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The Civilizing Process
The Civilizing Process stands out as Norbert Elias' greatest work, tracing the "civilizing" of manners and personality in Western Europe since the late Middle Ages by demonstrating how the formation of states and the monopolization of power within them changed Western society forever.
592 pages, Paperback
First published January 1, 1939
About the author
Norbert Elias
162 books197 followersNorbert Elias was a German-Jewish sociologist who later became a British citizen, though he is often referred to as a Dutch thinker, and made his home in Amsterdam in his latter years.
Elias's theory focused on the relationship between power, behavior, emotion, and knowledge over time. He significantly shaped what is called process or figurational sociology. Due to historical circumstances, Elias had long remained a marginal author, until being rediscovered by a new generation of scholars in the 1970s, when he eventually became one of the most influential sociologists in the history of the field.
(Some text from Wikipedia licenced under the Creative Commons Attribution-ShareAlike License)
Elias's theory focused on the relationship between power, behavior, emotion, and knowledge over time. He significantly shaped what is called process or figurational sociology. Due to historical circumstances, Elias had long remained a marginal author, until being rediscovered by a new generation of scholars in the 1970s, when he eventually became one of the most influential sociologists in the history of the field.
(Some text from Wikipedia licenced under the Creative Commons Attribution-ShareAlike License)
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Displaying 1 - 3 of 3 reviews
May 27, 2024
Scandali e forchette
A un certo punto il libro narra di come nell'XI secolo il Doge di Venezia sposò una nobile greca, dell'Impero Romano d'Oriente, e di quanto scalpore, anzi, scandalo suscitò l'uso da parte di lei della forchetta per mangiare, strumento allora ignoto negli Stati italiani o nell'Europa Occidentale in genere. Scandalo, dico, perché la diabolica forchetta arrivò a sollevare le ire dei preti tanto che quando la donna fu colpita da una grave malattia, ci fu chi disse fosse un segno della collera divina.
Ora a noi lettori del XXI secolo, mille anni più tardi, questa può sembrare solo un aneddoto gustoso che tutt'al più ci fa scuotere la testa divertiti e un po' sconcertati per quelle che etichettiamo rapidamente come stranezze o arretratezza, per poi passare a pensare ad altro.
Eppure già qui, nel gioco che si crea inevitabilmente tra questa cronaca dei tempi passati e il lettore contemporaneo, si può misurare l'intento del libro o persino i suoi effetti involontarî, cioè mostrare come gli àmbiti interessati da determinate pratiche sociali siano vissuti come di importanza estrema, vitale, in determinati luoghi e tempi e invece suscitino totale disinteresse in altri. La prima domanda può essere: perché tutto questo bailamme per una innocente forchetta? Ma la seconda domanda, ben più impegnativa, può essere: e quali sono oggi le nostre "forchette"? Quali sono quelle pratiche, quei fatti del vivere insieme che se toccati ci danno la sensazione angosciosa che rischino di far crollare l'intera società (da cui argomentazioni del tipo: "Se si permette questo, alla fine si permetterà qualunque cosa!") ma che magari, tra cento o duecento anni, torneranno nell'ambito della normalità o dell'indifferenza?
L'autore mette giustamente in luce come i meccanismi che disciplinano il comportarsi in società agiscano ancora nel presente, e che ad esempio, per restare a tavola, una persona che si ostini a mangiare con le mani in pubblico, oggigiorno, sarebbe a rischio di venire classificata come disturbata mentalmente e bisognosa di essere "curata". Forse l'intervento delle autorità sanitarie è la versione odierna dei preti che mille anni fa invocavano l'ira divina per la Dogaressa e la sua forchetta.
Il libro è stato pubblicato nel 1938, quasi cent'anni fa, in un'epoca di passaggio in cui stava cominciando ad allentarsi, come nota lo stesso autore, quel processo di progressiva estensione della sfera del pudore, del controllo degli affetti, del dominio della vergogna, processo che si può fare partire con la fine del Medio Evo e l'avvento dell'epoca moderna. Da allora ad oggi sono passati i decennî, c'è stata la rivoluzione dei costumi, c'è un rispetto assai maggiore per l'individualità, sono state sottoposte a severa critica le istituzioni disciplinanti e verticali come la famiglia, la scuola, il sistema psicologico-psichiatrico, c'è la celebrazione della spontaneità (ma va ricordato che quello di spontaneità rimane un concetto spesso opaco e scivoloso). Eppure ancora oggi ci scandalizziamo, se non per le forchette, per altre cose forse non così dissimili: c'è chi paventa l'introduzione anche da noi di alimenti a basi di insetti come nientemeno che una minaccia alla civiltà; ci si accapiglia appassionatamente per decidere se le donne sbaglino a scoprirsi troppo (nelle pubblicità, in televisione o su internet) o se sbaglino a coprirsi troppo (se di fede islamica); non parliamo poi di tutta l'agitazione che ancora suscita la regolazione della sessualità, se parlarne, come parlarne, se tacerne, come insegnarla, cosa classificare come violenza, e così via.
Se il libro non è per nulla invecchiata nelle sue riflessioni ed è anzi un ottimo strumento per guardarsi una volta di più allo specchio e riflettere sui nostri vincoli a partire da quelli dei secoli passati, sconta due carenze, forse inevitabili proprio per la sua età, per essere un pionieristico punto di partenza.
Il primo punto è che, pur mostrando con chiarezza e dettaglio il processo storico che ha portato a una crescente autodisciplina dell'individuo nella nostra società, non ne spiega le cause contingenti, ovvero perché questo è successo proprio con l'avvento dell'età moderna e nei secoli successivi.
