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Middlesex

The astonishing tale of a gene that passes down through three generations of a Greek-American family and flowers in the body of a teenage girl.

In the spring of 1974, Calliope Stephanides, a student at a girls' school in Grosse Pointe, finds herself drawn to a chain-smoking, strawberry blond classmate with a gift for acting. The passion that furtively develops between them--along with Callie's failure to develop--leads Callie to suspect that she is not like other girls. In fact, she is not really a girl at all.

The explanation for this shocking state of affairs takes us out of suburbia- back before the Detroit race riots of 1967, before the rise of the Motor City and Prohibition, to 1922, when the Turks sacked Smyrna and Callie's grandparents fled for their lives. Back to a tiny village in Asia Minor where two lovers, and one rare genetic mutation, set in motion the metamorphosis that will turn Callie into a being both mythical and perfectly a hermaphrodite.

Spanning eight decades--and one unusually awkward adolescence- Jeffrey Eugenides's long-awaited second novel is a grand, utterly original fable of crossed bloodlines, the intricacies of gender, and the deep, untidy promptings of desire.

529 pages, Paperback

First published September 4, 2002

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About the author

Jeffrey Eugenides

44 books10.7k followers
Jeffrey Kent Eugenides is an American author. He has written numerous short stories and essays, as well as three novels: The Virgin Suicides (1993), Middlesex (2002), and The Marriage Plot (2011). The Virgin Suicides served as the basis of the 1999 film of the same name, while Middlesex received the 2003 Pulitzer Prize for Fiction in addition to being a finalist for the National Book Critics Circle Award, the International Dublin Literary Award, and France's Prix Médicis.

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Displaying 1 - 30 of 329 reviews
Profile Image for Sandra.
981 reviews359 followers
September 18, 2012
Da bambina, a sette-otto anni, cantavo nel coro della parrocchia, insieme a diversi miei compagni di scuola. Cantavo in un coro misto, dove eravamo tanti bambini e bambine con voci uguali, poi c’erano i grandi, quelli con un principio di barba e baffi che erano tenori o bassi. All’epoca nessuna meraviglia mi veniva dal fatto che maschi e femmine avessero voci simili, senza differenziazione di sesso; anzi, all’epoca non sapevo nemmeno cosa fosse il sesso. Non mi ponevo proprio la domanda di cosa accadeva nel corpo umano a un certo punto, da trasformarlo in modo da far nascere la voce cupa e la barba ai maschi e far venire le curve in certi posti alle femmine: beata età infantile! Cosa c’entra con Middlesex, ci si domanderà. Prima parlo del libro, poi spiego.
Middlesex è un romanzo “epico”: Calliope, non a caso il nome della Musa ispiratrice di Omero, narra in prima persona la saga familiare degli Stephanides, che prende il via all’inizio del ‘900 in Turchia per arrivare all’America del proibizionismo, della seconda guerra mondiale, dei conflitti razziali fino alla guerra in Vietnam e al Watergate, attraversando due continenti senza che il legame tra i mondi, rappresentato dalla nonna Desdemona Stephanides, si spezzi mai, anzi rafforzandosi con il trascorrere degli anni, finchè la Grecia, patria lontana, diviene un luogo mitico di cui sempre si parla ma mai si vedrà.
Middlesex è un viaggio nei segreti di una famiglia nel cui sangue, in un susseguirsi di matrimoni e nascite, si trasmette come una macchia un’alterazione genetica, la carenza di un enzima, che, latente e silenziosa fino ad allora, viene alla luce proprio in Calliope, trasformando la sua vita in una odissea.
Questo è il punto. Middlesex è la metafora del periglioso viaggio verso la presa di coscienza, anche e prima di tutto sessuale, che ogni individuo affronta nel percorso dell’esistenza, dal momento del concepimento, quando potenzialmente si è sia maschio che femmina, attraverso l’infanzia, condizione di sessualità informe e silente, un mondo in cui i giochi fantasiosi comprendono indifferentemente maschi e femmine in una gioiosa confusione di generi, fino ad arrivare al momento in cui la sessualità esplode all’improvviso cogliendoci impreparati, l’adolescenza. Da qui cominciano i pericoli, le paure, i turbamenti, le tentazioni e le voglie che porteranno alla formazione di un uomo o una donna, ben individuato nel suo genere, incasellato nella scacchiera della vita.
Nascere e crescere significa dunque mutilarsi dell’altra parte di sé, significa abbandonare lo stato di perfezione che eravamo al tempo del concepimento e assumere a mano a mano un ruolo di cui prima di ogni altro noi stessi dobbiamo prendere consapevolezza? Oppure il dubbio è che ogni perfezione nasconde un guasto, una mancanza, e deve essere considerata come un ostacolo da superare, come una tappa nel percorso della vita?
A questo punto non occorre spiegare l’incipit del commento. Termino semplicemente consigliando la lettura del romanzo, coinvolgente e ricco nella scrittura e nelle idee.
Profile Image for Dagio_maya .
1,183 reviews378 followers
December 6, 2018
“Siamo tutti fatti di molte parti,
altre metà.”


Non so se vi capita di dover commentare un libro appena letto ed essere sopraffatti dalle troppe cose da dire e (o) dal profondo desiderio di comunicare quanto questa lettura sia entrata nel proprio profondo.
Devo dire che, personalmente, mi è successo più volte e questo è, per l’appunto uno di questi casi.
D’altro canto, penso, Eugenides ci ha messo nove anni per scrivere questo romanzo, come potrei io parlarne in poche righe?

Qualcosa, però, lo vorrei dire.

Mi facilito, pertanto, il compito partendo semplicemente dall’incipit attraverso il quale la voce narrante si presenta:

” Sono nato due volte: bambina, la prima, un giorno di gennaio del 1960 in una Detroit straordinariamente priva di smog, e maschio adolescente, la seconda, nell’agosto del 1974, al pronto soccorso di Petoskey, nel Michigan. Non è impossibile che un lettore specializzato abbia letto notizie sul mio conto nello studio del dottor Peter Luce, Gender Identity in 5-Alpha-Reductase Pseudohermaphrodites pubblicato nel 1975 dal “Journal of Pediatric Endocrinology”. Oppure potreste aver visto la mia fotografia pubblicata nel capitolo sedici di Genetics and Heredity, un testo ormai tristemente obsoleto. Sono io la ragazza nuda in piedi accanto a un’asta graduata per misurare l’altezza a pagina 578, gli occhi nascosti da una striscia nera.
All’anagrafe sono registrata come Calliope Helen Stephanides. Nella mia patente di guida più recente (rilasciata dalla Repubblica Federale Tedesca) il mio nome è Cal.”




Per raccontarci la sua vita, Cal riannoda i fili della movimentata storia di questa famiglia greca.
Da uno sperduto paesino turco, attraverso le fiamme che hanno ridotto in cenere la splendida Smirne (1922) per andare, poi, a rifugiarsi a Detroit, capitale dell’industria automobilistica.

America è una parola che indica luoghi e modi di vivere sconosciuti.
Le generazioni si susseguono lavorando per camuffare le origini e costruire una nuova identità culturale.
Avvince la storia della famiglia Stephanides inserita in episodi che sembra parlino anche d’altro ma, poi, a conti fatti, non fanno altro che allargare il focus e, così, si arriva al luglio 1967 e Detroit esplode in una rivolta che porta a galla tutte le contraddizioni della società americana.

Per gli Stephanides sarà una svolta che li porterà a vivere in un quartiere elegante:
a Middlesex Boulevard; la terra di mezzo dove Calliope sviluppa la storia di questo inconsapevole contrabbando genetico.

Un romanzo di grande e meravigliosa densità dove tutto si colloca con gran perfezione, dove l’autore si prende cura di ogni personaggio.

Piaciuto molto, molto, molto.
Tanto da non aver parole...



