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Malazan Book of the Fallen #4
House of Chains
An alternate cover edition can be found here.
In Northern Genabackis, a raiding party of savage tribal warriors descends from the mountains into the southern flatlands. Their intention is to wreak havoc amongst the despised lowlanders, but for the one named Karsa Orlong it marks the beginning of what will prove to be an extraordinary destiny.
Some years later, it is the aftermath of the Chain of Dogs. Tavore, the Adjunct to the Empress, has arrived in the last remaining Malazan stronghold of Seven Cities. New to command, she must hone twelve thousand soldiers, mostly raw recruits but for a handful of veterans of Coltaine's legendary march, into a force capable of challenging the massed hordes of Sha'ik's Whirlwind who lie in wait in the heart of the Holy Desert.
But waiting is never easy. The seer's warlords are locked into a power struggle that threatens the very soul of the rebellion, while Sha'ik herself suffers, haunted by the knowledge of her nemesis: her own sister, Tavore.
And so begins this awesome new chapter in Steven Erikson's acclaimed Malazan Book of the Fallen.
In Northern Genabackis, a raiding party of savage tribal warriors descends from the mountains into the southern flatlands. Their intention is to wreak havoc amongst the despised lowlanders, but for the one named Karsa Orlong it marks the beginning of what will prove to be an extraordinary destiny.
Some years later, it is the aftermath of the Chain of Dogs. Tavore, the Adjunct to the Empress, has arrived in the last remaining Malazan stronghold of Seven Cities. New to command, she must hone twelve thousand soldiers, mostly raw recruits but for a handful of veterans of Coltaine's legendary march, into a force capable of challenging the massed hordes of Sha'ik's Whirlwind who lie in wait in the heart of the Holy Desert.
But waiting is never easy. The seer's warlords are locked into a power struggle that threatens the very soul of the rebellion, while Sha'ik herself suffers, haunted by the knowledge of her nemesis: her own sister, Tavore.
And so begins this awesome new chapter in Steven Erikson's acclaimed Malazan Book of the Fallen.
1015 pages, Mass Market Paperback
First published December 2, 2002
About the author
Steven Erikson
143 books15.8k followersSteven Erikson is the pseudonym of Steve Rune Lundin, a Canadian novelist, who was educated and trained as both an archaeologist and anthropologist. His best-known work is the series, the Malazan Book of the Fallen.
http://us.macmillan.com/author/steven...
http://us.macmillan.com/author/steven...
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Community Reviews
Displaying 1 - 30 of 33 reviews
August 12, 2015
Liberazione dalle catene
"E il mio ritorno? A Raraku, il deserto che mi ha visto cadere e poi risorgere, una rinascita che persiste, perché malgrado la mia età non sembro né mi sento vecchio. E così è per tutti noi Arsori di Ponti, come se Raraku avesse rubato parte della nostra mortalità, sostituendola con... con qualcos'altro."
"Il cuore non viene dato né rubato. Il cuore si arrende."
"Allora che cos'è questa sporgenza alla quale mi aggrappo con tanta disperazione? Perché continuo a credere di potermi salvare? Di poter tornare...e trovare ancora una volta il luogo dove la follia non ha radici, dove la confusione non esiste.
Il luogo...dell'infanzia."
La sopravvivenza passa attraverso infanzie rovinate, tradimenti dettati da inclinazioni naturali - non lo è anche la deliberata scelta di abbracciare il male? - e rimpianti da cui fuggire disperatamente.
Siete il guerriero eletto, chiamato a gran voce affinché la verità abbia la meglio sulle vostre leggende?
Siete il sergente derelitto di un manipolo di altrettanti uomini demotivati, sbiadite ombre di esistenze senza più stimoli?
Oppure il testimone silente del lento disgregamento della vostra comunità, vittima inconsapevole di un potere più grande di se stessa?
Non ha importanza.
Nessun eroe, solo tante esistenze dedite alla sopravvivenza.
Il quarto tomo, duole ammetterlo, è molto sottovalutato persino dagli aficionados di vecchia data.
Eppure la storia, lenta nel prendersi i suoi tempi per predisporre i pezzi sulla scacchiera, si avvale di un'atmosfera spietata e compassionevole; indecifrabile per larghi tratti, ma al solo scopo di squarciare il Velo di Maya quando si giunge al cospetto della verità. La Casa delle Catene, in tal senso, è rivelazione del nuovo e riscoperta del conosciuto: da qui incomincia ufficialmente la storia.
E se lo sguardo della conoscenza passa dagli occhi dell'implacabile Karsa Orlong delle Pianure Teblor, menzioni meritorie vengono guadagnate non solo dalla storia d'amore dei due assassini sotto l'Ombra, ma anche dal circolo autodistruttivo dell'Apocalisse tra le sabbie di Raraku.
"E il mio ritorno? A Raraku, il deserto che mi ha visto cadere e poi risorgere, una rinascita che persiste, perché malgrado la mia età non sembro né mi sento vecchio. E così è per tutti noi Arsori di Ponti, come se Raraku avesse rubato parte della nostra mortalità, sostituendola con... con qualcos'altro."
"Il cuore non viene dato né rubato. Il cuore si arrende."
"Allora che cos'è questa sporgenza alla quale mi aggrappo con tanta disperazione? Perché continuo a credere di potermi salvare? Di poter tornare...e trovare ancora una volta il luogo dove la follia non ha radici, dove la confusione non esiste.
Il luogo...dell'infanzia."
La sopravvivenza passa attraverso infanzie rovinate, tradimenti dettati da inclinazioni naturali - non lo è anche la deliberata scelta di abbracciare il male? - e rimpianti da cui fuggire disperatamente.
Siete il guerriero eletto, chiamato a gran voce affinché la verità abbia la meglio sulle vostre leggende?
Siete il sergente derelitto di un manipolo di altrettanti uomini demotivati, sbiadite ombre di esistenze senza più stimoli?
Oppure il testimone silente del lento disgregamento della vostra comunità, vittima inconsapevole di un potere più grande di se stessa?
Non ha importanza.
Nessun eroe, solo tante esistenze dedite alla sopravvivenza.
Il quarto tomo, duole ammetterlo, è molto sottovalutato persino dagli aficionados di vecchia data.
Eppure la storia, lenta nel prendersi i suoi tempi per predisporre i pezzi sulla scacchiera, si avvale di un'atmosfera spietata e compassionevole; indecifrabile per larghi tratti, ma al solo scopo di squarciare il Velo di Maya quando si giunge al cospetto della verità. La Casa delle Catene, in tal senso, è rivelazione del nuovo e riscoperta del conosciuto: da qui incomincia ufficialmente la storia.
E se lo sguardo della conoscenza passa dagli occhi dell'implacabile Karsa Orlong delle Pianure Teblor, menzioni meritorie vengono guadagnate non solo dalla storia d'amore dei due assassini sotto l'Ombra, ma anche dal circolo autodistruttivo dell'Apocalisse tra le sabbie di Raraku.
January 16, 2019
Erikson si dimostra il solito genio furbacchione che vuole confonderci a tutti i costi con situazioni e dialoghi, a volte, poco chiari (qualcuno può spiegarmi perché Apsalar decide di abbandonare Cutter/Crokus?). Ho apprezzato molto questo ritorno a Raraku, il Deserto Sacro dove la rivolta di Sette Città ebbe inizio e dove, in questo libro, si conclude. Perfetta la costruzione della trama e dei personaggi, tra questi una menzione particolare va al buon (non così buono in realtà) Karsa Orlong, di gran lunga il migliore. Altri 2 personaggi che mi sono piaciuti sono Felisin e Tavore, due donne, due sorelle perseguitate da demoni e conflitti interiori, la loro vicenda non può che concludersi tragicamente.
Concludo dicendo che la lettura di questo libro non fa altro che confermare il giudizio espresso per i capitoli precedenti. Ora sotto con Maree di Mezzanotte 💪
Concludo dicendo che la lettura di questo libro non fa altro che confermare il giudizio espresso per i capitoli precedenti. Ora sotto con Maree di Mezzanotte 💪
May 4, 2018
Finora il meno convincente della saga, ingrana davvero soltanto a pochi capitoli dall'epilogo.
Un libro che potrebbe essere definito di: "transizione". Getta le fondamenta per un seguito che si prospetta davvero ricco di interessanti intrecci.
Ritorna il concetto-cardine dei precedenti romanzi ovvero la convergenza ed il fulcro è, ancora una volta, il deserto santo di Raraku che si presta a diventare "una scacchiera" sulla quale si muovono una moltitudine di inconsapevoli pedine volte a sconvolgere gli equilibri, portando il caos. Il ventaglio di personaggi mantiene la poliedricità a cui Erikson ci aveva già abituati, ritroviamo vecchie conoscenze e ne incontriamo di nuovi.
Vorrei soffermarmi su di uno in particolare : Karsa Orlong.
La prima impressione è stata negativa, lo trovavo tronfio e borioso, pensavo (erroneamente) che questo suo fastidioso atteggiamento sarebbe rimasto immutato... niente di più sbagliato, anzi si tratta di uno di quei personaggi che si evolvono di pagina in pagina, riscopre se stesso, tende continuamente a migliorarsi e ad ampliare la visione del mondo che lo circonda.
Giudizio complessivo: 3.5 su 5!
Un libro che potrebbe essere definito di: "transizione". Getta le fondamenta per un seguito che si prospetta davvero ricco di interessanti intrecci.
