"Guarda la cocaina, vedrai polvere. Guarda attraverso la cocaina, vedrai il mondo"
La coca la sta usando chi è seduto accanto a te ora in treno e l’ha presa per svegliarsi stamattina o l’autista al volante dell’autobus che ti porta a casa, perché vuole fare gli straordinari senza sentire i crampi alla cervicale. Fa uso di coca chi ti è più vicino. Se non è tuo padre o tua madre, se non è tuo fratello, allora è tuo figlio. Se non è tuo figlio, è il tuo capoufficio. Se non è il tuo capo, è la sua amante, a cui la regala lui al posto degli orecchini e meglio dei diamanti. Chi la usa è lì con te. È il poliziotto che sta per fermarti, il chirurgo che si sta svegliando ora per operare tua zia, l’avvocato da cui vai per divorziare. Il giudice che si pronuncerà sulla tua causa civile e non ritiene questo un vizio, ma solo un aiuto a godersi la vita. La cassiera che ti sta dando il biglietto della lotteria. Se non è lei, è il parroco da cui stai andando per la cresima, l’assessore che ha appena deliberato le nuove isole pedonali, il parcheggiatore che ormai sente l’allegria solo quando tira. Il ricercatore che sta seduto ora a destra del professore, il vigile urbano che suda moltissimo anche se è inverno, il lavavetri con gli occhi scavati. Tuo cognato che non è mai allegro o il ragazzo di tua figlia che invece lo è sempre. Il costruttore della casa in cui vivi, lo scrittore che leggi prima di dormire, la giornalista che ascolterai al telegiornale. Ma se, pensandoci bene, ritieni che nessuna di queste persone possa tirare cocaina, o sei incapace di vedere o stai mentendo. Oppure, semplicemente, la persona che ne fa uso sei tu.
Roberto Saviano is an Italian writer and journalist. In his writings, articles and books he employs prose and news-reporting style to narrate the story of the Camorra (a powerful Neapolitan mafia-like organization), exposing its territory and business connections. In 2006 he wrote his bestselling book Gomorrah, where he describes the clandestine particulars of the Camorra business.
Personalmente, non so se essere deluso oppure no da questo libro di Saviano; forse le aspettative erano ben altre. Secondo me c'è davvero proprio poca scrittura lungo le oltre 400 pagine di questo libro; per ben 3/4 del libro ho avuto la senzazione di leggere una serie di articoli sull'espresso più che un libro (quindi un registro totalmente differente). Le storie sono si legate dal filo conduttore del narcotraffico, ma i salti da una vicenda all'altra, alle volte, sono troppo repentini e ci si perde facilmente in rivoli di nomi e di luoghi. In definitiva le uniche pagine degne di essere lette sono alcuni interludi in cui l'Autore pone interrogativi sul mondo, su se stesso su tutti noi...davvero un pò poco.
Se ho caldamente consigliato ai miei non italitici amici e colleghi di leggere Gomorra, questo non lo consiglierò più di tanto qualora venisse tradotto in altre lingue.
7 anni dopo Gomorra, Saviano torna con un libro che racconta uno spaccato inquietante dell'immenso business del narcotraffico. Un macigno di 400 e passa pagine che ti cade addosso, ti travolge con le sue storie, e ti sembra davvero impossibile trovarvi una via d'uscita. Giunta alla fine, ora anch'io non riesco più a guardare il mondo con gli occhi che avevo prima.
Roberto Saviano, Zero zero zero Il mio approccio con Roberto Saviano comincia con questo viaggio nel mondo del narcotraffico. Da Medellìn al Sud America, al Centro America, Saviano ci porta a contatto con i narcotrafficanti, con il commercio di cocaina e quanto questa sostanza si consuma ogni giorno, non solo in Italia, ma anche nel mondo. Saviano ci fa conoscere la realtà della cocaina, i consumatori, comprese le guerre, le rivalità tra le gang. Saviano ci mette davanti la realtà dei fatti mostrando l'aspetto più crudo e duro di ogni storia, ogni vita che si nasconde dietro. Le storie raccontate da Saviano sono crude, atroci e rivelano aspetti di un mondo che ignoravo completamente. Saviano ci invita a no voltarci dall'altra parte, a guardare inf accia la realtà, a pretendere, esigere la verità, proprio come ha fatto lui e come continua a fare, rischiando la vita per le sue idee, il suo credo, a discapito di tutto e di tutti.
