dal punto di vista dell'accuratezza storica e del materiale raccolto di prima mano dell'autrice questo libro è un documento inestimabile, ma la traduzione pedestre ne rende difficile la lettura, almeno a chi non conosce bene sia tutti i veri nomi dei protagonisti, qua italianizzati come nell'epoca fascista, che i nomi delle località cinesi teatro dei fatti narrati...ho fatto una gran fatica, ma ne è valsa la pena, solo sarebbe stato veramente il caso di farlo tradurre a qualcuno che avesse una minima idea di quello che stava leggendo, insomma non gli è toccata in sorte la fortuna di Edgar Snow che è stato tradotto assai meglio con un libro altrettanto epocale, solo molto più famoso di questo, almeno da noi....non sarà per via del fatto che chi ne sa poco e non riesce a seguire lo mollerà a metà scoraggiato dall'enorme lavoro di ricostruzione che occorre fare per riparare ai danni della peggiore traduzione della storia?
Gli unici punti interessanti sono quelli in cui non parla di Jiang Qing (soprattutto nel tracciare i paralleli e le divergenze tra comunismo stalinista e collettivismo maoista); per il resto rimane quel che è, un resoconto delle megalomanie della quasi-imperatrice della Grande Rivoluzione Culturale Proletaria, che Witke raramente contesta (comunque il processo che avrebbe gettato la damnatio memoriae sulla Banda dei Quattro sarebbe avvenuto otto anni dopo la prima edizione). Non è un testo accessibile a un pubblico non specializzato ma contiene alcune riflessioni di valore per chi studia la Cina contemporanea, comunque sparse in maniera abbastanza disordinata nel corso della narrazione