Ritorna il concetto-cardine dei precedenti romanzi ovvero la convergenza ed il fulcro è, ancora una volta, il deserto santo di Raraku che si presta a diventare "una scacchiera" sulla quale si muovono una moltitudine di inconsapevoli pedine volte a sconvolgere gli equilibri, portando il caos. Il ventaglio di personaggi mantiene la poliedricità a cui Erikson ci aveva già abituati, ritroviamo vecchie conoscenze e ne incontriamo di nuovi.
Vorrei soffermarmi su di uno in particolare : Karsa Orlong.
La prima impressione è stata negativa, lo trovavo tronfio e borioso, pensavo (erroneamente) che questo suo fastidioso atteggiamento sarebbe rimasto immutato... niente di più sbagliato, anzi si tratta di uno di quei personaggi che si evolvono di pagina in pagina, riscopre se stesso, tende continuamente a migliorarsi e ad ampliare la visione del mondo che lo circonda.
Giudizio complessivo: 3.5 su 5!
July 8, 2014
Il quarto libro della serie ci riporta nelle Sette Città e nel deserto sacro, riprendendo le vicende di Deadhouse Gates.
Ritroviamo così i superstiti della Catena dei Cani e i marinai arrivati in loro soccorso mezzi Ascesi, alla guida di una misteriosa nave guidata da rematori decapitati.
Ritroviamo Kalam e Fiddler, Apsalan e Crokus, Tavore, Felisin, Heboric.
Ma sopratutto, troviamo una sorpresa enorme all’inizio del libro.
Perché, ammettiamolo, dopo tre libri ci diciamo che abbiamo capito il gioco di Erikson, che sappiamo come scrive, che ci aspettiamo le sue trame multiple gestite per tutta la lunghezza del libro fino alla loro convergenza finale.
E invece che troviamo?
Karsa. Karsa Orlong. Un personaggio finora sconosciuto, o almeno così pensiamo.
Un personaggio strano, appartenente a un popolo ancora più strano. Un popolo guerriero e feroce, che però vive recluso in una vallata, isolato dal resto del mondo.
Un popolo che adora sette divinità che invece conoscono bene questa gente, e sono grati che il loro declino sia stato tale da privarli della gloria passata e delle loro antiche memorie.
Karsa Orlong, fiero condottiero scelto dagli Dei per una missione che li liberi.
E la missione di Karsa lo porta a incontrare gli umani, e a scoprire che hanno formato grandi città. Che praticano la schiavitù. E che l’esercito Malazan è molto forte, in grado anche di sconfiggere lui.
Accompagniamo il giovane Karsa in un epico viaggio (o almeno i toni sono epici, all’inizio) alla scoperta del mondo e di sé stesso, e del valore della vita e della libertà.
Fino alla scoperta della sua identità: Thelomen Toblakai, una delle prime razze comparse al mondo.
E fino alla scoperta di chi sia ora Karsa: si fa chiamare solo Toblakai, ed è una delle due guardie del corpo di Sha’ik. La storia che occupa il primo libro del tomo, e che ne occupa un buon quarto, ci ha condotti al fianco di Karsa attraverso tutti i libri finora letti, partendo dai commenti dei soldati relativi agli assedii del primo libro fino ad arrivare a Toblakai, passando per l’incrocio con la nave misteriosa condotta dai rematori senza testa, i cui padroni scopriamo ucciderà lo stesso Karsa, immune alla magia.
Terminato questo lungo flashback che ci introduce al nuovo personaggio, torniamo nel vivo dell’azione.
Tavore raduna le truppe per schiacciare la rivolta, anche se le notizie del finale del terzo libro colpiscono duramente e lasciano le legioni di Tavore sole contro il potere della Dea e dei suoi eserciti. Legioni composte in gran parte da nuove leve, prive di maghi a parte i due stregoni bambini di Coltaine che però sono troppo scossi e intimoriti per fare alcunchè.Le uniche carte vincenti dell’Aggiunta sembrano essere Fiddler (che ora si fa chiamare Strings ed è un sergente), il capitano Keneb e la squadra di marines sull’orlo dell’ascensione.
In realtà in Raraku il campo della Dea è un covo di serpenti, con i maghi e i condottieri che fanno i propri interessi e tessono piani e alleanze, ognuno con i propri scopi.
Chi vuole la distruzione degli invasori, chi vuole diventare imperatore, chi mira al potere che la stessa Dea vuole fare proprio, chi vuole sparire, chi vuole la distruzione totale di tutto e tutti.
E la nuova Casa delle Catene fa le sue mosse in mezzo a questo caos, cercando di appropriarsi del warren di Raraku per farne il proprio dominio, tramite il suo nuovo Alto Sacerdote e tramite i Mastini dell’Oscurità.
In questo quadro ci sono poche pedine non allineate.
Heboric, che verrà scelto dal nuovo dio della guerra per diventare il suo Destriant; Karsa, ovviamente; Leoman, il suo amico, che pare fedele alla causa, uno dei pochi; L’oric, potente mago di cui solo verso la fine scopriamo l’identità.
La trama è semplice, tutto porta allo scontro tra le due sorelle, mentre sullo sfondo si muovono Cotillon e il Dio Caduto, mentre i Tiste sembrano risorgere a nuova forza con l’ingresso in scena degli altri rami della razza, mentre Karsa sembra incamminato verso un futuro in cui il suo popolo tornerà a conquistare terre, mentre Claws e Talons si affrontano per l’ultima volta, mentre gli assassini terminano guerre prima ancora che queste comincino e i tradimenti si sprecano.
Il titolo invece si riferisce si alla nuova Casa, ma richiama anche i molteplici personaggi che per tutta la lunghezza del libro parlano di catene.
Le catene che avvolgono Karsa agli spiriti dei morti che ha ucciso, le catene che Felisin ha stretto intorno a Heboric, le catene che legano le due sorelle per la morte, le catene fisiche provate da Karsa e Leoman….
I libri di Erikson catturano sempre e tengono incollati, malgrado la mole.
Però in questo caso si avverte l’essere in un volume di passaggio, non c’è paragone con l’epicità di Deadhouse Gates o con Memories of Ice.
E’ bello, ma non cattura quanto gli altri. Troppi pochi Bridgeburners?
Probabilmente anche il fatto che la maggior parte del tempo si scoprono eventi già noti dagli altri libri, e assistiamo alle illazioni che fanno tutti quanti sulla comparsa della nuova casa, del Maestro del Mazzo, degli eventi su nel nord, dei Bridgeburners fuorilegge… dopo un po’ infastidisce, visto che sono cose che abbiamo già appreso e vissuto, e ci ritroviamo riportati indietro nel tempo.
Ritroviamo così i superstiti della Catena dei Cani e i marinai arrivati in loro soccorso mezzi Ascesi, alla guida di una misteriosa nave guidata da rematori decapitati.
Ritroviamo Kalam e Fiddler, Apsalan e Crokus, Tavore, Felisin, Heboric.
Ma sopratutto, troviamo una sorpresa enorme all’inizio del libro.
Perché, ammettiamolo, dopo tre libri ci diciamo che abbiamo capito il gioco di Erikson, che sappiamo come scrive, che ci aspettiamo le sue trame multiple gestite per tutta la lunghezza del libro fino alla loro convergenza finale.
E invece che troviamo?
Karsa. Karsa Orlong. Un personaggio finora sconosciuto, o almeno così pensiamo.
Un personaggio strano, appartenente a un popolo ancora più strano. Un popolo guerriero e feroce, che però vive recluso in una vallata, isolato dal resto del mondo.
Un popolo che adora sette divinità che invece conoscono bene questa gente, e sono grati che il loro declino sia stato tale da privarli della gloria passata e delle loro antiche memorie.
Karsa Orlong, fiero condottiero scelto dagli Dei per una missione che li liberi.
E la missione di Karsa lo porta a incontrare gli umani, e a scoprire che hanno formato grandi città. Che praticano la schiavitù. E che l’esercito Malazan è molto forte, in grado anche di sconfiggere lui.
Accompagniamo il giovane Karsa in un epico viaggio (o almeno i toni sono epici, all’inizio) alla scoperta del mondo e di sé stesso, e del valore della vita e della libertà.
Fino alla scoperta della sua identità: Thelomen Toblakai, una delle prime razze comparse al mondo.
E fino alla scoperta di chi sia ora Karsa: si fa chiamare solo Toblakai, ed è una delle due guardie del corpo di Sha’ik. La storia che occupa il primo libro del tomo, e che ne occupa un buon quarto, ci ha condotti al fianco di Karsa attraverso tutti i libri finora letti, partendo dai commenti dei soldati relativi agli assedii del primo libro fino ad arrivare a Toblakai, passando per l’incrocio con la nave misteriosa condotta dai rematori senza testa, i cui padroni scopriamo ucciderà lo stesso Karsa, immune alla magia.
Terminato questo lungo flashback che ci introduce al nuovo personaggio, torniamo nel vivo dell’azione.
Tavore raduna le truppe per schiacciare la rivolta, anche se le notizie del finale del terzo libro colpiscono duramente e lasciano le legioni di Tavore sole contro il potere della Dea e dei suoi eserciti. Legioni composte in gran parte da nuove leve, prive di maghi a parte i due stregoni bambini di Coltaine che però sono troppo scossi e intimoriti per fare alcunchè.Le uniche carte vincenti dell’Aggiunta sembrano essere Fiddler (che ora si fa chiamare Strings ed è un sergente), il capitano Keneb e la squadra di marines sull’orlo dell’ascensione.
