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Tragedias
Tragedias de Esquilo.
Contiene:
Los persas (472 a. C.)
Los siete contra Tebas (467 a. C.)
Las suplicantes (463 a. C.)
Prometeo encadenado
Orestíada (458 a. C.) que comprende:
Agamenón
Las coéforas
Las euménides
Esquilo (Eleusis, 525 a. C. – Gela, 456 a. C.), dramaturgo griego. Predecesor de Sófocles y Eurípides, es considerado como el primer gran representante de la tragedia griega.
Contiene:
Los persas (472 a. C.)
Los siete contra Tebas (467 a. C.)
Las suplicantes (463 a. C.)
Prometeo encadenado
Orestíada (458 a. C.) que comprende:
Agamenón
Las coéforas
Las euménides
Esquilo (Eleusis, 525 a. C. – Gela, 456 a. C.), dramaturgo griego. Predecesor de Sófocles y Eurípides, es considerado como el primer gran representante de la tragedia griega.
268 pages, Kindle Edition
First published January 1, 459
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Community Reviews
Displaying 1 - 13 of 13 reviews
September 9, 2017
"Spensi all'uomo la vista della morte. [...] Seminai la speranza, che non vede." (Prometeo incatenato)
Una delle letture preferite del mio "periodo classico", tra liceo e università. Sebbene il teatro drammatico greco raggiunga il suo apice con Euripide, le opere di Eschilo conservano un fascino particolare e una forza espressiva di prim'ordine con i loro personaggi che, a dispetto di un fato addirittura al di sopra degli dei, compiono scelte consapevoli nel bene o nel male.
Peccato siano sopravvissute soltanto sette tragedie.
Tra esse, quelle che preferisco sono "Prometeo incatenato" e la trilogia dell'Orestea. Splendido il personaggio di Clitemnestra: la scena in cui lei si scopre il seno prima di morire per mano del figlio è una di quelle che restano impresse.
Una delle letture preferite del mio "periodo classico", tra liceo e università. Sebbene il teatro drammatico greco raggiunga il suo apice con Euripide, le opere di Eschilo conservano un fascino particolare e una forza espressiva di prim'ordine con i loro personaggi che, a dispetto di un fato addirittura al di sopra degli dei, compiono scelte consapevoli nel bene o nel male.
Peccato siano sopravvissute soltanto sette tragedie.
Tra esse, quelle che preferisco sono "Prometeo incatenato" e la trilogia dell'Orestea. Splendido il personaggio di Clitemnestra: la scena in cui lei si scopre il seno prima di morire per mano del figlio è una di quelle che restano impresse.
July 24, 2024
Sette tragedie, una sola, a carattere storico "I Persiani", una " Prometeo incatenato " non direttamente attribuibile al primo fra i grandi tragici greci, all'interno la grandiosa "Orestea".
C'è tutto: Prometeo, Io, Hermes, la genealogia di Esiodo, Zeus, Apollo e Dioniso, Achille, Agamennone, Ifigenia, Clitemestra, Egisto, Oreste, Cassandra, Elena, le Danai di, Argo, Paride...
Violenza, tracotanza, guerra, dolore e insieme catarsi.
Infinito...
C'è tutto: Prometeo, Io, Hermes, la genealogia di Esiodo, Zeus, Apollo e Dioniso, Achille, Agamennone, Ifigenia, Clitemestra, Egisto, Oreste, Cassandra, Elena, le Danai di, Argo, Paride...
Violenza, tracotanza, guerra, dolore e insieme catarsi.
Infinito...
January 19, 2013
Recensire?
Come si possono recensire le Tragedie di Eschilo?
Mi limiterò a dire che, soprattutto in Prometeo e nelle tre tragedie dell'Orestèa c'è tutto: l'analisi sociale, l'azione, l'introspezione dei personaggi, la lotta per il potere, il rapporto tra l'uomo ed il divino.... Insomma Eschilo è uno dei grandi capisaldi della cultura occidentale, una delle fonti del nostro modo di essere e di pensare.
L'edizione non supporta cotanta importanza: la guida alla lettura che precede i testi ha la forma di un bignamino. Da sottolineare, invece, la forma poetica scelta per la traduzione, che se da un lato comporta una lettura non sempre agevole dall'altro rende a tratti molto bene la musicalità dei testi originari.