“Cantami, o diva, del quinto cromosoma la mutazione recessiva! Cantami di come fiorì sui pendii del Monte Olimpo, due secoli e mezzo or sono, tra capre che belavano e olive che rotolavano. Cantami le nove generazioni per cui viaggiò sotto mentite spoglie, sopito nel sangue inquinato della famiglia Stephanides. E cantami la Provvidenza, che sotto forma di massacro lo risvegliò per trasportarlo, come fa con i semi il vento, fino in America, dove le piogge industriali lo fecero precipitare su quel fertile terreno del Midwest che era il ventre di mia madre.
Scusate se ogni tanto divento un po’ omerico. Anche questo è genetico.”
Profile Image for Noce.
208 reviews375 followers
December 6, 2011
Franzen Gnè Gnè Gnè

“Jeffrey Eugenides è un grande talento e Middlesex vi conquisterà” (Jonathan Franzen)

Ma Franzen dico io!!! Sarai mica invidioso?!?? Il New York Times (che probabilmente è dotato di un generatore casuale di recensioni) avrebbe fatto di meglio.

Davanti a cotanta meraviglia, sei riuscito a partorire solo queste quattro paroline stitiche?

No perché, se tu lo volessi ammettere, guarda che io ti capirei.
Ci sono veramente poche penne che sanno raccontare saghe familiari e contemporaneamente non cadere in alcuni tipici errori:

-raccontarti la storia partendo dalla notte dei tempi, e arrivare alla fine, senza che tu faccia confusione tra i nomi e le generazioni , e quindi non ti chieda come mai nel 2011 Paolo guardi con intenso affetto la moglie che lava le lenzuola nel fiume (ah, ma certo, era un sogno, no aspè, si chiama Paolo come il nonno, ah ma allora era il nonno, ma il nonno non era vedovo?)

-arrivare alla terza generazione senza che salti pagine per vedere qual è ‘sto benedetto segreto che tutti nascondono, ma che tu hai già capito benissimo, e invece poi scopri che è una cosa ancora più banale.

-tener desta la tua meraviglia con colpi di scena che non siano annunciatissimi, tipo che se racconti per trenta pagine il percorso della famigliola felice dall’aeroporto alla scaletta dell’apparecchio, è matematico che si inabisserà nella fossa delle Marianne e incredibilmente solo uno si salverà, cioè lo sfigato che scrive, che di solito racconta tutto in prima persona.

-essere fedeli a un unico e valido filo conduttore, che sia fondamento e allo stesso tempo fine ultimo della vita di TUTTI i personaggi. Sì, insomma, non che tu arrivi alla fine, disastrosa o comunque malinconica, e pensi.. “Beh, in che altro modo poteva finire, la storia di una famiglia, la cui prozia aveva rubato la ricottina al droghiere?”

-non perdere personaggi per strada e non acquisirne miracolosamente altri caduti dal cielo (su questo punto non c’è bisogno di ulteriori spiegazioni, credo)

-descriverti i periodi storici come se fossero cornici di un panorama e non trattati enciclopedici, o alternativamente frasucce sibilline (ma di cosa parlerà? Della Rivoluzione bianca o di quella di velluto?)

- curare l’introspezione dei personaggi senza essere né superficiali, né sciatti, e soprattutto senza portarti a tifare esclusivamente per uno solo di loro, che altrimenti finisce che salti i capitoli (perché chi se ne frega di cosa fa quel rompiballe del cugino Peppino che poi è solo un puzzone?)

-non vivere di rendita , grazie a un capitolo fortunato e pieno di colpi di scena, alternandolo a capitoli dove gli unici avvenimenti interessanti sono lei che si fa la ceretta (quella a caldo, che è più lunga e carica di pathos rispetto a quella a freddo), o lui che riordina la sua valigetta degli attrezzi seguendo scrupolosamente l’ordine alfabetico dei simboli maori.

Ecco: già chi riesce a superare tutte queste prove, può vantarsi con amici e parenti di aver scritto una cosa eccezionale. Può fare una grande festa e cambiare il nome del proprio blog da “Pensieri di un uomo normale” a “Scrivere è una faticaccia, ma qualcuno lo deve pur fare!”.

Ma allora Eugenides cos’avrà detto, quando ha ricevuto il premio Pulitzer per aver scritto la rocambolesca storia di un gene dispettoso dal punto di vista del dispetto?

Ma spieghiamo per gli assenti: perché Cal, o Calliope, per chi la ama come me in versione femminile, altro non è che un dispetto. Il ben riuscito scherzo, che un gene, saltando di generazione in generazione, e passando attraverso l’emigrazione dei nonni, il tradizionalismo sopito dei genitori, e i legami di sangue, decide di rivelarsi beffardamente in una bambina curiosa e affamata di sensazioni. Ma bando ai piagnistei melensi.

Non abbiamo a che fare con una Calliope depressa che vive la sua stranezza come qualcosa di aberrante, ma con una splendida creatura che vive la sua personale “tragedia” (tragedia per gli altri) senza bisogno di un deus ex machina che aggiusti le cose.

E bando anche ai puritani. Non c’è niente di scabroso in questo raro cameo letterario. C’è solo un modo genuino di vedere le cose. Il modo di Calliope. Non è lei che contagia noi, è proprio il suo modo di essere che ci tira per la manica, affinché partecipiamo anche noi alla sua trasformazione da baco in farfalla.

E allora sì che diventa dolce, il naufragar in questo lungo e affascinante consorzio di sentimenti.

Quindi, tornando a noi caro Franzen, ti capisco se sei stato un po’ parco nelle manifestazioni entusiastiche.

Ma guarda che anche te sei bravo, a me piaci, lo giuro, solo che scrivi cose diverse.

E adesso, scusami, non ho molto tempo per chiacchierare con te. Devo pettinare il cane, e dopo scrivere un libro sulla mia vita e la difficile convivenza con un mento spigoloso. Vedrai che svolta! Ci risentiamo dalla rubrica del New York Times, ammesso non sia fuori a discutere con Eugenides sulle nostre fatiche letterarie.

P.S. Fika eh ’sta recensione! E allora piaccila! :D (scusatemi, mi son lasciata trascinare dall’autocelebrazione)
Profile Image for Malacorda.
635 reviews286 followers
February 8, 2026
Mia mamma ha lavorato per anni nel reparto pediatria della clinica universitaria, e sentendola parlare con altri (con me non avrebbe osato mai e poi mai intavolare l'argomento, né quando ero bambina, né da ragazzina, e nemmeno ora che sembro vecchia come e più di lei) l'ho sentita dire che ha avuto occasione di vedere di persona diversi casi di bambini in cui erano presenti contemporaneamente - in modalità diverse, spesso e volentieri con malformazioni - sia gli organi femminili che quelli maschili; un'esperienza che oggettivamente non avrebbe avuto modo di fare lavorando in altri reparti.

Il protagonista e voce narrante di questo romanzo è uno di questi strani casi di persone che si tirano dietro un gene impazzito. Raccontare di un ermafrodito permette di apparecchiare argomentazioni circa l'annoso dilemma se nelle differenze di genere contino di più la biologia con la genetica oppure l'educazione ricevuta e le influenze dell'ambiente circostante al giovane in questione.
Ma il romanzo non racconta solo di questo: è più corretto dire che a partire dal gene impazzito prende le mosse (o la scusa) per raccontare una saga familiare ultra-classica. In questa saga non si parlerà solo di sesso, di genetica, di rapporti familiari ma anche di emigrazione, diaspora e nostalgia. Razzismo e integrazione e religione e guerra, cronaca, politica.
Apparentemente molti punti in comune con Birds without wings di De Bernières.
In comune con De Bernières, apparentemente, ha anche la passione per la Storia. Quando racconta macro-eventi sa farti sentire l'ampio respiro del discorso, quando si sofferma su micro-episodi prova a trasmettere il gusto per il cammeo.