In realtà in Raraku il campo della Dea è un covo di serpenti, con i maghi e i condottieri che fanno i propri interessi e tessono piani e alleanze, ognuno con i propri scopi.
Chi vuole la distruzione degli invasori, chi vuole diventare imperatore, chi mira al potere che la stessa Dea vuole fare proprio, chi vuole sparire, chi vuole la distruzione totale di tutto e tutti.
E la nuova Casa delle Catene fa le sue mosse in mezzo a questo caos, cercando di appropriarsi del warren di Raraku per farne il proprio dominio, tramite il suo nuovo Alto Sacerdote e tramite i Mastini dell’Oscurità.
In questo quadro ci sono poche pedine non allineate.
Heboric, che verrà scelto dal nuovo dio della guerra per diventare il suo Destriant; Karsa, ovviamente; Leoman, il suo amico, che pare fedele alla causa, uno dei pochi; L’oric, potente mago di cui solo verso la fine scopriamo l’identità.
La trama è semplice, tutto porta allo scontro tra le due sorelle, mentre sullo sfondo si muovono Cotillon e il Dio Caduto, mentre i Tiste sembrano risorgere a nuova forza con l’ingresso in scena degli altri rami della razza, mentre Karsa sembra incamminato verso un futuro in cui il suo popolo tornerà a conquistare terre, mentre Claws e Talons si affrontano per l’ultima volta, mentre gli assassini terminano guerre prima ancora che queste comincino e i tradimenti si sprecano.
Il titolo invece si riferisce si alla nuova Casa, ma richiama anche i molteplici personaggi che per tutta la lunghezza del libro parlano di catene.
Le catene che avvolgono Karsa agli spiriti dei morti che ha ucciso, le catene che Felisin ha stretto intorno a Heboric, le catene che legano le due sorelle per la morte, le catene fisiche provate da Karsa e Leoman….
I libri di Erikson catturano sempre e tengono incollati, malgrado la mole.
Però in questo caso si avverte l’essere in un volume di passaggio, non c’è paragone con l’epicità di Deadhouse Gates o con Memories of Ice.
E’ bello, ma non cattura quanto gli altri. Troppi pochi Bridgeburners?
Probabilmente anche il fatto che la maggior parte del tempo si scoprono eventi già noti dagli altri libri, e assistiamo alle illazioni che fanno tutti quanti sulla comparsa della nuova casa, del Maestro del Mazzo, degli eventi su nel nord, dei Bridgeburners fuorilegge… dopo un po’ infastidisce, visto che sono cose che abbiamo già appreso e vissuto, e ci ritroviamo riportati indietro nel tempo.
November 2, 2019
Non intendo dilungarmi troppo ma non posso che apprezzare, ancora una volta, il lavoro certosino svolto da Erikson nel creare una storia capace di incastrare personaggi e situazioni in una maniera così fluida, come tessere di un puzzle che, senza sforzo alcuno, riescono a trovare il loro posto in un quadro più grande.
Senza soffermarmi troppo sulla storia, anche per evitare di incorrere in qualche spoiler non voluto, posso solo dire che molti nodi vengono al pettine, ma altrettante domande vengono lasciate in sospeso, in un libro che, per certi aspetti, sembra voler essere quasi "di transizione" per eventi più grandi che devono ancora arrivare e per i quali, molto probabilmente, non sono ancora pronto.
Un unico appunto: già prima era complicato star dietro alla miriade di personaggi, se poi Erikson si mette a chiamare volti noti in modi diversi, cambiando nome/nomignolo ad ogni libro, io finisco per perdere del tutto il filo del discorso.
5/5
Senza soffermarmi troppo sulla storia, anche per evitare di incorrere in qualche spoiler non voluto, posso solo dire che molti nodi vengono al pettine, ma altrettante domande vengono lasciate in sospeso, in un libro che, per certi aspetti, sembra voler essere quasi "di transizione" per eventi più grandi che devono ancora arrivare e per i quali, molto probabilmente, non sono ancora pronto.
Un unico appunto: già prima era complicato star dietro alla miriade di personaggi, se poi Erikson si mette a chiamare volti noti in modi diversi, cambiando nome/nomignolo ad ogni libro, io finisco per perdere del tutto il filo del discorso.
5/5
April 14, 2019
Di giustezza. Andava fatto 🏆
May 5, 2019
Il Violinista era incurante di quello che poteva sembrare, di ciò che gli altri potevano pensare. Dimentico di tutto quando i tre uomini si chiusero in un solo abbraccio. ❤️
January 24, 2019
3 stelline e mezzo - Il quarto volume del Ciclo dei Caduti di Malazan è quello che mi ha scontentato di più, non tanto per lo stile di Erikson (sempre visionario, curato al dettaglio, con un respiro pazzesco), ma perché troppe vicende non mi sono andate giù.
Senza fare spoiler inopportuni, dirò che mi aspettavo che buona parte del libro fosse dedicata allo sviluppo delle storie parallele di Tavore e Felisin, con un ricongiungimento e un vero e proprio scontro-confronto tra sorelle. Invece le due sono messe in disparte, confinate a divenire comprimari come tutti gli altri, e il loro finale è rapidissimo, poche pagine e... puf.
Insomma, mi sono sentita tradita, dopo tante ore dedicate a seguire l'autore nei suoi molteplici giri.
Altra cosa è che qui appaiono veramente tanti (troppi) personaggi nuovi e ho faticato come una matta, non solo a seguirli, ma proprio a provare interesse per loro. La narrazione procede in modo frammentario e a singhiozzo, sta seguendo una scena e ti ritrovi catapultato da un'altra parte.
Si continua ad annaspare, cercando ricordare nomi, fatti e luoghi.
Volevo ancora l'esercito Malazan, rivolevo Ben e i sopravvissuti degli Arsori, rivolevo vecchi personaggi come i Wickan o Anomander, lasciati in sospeso.
Invece brevi accenni, mentre la scena è praticamente rubata tutta da Karsa Orlong, un guerriero che ho PROFONDAMENTE odiato e per cui supplicavo una fine rapida.
Alla fine ho chiuso il solito volumone (Armenia, cavoli, scrivi più grande perché uno perde gli occhi, e usa carta meno velina), molto affaticata e non del tutto soddisfatta.
Per gli appassionati di questa serie, segnalo un sito favoloso, pieno di notizie, curiosità e immagini: https://malazan.fandom.com/wiki/Malaz...
Senza fare spoiler inopportuni, dirò che mi aspettavo che buona parte del libro fosse dedicata allo sviluppo delle storie parallele di Tavore e Felisin, con un ricongiungimento e un vero e proprio scontro-confronto tra sorelle. Invece le due sono messe in disparte, confinate a divenire comprimari come tutti gli altri, e il loro finale è rapidissimo, poche pagine e... puf.
Insomma, mi sono sentita tradita, dopo tante ore dedicate a seguire l'autore nei suoi molteplici giri.
Altra cosa è che qui appaiono veramente tanti (troppi) personaggi nuovi e ho faticato come una matta, non solo a seguirli, ma proprio a provare interesse per loro. La narrazione procede in modo frammentario e a singhiozzo, sta seguendo una scena e ti ritrovi catapultato da un'altra parte.
Si continua ad annaspare, cercando ricordare nomi, fatti e luoghi.
Volevo ancora l'esercito Malazan, rivolevo Ben e i sopravvissuti degli Arsori, rivolevo vecchi personaggi come i Wickan o Anomander, lasciati in sospeso.
Invece brevi accenni, mentre la scena è praticamente rubata tutta da Karsa Orlong, un guerriero che ho PROFONDAMENTE odiato e per cui supplicavo una fine rapida.
Alla fine ho chiuso il solito volumone (Armenia, cavoli, scrivi più grande perché uno perde gli occhi, e usa carta meno velina), molto affaticata e non del tutto soddisfatta.
Per gli appassionati di questa serie, segnalo un sito favoloso, pieno di notizie, curiosità e immagini: https://malazan.fandom.com/wiki/Malaz...
June 14, 2016
catene che legano, catene che si spezzano
Quarto libro della serie “il Malazan dei caduti”.
Dopo il pazzesco Memorie di Ghiaccio e le battaglie nel continente di Genebakis con La Casa delle catene Erikson riporta il lettore a Raraku e riprende gli eventi narrati ne “la dimora fantasma”.
Il libro è diviso in quattro parti. La prima molto diversa da tutto quello che Eriksson fin qui ha proposto.
Il libro primo infatti è la storia di Karsa Orlong, 200 pagine dedicate al Teblor delle montagne.. 200 pagine epiche, sanguinose, dure, brutali.. tutto scritto in prima persona, senza lasciare un attimo di respiro. In assoluto la parte piu’ bella dell’intero libro a mio parere.
E’ qui sta il difetto della Casa delle Catene. Perché se inizi un libro in maniera così epica e violenta, per forza di cose la restante non sarà all’altezza, chiaro ci sono delle parti interessanti, ma il libro non raggiunge mai quel respiro di epicità toccato nella prima parte.
Finita la parentesi Karsa (che non è fine a se stessa, perché Karsa oltre a essere un pg incontrato nel secondo libro della serie Malazan con un altro nome è chiaro che avrà un importanza fondamentale in tutto l’affresco Malazaniano) si seguono le vicende dell’esercito dell’aggiunto Tavore Paran arrivato finalmente a Sette città per reprimere la rivolta e vendicare la catena di cani.
Tornano i personaggi che abbiamo amato ne “La dimora fantasma”. Fiddler (con altro nome), i marinai della Silanda, Kalam, Apsalar e Crokus.
