tutto ciò si debba accompagnare una fase decadente della civiltà occidentale. Ancor meno, posso permettermi di pronunciarmi sul merito delle traduzioni effettuate dall’autore - per poterlo seguire e apprezzare fin nei particolari, è necessaria a mio avviso la conoscenza della lingua greca, molto dell’interpretazione heideggeriana gioca infatti sulla pluralità e ambiguità dei significati di ciascuna parola.
Cosa rimane quindi in me, di questo testo complesso, che parte dalla domanda fondamentale del "Perché vi sia, in generale, l’essente e non il nulla?”, che si districa nello smarcamento della filosofia da un sapere utile, dall’immersione nell’analisi del linguaggio, fin nell’essenza dell’essere e conseguentemente nell’essenza dell’essere uomo?
Una circoscrizione dell’essere come qualcosa di definito, per niente indeterminato, dall’analisi heideggeriana. Una necessità di continuare a porre domande, perché proprio la domanda sarebbe l’essenza del mantenere se stessi nell’esserci originario: questo tema non può che risultare confortevole, in una fase di apertura intellettuale che vuole continuare ad espandersi e a rivolgersi verso qualcosa d’altro, a mantenere viva la curiosità.
Rimane appunto la curiosità di scoprire se i semi intellettuali di Heidegger avranno modo di germinare, e a che cosa mi condurranno in futuro: risuoneranno negli autori che incontrerò? Avvertirò la loro presenza, sarò irresistibilmente chiamato a rincontrarli?
Estratti e note di lettura:
http://kumarproject.com/wp-content/up...
Diciamolo: il naturalismo imperversa nella filosofia contemporanea, e gli avamposti dell’idealismo arretrano sotto colpi formidabili. Per quanto si siano mosse critiche alla tecnica e allo scientismo, la loro influenza si fa sempre più stretta, la ricerca dell’evidenza e del supporto scientifico spasmodica.
Lungi dal porre il lavoro di Heidegger - per quel poco di cui ho potuto riflettere - all’interno di una di queste categorie. Con il filosofo tedesco, la fisica fa parte del reame della metafisica. Il suo voler riproporre un’antologia fondamentale alla fine degli anni Venti, nel momento di maggior innovazione e sconvolgimento della fisica contemporanea, suona davvero strano a un primo sguardo. Il lavoro del filosofo tedesco è encomiabile, il suo tentativo di riavvicinarsi a una definizione dell’essere autentica e circoscritta è accorata, in un momento in cui l’essere è maturato quale genere generalissimo e indefinito. La sua disamina delle contrapposizioni essere-divenire, essere-apparire, essere-pensare ed essere-dovere è illuminante, per quanto non senta di poter condividere il giudizio che a tutto ciò si debba accompagnare una fase decadente della civiltà occidentale. Ancor meno, posso permettermi di pronunciarmi sul merito delle traduzioni effettuate dall’autore - per poterlo seguire e apprezzare fin nei particolari, è necessaria a mio avviso la conoscenza della lingua greca, molto dell’interpretazione heideggeriana gioca infatti sulla pluralità e ambiguità dei significati di ciascuna parola.
Cosa rimane quindi in me, di questo testo complesso, che parte dalla domanda fondamentale del "Perché vi sia, in generale, l’essente e non il nulla?”, che si districa nello smarcamento della filosofia da un sapere utile, dall’immersione nell’analisi del linguaggio, fin nell’essenza dell’essere e conseguentemente nell’essenza dell’essere uomo?
Una circoscrizione dell’essere come qualcosa di definito, per niente indeterminato, dall’analisi heideggeriana. Una necessità di continuare a porre domande, perché proprio la domanda sarebbe l’essenza del mantenere se stessi nell’esserci originario: questo tema non può che risultare confortevole, in una fase di apertura intellettuale che vuole continuare ad espandersi e a rivolgersi verso qualcosa d’altro, a mantenere viva la curiosità.
Rimane appunto la curiosità di scoprire se i semi intellettuali di Heidegger avranno modo di germinare, e a che cosa mi condurranno in futuro: risuoneranno negli autori che incontrerò? Avvertirò la loro presenza, sarò irresistibilmente chiamato a rincontrarli?
Estratti e note di lettura:
http://kumarproject.com/wp-content/up...
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