Dunque, tanti aspetti positivi. All'inizio mi piaceva, poi per lunghi tratti mi ha annoiata, e ad un certo punto mi sono resa conto che ci stavo tirando in fondo per il solito senso del dovere ma di sapere cosa doveva succedere alla/al protagonista non me ne fregava più niente. Forse per via di un sovraccarico di dettagli, microstorie, cammei, e in più l'ironia, gli ammiccamenti al lettore, flashback e flasforward e poi di nuovo riassuntino del flashback... insomma, tutto un po' troppo.

Quando poi l'autore inizia a sentirsi in obbligo di fare una cronaca spicciolo-politica della città di Detroit suddivisa per anni, come fa certe volte Scurati, come se questo volume (oggetto) fosse una cronaca e non un romanzo, allora la lettura assume connotati tragicomici, perché sembra quasi che ci fosse dello spazio da riempire e qua non si sapesse più tanto bene come riempirlo, mettiamo un bel po' di elenchi che fa sempre figo e postmoderno.

E così, ecco un altro libro abbandonato.
Profile Image for Michela De Bartolo.
163 reviews95 followers
November 4, 2019
“Sono nato due volte: bambina, la prima, un giorno di gennaio del 1960 in una Detroit straordinariamente priva di smog, e maschio adolescente, la seconda, nell’agosto del 1974, al pronto soccorso di Petoskey, nel Michigan”. Calliope/Cal, il narratore, nasce infatti con una rara malformazione: pur essendo geneticamente maschio, possiede, sia pure incomplete, le gonadi di entrambi i sessi. Siccome però nessuno alla nascita si accorge della cosa, egli viene allevato come una bambina. Come si può ben capire, quello di “Middlesex” è un materiale narrativo incredibilmente forte. Eppure Eugenides fa una scelta per molti versi spiazzante: toglie Calliope/Cal dalla scena per quasi metà del romanzo, con una mossa genialmente azzardata, decide di andare cronologicamente a ritroso, di risalire la corrente del tempo, per raccontare la storia familiare di due generazioni di Stephanides, alla ricerca di quel “peccato originale” , che è la causa segreta della presenza nel corredo genetico del narratore di un cromosoma difettoso. Vive la tempesta emotiva di chi non sa esattamente cosa ci sia di sbagliato in lei, ma percepisce chiaramente che qualcosa non va...
Dottori come se piovesse, luminari di genetica che faranno di lei il proprio personale fenomeno da baraccone, e poi la certezza di non voler essere "trasformata" da un bisturi, ma solo dal coraggio di accettare la propria naturale trasformazione in "maschio", in quel maschio che è sempre stata, senza saperlo.
Ma per farlo deve essere sola, lontana da chi l'ha sempre amata come "figlia": ucciderà Calliope davanti allo specchio di un barbiere...e farà nascere "Cal", l'ermafrodita.

"Il mondo esterno era finito. Ovunque fossi andato avrei sempre incontrato me stesso".
Un romanzo ricco, che t'inghiotte...che ti rapisce dal primo rigo, ma che non riesci a divorare, ti richiede tempo, assimilazione, senza mai essere pesante.
Ma merita tutto il tuo tempo, merita di essere assaporato.
Profile Image for Roberto.
627 reviews1 follower
February 12, 2013
Middlesex è il nome della località della casa del protagonista Calliope (o Cal) Stephanides, che nel libro racconta in prima persona la saga della sua famiglia; Calliope è un uomo vittima di una rarissima forma di ermafroditismo causata da un gene misterioso.

Il racconto inizia con il momento in cui i suoi nonni, Desdemona e Lefty, fratelli immigrati negli Stati Uniti dal Medio Oriente si innamorano l’uno dell’altra; continua con la storia del loro figlio, Milton, sposato con Tessie, fino ad arrivare al racconto della storia cardine, quella di Calliope, che dal suo universo femminile dà origine, durante la pubertà, ad una nuova persona che accetta di vivere il resto dei suoi giorni rinunciando alla passata identità.

L’argomento non è facile da trattare, ma Eugenides lo sviluppa con dolcezza e poeticità, dando vita ad un libro denso e avvincente. Denso in quanto ricco di informazioni e fatti che l'autore ha inserito un po' dappertutto nella trama, da un funerale greco negli anni '30 alla rivolta dei neri di Detroit nel '67, dal proibizionismo alla guerra mondiale, dal Vietnam ai conflitti razziali, dall'incendio di Smirne nel '22 alla nascita del "Nation of Islam" nel 1930; avvincente perché questa estrema varietà di argomenti, notizie e colpi di scena affascina e mantiene vivo l’interesse nella lettura.

Lo stile narrativo è molto particolare, perché il/la protagonista racconta con modestia e sincerità la storia della sua famiglia come se avesse assistito di persona agli avvenimenti che hanno coinvolto i suoi parenti più stretti prima della sua nascita; descrive le loro sensazioni come se le avesse vissute, parla della sua nascita come se la ricordasse.

Eugenides, fra un richiamo ad Omero e il gene recessivo che cambia la vita alla famiglia Stephanides, riesce a costruire una storia originale, una bella e interessante riflessione sull'importanza dell'ambiente culturale e sociale nel quale si cresce.

Il tema della diversità ovviamente emerge in modo evidente; Cal alla fine accetta la sua condizione, ma lo fanno anche gli altri, chi per un motivo chi per un altro. Forse uno dei messaggi del libro è che queste persone possono e devono essere considerate e trattate come le altre. Ma anche che non bisogna temere la nostra identità, bisogna affrontarla.

Bello l’incontro tra madre e figlio dopo la fuga dai genitori:
“Stanca e affranta, non aveva l’energia necessaria per affrontare un simile evento. Non era possibile che io vivessi come una persona di sesso maschile. Secondo lei non toccava a me decidere. Mi aveva messo al mondo, mi aveva nutrito e cresciuto. Mi aveva conosciuto prima che io conoscessi me stesso e nessuno l'aveva interpellata sul mio cambiamento. La vita era cominciata in un modo e all'improvviso aveva preso una svolta ed era diventata qualcosa di diverso. Tessie non capiva come fosse successo.”