Si vive a raraku dove Felisin ormai sempre più calata nel ruolo di dea del vortice viene circondata però da intrighi piu’ grandi lei, e lì a raraku troviamo Loman delle fruste, il Toblakai ed Heboric.
Vengono inoltre nuovo personaggi di grande spessore, Trull Sengar e Onrak su tutti.
In generale il quarto libro di Eriksson risulta essere il meno epico di quelli fin qui letti, mano epico, ma paradossalmente piu’ facile da leggere. Sono moltissime le chiarificazioni che l’autore dipana per tutta la storia. Se in memorie di Ghiaccio ci si era concentrati sui canali e sulle divinità, in questo vengono date spiegazioni sulla “mitologia”. Vengono chiariti molti aspetti legati al primo impero, vengono chiariti i concetti di troni e il primo trono degli imass, viene inoltre spiegata più chiaramente (anche se è solo un accenno) la battaglia che imperversa tra luce, oscurità e ombra.
Nuove razze, i tiste edur, i tiste liosan e i Foruk Assail (prima vera apparizioni di questa razza misteriosa) e nuovi misteriosi personaggi. Due parole su Viaggiatore e Custode. Due uomini che compaiono per una manciata di pagine e basta davvero poco per capire l’importanza e l’aura mistica che aleggia intorno a queste due figure...
In mezzo tanta filosofia (più del solito) e molti scontri, anche se non a livelli di Memorie (ma quale libro lo è) Kalam farà la gioia di chi adora il magico mondo dei sicari, Fiddler la gioia di chi adora vivere la guerra respirando l’esercito.
In generale un ottimo libro, con un inizio esaltante, momenti riflessivi e un affresco generale che va rivelandosi sempre di più.
Quarto libro della serie “il Malazan dei caduti”.
Dopo il pazzesco Memorie di Ghiaccio e le battaglie nel continente di Genebakis con La Casa delle catene Erikson riporta il lettore a Raraku e riprende gli eventi narrati ne “la dimora fantasma”.
Il libro è diviso in quattro parti. La prima molto diversa da tutto quello che Eriksson fin qui ha proposto.
Il libro primo infatti è la storia di Karsa Orlong, 200 pagine dedicate al Teblor delle montagne.. 200 pagine epiche, sanguinose, dure, brutali.. tutto scritto in prima persona, senza lasciare un attimo di respiro. In assoluto la parte piu’ bella dell’intero libro a mio parere.
E’ qui sta il difetto della Casa delle Catene. Perché se inizi un libro in maniera così epica e violenta, per forza di cose la restante non sarà all’altezza, chiaro ci sono delle parti interessanti, ma il libro non raggiunge mai quel respiro di epicità toccato nella prima parte.
Finita la parentesi Karsa (che non è fine a se stessa, perché Karsa oltre a essere un pg incontrato nel secondo libro della serie Malazan con un altro nome è chiaro che avrà un importanza fondamentale in tutto l’affresco Malazaniano) si seguono le vicende dell’esercito dell’aggiunto Tavore Paran arrivato finalmente a Sette città per reprimere la rivolta e vendicare la catena di cani.
Tornano i personaggi che abbiamo amato ne “La dimora fantasma”. Fiddler (con altro nome), i marinai della Silanda, Kalam, Apsalar e Crokus.
Si vive a raraku dove Felisin ormai sempre più calata nel ruolo di dea del vortice viene circondata però da intrighi piu’ grandi lei, e lì a raraku troviamo Loman delle fruste, il Toblakai ed Heboric.
Vengono inoltre nuovo personaggi di grande spessore, Trull Sengar e Onrak su tutti.
In generale il quarto libro di Eriksson risulta essere il meno epico di quelli fin qui letti, mano epico, ma paradossalmente piu’ facile da leggere. Sono moltissime le chiarificazioni che l’autore dipana per tutta la storia. Se in memorie di Ghiaccio ci si era concentrati sui canali e sulle divinità, in questo vengono date spiegazioni sulla “mitologia”. Vengono chiariti molti aspetti legati al primo impero, vengono chiariti i concetti di troni e il primo trono degli imass, viene inoltre spiegata più chiaramente (anche se è solo un accenno) la battaglia che imperversa tra luce, oscurità e ombra.
Nuove razze, i tiste edur, i tiste liosan e i Foruk Assail (prima vera apparizioni di questa razza misteriosa) e nuovi misteriosi personaggi. Due parole su Viaggiatore e Custode. Due uomini che compaiono per una manciata di pagine e basta davvero poco per capire l’importanza e l’aura mistica che aleggia intorno a queste due figure...
In mezzo tanta filosofia (più del solito) e molti scontri, anche se non a livelli di Memorie (ma quale libro lo è) Kalam farà la gioia di chi adora il magico mondo dei sicari, Fiddler la gioia di chi adora vivere la guerra respirando l’esercito.
In generale un ottimo libro, con un inizio esaltante, momenti riflessivi e un affresco generale che va rivelandosi sempre di più.
December 11, 2013
Quarto libro e quarto gran lavoro per la saga dei Malazan scritta da Steven Erikson. Anzi, per questo lavoro mi sbilancierei anche per il capolavoro. Infatti, a differenza della violenza nuda e cruda dei due precedenti romanzi, in questo "La Casa Delle Catene", lo scrittore americano si riaggancia al secondo romanzo narrandoci le vicende post-Catena dei Cani, ed il conseguente contrattacco dell'Impero Malazan contro l'esercito dell'Apocalisse di Shaik, ma prende le distanze dalle violenze estreme mostrate in precedenza, favorendo invece una prospettiva molto approfondita di tutti i personaggi, oltre che a svelare a poco poco molti degli eventi accaduti in precedenza. Bellissimo l'inizio dedicato a Toblakai, così come inaspettato ed a suo modo poetico il finale. Una saga che continua a mantenersi su livelli elevatissimi.
June 21, 2021
"Pressioni e forze sono sempre in opposizione. E la lotta tende sempre verso l'equilibrio. Tutto questo è, naturalmente, al di là degli dei. Così è il corso dell'esistenza. Anzi no, è al di là anche di questa, poiché l'esistenza stessa è contrastata dall'oblio. È una lotta che abbraccia ogni cosa [...]. Alla vita corrisponde la morte. Alla luce, l'oscurità. Al successo travolgente, il fallimento catastrofico. Alle maledizioni, le benedizioni. Pare che tutti gli uomini tendano a perdere di vista tale verità, soprattutto se accecati da un trionfo dopo l'altro."
Casa delle Catene è caratterizzato da intense vicende familiari, segnate dalla vendentta, dalla ricerca di un ricongiungimento, da redenzione o dalla ricerca di qualcuno per cui vivere. Senza però quell'epicità raggiunta nel terzo capitolo, ma non per questo è un libro peggiore, anzi in virtù non solo dell'eccezionale ironia, ma degli insegnamenti e riflessioni dell'autore sulla religione, sulla vita e su ciò che conta realmente, Casa delle Catene, lo ritengo il migliore tra i quattro libri letti fin'ora. Senza dimenticae quella peculiare sensazione di scoperta e sense of wonder, che si prova scavando nella backstory del mondo, o quando si attraversano i luoghi incredibili partoriti dall'immaginazione dell'autore. Inoltre, c'è il miglior prologo che abbia letto fin'ora.
Casa delle Catene è caratterizzato da intense vicende familiari, segnate dalla vendentta, dalla ricerca di un ricongiungimento, da redenzione o dalla ricerca di qualcuno per cui vivere. Senza però quell'epicità raggiunta nel terzo capitolo, ma non per questo è un libro peggiore, anzi in virtù non solo dell'eccezionale ironia, ma degli insegnamenti e riflessioni dell'autore sulla religione, sulla vita e su ciò che conta realmente, Casa delle Catene, lo ritengo il migliore tra i quattro libri letti fin'ora. Senza dimenticae quella peculiare sensazione di scoperta e sense of wonder, che si prova scavando nella backstory del mondo, o quando si attraversano i luoghi incredibili partoriti dall'immaginazione dell'autore. Inoltre, c'è il miglior prologo che abbia letto fin'ora.
September 7, 2022
3.5 stelline. Ho apprezzato anche questo quarto volume anche se un po' meno rispetto ai primi 3. Ci ho messo un bel po' a leggerlo ma non la considero una cosa negativa; i libri di Malazan sono così densi di informazioni da non riuscire a digerire spesso più di un paio di capitoli alla volta. Ci troviamo di nuovo a Sette Città che rimane la mia ambientazione preferita della saga, e proseguono le vicende aperte nella Dimora Fantasma. Forse è un'unpopular opinion ma l'inizio del libro e in generale lo sviluppo del personaggio di Karsa è stata la mia parte preferita della storia. Ho apprezzato anche i vecchi personaggi soprattutto Fid e Kalam (arsori di ponti sempre nel cuore ❤️). Mi ha un po' lasciata perplessa come si è risolta la sottotrama di Felisin/Sha'ik, l'ho trovata forse un po' frettolosa ma del resto non è detto che sia veramente conclusa. Ormai da Erikson mi aspetto di tutto.
August 22, 2014
Frammenti Malazan
Ancora una volta Erikson mi ha stupito, dedicando le prime duecento pagine a un unico personaggio e compiendo un’operazione mai tentata nei precedenti volumi. Il risultato è una storia nella storia che mostra l’evoluzione di uno dei protagonisti — e che protagonista! — attraverso esperienze che mineranno le sue incrollabili certezze.