"Il mondo ti fa schifo? Cambialo!" "Conoscere è iniziare a cambiare!" "Solo chi conosce queste storie può difendersi da queste storie." Da sempre la generalizzazione fornisce copertura a chi evita le responsabilità. La frase "sono tutti uguali" favorisce il furbo a discapito dell'onesto e solo una conoscenza almeno di base consentirebbe di fare le opportune distinzioni. Un'analisi anche non troppo approfondita permette sempre e comunque di evidenziare differenze tra le varie parti, siano esse politiche, sociali o altro. Ancora: la conoscenza rende consapevoli le persone dei rischi e delle opportunità che una determinata situazione può offrire. E' affare di questi giorni, ad esempio, l'elezione del Presidente della Repubblica e il dire che i politici sono tutti uguali è la cosa più sbagliata del mondo. Basterebbe un'analisi anche superficiale delle varie situazioni per rendersi conto che le posizioni in campo erano almeno sei o sette e che la decisione finale che di solito avviene attraverso compromessi che soddisfano solo una parte, è stata anche questa volta la regola utilizzata. Ma non tutti sono stati d'accordo con la decisione presa e mettere tutti sullo stesso livello non ha senso ed è controproducente se le cose non ci stanno bene. Infatti generalizzare ha un solo effetto: quello di rendere difficile l'assegnazione delle responsabilità a chi le ha effettivamente. Roberto Saviano nella parte finale di questo Zero zero zero dice esattamente la stessa cosa. E' necessario prendere coscienza di quella che è la realtà, anche e soprattutto quando è scomoda, quando in qualche modo ci coinvolge direttamente oppure ci sfiora. Se il mondo ci fa schifo il primo passo è conoscere bene le cose che lo rendono così schifoso, capirle e parlarne. Parlarne in casa, con gli amici, al bar, parlarne con tutti, il più possibile. Forse non saremo in grado di cambiare le cose oggi, ma l'abitudine e la dimestichezza con certi argomenti, certamente li rende meno paurosi, meno misteriosi e dunque più gestibili. Basti pensare a pochi decenni fa quando anche solamente mostrare le diversità era considerato un tabù. Quante persone hanno passato la propria vita chiusi in casa per la paura di mostrarsi e per i timore di alimentare le chiacchiere della gente. Per quale motivo poi? Oggi per fortuna in molti ambienti le cose sono cambiate e il maggior merito è da attribuire a coloro i quali se ne sono fregati di quelle chiacchiere e hanno cercato di vivere una vita normale nonostante le difficoltà vere e ignorando quelle costruite dalla mentalità della gente. L'abitudine alle situazioni fa cambiare la mentalità delle persone. Il soggetto di questo libro è la cocaina e nella sua introduzione Saviano dice chiaramente che ognuno di noi nel suo piccolo ha qualche contatto con questo mondo; chi si vuole chiamare fuori, chi si sente puro, chi crede di non avere nulla a che vedere con questo mondo semplicemente perché non ne fa uso, ebbene è in torto perché i numeri e le ricerche dimostrano che la cosa è molto più diffusa di quanto si sia disposti a credere. Una via di mezzo tra inchiesta e documentario, Zero zero zero è un libro che a me ha molto ricordato Gomorra per come è costruito e strutturato. Certamente sono passati anni e molto cose sono cambiate da quando uscì quel primo lavoro di Saviano, lo si vede dalle numerose parentesi all'interno delle quali l'autore mette del suo parlando della propria condizione di vita. Tuttavia il racconto lascia ancora sgomenti per le cose che dice, per i nomi che indica e per la forza del testo che non lascia scampo al lettore. Quella famosa macchina del fango tanto richiamata in alcune trasmissioni televisive è proprio ciò che può minare il concreto di questo libro. Caro lettore che anche in base a queste poche righe deciderai se Zero zero zero di Roberto Saviano valga la pena di essere preso in considerazione per le tue prossime