Ho letto facilmente Middlesex tutto d’un fiato durante un viaggio aereo; e mi è piaciuto molto, grazie alla sua prosa scorrevole e divertente, grazie all’approfondita introspezione dei personaggi, grazie al continuo alternare tra ricordi del passato e presente, grazie al tema insolito e agli interessanti spunti storici. Un bel libro che consiglio vivamente.
Profile Image for Dolceluna ♡.
1,308 reviews202 followers
August 4, 2017
E' proprio quando mi ritrovo fra le mani un libro del genere che assaporo, nel senso più completo e assoluto del termine, cosa significhi la GIOIA di leggere. Middlesex è un unico spettacolare grandioso romanzo. Estendendosi su varie e vaste coordinate spazio-temporali (dalla Turchia ottomana di inzio '900 all'America proibizionista degli anni '70) ci narra la storia della strana (a dire il vero strana è un eufemismo!) famiglia Eugenides attraverso gli occhi della sua ultima rappresentante, l'ermafrodita Calliope, in assoluto uno dei personaggi più singolari che io abbia mai incontrato in tutte le mie letture. E' lei a rievocare le tappe principali della storia della sua famiglia, dalla rocambolesca fuga dei nonni dalla Turchia dilaniata dalla guerra contro gli ottomani al rifiorire, lento e difficile ma possibile, di una nuova vita nell'America dei pregiudizi e dei conflitti razziali, dall'attività commerciale intrapresa dal padre nei frizzanti anni '60 al bizzarro incidente che la vede coinvolta da adolescente e che rivela a se stessa e al mondo la sua doppia natura. Impossibile non cogliere i numerosi temi che Eugenides affronta nel romanzo: il peso della tradizione, i legami familiari, il razzismo, la ricerca dell'identità e soprattutto il tema del cambiamento. A mio avviso, infatti, è proprio quest'ultimo il tema-chiave del romanzo, il tema che induce il lettore a riflettere sul perchè e sul come di molte delle azioni focali dei personaggi: il cambiamento da uno stato-sociale all'altro e da uno stile di vita ad un altro, il cambiamento degli usi e costumi attraverso gli anni, il cambiamento del proprio modo di vivere attraverso una nuova, inaspettata, percezione di se stessi. Impossibile anche dimenticare i personaggi descritti nel romanzo: principali o secondari che siano, Eugenides riesce a fissarli in modo ipnotico e fascinoso nella mente del lettore. Chiuderete il libro e vederete materializzarsi davanti a voi la tragica e fatalista Desdemona, l'orgoglioso e impavido Milton, la mite Tessie, lo strambo e instabile Chapter Eleven (il cui nome resta un mistero non svelato al lettore), il finto e represso Padre Mike e su tutti lei..lui..Calliope, cresciuta donna e scopertasi uomo, una creatura immaginabile e inimmaginabile, divisa tra due mondi, alla ricerca di un'identità che non ha e non riesce a trovare. Leggere Middlesex significa vedere uno spettacolo, entrare in più mondi, viaggiare attraverso un'epoca. Veramente una strabiliante e meravigliosa scoperta! Meritatissimo Premio Pulitzer 2003 a Eugenides, e senza indugio cinque stelline da parte mia... anche se, in questo caso, cinque stelline sono troppo poche!
Profile Image for Gattalucy.
393 reviews175 followers
June 16, 2019
Siamo tutti fatti di molte parti, altre metà. Non solo io.
La saga familiare degli Stephanides, che dall’incendio di Smirne agli inizi de ‘900 fuggono negli States, è raccontata da Eugenides con il ritmo e la poetica di una tragedia greca, usando con sapienza la tyche, il caso, e il nesso indissolubile tra colpa e espiazione.
Desdemona è la nonna matriarca con la personalità di una Ecuba che scruta per tutta la vita i segni della sorte tragica che si abbatterà a colpire la sua tracotanza, la ùbris che l’ha portata a compiere un atto indicibile nascondendolo a tutti per anni. E la trasformazione della sua discendenza dai monti della Grecia alle fabbriche di automobili di Detroit, con le catene di montaggio, le rivolte dei neri, la guerra, la politica corrotta nel Paese che l’ha accolta senza però riuscire a farle dimenticare il suo allevamento di bachi da seta e i luoghi della sua infanzia.
Sarà Calliope, sua nipote, a pagare il prezzo più alto delle sue scelte, e a raccontarci una storia di trasformazione e accettazione del suo modo di essere diversa, non per scelta, ma per destino. Tragico, appunto, ma non senza via d’uscita. ”Di fronte all’impossibile non c’è scelta. Ci si comporta come se fosse normale”
Mi è piaciuto molto il racconto fatto in prima persona dal/la protagonista, che, voce onnisciente, è capace di guidarci come l’occhio di una “GoPro” dentro gli avvenimenti, discutendo col lettore, andando avanti e indietro nel tempo, usando la prima persona e a volte la terza. Dosando sapientemente le digressioni (bellissima quella sulla catena di montaggio: ”Gli uomini smisero di essere umani nel 1913. L’anno in cui Henry Ford fece assemblare le vetture sul nastro trasportatore e costrinse gli operai a adeguarsi alla velocità della catena di montaggio”), e apparecchiando una serie di personaggi autentici e indimenticabili.
”Il dottor Philobosian aveva l’odore di un vecchio divano, di lozione per capelli e zuppa schizzata, di sonnellini improvvisi”
Un mix che Eugenides ha saputo gestire senza farmi venire il mal di mare, con sapienza e ironia.
Sa scrivere quest’uomo.
Profile Image for Luana.
99 reviews373 followers
April 3, 2012

“Cantami, o Diva, del quinto cromosoma la mutazione recessiva! Cantami di come fiorì sui pendii del Monte Olimpo, due secoli e mezzo or sono, tra capre che belavano e olive che rotolavano. Cantami le nove generazioni per cui viaggiò sotto mentite spoglie, sopito nel sangue inquinato della famiglia Stephanides. E cantami la Provvidenza, che sotto forma di massacro lo risvegliò per trasportarlo, come fa con i semi.”



Potrei dirvi di leggere Middlesex principalmente per una ragione: perché è bello.
Tuttavia siccome so che a leggere sarà un pubblico esigente, esattore fino all’ultima riga, cercherò di spiegarmi meglio quando dico che questo libro è uno dei libri più belli che io abbia letto da molto tempo a questa parte, ma basta con questo bello da tema di terza elementare, parliamo di Middlesex con gli attributi che si merita: avvincente, sensuale, ambiguo, epico, conturbante, malizioso, problematico, logorroico, americano, greco, presuntuoso, puntiglioso. Unico.
Ma in fondo di attributi Middlesex ne ha già troppi, quindi andiamo con calma e rispettiamo la scaletta.

Parliamoci chiaro: è problematico fare i conti con una vagina o con un pene, immaginate di dovervi svegliare ogni mattina con sia un pene che una vagina, di vedere una persona che vi piace e anziché avvertire ai piani inferiori una semplice cavalleria rusticana, vi parte la Nona di Beethoven. Ed è ancora più problematico che questa coabitazione coatta di questi gioielli di famiglia si presenti in tesoreria non da subito, non da quando sei nata bambina, ma da quando sei rinato maschio all’età di quattordici anni, come è successo a Calliope o a Call, come vi va di chiamarlo. Insomma, l’ermafroditismo esiste ed Eugenides gli ha scalfito un monumento letterario. Siamo nell’incrocio perfetto tra l’Odissea e Il mio grosso, grasso matrimonio greco, guidati da un Omero Eugenides, nuovo cantore della contemporaneità che ce l’ha messa tutta per creare un Ulisse con artiglieria doppia, plurimunito e chiacchierone: sì, chiacchierone, perché il protagonista di questa storia è un pettegolo ed io, pettegola a mia volta, mi sono affacciata al balcone di casa mia per sentire sbrogliare questa bella matassa. La storia parte nell’Asia minore, prende una nave e si trasferisce in America, questo è il succo geografico. La storia parte da un incesto incestuosissimo, questo è il succo genetico. La storia prosegue nella disgraziata vita di una giovane grecoamericana che si trova a fare i conti con troppe cose nelle mutande e con una famiglia pudica alle spalle, questo è il succo del racconto.

Dieci anni impiegò Ulisse a tornare a casa, duecento o qualcosa di meno ne ha impiegato il gene che andando a iscriversi nel DNA di Call (eventuali genetisti tra voi presenti possono tranquillamente rivedere il lato pseudoscientifico di questo commento intriso di imprecisioni non volute da me, ma dal mio io che rigetta la scienza). E noi seguiamo il viaggio di questo gene che in cerca della sua Itaca attraversa generazioni e generazioni rendendo il libro un romanzo in due parti: quella dedicata al viaggio del gene e quella dedicata al suo arrivo, al suo collocamento finale. Middlesex si struttura quindi in due percorsi, quello dei pettegolezzi, degli incesti, intriso di ortodossia greca, sapori mediterranei, superstizioni e poi il secondo percorso quello che vede Call non solo come voce narrante, ma anche protagonista degli eventi e trasformazioni che gli avvengono sul corpo.

Passiamo dalla superstizione alla scienza, dall’antica Smirne in fiamme all’America ruggente prima e depressa poi in un fiume di parole che svolge rapido il suo corso per poi addolcirsi, quasi rallentarsi, e tra un argine e l’altro conosciamo tutti i personaggi di quest’epopea con le loro vite intricate e le loro curiosità: Desdemona e il suo cucchiaio indagatore di sessi, Lefty e la Zebra Room, Milton e la chiesa da costruire per un voto e così via. Così via in un turbinio di avvenimenti che portano tutti alla difficoltosa adolescenza di una giovane ragazzina che deve fare i conti con tette inesistenti (molte di coloro che leggeranno, come me, riconosceranno il trauma da ‘ferro da stiro’) ed un ciclo che non arriva giustificati dalla orripilante scoperta che non crescono e non arrivano perché l’inquilino dei piani inferiori ha deciso di riscattare il suo posto in casa.