Il resto, seppur qualitativamente alto come sempre, l’ho goduto meno: un senso di frammentarietà nei vari fronti d’azione ha diluito la linearità della trama, già complessa di suo. Individualmente, le varie sequenze le ho trovate entusiasmanti, ricche d’idee e toccanti (meno intense rispetto a ‘Memorie di Ghiaccio’), ma è nel riprenderle di volta in volta che ho avuto la maggiore difficoltà.
Questo autore, comunque, strappa al lettore la quotidianità e la scaraventa nelle sue pagine, trasformandola in un’esperienza che a me piace vivere.
Ancora una volta Erikson mi ha stupito, dedicando le prime duecento pagine a un unico personaggio e compiendo un’operazione mai tentata nei precedenti volumi. Il risultato è una storia nella storia che mostra l’evoluzione di uno dei protagonisti — e che protagonista! — attraverso esperienze che mineranno le sue incrollabili certezze.
Il resto, seppur qualitativamente alto come sempre, l’ho goduto meno: un senso di frammentarietà nei vari fronti d’azione ha diluito la linearità della trama, già complessa di suo. Individualmente, le varie sequenze le ho trovate entusiasmanti, ricche d’idee e toccanti (meno intense rispetto a ‘Memorie di Ghiaccio’), ma è nel riprenderle di volta in volta che ho avuto la maggiore difficoltà.
Questo autore, comunque, strappa al lettore la quotidianità e la scaraventa nelle sue pagine, trasformandola in un’esperienza che a me piace vivere.
December 28, 2020
Allora. Questo libro, oltre ad essere un gigantesco machecazzstasuccedendo presenta anche quell'aria di preparazione a qualcosa di grosso che hanno tutti i libri di mezzo.
Le storie iniziate nel secondo capitolo si riaprono e riprendono qui, torniamo nuovamente a Sette Città con Felisin e tutti gli altri, chiudendo il cerchio iniziato con la Catena dei cani e aprendo nuovi sentieri di nuovi personaggi.
L'approfondimento su Karsa è stato illuminante e decisamente necessario: ho la sensazione che succederà un gran bel casino. Non è il tipo da farsi legare con delle catene e poveraccio il Dio Storpio.
Come sempre amo il fatto che non ci sia un vero nemico, ma che esistano solo fazioni contrapposte che si scontrano.
In tutto questo: gli Arsori di ponti che ascendono mi fa sentir male.
Le storie iniziate nel secondo capitolo si riaprono e riprendono qui, torniamo nuovamente a Sette Città con Felisin e tutti gli altri, chiudendo il cerchio iniziato con la Catena dei cani e aprendo nuovi sentieri di nuovi personaggi.
L'approfondimento su Karsa è stato illuminante e decisamente necessario: ho la sensazione che succederà un gran bel casino. Non è il tipo da farsi legare con delle catene e poveraccio il Dio Storpio.
Come sempre amo il fatto che non ci sia un vero nemico, ma che esistano solo fazioni contrapposte che si scontrano.
In tutto questo: gli Arsori di ponti che ascendono mi fa sentir male.
December 21, 2024
Questo quarto capitolo della saga Malazan è profondo, epico e allarga ulteriormente una trama già immensa. I personaggi sono sempre più caratterizzati e indimenticabili (vedi Karsa).
Veramente stupendo.
Veramente stupendo.
February 23, 2024
La Casa delle Catene è il quarto libro del Libro Malazan dei Caduti, che si pone come diretto sequel degli eventi de La Dimora Fantasma pur tenendo conto degli eventi di Memorie di Ghiaccio. La struttura particolare del libro e la sua fin troppo semplice trama lo rendono una lettura quasi ingiustificata nelle sue mille pagine, dato che è anche il primo libro che apre storyline ma non le conclude, prima tra tutti la storia di Cutter e Apsalar, o Tull Sengar e Ontrack, che palesemente sono introduzioni a cose che serviranno nei prossimi libri. Invece Erickson brilla ancora una volta nella caratterizzazione dei personaggi e nell'esplorazione di temi, che sono il motivo per cui ho comunque apprezzato questo libro.
Karsa e lo stereotipo del "barbaro"
Il primo quarto del libro è raccontato tutto dal punto di vista di Karsa, e ci racconta praticamente la sua backstory come se fosse una novella prima dell'effettivo libro. Erickson con questo personaggio voleva farci vedere il classico stereotipo del valoroso guerriero tribale però in modo realistico, infatti non lo dipinge come eroico o in cerca di gloria ma come un mostro assetato di sangue che pur di ottenere ciò che vuole è capace di fare cose orribili, e con questo espediente riesce a farci pensare a concetti complessi come il relativismo etico, o l'influenza che la nostra cultura ha su come ci comportiamo. Dopo averci fatto quasi odiare Karsa per le cose orribili che fa, Erickson lo umanizza facendogli attraversare un periodo in cui perde il suo status di grande guerriero, che poi lo porterà a disilludersi delle promesse che gli erano state fatte dal suo popolo per raggiungere quello che si potrebbe definire un vero e proprio arco nichilista, in cui Karsa rifiuta la sua intera cultura per cercare di rifondarne una nuova. Però sebbene tutto questo sia molto interessante non toglie il fatto che per il primo quarto del libro seguiamo la storia di un personaggio che poi effettivamente nella grande trama del libro compie davvero poco che non c'entri con se stesso o la sua missione personale, e ciò sbilancia completamente l'intero ritmo del libro.
I completi opposti e le scale di grigio
«Riguarda la natura… e la necessità di mantenere un equilibrio». Se avesse posseduto un’anima, Onrack l’avrebbe sentita diventare fredda come il ghiaccio. Per quella che era la realtà, il guerriero si voltò, con lenti movimenti, alle parole di Trull Sengar. «Pressioni e forze sono sempre in opposizione», affermava l’Edur continuando a girare la lepre sulle fiamme. «E la lotta tende sempre verso un equilibrio. Tutto questo è, naturalmente, al di là degli dei. Così è il corso dell’esistenza. Anzi no, è al di là anche di questa, poiché l’esistenza stessa è contrastata dall’oblio. È una lotta che abbraccia ogni cosa, che definisce ogni isola nell’Abisso. O per lo meno è quanto credo io, ora. Alla vita risponde la morte. Al buio, l’oscurità. Al successo travolgente, il fallimento catastrofico. Alle maledizioni, le benedizioni. Pare che tutti gli uomini tendano a perdere di vista tale verità, soprattutto se accecati da un trionfo dopo l’altro. >>
Lungo l'intera trama di questo libro si vengono a formare coppie sia di amici che di nemici, come per esempio Karsa e Leoman, Onrack e Tull, o anche Tavore e Sha'ik/Felisisn, che sono usate come espediente tematico per discutere uno dei principali temi del libro, ovvero il relativismo. Erickson grazie a questi personaggi ci fa rendere conto che non esiste buono o cattivo, ordine o caos, ma tutto dipende dal punto di vista di chi guarda, per esempio Felisin pensa che Tavore non la ami e la odia per averla lasciata alla mercè degli schiavisti, mentre Tavore si dispera del fatto che quella era l'unica cosa possibile per cercare di salvare l'unico membro rimasto della sua famiglia, ciò porta un coinvolgimento da parte del lettore dato che tutte queste personalità contrastanti a volte formano grandi amicizie, vedi Onrack e Tull, altre volte invece formano un rapporto di odio profondo.
La promessa finale era troppo arida, più arida di quanto avesse mai immaginato. La vendetta è un sentimento inutile, eppure le ho permesso di consumarmi. L’ho offerta come un dono alla dea. I frammenti di lucidità stavano diminuendo, appassendo come fiori in inverno, mentre la stretta della Dea del Vortice aumentava sulla sua anima. Mia sorella mi ha usato come merce di scambio per convincere Laseen della sua lealtà. Tutto per soddisfare la sua ambizione. E la sua ricompensa è stata la posizione di Aggiunto. Questi sono i fatti, la cruda verità. E io, a mia volta, ho barattato la mia libertà per il potere della Dea del Vortice, così da potermi vendicare contro mia sorella. Ma allora, siamo così diverse?
Erickson dopo aver stabilito queste coppie opposte si degna poi di esplorare, all'interno di un sistema magico più leggero che pesante, la magia dell'ombra, e con essa ma soprattutto con i confronti tra oscurità luce e ombra riesce a mandare il messaggio che in realtà gli opposti totali non esistono, ma sono livelli diversi su uno spettro, la cui percezione di opposto è totalmente da far ricadere su di noi, come percepiamo ombra e luce opposti ma in realtà la luce genera l'ombra anche i personaggi possono sembrare opposti da un punto di vista ma non lo sono da un altro.
Non è insolito vedere i Canali del Meanas e del Rashan come parenti stretti. Eppure i giochi dell’illusione e dell’ombra non sono forse giochi di luce? A un certo punto, quindi, la distinzione fra Meanas, Rashan e Thyr perde ogni significato. Solo i praticanti più fanatici si opporrebbero a questo concetto. Tutti e tre condividono l’ambivalenza; i loro giochi sono giochi di ambiguità. Al loro interno, tutto è inganno; niente è come sembra
La Casa delle Catene
Aveva la mente in tumulto. Catene. Lo ossessionavano, fin da quando lui, Bairoth e Delum avevano lasciato il villaggio. Forse addirittura da prima. Le tribù forgiavano le proprie catene, dopo tutto. Come facevano la parentela, i compagni, e le storie con le loro lezioni di onore e sacrificio. E ci sono catene anche fra i Teblor e i loro Sette Dei. Fra me e i miei dei. Ancora catene, nelle mie visioni; i morti per mano mia, le anime che, a detta di Mani-Spettrali, mi tiro dietro. Io, con tutto quello che sono, sono stato modellato da quelle catene.