Come si possono recensire le Tragedie di Eschilo?
Mi limiterò a dire che, soprattutto in Prometeo e nelle tre tragedie dell'Orestèa c'è tutto: l'analisi sociale, l'azione, l'introspezione dei personaggi, la lotta per il potere, il rapporto tra l'uomo ed il divino.... Insomma Eschilo è uno dei grandi capisaldi della cultura occidentale, una delle fonti del nostro modo di essere e di pensare.
L'edizione non supporta cotanta importanza: la guida alla lettura che precede i testi ha la forma di un bignamino. Da sottolineare, invece, la forma poetica scelta per la traduzione, che se da un lato comporta una lettura non sempre agevole dall'altro rende a tratti molto bene la musicalità dei testi originari.
April 10, 2022
"... mucchi di cadaveri, fino alla terza generazione, parleranno muti agli occhi dei mortali, e diranno che gli umani non devono insuperbire oltre misura "... mucchi di cadaveri, fino alla terza generazione, parleranno muti agli occhi dei mortali, e diranno che gli umani non devono insuperbire oltre misura. La tracotanza fiorisce, e poi dà come frutto spighe di rovina, da cui si raccoglie messe di pianto. Guardate il prezzo di quest'impresa e ricordatevi di Atene e della Grecia! E nessuno, disprezzando il destino presente, dissipi una grande fortuna per desiderio di altro. C'è Zeus, che punisce gli eccessi di superbia e chiede il conto, giudice pesante". Un breve passaggio estratto liberamente da "I Persiani", probabilmente la più antica opera teatrale di Eschilo pervenuta ai giorni nostri. Le tragedie racchiudono sempre verità eterne senza tempo!
October 16, 2021
Leggi l'Agamennone e poi muori.
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May 29, 2022Antigone di Sofocle (29/05/2022)
Sì, lo so, a leggere a 22 anni per la prima volta Antigone c'è da vergognarsi ma da studente di Scienze Filosofiche mi sono trovato più e più volte ad affrontare la tragedia senza, però, conoscerla. Ora, grazie ad essa, capisco molto di più il parallelismo con Cristo fatto da Simone Weil ne La Persona e il Sacro e i vari riferimenti utilizzati anche da G.W.F. Hegel in materia di filosofia del diritto.
Per quanto riguarda la tragedia in sé mi è piaciuta enormemente e, credo, non si possa valutare ulteriormente una delle colonne della civiltà occidentale: qua solo il gusto è sufficiente per parlarne, non si può oggettificare qualcosa che è colonna portante.
Sì, lo so, a leggere a 22 anni per la prima volta Antigone c'è da vergognarsi ma da studente di Scienze Filosofiche mi sono trovato più e più volte ad affrontare la tragedia senza, però, conoscerla. Ora, grazie ad essa, capisco molto di più il parallelismo con Cristo fatto da Simone Weil ne La Persona e il Sacro e i vari riferimenti utilizzati anche da G.W.F. Hegel in materia di filosofia del diritto.
Per quanto riguarda la tragedia in sé mi è piaciuta enormemente e, credo, non si possa valutare ulteriormente una delle colonne della civiltà occidentale: qua solo il gusto è sufficiente per parlarne, non si può oggettificare qualcosa che è colonna portante.
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January 19, 2014
Molto molto belle, chiaro che io non le ho lette in greco, ma nella loro traduzione italiana, resta comunque il fatto che certe frasi hanno una potenza che non é stata, come dire, scalfita dal passaggio di centinaia di anni.
In particolare l'Orestea è una super tragedia in tre parti la cui storia farebbe impallidire qualsiasi altra epica, ma il tutto, chiaramente, secondo me.
In particolare l'Orestea è una super tragedia in tre parti la cui storia farebbe impallidire qualsiasi altra epica, ma il tutto, chiaramente, secondo me.