L’Omero che nel 2003 ha vinto il Pulitzer sotto le mentite spoglie di Eugenides sapeva il fatto suo: questo libro potrebbe riaprire la questione omerica per convincerci del fatto che, non solo Omero è esistito più che mai, ma che esiste ancora, e viaggia di penna in penna come il gene di Call ha viaggiato di corpo in corpo per arrivare negli anni duemila e manifestarsi ancora una volta.

Se la letteratura contemporanea vi lascia scettici e siete di quelli che storcono il naso se non si parla dei mattonazzi ottocenteschi, leggete Eugenides per ricredervi.
Se siete amanti della letteratura contemporanea e non siete ancora approdati alle coste di questo autore, vedete di farlo al più presto.
Se siete in cerca di una lettura con i contro…fiocchi (ci siamo capiti, qua siamo al completo, abbiamo tutti i controgioielli richiesti) volate in libreria ad appropriarvi di questo libro.
Profile Image for Patrizia Galli.
159 reviews24 followers
September 25, 2020
Narratore e protagonista principale di questa storia è Cal, nata Calliope, che ci racconta prima la storia della sua stessa famiglia, una saga che comincia negli anni ’20 in un paesino della Turchia ottomana e abbraccia tre generazioni, poi di se stesso e dalla sua rarissima condizione sessuale di ermafrodita. Causa della sua condizione è da ricercare in un gene, che viaggia silenzioso nell’albero genealogico della sua famiglia e che decide di manifestarsi proprio in lui.


Il corpo di Calliope non è assolutamente una misura della sua identità: Calliope cresce per i primi 14 anni della sua vita come una femmina, ma non si sentirà mai parte di questo corpo. Consapevole di essere fisicamente diversa dalle sue compagne di scuola Calliope cresce nell’ombra, nascondendosi il più possibile dietro ad una cortina di lunghi capelli e abiti anonimi. Le prime pulsioni sessuali le proverà per una ragazza, sua compagna di liceo, ma proprio questa storia, vissuta con passione da entrambe, la porterà in ospedale, alla rivelazione finale della sua condizione. Da questo momento Calliope visiterà specialisti, subirà esami e analisi psicologiche, che tenteranno di definire la sua sessualità. Gli interrogativi di Calliope riguardo a se stessa sembrano così trovare una spiegazione: perché non le cresce il seno? Perché non ha il ciclo mestruale? Perché è così alta rispetto alle sua compagne? E la sua voce così profonda? Saranno le risposte a queste domande a convincerla a scappare dalla sua famiglia per evitare un intervento che vorrebbe semplicemente “aggiustare” fisicamente il suo problema; perché Cal non sa bene cosa sia, sa solo di non sentirsi pienamente rispecchiata nella sua identità d’infanzia.


La tematica dell’identità sessuale si intreccia splendidamente a quella dell’identità etnico-culturale di una famiglia greca immigrata nel continente americano nei primi decenni del Novecento. Parrebbe che nessuno si senta veramente al proprio posto in questo romanzo. L’ambiguità si manifesta in varie forme, quella di Cal è solo una delle tante facce che l’identità assume. Grazie a questo pretesto l’autore riesce a raccontarci del contesto storico e culturale prima del piccolo villaggio greco situato in Turchia, Bitinio, e, in pagine che ho travato meravigliose nella loro crudeltà, dell’incendio di Smirne nel 1922, dopo dell’America tra gli anni ’20 e gli anni ’70: ci imbattiamo nella fabbrica Ford, nella nascita della Nation of Islam, nella rivolta di Detroit, nel proibizionismo, nella crisi economica del ’29, nel segregazionismo e razzismo, nell’attacco a Cipro da parte dei Turchi (con l’avallo degli americani), nella seconda guerra mondiale e nella guerra in Vietnam, nella Guerra Fredda… tutto meravigliosamente narrato.
Profile Image for erigibbi.
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October 24, 2024
[4.5]

Racchiudere Middlesex all’interno di un unico genere è complicato, o forse proprio non si può fare.
All’inizio sembra una saga familiare che mescola le caratteristiche di un romanzo storico (siamo negli anni ’20, epoca della guerra greco-turca), con tutto quello che questo porta con sé: i morti, lasciare il proprio Paese, essere immigrati, adattarsi a una nuova vita e a nuove regole… ma forse preponderante è il romanzo di formazione considerando che il narratore è Callie/Cal, ermafrodita che crescerà come una ragazza ma che da un certo punto in poi vivrà come un ragazzo.
Lo stile è accattivante. Cal è davvero un bravo narratore a cui non manca quel tocco di ironia e umorismo che rende vivace la lettura, nonostante la tematica trattata porti con sé un livello di pesantezza emotiva e psicologica non indifferente.
Per quanto mi riguarda è stato uno di quei libri che più andava avanti più migliorava. Il coinvolgimento e il mio interesse cresceva pagina dopo pagina. Ero presa dalla storia ma anche da come questa storia veniva raccontata. Middlesex è emblema del viaggio: non ci si sposta solo dalla Turchia agli USA, non ci si sposta solo di status sociale, non ci si sposta solo da una casa all’altra, ma ci si sposta anche da quella che è stata la tua identità per 14 anni per approdare in un’identità diversa, non così estranea come ci si poteva aspettare.
È stato un bel viaggio, un viaggio che vi consiglio di intraprendere.
Profile Image for Ginny_1807.
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December 13, 2012
Una trama imponente, che tra epica e realismo abbraccia l'arco di tre generazioni attraverso due continenti - dalla Grecia a Detroit - e sullo sfondo di eventi che segnarono quasi un secolo di storia.
Una prosa sontuosa, agile e pregnante, che stupisce per creatività e ricchezza di immagini.
Affascinante anche il taglio "tragico" che lo scrittore ha scelto di imprimere alla concatenazione dei fatti, attribuendo alle colpe dei padri il destino del protagonista.
Ciò che mi impedisce di elevare all'eccellenza il giudizio complessivo su questo pur interessante romanzo, tuttavia, è la commistione, a mio avviso eccessiva, di toni comici a contenuti prevalentemente drammatici.
Innanzi tutto, il protagonista/narratore è bizzarramente onnisciente, anche al di là di ogni plausibile chiaroveggenza. Ed il suo umorismo scanzonato finisce spesso per stemperare l'impatto emotivo del racconto o per sottrarre spessore ai personaggi, che in tal modo risultano quasi ridicolizzati.
Magnifica la prima parte di ambientazione greca con l'incendio di Smirne e il viaggio verso l'America; meno convincente e piuttosto frettolosa la conclusione, che lascia insoddisfatti riguardo al processo di accettazione da parte di Calliope/Cal della propria identità sessuale.
Profile Image for Giovanni Storiale.
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April 27, 2015
«Sono nato due volte: bambina, la prima, un giorno di gennaio del 1960 […] e maschio adolescente, la seconda, al pronto soccorso di Petoskey.»
Vincitore del premio Pulitzer proprio grazie a Middlesex, Jeffrey Eugenides ci lascia travolgere dalla storia di una famiglia per tre intere generazioni, che dalla Grecia si sposta negli Stati Uniti, per giungere fino alla nascita di Cal (Calliope), un ragazzo intersessuale che in prima persona racconta le vicissitudini della sua trasformazione.
Relegare a queste poche righe un’opera profonda e lunga più di cinquecento pagine sarebbe quanto mai sciocco da parte mia. Middlesex non è solamente la transizione di Cal da bambina ad uomo. È la transizione di una famiglia da nativi ad immigrati, da topi di campagna a topi di città. È il passaggio dalla fede allo scetticismo, da essere salvati a divenire soccorritori, dal benessere alla povertà, dalla conoscenza all’ignoranza.
Imbevuto di classicità greca e sottile ironia che il protagonista lascia trasparire parlando ai lettori sin da quando è ancora nell’utero, Middlesex affronta l’intersessualità in maniera scientifica, e palesa in maniera lenta, graduale e struggente la vera natura di Cal.
Profile Image for Myricae ♡.
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June 12, 2020
STUPENDO.