-Karsa.
Erickson con tutti i personaggi di questo libro gioca con i loro sentimenti e le loro culture che li hanno portati ad essere ciò che sono ora, e in questo gioco un unica allegoria viene ripetuta, ovvero quella delle catene. Perchè infatti secondo il tema che da anche il titolo al libro la ricerca della perfezione, la cui definizione varia a seconda della cultura e del background dai vari personaggi (come nel caso sopra citato la perfezione ambiata da Karsa è quella di un indomabile guerriero) è ciò che veramente ci limita e ci intrappola, come delle catene forgiate dal nostro retaggio passato che tornano a legarci nel presente.
Però Erickson rende questa ideologia il cuore pulsante del nemico di questo libro e in realtà di tutto il Libro Malzan dei Caduti, perchè infatti sebbene si queste catene del passato ci costringono e limitano la nostra libertà nella futile ricerca della perfezione (il Dio Storpia si chiama così perchè appunto imperfetto) sono anche ciò che ci rende ciò che siamo e che senza non saremo mai potuti essere, infatti è la ricerca della perfezione che porta al miglioramento dei personaggi e al conseguimento dei loro obbiettivi.
Conclusione
La Casa delle Catene è un libro che non riesce del tutto a bilanciare l'esplorazione dei temi e delle idee con la trama e lo sviluppo dei personaggi, ed è un vero peccato perchè è scritto molto bene e la sua struttura iniziale innovativa rispetto agli altri della saga era molto interessante. Comunque è un libro godibile, solo che secondo me non riesce appieno in realizzare ciò che voleva compiere narrativamente.
Karsa e lo stereotipo del "barbaro"
Il primo quarto del libro è raccontato tutto dal punto di vista di Karsa, e ci racconta praticamente la sua backstory come se fosse una novella prima dell'effettivo libro. Erickson con questo personaggio voleva farci vedere il classico stereotipo del valoroso guerriero tribale però in modo realistico, infatti non lo dipinge come eroico o in cerca di gloria ma come un mostro assetato di sangue che pur di ottenere ciò che vuole è capace di fare cose orribili, e con questo espediente riesce a farci pensare a concetti complessi come il relativismo etico, o l'influenza che la nostra cultura ha su come ci comportiamo. Dopo averci fatto quasi odiare Karsa per le cose orribili che fa, Erickson lo umanizza facendogli attraversare un periodo in cui perde il suo status di grande guerriero, che poi lo porterà a disilludersi delle promesse che gli erano state fatte dal suo popolo per raggiungere quello che si potrebbe definire un vero e proprio arco nichilista, in cui Karsa rifiuta la sua intera cultura per cercare di rifondarne una nuova. Però sebbene tutto questo sia molto interessante non toglie il fatto che per il primo quarto del libro seguiamo la storia di un personaggio che poi effettivamente nella grande trama del libro compie davvero poco che non c'entri con se stesso o la sua missione personale, e ciò sbilancia completamente l'intero ritmo del libro.
I completi opposti e le scale di grigio
«Riguarda la natura… e la necessità di mantenere un equilibrio». Se avesse posseduto un’anima, Onrack l’avrebbe sentita diventare fredda come il ghiaccio. Per quella che era la realtà, il guerriero si voltò, con lenti movimenti, alle parole di Trull Sengar. «Pressioni e forze sono sempre in opposizione», affermava l’Edur continuando a girare la lepre sulle fiamme. «E la lotta tende sempre verso un equilibrio. Tutto questo è, naturalmente, al di là degli dei. Così è il corso dell’esistenza. Anzi no, è al di là anche di questa, poiché l’esistenza stessa è contrastata dall’oblio. È una lotta che abbraccia ogni cosa, che definisce ogni isola nell’Abisso. O per lo meno è quanto credo io, ora. Alla vita risponde la morte. Al buio, l’oscurità. Al successo travolgente, il fallimento catastrofico. Alle maledizioni, le benedizioni. Pare che tutti gli uomini tendano a perdere di vista tale verità, soprattutto se accecati da un trionfo dopo l’altro. >>
Lungo l'intera trama di questo libro si vengono a formare coppie sia di amici che di nemici, come per esempio Karsa e Leoman, Onrack e Tull, o anche Tavore e Sha'ik/Felisisn, che sono usate come espediente tematico per discutere uno dei principali temi del libro, ovvero il relativismo. Erickson grazie a questi personaggi ci fa rendere conto che non esiste buono o cattivo, ordine o caos, ma tutto dipende dal punto di vista di chi guarda, per esempio Felisin pensa che Tavore non la ami e la odia per averla lasciata alla mercè degli schiavisti, mentre Tavore si dispera del fatto che quella era l'unica cosa possibile per cercare di salvare l'unico membro rimasto della sua famiglia, ciò porta un coinvolgimento da parte del lettore dato che tutte queste personalità contrastanti a volte formano grandi amicizie, vedi Onrack e Tull, altre volte invece formano un rapporto di odio profondo.
La promessa finale era troppo arida, più arida di quanto avesse mai immaginato. La vendetta è un sentimento inutile, eppure le ho permesso di consumarmi. L’ho offerta come un dono alla dea. I frammenti di lucidità stavano diminuendo, appassendo come fiori in inverno, mentre la stretta della Dea del Vortice aumentava sulla sua anima. Mia sorella mi ha usato come merce di scambio per convincere Laseen della sua lealtà. Tutto per soddisfare la sua ambizione. E la sua ricompensa è stata la posizione di Aggiunto. Questi sono i fatti, la cruda verità. E io, a mia volta, ho barattato la mia libertà per il potere della Dea del Vortice, così da potermi vendicare contro mia sorella. Ma allora, siamo così diverse?
Erickson dopo aver stabilito queste coppie opposte si degna poi di esplorare, all'interno di un sistema magico più leggero che pesante, la magia dell'ombra, e con essa ma soprattutto con i confronti tra oscurità luce e ombra riesce a mandare il messaggio che in realtà gli opposti totali non esistono, ma sono livelli diversi su uno spettro, la cui percezione di opposto è totalmente da far ricadere su di noi, come percepiamo ombra e luce opposti ma in realtà la luce genera l'ombra anche i personaggi possono sembrare opposti da un punto di vista ma non lo sono da un altro.
Non è insolito vedere i Canali del Meanas e del Rashan come parenti stretti. Eppure i giochi dell’illusione e dell’ombra non sono forse giochi di luce? A un certo punto, quindi, la distinzione fra Meanas, Rashan e Thyr perde ogni significato. Solo i praticanti più fanatici si opporrebbero a questo concetto. Tutti e tre condividono l’ambivalenza; i loro giochi sono giochi di ambiguità. Al loro interno, tutto è inganno; niente è come sembra
La Casa delle Catene
Aveva la mente in tumulto. Catene. Lo ossessionavano, fin da quando lui, Bairoth e Delum avevano lasciato il villaggio. Forse addirittura da prima. Le tribù forgiavano le proprie catene, dopo tutto. Come facevano la parentela, i compagni, e le storie con le loro lezioni di onore e sacrificio. E ci sono catene anche fra i Teblor e i loro Sette Dei. Fra me e i miei dei. Ancora catene, nelle mie visioni; i morti per mano mia, le anime che, a detta di Mani-Spettrali, mi tiro dietro. Io, con tutto quello che sono, sono stato modellato da quelle catene.
-Karsa.
Erickson con tutti i personaggi di questo libro gioca con i loro sentimenti e le loro culture che li hanno portati ad essere ciò che sono ora, e in questo gioco un unica allegoria viene ripetuta, ovvero quella delle catene. Perchè infatti secondo il tema che da anche il titolo al libro la ricerca della perfezione, la cui definizione varia a seconda della cultura e del background dai vari personaggi (come nel caso sopra citato la perfezione ambiata da Karsa è quella di un indomabile guerriero) è ciò che veramente ci limita e ci intrappola, come delle catene forgiate dal nostro retaggio passato che tornano a legarci nel presente.
Però Erickson rende questa ideologia il cuore pulsante del nemico di questo libro e in realtà di tutto il Libro Malzan dei Caduti, perchè infatti sebbene si queste catene del passato ci costringono e limitano la nostra libertà nella futile ricerca della perfezione (il Dio Storpia si chiama così perchè appunto imperfetto) sono anche ciò che ci rende ciò che siamo e che senza non saremo mai potuti essere, infatti è la ricerca della perfezione che porta al miglioramento dei personaggi e al conseguimento dei loro obbiettivi.
Conclusione
La Casa delle Catene è un libro che non riesce del tutto a bilanciare l'esplorazione dei temi e delle idee con la trama e lo sviluppo dei personaggi, ed è un vero peccato perchè è scritto molto bene e la sua struttura iniziale innovativa rispetto agli altri della saga era molto interessante. Comunque è un libro godibile, solo che secondo me non riesce appieno in realizzare ciò che voleva compiere narrativamente.
December 23, 2019
Karsa può piacere o no. Erikson può aver scritto la sua storia per scommessa o no. Ma resta il fatto che le prime 250 pagine di questo libro sono parte eterna della storia del fantasy. Solo per questo il libro merita 5 stelle, anche se il resto della storia si attesta più sul 4 che sul 5.