July 13, 2024
Ispirato da Omero e dalla mitologia greca, precursore del teatro attico (Sofocle e Aristofane) e della storiografia greca (Erodoto), Eschilo rimane il padre del teatro antico, ma anche del verso poetico racchiuso in esso e della narrazione storica che ne pervade le rappresentazioni. In questo volume sono raccolte le uniche sette tragedie risalenti alla prima metà del V secolo avanti Cristo, che sono arrivate fino ai nostri giorni, di cui solo tre (Agamennone, Coefore e Eumenidi) rappresentano una trilogia completa (Orestea).
La prima opera in ordine cronologico è i Persiani, quella che più delle altre ha carattere storico. Qui si narra della regina Atossa, vedova del re dei persiani Dario e madre dell’attuale re Serse. La regina madre vive nell’attesa angosciante di notizie riguardo alla spedizione militare del figlio alla conquista del territorio ellenico; e presto arriveranno messaggi drammatici della disfatta militare:
“La tracotanza fiorisce, e poi dà come frutto spighe di rovina, da cui si raccoglie messe di pianto. Guardate il prezzo di quest’impresa e ricordatevi di Atene e della Grecia!” (pag. 64).
Le parole del fantasma di Dario sono la chiave della sconfitta. Dove la superbia dell’uomo diventa offesa alle divinità stesse, la punizione non si fa attendere. Ma Eschilo nelle righe non manca di elogiare l’innata sete di libertà dei greci e la personale riluttanza a condannare un nemico, ma di rendergli clemenza nella sconfitta.
Nei Sette contro Tebe è la maledizione su Labdaco ricaduta poi su suo figlio Laio e suo nipote Edipo a generare lo stato attuale della vicenda. Lo scontro tra i loro discendendi ovvero Eteocle sovrano di Tebe e suo fratello Polinice, esiliato dal primo ma ora pronto a sostituirsi con la forza ad esso. Ed è così che Polinice con altri sei valorosi condottieri muovono all’attacco delle sette porte di Tebe dove altrettanti eroi tebani guidati da Eteocle si preparano alla difesa:
“Di questo sono certo, e lo affronterò io stesso: chi, più di me, potrebbe farlo secondo giustizia? Re contro re, fratello contro fratello, nemico contro nemico, mi ergerò contro di lui!” (pag. 93).
Inevitabile lo scontro e altrettanto ineluttabile la drammatica conclusione che rinnova la maledizione della famiglia e dei propri discendenti.
La tragedia Supplici oltre a permettere l’elogio all’ospitalità greca e al loro senso di giustizia, è soprattutto lo spunto per ripercorrere le vicedente mitologiche di Iò, sacedotessa di Argo, amata da Zeus e contrastata dalla gelosia di Era che la mutò in giovenca e la perseguitò nella sua fuga fino in Africa. Proprio da questo continente prende avvio la fuga delle danaidi (figlie di Danao) promesse in spose ai loro cugini (figli di Egitto, fratello di Danao):
“Guardami: supplice, esule, errante, come giovenca braccata dal lupo arranco su rupi scoscese, dove confido di trovare riparo, e muggendo racconto al mandriano il mio strazio.” (pag. 118).
La fuga le porta con il padre sulle rive vicino ad Argo dove verrà in loro aiuto il re argivo Pelasgo che si opporrà alle richieste delle schiere egiziane.
La Oresta si sviluppa su tre tragedie: Agamennone, Coefore e Eumenidi.
In Agamennone, l’attesa del ritorno di Agamennone, re di Argo, dalla lunga guerra dei greci alla conquista di Troia, consente una riflessione sulla battaglia epica che ha coivolto le due popolazioni e che ha visto alla fine gli eroi greci prevalere su quelli iliaci, anche grazie al favore degli dei. L’annuncio del ritorno in patria di Agamennone scuote il senso di vendetta della moglie Clitemestra che non perdona al marito il sacrificio della loro figlia Ifigenia per propiziarsi i favori degli dei. Le parole di Cassandra (sacerdotessa di Troia ed ora schiava-amante di Agamennone) rivelerà i piani della regina argiva:
“E mentre affila la lama contro lo sposo, si vanta di fargli scontare la pena per avermi condotta con sé. [...] Altri verrà, che a sua volta farà vendetta di noi, germoglio che uccide sua madre, vendicatore del padre.” (pag. 177).