In modo struggente, disarmante, dirompente. Uno dei romanzi più belli che io abbia mai letto e sicuramente uno dei romanzi più belli dell’anno.
Una storia che ripercorre una vita attraversandone decine di altre, varcando soglie, oltrepassando mari, attraversando paesi, secoli, usanze, tradizioni...
La storia di una vita che non si accontenta solo di raccontarsi, ma va alla ricerca delle sue radici più profonde, del seme primo che ha dato vita a tutto.

Questo romanzo non parla solo di un’esistenza e di una mutazione ma di una famiglia e delle molteplici avventure destinate a intrecciare e sciogliere i nodi che creano ogni singolo essere umano; parla della storia di ogni essere, che in ogni tempo, in ogni situazione va alla ricerca di un posto da chiamare casa, di un’identità, dell’amore, nonostante tutto, nonostante tutti, nonostante il mondo, nonostante gli ostacoli e misteri che la vita comporta
Profile Image for Arwen56.
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January 22, 2014
E’ un bellissimo romanzo, che si legge con grande piacere e scorre alla grande. Tuttavia, Eugenides continua a non convincermi del tutto.

Vi sento echi, talvolta insistenti, del “realismo magico” alla Gabriel García Márquez, ma senza che l’autore abbia la capacità di creare, né di esprimere con l’opportuna forza, le immagini che, probabilmente, si sono affollate nella sua mente. Una sorta di “vorrei, ma proprio non ci riesco”, che mi ha spesso contrariata, in qualità di lettrice.

I personaggi non sono del tutto risolti. L’autore si destreggia bene e salta dall’uno all’altro con maestria, ma restano tutti quanti un po’ sospesi in una specie di limbo. Tutti incerti, come il sesso di Cal/Callie. Magari era proprio questo il suo scopo. Oppure, essere “nebuloso” è lo stile proprio di Eugenides. Anche ne Le vergini suicide, infatti, l’andamento generale era questo.

Il finale è troppo frettoloso. Dopo seicento pagine, forse Eugenides ha deciso che era venuto il momento di chiudere. Però, lascia l’amaro in bocca, perché si sarebbe desiderato sapere di più. Personalmente, ne avrei volentieri lette altre duecento, purché il/la protagonista si svelasse con maggior forza e in prima persona.

Detto questo, la storia è notevole e scritta anche molto bene. Però, io, il “Pulitzer” di sicuro non glielo avrei dato lo stesso. :-D

PS: Persino Ginny, mi par di capire, in questo caso glielo avrebbe dato a denti stretti, il che è tutto dire. ;-)
Profile Image for Massimiliano.
456 reviews94 followers
April 3, 2022
Forse dopo anni, uno dei migliori libri che abbia mai letto.

Bellissimo, una saga familiare che è più un epopea, nella quale sapientemente Eugenides riesce a mescolare la profondità della letteratura europea e la verve narrativa della letteratura americana.

Nel mezzo, il novecento e la storia di famiglia raccontati da Cal/Calliope, ragazzo/a protagonista che per una particolarità congenita si trova in cerca della propria identità, sessuale ma non solo.

Si parte addirittura dal crollo dell’impero ottomano e dal fallimento delle velleità greche in Asia Minore per passare attraverso il proibizionismo americano, la Detroit di Ford, la seconda guerra mondiale e i tumulti razziali; fino al giorno nostri.
Un’epopea segnata da personaggi indimenticabili: Lefty e Desdemona, i fratelli incestuosi che danno il via alla “condanna” familiare (e che poi si riveleranno personaggi indimenticabili anche da nonni); il figlio Milton, che rappresenta al meglio l’americano medio, conservatore, vincitore della guerra mondiale; per arrivare ovviamente al protagonista, delineato e raccontato magistralmente dall’autore.

È uno di quei libri che ti fanno sentire di aver vissuto una vita intera, e che ti distrugge portare a termine.
Profile Image for Celeste.
198 reviews173 followers
May 16, 2021
Un po' una delusione: il ritmo è troppo altalenante, si alternano momenti di narrazione altissimi con noia mortale per pagine e pagine. Forse il problema vero è che della metà dei personaggi non mi interessava, e soprattutto non ho mai trovato davvero godibile e credibile il personaggio di Callie. Ovviamente il parere di una su un milione, ma questo è.
Profile Image for Auntie Pam.
332 reviews41 followers
March 14, 2015
Ci sono libri che ti rimarranno sempre nel cuore, che non li dimenticherai mai, ecco, questo è uno di quelli.
Questo è uno di quei testi dove dentro trovi l'antitesi di tutto per eccellenza: uomo/donna, buoni/cattivi, tradizione/modernità, bianchi/neri e ogni argomento trattato non manca di poesia. Sì, perché questo libro così diretto e crudo, racchiude in sé una poesia.
E' a suo modo una storia romantica, dove tutto quello che succede nasce dal troppo amore, dall'ignoranza e anche dalla paura.
Non so come spiegare bene questo romanzo, so solo che è uno di quei romanzi che non rileggerei mai più proprio per mantenere questo bellissimo ricordo di quello che mi ha trasmesso, proprio per non imbattermi in qualcosa di inaspettato che una seconda rilettura potrebbe svelare.
Contentissima di avere questo libro nei miei scaffali.
Profile Image for Chiara.
362 reviews56 followers
March 28, 2018
La bellezza di tutto quanto mi ha destabilizzata, sono in lacrime.
Splendido, dalla prima all'ultima frase.
Profile Image for Valentina.
493 reviews39 followers
October 14, 2024
Gran. Bel. Romanzo.

Di questo libro mi sono piaciute tante cose. In effetti è sostanzialmente privo di difetti: è una storia che ne racchiude tante altre, in cerchi concentrici e coerenti, rimanendo sempre fedele al suo intento principale.
Mi è piaciuto molto come si trasformi da saga familiare, a romanzo storico fino al romanzo formazione, il tutto in relativamente poche pagine considerando la mole di temi e di argomenti narrati.
I personaggi sono ben delineati e molto strutturati, li ho apprezzati tutti nelle loro varie ed umane sfaccettature.
Mi è piaciuto come ci fosse tanta Storia a fare da cornice alla trama, senza mai essere pesante o pedissequa o invadente rispetto al contesto.
Il messaggio è importante, da non sottovalutare: non è facile trovare se stessi, nemmeno se è sepolto all’interno di noi stessi.
La scrittura è davvero molto ma molto bella.

Un bellissimo libro, come ho detto, che mi ha lasciato tanto.
Profile Image for Ferliegram.
271 reviews70 followers
August 14, 2023
Le donne sanno cosa significa avere un corpo, ne capiscono le difficoltà e le debolezze, lo splendore e i piaceri. Gli uomini pensano che il loro corpo appartenga solo a loro. Lo curano in privato anche quando sono in pubblico.

Non è stata affatto una passeggiata come si può notare dalle date di lettura, piuttosto una dura prova di resistenza ma non posso esimermi dall’attribuire il massimo delle stelline per il valore intrinseco del testo.

Probabilmente l’avessi letto 15 anni fa mi avrebbe maggiormente scosso e “sconvolto” per le tematiche e gli espedienti narrativi più in linea con la società dell’epoca che adesso invece mi sono sembrati piuttosto obsoleti.