Il secondo punto, che forse esorbiterebbe comunque dall'intento e dalle competenze dell'autore, è delucidare il meccanismo profondo che porta gli esseri umani a esigere con tanta ostinazione, che a volte sfocia anche nel fanatismo, il conformismo dei proprî simili su questioni essenziali quando vissute dall'interno ma banali e strane se viste dall'esterno.
Insomma, sappiamo che a un certo punto si è passati dallo scandalo verso chi usava la forchetta allo scandalo per chi non la usa. Ma forse ancora non sappiamo il perché.
A un certo punto il libro narra di come nell'XI secolo il Doge di Venezia sposò una nobile greca, dell'Impero Romano d'Oriente, e di quanto scalpore, anzi, scandalo suscitò l'uso da parte di lei della forchetta per mangiare, strumento allora ignoto negli Stati italiani o nell'Europa Occidentale in genere. Scandalo, dico, perché la diabolica forchetta arrivò a sollevare le ire dei preti tanto che quando la donna fu colpita da una grave malattia, ci fu chi disse fosse un segno della collera divina.
Ora a noi lettori del XXI secolo, mille anni più tardi, questa può sembrare solo un aneddoto gustoso che tutt'al più ci fa scuotere la testa divertiti e un po' sconcertati per quelle che etichettiamo rapidamente come stranezze o arretratezza, per poi passare a pensare ad altro.
Eppure già qui, nel gioco che si crea inevitabilmente tra questa cronaca dei tempi passati e il lettore contemporaneo, si può misurare l'intento del libro o persino i suoi effetti involontarî, cioè mostrare come gli àmbiti interessati da determinate pratiche sociali siano vissuti come di importanza estrema, vitale, in determinati luoghi e tempi e invece suscitino totale disinteresse in altri. La prima domanda può essere: perché tutto questo bailamme per una innocente forchetta? Ma la seconda domanda, ben più impegnativa, può essere: e quali sono oggi le nostre "forchette"? Quali sono quelle pratiche, quei fatti del vivere insieme che se toccati ci danno la sensazione angosciosa che rischino di far crollare l'intera società (da cui argomentazioni del tipo: "Se si permette questo, alla fine si permetterà qualunque cosa!") ma che magari, tra cento o duecento anni, torneranno nell'ambito della normalità o dell'indifferenza?
L'autore mette giustamente in luce come i meccanismi che disciplinano il comportarsi in società agiscano ancora nel presente, e che ad esempio, per restare a tavola, una persona che si ostini a mangiare con le mani in pubblico, oggigiorno, sarebbe a rischio di venire classificata come disturbata mentalmente e bisognosa di essere "curata". Forse l'intervento delle autorità sanitarie è la versione odierna dei preti che mille anni fa invocavano l'ira divina per la Dogaressa e la sua forchetta.
Il libro è stato pubblicato nel 1938, quasi cent'anni fa, in un'epoca di passaggio in cui stava cominciando ad allentarsi, come nota lo stesso autore, quel processo di progressiva estensione della sfera del pudore, del controllo degli affetti, del dominio della vergogna, processo che si può fare partire con la fine del Medio Evo e l'avvento dell'epoca moderna. Da allora ad oggi sono passati i decennî, c'è stata la rivoluzione dei costumi, c'è un rispetto assai maggiore per l'individualità, sono state sottoposte a severa critica le istituzioni disciplinanti e verticali come la famiglia, la scuola, il sistema psicologico-psichiatrico, c'è la celebrazione della spontaneità (ma va ricordato che quello di spontaneità rimane un concetto spesso opaco e scivoloso). Eppure ancora oggi ci scandalizziamo, se non per le forchette, per altre cose forse non così dissimili: c'è chi paventa l'introduzione anche da noi di alimenti a basi di insetti come nientemeno che una minaccia alla civiltà; ci si accapiglia appassionatamente per decidere se le donne sbaglino a scoprirsi troppo (nelle pubblicità, in televisione o su internet) o se sbaglino a coprirsi troppo (se di fede islamica); non parliamo poi di tutta l'agitazione che ancora suscita la regolazione della sessualità, se parlarne, come parlarne, se tacerne, come insegnarla, cosa classificare come violenza, e così via.
Se il libro non è per nulla invecchiata nelle sue riflessioni ed è anzi un ottimo strumento per guardarsi una volta di più allo specchio e riflettere sui nostri vincoli a partire da quelli dei secoli passati, sconta due carenze, forse inevitabili proprio per la sua età, per essere un pionieristico punto di partenza.
Il primo punto è che, pur mostrando con chiarezza e dettaglio il processo storico che ha portato a una crescente autodisciplina dell'individuo nella nostra società, non ne spiega le cause contingenti, ovvero perché questo è successo proprio con l'avvento dell'età moderna e nei secoli successivi.
Il secondo punto, che forse esorbiterebbe comunque dall'intento e dalle competenze dell'autore, è delucidare il meccanismo profondo che porta gli esseri umani a esigere con tanta ostinazione, che a volte sfocia anche nel fanatismo, il conformismo dei proprî simili su questioni essenziali quando vissute dall'interno ma banali e strane se viste dall'esterno.
Insomma, sappiamo che a un certo punto si è passati dallo scandalo verso chi usava la forchetta allo scandalo per chi non la usa. Ma forse ancora non sappiamo il perché.
October 24, 2021
Pensavo fosse una roba pallosissima e invece è molto figo, ora devo raccattare il secondo volume. Affronta il tema della civilizzazione nel tempo ed è molto attuale in alcune sue parti, come là dove racconta delle differenze tra Francia e Germania nell’evolversi di questo termine rispetto al concetto di cultura
March 13, 2024
Illuminante. Norbert Elias svela magistralmente chi eravamo, chi siamo e perché lo siamo. Consigliato, ma decisamente non per tutti.
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