Nella Coefore, allo strazio di Elettra, figlia di Agamennone e Clitemestra, sola davanti alle spoglie del padre si aggiunge l’odio verso la madre e il compagno di quet’ultima Egisto, si unisce la tristezza del non poter avere a suo fianco il fratello esiliato Oreste:
“E io vivo alla stregua di una schiava, e Oreste è bandito dai suoi averi, e l’arroganza di questi due va fiera del frutto delle tue fatiche. Di questo ti prego: che Oreste ritorni, con buona fortuna! E tu ascoltami, o padre! E concedimi di essere molto più casta di mia madre, e che le mie mani siano molto più pure. Per noi queste suppliche. Ma per i nemici io prego che giunga, o padre, il tuo vendicatore, e chi uccise perisca a sua volta, come vuole giustizia.” (pag. 195).
Ma il momento della vendetta arriva e Oreste raggiunge la sorella per trovare soddisfazione alla loro sete di sangue.
Nell’ultima opera della trilogia, le Eumenidi, è il giudizio divino ad essere chiamato a giudicare la colpevolezza o l’innocenza di Oreste e quindi a fermare l’ulteriore brama di vendetta delle Erinni risvegliate dal fantasma di Clitemestra:
“Soffrii strazio terribile da chi avevo più caro, ma nessuno dei divini si sdegna a difesa di me, sgozzata da mani matricide! [...] E tutto questo voi ve lo mettete sotto i piedi, ed egli è fuggito” (pag. 228).
Gli dei divengono personaggi recitanti della stessa opera, prima Apollo e poi Atena, ergendosi ad entità di giustizia non giudicabili dagli uomini e a farsi portatori del messaggio di Zeus a cui neanche le Erinni possono sfilarsi.
Anche nel Prometeo incatenato, le divinità svolgono un ruolo da protagonisti. In questa opera Zeus impone a Efesto di incatenare su una rupe Prometeo, lasciato in balia di supplizi continui, per aver rubato la folgore ed averla donata agli uomini:
“Egli rubò il tuo fiore, il fulgore del fuoco artefice di tutte le cose, e lo offrì ai mortali: di questo deve pagare la pena agli dei, e imparare a rendere onore alla tirannide di Zeus, a cessare di aiutare gli umani.” (pag. 257).
Prometeo, sicuro della vendetta che un giorno riuscirà ad ottenere, nella sua solitudine e sofferenza dialogherà con il coro delle oceanine verso cui non rinnegherà la sua scelta di voler aiutare l’uomo anche contro la volontà divina, e annuncia la caduta futura di Zeus. A queste parole Hermes cerca di carpire come Prometeo pensa di poter sconfiggere il padre degli dei ma Prometeo rimane fermo nella sua sopportazione del dolore con a fianco altre divinità che hanno dovuto subire a loro volta la rabbia di Zeus.
In queste opere ritroviamo la storia greca, Argo, Tebe, la guerra con Troia; ma vediamo nitida anche la sfera mitologica degli dei, la rabbia di Zeus, la giustizia di Apollo e Atena, le gelosia di Era; e tra essi Eschilo racconta anche l’uomo, il suo senso di equità, la sua capacità di amare e di odiare, di aiutare e di uccidere, e lo fa creando quella struttura teatrale che diventerà un classico nei secoli a seguire, con monologhi dei protagonisti che si alternano a dialoghi fitti e veloci, con poesia e canti del coro che sempre più manifesta l’espressione dell’animo umano.
La prima opera in ordine cronologico è i Persiani, quella che più delle altre ha carattere storico. Qui si narra della regina Atossa, vedova del re dei persiani Dario e madre dell’attuale re Serse. La regina madre vive nell’attesa angosciante di notizie riguardo alla spedizione militare del figlio alla conquista del territorio ellenico; e presto arriveranno messaggi drammatici della disfatta militare:
“La tracotanza fiorisce, e poi dà come frutto spighe di rovina, da cui si raccoglie messe di pianto. Guardate il prezzo di quest’impresa e ricordatevi di Atene e della Grecia!” (pag. 64).