📖 A discapito di quello che promette il titolo , il romanzo non è altro che una saga familiare e la scoperta del protagonista della sua condizione clinica non è che una scusa per iniziare a narrare la storia della sua famiglia che prende piede nei primi anni del ‘900 nella Turchia centro-occidentale e poi si sposterà a causa dei conflitti politici negli Stati Uniti dove la protagonista nasce e vivrà le sue peripezie.

La condizione clinica in se non occupa più di un centinaio di pagine su un totale di oltre 600. Credevo erroneamente che avvicinandosi il tempo della narrazione a quello in cui il protagonista scrive venissero svelati nuovi dettagli e retroscena magari operazioni a cui si fosse sottoposto, cure ormonali, ulteriori esami clinici ma niente di tutto ciò avviene. La sindrome di cui soffre è appena accennata, d’altronde questo non è un saggio ma un’opera di narrativa di intrattenimento e quindi l’ermafroditismo è un espediente come un altro per dar pepe alla vicenda. Sopratutto per il periodo in cui è stato scritto era una tematica che destava non poco scalpore e avrà generato hype verso il contenuto.


«Middlesex? Oggi non lo scriverei, si parla troppo di identità di genere.
Nel 2002 nessuno parlava di identità di genere. Le persone ebbero inizialmente paura di Middlesex quando uscì non andò molto bene ricevette buone critiche ma l’argomento scoraggiò molte persone adesso ogni volta che mi giro, tutto quello che vedo in tv tratta dell’identità di genere e spesso di problemi legati alla transessualità.

Non sono uno scrittore che si occupa di problemi sociali ma con Middlesex ho affrontato un argomento che al tempo era difficile mentre oggi è molto dibattuto è il libro fa ancora parte del dibattito. Non credo che oggi scriverei quel libro, perché sarebbe troppo ovvio sarebbe come scriverne dopo che è già successo tutto.
Credo che uno scrittore debba anticipare gli eventi e spingere la cultura in una direzione non reagire a ciò che sta succedendo».
(Da un’intervista dell’autore)

Restano comunque tantissimi pregi ed è questo il motivo principale della valutazione al di là dell’interesse verso l’argomento (e l’apprezzamento verso le saghe familiari) che è meramente soggettivo: un solido impianto narrativo, una caratterizzazione di ogni personaggio notevole e soprattutto passaggi di un’emotività travolgente difficile (almeno per me) da riscontrare nella letteratura contemporanea.
708 reviews186 followers
January 29, 2011
- Non credi che sarebbe stato più semplice restare com'eri?
- Io sono sempre stato così.

Quattro stelline sono veramente poche! Non bastano a contenere l'immensità di questo romanzo. Dopo aver letto "Le vergini suicide", un romanzetto raffinato, dolce al punto giusto e con una punta di amaro, che è molto vicino alla pura elegia, "Middlsex" mi appare come un'immensa epopea. Come una delle grandi epopee greche: e il paragone è voluto, visto il continuo riferimento al mondo greco, alla sua storia negli anni delle guerre balcaniche, alla cultura classica e la distinzione apollineo/dionisiaco. C'è infatti una visione imperante del mondo che è greca: la vita è commedia e tragedia, la vita è dualismo. E incastrato in questo mondo duale è il protagonista, Cal, con la sua doppia incarnazione (prima bambina, poi uomo). E' un personaggio affascinante, commovente, interessantissimo, perché permette all'autore di scrutare in ogni piega dell'animo umano, di giocare sulle ambiguità adolescenziali (bellissima è la storia d'amore tra Callie e l'Oggetto Oscuro, tutta notturna, fatta di tatto e non di vista). Cal ha un modo tutto suo di rapportarsi con il mondo, con gli altri e con se stesso: le sue sono esperienze fisiche, ogni azione ed ogni esperienza passa per il corpo. Anche qui si vede la grande bravura di Eugenides, attento a tutta la miriade di gesti maschili e femminili.
La storia è bellissima, ed è scritta meravigliosamente. Grandissima ricchezza verbale, straordinaria la narrazione filtrata da Callie, a cominciare dai lontani anni della giovinezza dei nonni greci. Per non parlare del contesto sempre ben dipinto: gli anni delle guerre balcaniche, gli Stati Uniti della seconda guerra mondiale, i problemi razziali, gli anni '60 e poi la crisi del '75. Non è solo la storia di un ermafrodito rarissimo: è, da questo punto di vista, anche un grande romanzo sociale.
E per finire, il romanzo si arricchisce di spunti interessanti e di trovate originali: l'onniscenza prenatale di Cal, o il tempo che scorre a ritroso per Lefty, prossimo alla morte.
Certo, non manca qualche imperfezione. La prima parte, ad esempio, mi è sembrata un po' lenta (ma poi ha ingranato benissimo). L'ultima parte, invece, risulta un po' esagerata. C'è poi un inevitabile americanismo, nelle continue indicazioni di luoghi e strade, nelle vicende "estreme" nelle quali si trova catapultato il giovane Cal, con quell'aria un po' on-the-road. Resta comunque un grandissimo romanzo, da leggere, assolutamente immancabile.

Profile Image for Virginia Barchi.
79 reviews6 followers
August 26, 2024
Uno dei libri più completi che abbia mai letto, corposo senza mai essere noioso, divertente a tratti, autoironico ed avvincente. La voce narrante, del protagonista, tesse le fila di una storia che inizia prima di lui e che rende l'opera romanzo storico e familiare, racconto di migrazione e lavoro, per trovare sempre la dimensione dell'individuo, con i suoi dilemmi interiori e quelli della relazione, senza scadere nel banale neanche quando affronta il tema della sessualità. Consiglio vivamente
Profile Image for Simona.
1,000 reviews235 followers
March 28, 2013
Leggendo questo libro mi sono sentita parte della storia, avvolta nella storia come fossi anch'io uno dei vari personaggi che affollano questo romanzo.
Callie /Cal mi ha preso per mano e passo dopo passo, gradino dopo gradino, mi ha condotto nel suo mondo. Un mondo di bellezza, di amore, di accettazione di sé e dell'altro, un mondo di conoscenza. Un mondo che attraversa tre generazioni, un mondo, un viaggio che parte dalla Turchia Ottomana per arrivare in Grecia, a Bitinio, in America, a New York, nell'età del proibizionismo, delle segregazioni razziali.
Il percorso di Callie /Cal è un percorso di conoscenza, di accettazione. E' il percorso di ognuno di noi, nella sua "diversità", ma anche nella sua normalità e semplicità. E ritorniamo sempre al solito punto: cosa è normale e cosa no? Chi siamo noi per giudicare cosa è normale e cosa non lo è?
Alla fine della lettura, mi sono sentita orfana, perché Callie /Cal mi mancherà, mi mancherà sapere come sta, come vive, ma allo stesso tempo ricca per avere avuto la fortuna di leggere una opera di tale portata.
Sarò sempre grata a Eugenides e Callie/Cal per avermi regalato questa storia.
Profile Image for _nuovocapitolo_.
1,355 reviews39 followers
August 2, 2025
Calliope, detta Callie e poi Cal, è una bambina come le altre, o così crede, ma un giorno scopre che nel suo Dna si nasconde un gene misterioso che attraversa come una colpa tre generazioni della sua famiglia e ora si manifesta in lei. Callie è colpita da un' eccentricità biologica che fa di lei un raro ermafrodito. Un viaggio travagliato nel cuore di un passato che nasconde segreti del suo destino. Jeffrey ci restituisce un mondo scintillante e drammatico in cui il senso del destino e l'eredità familiare si mescolano e si oppongono alla volontà di essere artefici di se stessi, di dar voce ai propri desideri, alla propria sessualità, ai propri sentimenti.