July 18, 2022
Recensione breve: "La Casa delle Catene" è un clamoroso passo falso. Recensione un po' più lunga, di seguito.
Il libro è, fondamentalmente, complementare al secondo, "La Dimora Fantasma", installandosi sia prima, che durante e dopo gli eventi lì narrati. Purtroppo, ad una prima parte molto interessante (e che salva il libro da una bocciatura completa) concentrata sulla figura del Teblor Karsa Orlong e sulla sua evoluzione, davvero scritta bene, seguono la seconda parte, chiamiamola "preparatoria" al finale, e il finale stesso.
Purtroppo, tra la prima parte del libro ed il resto c'è un tale distacco qualitativo da far pensare che siano stati scritti da mani diverse. La seconda parte è inutilmente lunga, volutamente ermetica e dunque frustrante, dovrebbe creare il climax ascendente verso lo scontro finale ma fallisce clamorosamente. Il lettore arriva alla terza parte del libro stanco, con alle spalle un worldbuilding non chiaro, confuso, al quale si aggiungono nuovi elementi che, presi singolarmente, sono molto interessanti, ma che vengono inseriti mali data la fumosità delle "regole del gioco". Ormai pare che "valga tutto", tutto sia possibile, distruggendo qualsiasi tensione. I salti di punti di vista della seconda parte rimangono anche nella terza, creando un finale confusissimo e senza pathos (un terribile spreco dati gli eventi narrati), come se l'autore non fosse stato capace di gestire il materiale a disposizione (strano, siccome tra il secondo ed il terzo volume c'era molta più roba da gestire ed è andata meglio).
"La Casa delle Catene" è tutto ciò che la saga "Il Libro Malazan dei caduti" non doveva diventare e racchiude tutto ciò che Erikson, in quanto autore, non doveva fare: il libro è una summa dei difetti atavici della serie - l'ermetismo narrativo, worldbuilding non chiaro, personaggi con i quali non si riesce ad empatizzare - e non basta una prima parte scritta bene a risollevarne le sorti, anzi, fa solo più rabbia, perché pare che quando Erikson voglia scrivere bene lo sappia fare, dunque il ci sei o ci fai è una domanda che sorge spontanea. Raramente ho desiderato così tanto che un libro terminasse e anche che un libro mi portasse a sospendere - momentaneamente - una saga ."La Casa delle Catene" ci è riuscita.
Il libro è, fondamentalmente, complementare al secondo, "La Dimora Fantasma", installandosi sia prima, che durante e dopo gli eventi lì narrati. Purtroppo, ad una prima parte molto interessante (e che salva il libro da una bocciatura completa) concentrata sulla figura del Teblor Karsa Orlong e sulla sua evoluzione, davvero scritta bene, seguono la seconda parte, chiamiamola "preparatoria" al finale, e il finale stesso.
Purtroppo, tra la prima parte del libro ed il resto c'è un tale distacco qualitativo da far pensare che siano stati scritti da mani diverse. La seconda parte è inutilmente lunga, volutamente ermetica e dunque frustrante, dovrebbe creare il climax ascendente verso lo scontro finale ma fallisce clamorosamente. Il lettore arriva alla terza parte del libro stanco, con alle spalle un worldbuilding non chiaro, confuso, al quale si aggiungono nuovi elementi che, presi singolarmente, sono molto interessanti, ma che vengono inseriti mali data la fumosità delle "regole del gioco". Ormai pare che "valga tutto", tutto sia possibile, distruggendo qualsiasi tensione. I salti di punti di vista della seconda parte rimangono anche nella terza, creando un finale confusissimo e senza pathos (un terribile spreco dati gli eventi narrati), come se l'autore non fosse stato capace di gestire il materiale a disposizione (strano, siccome tra il secondo ed il terzo volume c'era molta più roba da gestire ed è andata meglio).
"La Casa delle Catene" è tutto ciò che la saga "Il Libro Malazan dei caduti" non doveva diventare e racchiude tutto ciò che Erikson, in quanto autore, non doveva fare: il libro è una summa dei difetti atavici della serie - l'ermetismo narrativo, worldbuilding non chiaro, personaggi con i quali non si riesce ad empatizzare - e non basta una prima parte scritta bene a risollevarne le sorti, anzi, fa solo più rabbia, perché pare che quando Erikson voglia scrivere bene lo sappia fare, dunque il ci sei o ci fai è una domanda che sorge spontanea. Raramente ho desiderato così tanto che un libro terminasse e anche che un libro mi portasse a sospendere - momentaneamente - una saga ."La Casa delle Catene" ci è riuscita.
December 13, 2024
Quarto volume di Malazan-Il libro dei caduti. Volume interlocutorio in cui accadono moltissime cose che scombussolano tutto il mondo dell’opera, le quali però non trovano risoluzione all’interno del volume. Questo volume infatti getta le basi per il futuro dell’opera, fornendo al lettore molte informazioni sul passato del mondo, iniziando a fargli capire la verità sul passato che ha portato il mondo ad essere quello che è nel momento della narrazione. Molto suggestivo il fatto che Erikson inizi tantissime storyline potenzialmente devastanti per l’ordine del mondo, ma l’unica che viene risolta in questo volume è uno scontro intimissimo fra due sorelle, la cui conclusione è incredibile e da sola vale tutto il volume. Per quanto riguarda la prosa come al solito è incredibilmente ricercata e da sola vale la lettura, se Eriskon non avesse scritto un fantasy si parlerebbe di lui come uno dei migliori scrittori degli ultimi 100 anni, bellissime sia le pagine in cui si ferma a esporre i problemi morali dei personaggi, soffermandosi ampiamente sui loro pensieri, che le pagine in cui narra gli scontri o i dialoghi fra vari personaggi. L’unico difetto della saga di Erikson è la difficoltà nell’avvicinarsi a essa per via sia della lunghezza dei volumi che della complessità della scrittura di Erikson. Egli infatti preferisce sempre spingere il lettore alle sue conclusioni mostrandogli ciò che avviene piuttosto che spiegando al lettore passo passo cosa succeda e perché. La valutazione per questi volumi è un po’ diversa da quella di tutti gli altri perché altrimenti darei 5 stelle a tutti i volumi. Per questo rispetto ai volumi di Malazan, specialmente rispetto al precedente non posso dare 5 stelle, ma 4 piene se le merita.
June 7, 2026
Le catene ci legano più di quanto possiamo immaginare; catene invisibili, legate alle nostre caviglie, legate alla nostra anima, catene che a volte ci siamo stretti addosso da soli, catene legate da chi ci accompagna in questa vita, da chi abbiamo incrociato in un momento, catene di eventi passati, traumi, catene che a volte spezziamo, per liberarci, per volare, per tornare ad essere noi stessi.
Il libro inizia con un personaggio che ho amato tantissimo, Karsa Orlong, e ci lascia un attimo spiazzati perché non comprendiamo il collegamento con quanto letto nei precedenti libri. Poi si torna a Raraku, continente e storia del secondo libro, esattamente subito dopo agli eventi della Catena dei Cani. Ho percepito tutto il libro come il movimento di una partita di scacchi, tutte le pedine si sono mosse seguendo uno schema preciso per portare allo scacco matto finale. Giusto un paio di trame sono state esterne a questa partita.
Questo libro è un po’ meno “epico” dei precedenti due, ma ne segue il difficile stile dei molteplici personaggi e storie raccontate pezzo per pezzo. Lo trovo un po’ più riflessivo con tutto il tema delle Catene collegato a tutti i personaggi.
Non si può smettere di leggere questa saga!
Trovi le mie recensioni su IG @paolo_legge_fanta
Il libro inizia con un personaggio che ho amato tantissimo, Karsa Orlong, e ci lascia un attimo spiazzati perché non comprendiamo il collegamento con quanto letto nei precedenti libri. Poi si torna a Raraku, continente e storia del secondo libro, esattamente subito dopo agli eventi della Catena dei Cani. Ho percepito tutto il libro come il movimento di una partita di scacchi, tutte le pedine si sono mosse seguendo uno schema preciso per portare allo scacco matto finale. Giusto un paio di trame sono state esterne a questa partita.
Questo libro è un po’ meno “epico” dei precedenti due, ma ne segue il difficile stile dei molteplici personaggi e storie raccontate pezzo per pezzo. Lo trovo un po’ più riflessivo con tutto il tema delle Catene collegato a tutti i personaggi.
Non si può smettere di leggere questa saga!
Trovi le mie recensioni su IG @paolo_legge_fanta
May 16, 2020
È sempre davvero difficile poter fare una sinossi dei libri di Erikson del ciclo dei "Caduti di Malazan". Sono arrivato a concludere il quarto volume e ormai mi devo arrendere. Troppi personaggi, troppi elementi concatenati (nello stesso volume e nei tre precedenti), tantissimi troppi nomi (un elemento molto destabilizzante è il fatto che alcuni personaggi cambiano nome nel corso della saga e perciò diventa davvero complicato). C'è però un "però" enorme, gigantesco, come i continenti di Genabackis e di Sette Città: la straordinaria bravura di Erikson che riesce alla fine a tirare tutti i fili di tutte le trame e le sottotrame presenti, senza perdersi nulla, dando conclusioni efficaci e lasciando in sospeso quelle che seguiranno nei volumi seguenti (ne mancano ancora sei). Tanto di cappello all'Autore, veramente e sinceramente. Quindi anche questo volume è bellissimo, epico, crudele e oscuro, come i Canali che usano molti personaggi e la comparsa della nuova Casa divina (quella appunto delle Catene, che dà il titolo al volume). È indubbio che la voglia di leggere il seguente è tantissima. E così sarà.