Le parole del fantasma di Dario sono la chiave della sconfitta. Dove la superbia dell’uomo diventa offesa alle divinità stesse, la punizione non si fa attendere. Ma Eschilo nelle righe non manca di elogiare l’innata sete di libertà dei greci e la personale riluttanza a condannare un nemico, ma di rendergli clemenza nella sconfitta.
Nei Sette contro Tebe è la maledizione su Labdaco ricaduta poi su suo figlio Laio e suo nipote Edipo a generare lo stato attuale della vicenda. Lo scontro tra i loro discendendi ovvero Eteocle sovrano di Tebe e suo fratello Polinice, esiliato dal primo ma ora pronto a sostituirsi con la forza ad esso. Ed è così che Polinice con altri sei valorosi condottieri muovono all’attacco delle sette porte di Tebe dove altrettanti eroi tebani guidati da Eteocle si preparano alla difesa:
“Di questo sono certo, e lo affronterò io stesso: chi, più di me, potrebbe farlo secondo giustizia? Re contro re, fratello contro fratello, nemico contro nemico, mi ergerò contro di lui!” (pag. 93).
Inevitabile lo scontro e altrettanto ineluttabile la drammatica conclusione che rinnova la maledizione della famiglia e dei propri discendenti.
La tragedia Supplici oltre a permettere l’elogio all’ospitalità greca e al loro senso di giustizia, è soprattutto lo spunto per ripercorrere le vicedente mitologiche di Iò, sacedotessa di Argo, amata da Zeus e contrastata dalla gelosia di Era che la mutò in giovenca e la perseguitò nella sua fuga fino in Africa. Proprio da questo continente prende avvio la fuga delle danaidi (figlie di Danao) promesse in spose ai loro cugini (figli di Egitto, fratello di Danao):
“Guardami: supplice, esule, errante, come giovenca braccata dal lupo arranco su rupi scoscese, dove confido di trovare riparo, e muggendo racconto al mandriano il mio strazio.” (pag. 118).
La fuga le porta con il padre sulle rive vicino ad Argo dove verrà in loro aiuto il re argivo Pelasgo che si opporrà alle richieste delle schiere egiziane.
La Oresta si sviluppa su tre tragedie: Agamennone, Coefore e Eumenidi.
In Agamennone, l’attesa del ritorno di Agamennone, re di Argo, dalla lunga guerra dei greci alla conquista di Troia, consente una riflessione sulla battaglia epica che ha coivolto le due popolazioni e che ha visto alla fine gli eroi greci prevalere su quelli iliaci, anche grazie al favore degli dei. L’annuncio del ritorno in patria di Agamennone scuote il senso di vendetta della moglie Clitemestra che non perdona al marito il sacrificio della loro figlia Ifigenia per propiziarsi i favori degli dei. Le parole di Cassandra (sacerdotessa di Troia ed ora schiava-amante di Agamennone) rivelerà i piani della regina argiva:
“E mentre affila la lama contro lo sposo, si vanta di fargli scontare la pena per avermi condotta con sé. [...] Altri verrà, che a sua volta farà vendetta di noi, germoglio che uccide sua madre, vendicatore del padre.” (pag. 177).
Nella Coefore, allo strazio di Elettra, figlia di Agamennone e Clitemestra, sola davanti alle spoglie del padre si aggiunge l’odio verso la madre e il compagno di quet’ultima Egisto, si unisce la tristezza del non poter avere a suo fianco il fratello esiliato Oreste:
“E io vivo alla stregua di una schiava, e Oreste è bandito dai suoi averi, e l’arroganza di questi due va fiera del frutto delle tue fatiche. Di questo ti prego: che Oreste ritorni, con buona fortuna! E tu ascoltami, o padre! E concedimi di essere molto più casta di mia madre, e che le mie mani siano molto più pure. Per noi queste suppliche. Ma per i nemici io prego che giunga, o padre, il tuo vendicatore, e chi uccise perisca a sua volta, come vuole giustizia.” (pag. 195).
Ma il momento della vendetta arriva e Oreste raggiunge la sorella per trovare soddisfazione alla loro sete di sangue.