letture, sappi una cosa: puoi considerare l'autore una vittima o un profittatore, un talento o un opportunista, un eroe o un infame, ma non puoi pensare che la cocaina non sia affar tuo. Come si accennava più sopra riguardo all'introduzione del primo capitolo, la cosa è molto chiara: la cocaina è già affare tuo. Qualunque siano le tua attività, le tue passioni, il tuo stile di vita; qualunque posto tu abiti o frequenti, c'è qualcuno che ha a che fare con te, o con le cose che tu maneggi, che fa uso di cocaina. Da qui non si scappa: lo dicono le analisi delle acque di scarico delle città, lo dicono i sequestri della polizia, lo dicono le indagini, lo indica tutta una serie di prove provate. Dunque sarebbe necessario conoscere. Dal punto di vista umano, forte risalta in alcuni momenti la malinconia di un uomo: “Non mi sono mai mosso da Napoli. Non solo con il pensiero, ma sopportando l’odio che mi viene versato di continuo, anche accogliendo le braccia che mi stringono per darmi coraggio. Sono sempre lì....Sino a che qualcuno o qualcosa mi uccide." La macchina del fango è il primo metodo per isolare qualcuno e poi compiere azioni ulteriori. La semplice conoscenza delle cose è il primo passo per combatterle. Per questo Saviano va letto anche se non ci è simpatico, perché lavora per tutti noi. Tempo di lettura: 10h 05m
ZeroZeroZero, come altri hanno già scritto prima di me, è un libro che oggettivamente andrebbe letto. Al di là del fatto che piaccia Saviano, che lo si consideri un bravo scrittore o che si nutra una sincera stima per lui. E' un libro ricco di informazioni interessanti, storiche e sociali, sul narcotraffico e il suo legame con governi, forze dell'ordine e criminalità organizzata. Credo che il messaggio principale però, vada oltre le singole informazioni che ci vengono date: il narcotraffico influenza in maniera devastante l'economia mondiale. E non si parla di numeri vuoti e privi di significato, lontani dalla nostra vita quotidiana. Si parla di banche, le nostre banche, quelle a cui abbiamo chiesto il mutuo che ci permette di avere un tetto sopra la testa, spesso mantenute e tenute in vita dai soldi del narcotraffico. Contanti fruscianti che non vedono mai crisi. Soldi che, come cita l'autore, non si contano ma si pesano.
Il tono è decisamente più giornalistico che narrativo, ma lo stesso Saviano si è un po' trasformato negli anni affrontando argomenti scottanti, prima (molto prima) esclusivo appannaggio di un giornalismo d'inchiesta che sembra ormai lontano.
Lo ritengo un libro importante, che non lascia indifferenti e utile per capire certi meccanismi che ci sembrano tanto lontani, ma che in realtà tocchiamo ogni giorno con mano.
Non e' un incredibile racconto. E' un libro sull'incredibile realta'. E lo dico da ''non appassionata' di Saviano e men che meno del genere. Quello che resta dopo la lettura di questo libro e' un arricchimento non solo sui meccanismi e sulle storie del sistema globale della cocaina, ma anche sull'intero sistema mondo. Partendo dal Messico agli Stati Uniti, dalla Colombia passando per l'Africa occidentale, la Calabria e l'Ucrania per arrivare alla Russia, l'oro bianco viene raccontato nella suo potere sociale di sedurre. Attraverso le tante storie narrate, si riconsiderano i limiti della spietatezza umana. Nessuna differenza se sei un banchiere di Londra o un emarginato colombiano, se il tuo obiettivo e' fare soldi (tanti e subito) la tua risposta e' la sola merce che non conoscera' mai una crisi. Ci si rende conto che molte relazioni globali sono solo la punta dell'iceberg di traffici e interessi che restano in un abisso oscuro (perche pochi ne parlano) ma che e' capace di infiltrarsi nei grandi poteri cosi come nei gruppi di giovani alla ricerca di senzazioni nuove . Alla fine non credo che questo libro sia un'interpretazione del mondo ma una lucida analisi dello stesso nei suoi lati e angoli piu nascosti.