Un titolo di per sé già evocativo che in estrema e raffinata sintesi racchiude la sinossi di questo romanzo: Calliope Stephanides, un protagonista (ma anche una protagonista) che scopre la propria bizzarria ed eccentricità sessuale causata da un gene recessivo che complici i capricci dell’ereditarietà si manifesta durante l’adolescenza. Ma visto che il mondo tratteggiato da Eugenides è tutto fuorché scontato e prevedibile, il titolo va oltre il suo significato più prossimo, in quanto dalle parole di Calliope, si capisce che “Middlesex” è in realtà un luogo, la casa che ospita tutta quanta la famiglia Stephanides, emigrata poco dopo la fine della prima Guerra Mondiale dalla Grecia verso gli Stati Uniti ed in particolare la città di Detroit.

A modo suo Eugenides attraverso le parole di Cal, nato femmina e poi diventato maschio, l’ermafrodito che narra la sua storia in prima persona, descrive un’epica che strizza l’occhio alla letteratura classica considerata l’origine greca dello stesso autore poi traslata alla famiglia Stephanides. Perché la sapiente capacità autoriale fonde il classicismo con la modernità più sconvolgente, addirittura in anticipo sui tempi, quando le questioni sull’identità di genere rispetto a quella biologica non erano ancora così rilevanti come ai giorni nostri. Eugenides anticipa che la storia di Cal attinge a Omero con un richiamo esemplare e adattato nelle prime pagine del libro: “Cantami, o diva, del quinto cromosoma la mutazione recessiva! Cantami di come fiorì sui pendii del Monte Olimpo…..Cantami le nove generazioni per cui viaggiò”.

Eugenides non dimentica i propri illustri avi ma l’intreccio che costruisce è tutt’altro che pomposo ed elegiaco, perché la storia di Calliope è in realtà una saga familiare sullo sfondo della storia americana, con alcuni passaggi memorabili come il racconto del lavoro logorante, ripetitivo ed estraniante alla catena di montaggio della Ford svolto dal nonno di Cal. Allo stesso tempo però ama variare e condire la storia con elementi di un realismo magico che ricordano un po’ Marquez, tra cui spicca la meravigliosa trovata di affidare alle arti divinatorie di nonna Desdemona la previsione sul futuro sesso del nascituro, basandosi sulle oscillazioni di un cucchiaio d’argento. E naturalmente al centro di tutto sta quindi la storia di Cal, il racconto dalla nascita all’adolescenza, fino all’età adulta, dando ampio risalto ad una serie di elementi chiave che accompagnano il lettore, come se si trattasse di indizi, di tasselli che man mano si ricompongono a proposito della presunta anormalità della Calliope femmina: il menarca che non arriva, il seno non sviluppato e soprattutto la travolgente passione adolescenziale provata nei confronti di una ragazza chiamata “l’oscuro oggetto del desiderio”.

Eugenides non ha però bisogno di colpi di scena od espedienti narrativi per stupire, anzi fin dall’incipit anticipa al lettore il cuore della storia: “Sono nato due volte: bambina, la prima….e maschio adolescente, la seconda”. Lo stupore infatti sta nella vicenda così sui generis di Cal, nella sua semplicità in quanto le sue insicurezze, i suoi turbamenti, i facili entusiasmi sono in fin dei conti caratteristiche comuni a tutti gli individui in cui anche il lettore può riconoscersi.
Profile Image for Monica. A.
448 reviews38 followers
April 21, 2020
Middlesex è soprattutto una saga familiare, di quelle che, già dalle prime pagine, mi ha fatto tornare indietro ai tempi de La Casa degli Spiriti della Allende.
Calliope è solo l'ultimo anello di una catena che ha origine a Smirne, in Turchia. Desdemona, la matriarca, fugge insieme al fratello dopo l'incendio del '22 diretta in America. Un viaggio che li porterà a toccare il territorio americano in veste di marito e moglie. Questa è la prima grande metamorfosi del libro. Durante questo lungo viaggio si inventano una vita nuova, una nuova parentela da sfoggiare sulla terra ferma. Lasciata la Turchia e le sue tradizioni, unite a quelle greche delle loro origini, si ritrovano a doversi integrare nel Nuovo Mondo, a dover seppellire superstizioni e colpe, ad ignorare quel che due consaguinei potrebbero generare. Desdemona spera di aver superato incolume la prova, ma ignora fino alle ultime pagine, come il castigo si sia abbattuto su Calliope, la nipote, ora sotto i suoi occhi nelle sembianze di Cal. È proprio lei a svelarle il mistero delle sue origini.
Tre generazioni a confronto di cui, a mio parere, ne esce perdente proprio Calliope, o forse dovrei dire Cal.
Un libro che si era rivelato interessantissimo ha perso molto dopo la fuga di Calliope e fino al suo ricongiungimento familiare.
Profile Image for Saretta.
1,331 reviews202 followers
September 13, 2012
Prima di leggere "Middlesex" ero titubante, in un periodo in cui impazzano libri di sfumature varie ho temuto che anche questo romanzo sfruttasse un tema comodo per vendere; invece sono rimasta piacevolmente sorpresa, intanto i temi sono trattati con estrema delicatezza senza scadere mai nel volgare, inoltre il romanzo è ricchissimo di contenuti e si presta a svariati livelli di lettura.
La storia, raccontata dal protagonista Cal, segue le perigrinazioni della sua famiglia (e del gene colpevole del suo ermafroditismo) dalla Grecia fino in America. Il racconto seguirà prima i nonni e poi i genitori di Cal fino alla vita del ragazzo e alla scoperta della sua diversità.
"Middlesex" parla però anche delle tensioni politiche tra Turchia e Grecia culminate nell'incendio di Smirne, ha come sfondo in America la seconda guerra mondiale, la guerra del Vietnam; parla delle difficoltà che ha Calliope nell'accettare la propria diversità ma anche di come sia difficile per una famiglia greca trovare il proprio posto in una comunità in cui si è immigrati.
"Middlesex" insomma è un'epopea che copre tre generazioni, due continenti, molte culture differenti e della capacità di capire quello che si è e quello che si vuole diventare.
Profile Image for Erica.
133 reviews29 followers
April 2, 2021
Non è secondo me un libro perfetto, ci ho messo molto più del previsto a leggerlo, non ci ritornavo sempre volentieri e a un certo punto ho anche considerato l’idea di mollarlo. Mi irritavano la scrittura e il modo di organizzare il racconto. Poi più o meno dalla metà qualcosa si è sbloccato e l’ho finito velocemente.
Alla fine Middlesex mi ha emozionato tantissimo, ha toccato delle corde molto personali tanto da trovarmi con le lacrime in più di un passaggio. Per questo non mi sento di dargli meno di quattro stelle, pur continuando ad avere la sensazione che forse lo stile di Eugenides non sia proprio “la mia tazza di tè”.

Profile Image for Fabiana.
211 reviews9 followers
March 5, 2021
Questo romanzo non è solo la storia di una famiglia, è la storia di una città, la storia di un sogno, del sogno Americano di tanti immigrati e delle seconde e terze generazioni, è una storia d'amore ma anche una storia di crescita e consapevolezza, è quindi una storia che da molti spunti di riflessione.
Ho trovato ben fatte e molto interessanti le ricostruzioni storiche scritte dall'autore, attorno alle quali si svolgono le vite dei vari protagonisti, che mi hanno permesso di saperne un pò di più di argomenti come la guerra greco-turca e la fuga da Smirne, lo sviluppo socio-economico di Detroit e gli scontri razziali che l'hanno coinvolta nel 1967.
Le saghe familiari mi hanno affascinata da sempre e la storia delle tre generazioni di Stephanides non ha deluso le mie aspettative, in particolare mi hanno colpito: la storia dei nonni di Cal, che si amavano ma al contempo erano perseguitati dagli spettri delle loro decisioni; e come Eugenides ha affrontato la crescita e la presa di coscienza di Callie, non scendendo mai in volgarità o luoghi comuni, anzi portandomi a riflettere su cosa sia l'identità di genere e quanto la biologia o i fattori di crescita possono influirne.
L'unica cosa che mi ha deluso del romanzo è il finale, Una cinquantina di pagine in più lo avrebbero forse reso perfetto.
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