June 19, 2018
Fra tutti è quello che mi è piaciuto di più, complice anche il fatto che è stato più facile seguire la trama visto che per buona parte il racconto verteva ineramente su un personaggio dalla rapida ma piacevole crescita, così piacevole che la seconda parte ha meno mordente, pur essendo comunque bella. Carino anche come la strada che segue si intrecci con quella di altri personaggi incontrati negli altri libri e arrivati lì attraverso tutt'altre vicissitudini.
Ho deciso però di sospendere la lettura della saga, mi sono accorto che fatico un po' troppo e a lungo andare tutte le caratteristiche positive non riescono più a compensare la confusione in cui navigo pagina dopo pagina. Non escludo però di concluderla prima o poi.
Ho deciso però di sospendere la lettura della saga, mi sono accorto che fatico un po' troppo e a lungo andare tutte le caratteristiche positive non riescono più a compensare la confusione in cui navigo pagina dopo pagina. Non escludo però di concluderla prima o poi.
May 28, 2024
Continuazione de La Dimora Fantasma ambientata nel deserto di Raraku che porta alla conclusione della ribellione di Sette Città. Si aggiungono nuove prospettive, come quelle dell'aggiunto Tavore a quelle vecchie già presentate ampliando ancora di più il panorama proposto. La prima parte, dove si parla del passato di Karsa, l'ho trovata un po' futile nella sua lunghezza, nonostante ti presenti dettagliatamente il personaggio e la sua evoluzione. Erikson continua magistralmente a non presentare un antagonista assoluto in quanto ogni personaggio ha motivazioni condivisibili che magari non vengono rivelate inizialmente. Nel complesso un lavoro all'altezza dei precedenti che, nonostante qualche trascurabile dettaglio, rientra appieno in quello che vorrei trovare in un libro
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October 29, 2022
Convinto meno del precedente, un po' forse per l'ambientazione che è quella del secondo nel deserto, un po' per un lungo periodo centrale in cui succede poco di importante ed Erikson si perde come spesso gli succede in scene secondarie piene di descrizioni allucinate e dialoghi oscuri. La prima parte in cui racconta la storia di Toblakai o Karsa Oblong è invece piena d'azione, forse un po' troppo, e un po' troppo lunga (250 pagine) considerando che sta raccontando la storia di un personaggio secondario fino ad allora dimenticabile (e io infatti non me lo ricordavo). Le ultime 200 pagine invece sono molto belle e il finale riscatta un libro in gran parte deludente. Belle le pagine dell'esercito Malazan guidata dall'Adjunct Tavore, noiose invece quelle del Tiste Edur e del T'lann Imass, anche se è interessante che vadano a cercare il trono della Dark House
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June 28, 2024
Giunto al quarto libro della lunghissima saga Malazan dei Caduti posso solo confermare che questo viaggio è tanto corroborante quanto meritevole di essere intrapreso perché Steven Erikson ha creato un mondo fenomenale e abitato da personaggi straordinari. Quindi com’è La Casa delle Catene? L’ho trovato ovviamente più bello del primo romanzo, ma un filino meno del folgorante La dimora fantasma e distante, invece, dalla magnificenza di Memorie di ghiaccio che per ora resta il mio preferito della saga e uno degli apici del fantasy mondiale.
Inizialmente è stato uno shock leggere circa 200 pagine incentrate sull’avventura di un solo personaggio (Karsa Orlong), ma Erikson non è uno stupido, non riempie i suoi libri di pagine inutili, quindi lo ha fatto perché si rivelerà un personaggio molto importante, e ho apprezzato il percorso di crescita che fa. Oltre quest’ultimo, però, a essere centrali nel romanzo sono l’Aggiunto Tavore e Sha’ik/Felisin e la guerra nel deserto sacro di Raraku: l’attesa per la battaglia è ammantata di drammaticità, i tradimenti sono dietro le pagine, gli Ascendenti sono in gioco e il terribile suono di catene risuona nel buio perché il Dio Storpio sta creando la sua Casa (quella delle Catene, appunto).
Quattro i momenti memorabili: la risoluzione della guerra (e la bugia di un determinato personaggio); il dialogo commovente tra Apsalar e Cotillion (quest’ultimo è un personaggio bellissimo); la reazione del Violinista alla morte di Whiskeyjack e per ultimo quell’abbraccio finale intimo e cameratesco che non fa altro che impreziosire l’epicità degli Arsori di Ponti.
Una pausa è doverosa prima di buttarmi a capofitto dentro Maree di mezzanotte.
Inizialmente è stato uno shock leggere circa 200 pagine incentrate sull’avventura di un solo personaggio (Karsa Orlong), ma Erikson non è uno stupido, non riempie i suoi libri di pagine inutili, quindi lo ha fatto perché si rivelerà un personaggio molto importante, e ho apprezzato il percorso di crescita che fa. Oltre quest’ultimo, però, a essere centrali nel romanzo sono l’Aggiunto Tavore e Sha’ik/Felisin e la guerra nel deserto sacro di Raraku: l’attesa per la battaglia è ammantata di drammaticità, i tradimenti sono dietro le pagine, gli Ascendenti sono in gioco e il terribile suono di catene risuona nel buio perché il Dio Storpio sta creando la sua Casa (quella delle Catene, appunto).
Quattro i momenti memorabili: la risoluzione della guerra (e la bugia di un determinato personaggio); il dialogo commovente tra Apsalar e Cotillion (quest’ultimo è un personaggio bellissimo); la reazione del Violinista alla morte di Whiskeyjack e per ultimo quell’abbraccio finale intimo e cameratesco che non fa altro che impreziosire l’epicità degli Arsori di Ponti.
Una pausa è doverosa prima di buttarmi a capofitto dentro Maree di mezzanotte.
July 1, 2019
Diamine di libri che fino al 30% della lettura su Kindle non “partono” mai veramente. Ogni volta faccio una fatica mortale ad arrivare a quel punto, per poi cominciare a correre come una pazza per finirli.
Che dire, splendido. Sono una fan completa e totale degli Arsori di Ponti, come sempre, ma ormai sono affezionata a quasi tutti i personaggi.
La storia è complicatissima e non riesco a tenere a mente i dettagli degli incastri - continuo a pensare che meriterebbe una serie tv, se qualcuno fosse così ardimentoso da provarci.
Che dire, splendido. Sono una fan completa e totale degli Arsori di Ponti, come sempre, ma ormai sono affezionata a quasi tutti i personaggi.
La storia è complicatissima e non riesco a tenere a mente i dettagli degli incastri - continuo a pensare che meriterebbe una serie tv, se qualcuno fosse così ardimentoso da provarci.
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September 28, 2022
4.5⭐ Capisco e non capisco... Ma è questo il bello, ormai ci sono dentro, e sono deciso ad arrivare fino in fondo🖤
November 30, 2024
Lacrime e dolore.
Con nuovi personaggi e la fine di altri, la storia dei malazan continua. Un proseguimento avvicente e molto scorrevole, con la storia che si fa sempre più intricata.
Con nuovi personaggi e la fine di altri, la storia dei malazan continua. Un proseguimento avvicente e molto scorrevole, con la storia che si fa sempre più intricata.
June 13, 2025
Anche se carico di momenti memorabili, questo quarto capitolo della saga mi ha convinto meno dei precedenti. Sono convinto però che i prossimi mi potranno emozionare ancora
May 21, 2012
Con la lettura di questo quarto volume della saga di Erikson sono riuscito a risolvere un dubbio che mi rodeva.
Ora sono pressoché certo: non ha senso attendere una evoluzione nello scrivere di questo autore.
Lui così intende la narrazione, la sua è chiaramente una scelta, per me infelice, ma non credo si muoverà mai di qui.
Quando, nella prima parte del romanzo, con Karsa Olong decide di concentrarsi su orizzonti più limitati, su un unico fronte d'azione e su pochi ma ben tratteggiati caratteri, la sua scrittura esce fuori.
Il miglior Erikson - e forse l'unico Erikson che per me valga fino in fondo la pena leggere - è questo.
Ma so che lo rimpiangerò, anzi, lo rimpiango già. Infatti, terminata la prima parte, lo stile torna sui binari dei precedenti volumi e il romanzo si fa frammentario e confusionario forse anche più del solito.
Solo Karsa e pochi altri fili hanno continuato ad appassionarmi, tutto il resto è noioso, astruso e lo è in modo gratuito.
Non c'è niente da fare, Erikson non vuole del tutto piacermi.
Ora sono pressoché certo: non ha senso attendere una evoluzione nello scrivere di questo autore.
Lui così intende la narrazione, la sua è chiaramente una scelta, per me infelice, ma non credo si muoverà mai di qui.
Quando, nella prima parte del romanzo, con Karsa Olong decide di concentrarsi su orizzonti più limitati, su un unico fronte d'azione e su pochi ma ben tratteggiati caratteri, la sua scrittura esce fuori.
Il miglior Erikson - e forse l'unico Erikson che per me valga fino in fondo la pena leggere - è questo.
Ma so che lo rimpiangerò, anzi, lo rimpiango già. Infatti, terminata la prima parte, lo stile torna sui binari dei precedenti volumi e il romanzo si fa frammentario e confusionario forse anche più del solito.
Solo Karsa e pochi altri fili hanno continuato ad appassionarmi, tutto il resto è noioso, astruso e lo è in modo gratuito.
Non c'è niente da fare, Erikson non vuole del tutto piacermi.
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