Nell’ultima opera della trilogia, le Eumenidi, è il giudizio divino ad essere chiamato a giudicare la colpevolezza o l’innocenza di Oreste e quindi a fermare l’ulteriore brama di vendetta delle Erinni risvegliate dal fantasma di Clitemestra:
“Soffrii strazio terribile da chi avevo più caro, ma nessuno dei divini si sdegna a difesa di me, sgozzata da mani matricide! [...] E tutto questo voi ve lo mettete sotto i piedi, ed egli è fuggito” (pag. 228).
Gli dei divengono personaggi recitanti della stessa opera, prima Apollo e poi Atena, ergendosi ad entità di giustizia non giudicabili dagli uomini e a farsi portatori del messaggio di Zeus a cui neanche le Erinni possono sfilarsi.
Anche nel Prometeo incatenato, le divinità svolgono un ruolo da protagonisti. In questa opera Zeus impone a Efesto di incatenare su una rupe Prometeo, lasciato in balia di supplizi continui, per aver rubato la folgore ed averla donata agli uomini:
“Egli rubò il tuo fiore, il fulgore del fuoco artefice di tutte le cose, e lo offrì ai mortali: di questo deve pagare la pena agli dei, e imparare a rendere onore alla tirannide di Zeus, a cessare di aiutare gli umani.” (pag. 257).
Prometeo, sicuro della vendetta che un giorno riuscirà ad ottenere, nella sua solitudine e sofferenza dialogherà con il coro delle oceanine verso cui non rinnegherà la sua scelta di voler aiutare l’uomo anche contro la volontà divina, e annuncia la caduta futura di Zeus. A queste parole Hermes cerca di carpire come Prometeo pensa di poter sconfiggere il padre degli dei ma Prometeo rimane fermo nella sua sopportazione del dolore con a fianco altre divinità che hanno dovuto subire a loro volta la rabbia di Zeus.
In queste opere ritroviamo la storia greca, Argo, Tebe, la guerra con Troia; ma vediamo nitida anche la sfera mitologica degli dei, la rabbia di Zeus, la giustizia di Apollo e Atena, le gelosia di Era; e tra essi Eschilo racconta anche l’uomo, il suo senso di equità, la sua capacità di amare e di odiare, di aiutare e di uccidere, e lo fa creando quella struttura teatrale che diventerà un classico nei secoli a seguire, con monologhi dei protagonisti che si alternano a dialoghi fitti e veloci, con poesia e canti del coro che sempre più manifesta l’espressione dell’animo umano.
March 3, 2021
Come ogni classico del pensiero occidentale, affinché non sia noioso, è necessario affrontarlo con un triplice accorgimento: decontestualizzarlo, attualizzarlo e concretizzarlo. Il teatro greco è molto più pedagogico delle tradizionali fiabe per bimbi.
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May 21, 2021Ho letto solo le seguenti tre tragedie per preparare l'esame di Estetica;
• Le Baccanti ★★★★
• Antigone ★★★★
• Edipo Re ★★★★
• Le Baccanti ★★★★
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• Edipo Re ★★★★
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September 1, 2022ho letto solo il prometeo incatenato
January 3, 2023
Letto per la scuola... Un calvario, ma alla fine ce l'ho fattaaaaa!😭🤣
September 25, 2022
(Persiani)
“E voi, o vecchi, fatevi coraggio: anche nella sciagura/
offrite al vostro animo un poco di gioia, giorno per giorno.”
Tragedia statica, funerea e soprannaturale, punteggiata da versi immortali.
(Prometeo Incatenato)
"E' dolce dispiegare il tempo della vita
in speranze senza timore,
nutrendo l'animo con bagliori di gioia."
I destini di Prometeo e Iò si contendono la scena in un dramma cinereo, sprezzante e - come sempre in Eschilo - in massima parte espositivo.
“E voi, o vecchi, fatevi coraggio: anche nella sciagura/
offrite al vostro animo un poco di gioia, giorno per giorno.”
Tragedia statica, funerea e soprannaturale, punteggiata da versi immortali.
(Prometeo Incatenato)
"E' dolce dispiegare il tempo della vita
in speranze senza timore,
nutrendo l'animo con bagliori di gioia."
I destini di Prometeo e Iò si contendono la scena in un dramma cinereo, sprezzante e - come sempre in Eschilo - in massima parte espositivo.
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