L'argomento è sicuramente interessante e meriterebbe maggiore attenzione, anche se mi permetto di fare alcune critiche. Un primo aspetto che mi lascia insoddisfatto sono alcune scelte stilistiche. Ho trovato alcune parti, ad esempio il primo capitolo, estremamente noiose in quanto formate da interminabili elenchi che risultano rapidamente noiosi e freddi, pur essendo chiaro l'intento di trasmettere proprio la diffusione del fenomeno o le sue sfaccettature attraverso la loro lunghezza. In secondo luogo, capisco che la trattazione di argomenti così violenti, crudi e feroci non possa richiedere toni particolarmente lirici o ispirati, ma la forma in generale potrebbe essere, a mio parere, un po' più elegante e curata. Ma forse anche questa è solo una semplice scelta stilistica dell'autore. Infine, penso che l'autore sia talmente ossessionato dall'argomento (cosa che lui stesso ammette) da vederlo letteralmente ovunque e probabilmente sovrastimandolo. Certamente il fenomeno è sottodimensionato nell'opinione pubblica e nell'attenzione che la politica gli riserva, ma credo che Saviano cada dalla parte opposta della balconata. La cocaina diventa quasi idealizzata e sembra diventare l'unico grande male del nostro tempo.
Seguo sempre Roberto Saviano, sia in TV che su Repubblica, perché lo reputo uno dei giornalisti più preparati in circolazione… però, se "Gomorra" mi era piaciuto tantissimo, non posso dire la stessa cosa di questo. Ho trovato "Zero Zero Zero" troppo "soporifero", pieno zeppo di troppi nomi e di troppi fatti da ricordare. Alla fine non ce l'ho fatta più… e mi sono arreso quando, sul Kindle, ero al 76% di pagine lette. [https://lastanzadiantonio.blogspot.co...]
La prima parte del libro è interessante e comprensibile perché ai temi viene dedicato lo spazio necessario e il lettore ha il tempo di capire e immaginare. Violenza inaudita e racconti raccapriccianti. Personaggi coinvolgenti e fatti interessanti sulle conseguenze che la cocaina sulle persone. Tanto tantissimo che non mi sarei mai immaginata. Purtroppo la seconda parte del libro invece è stata quasi una tortura. Troppe storie buttate lì all'improvviso, sviluppate in pochissime pagine e una marea di nomi e soprannomi di narcotrafficanti mai sentiti. Ho fatto fatica a resistere e ad arrivare alla fine. Sono sollevata di aver finito.
Tre stelle comunque perché tutta la prima parte mi è piaciuta e mi ha svelato un mondo che non conoscevo e perché il libro in generale è informativo.
Saviano continua a fare quello che gli riesce meglio, e che gli é comunque costato caro in termini di libertá personale: prende le storie delle famiglie mafiose, stavolta quelle legate al narcotraffico e sparse per il mondo, e le racconta come se fossero delle telenovele, agghiaccianti ma sempre storie e le storie si sa che vendono, specialmente se condite da una buona dose di violenza. Dai cartelli colombiani a quelli messicani, passando per gli Stati Uniti e la vecchia Unione Sovietica per arrivare all'Africa, tutte le strade sono ricoperte della splendida polvere bianca che ti fa sentire tanto bene, poi ti fa sentire, e poi basta.
Volevo leggere Zero Zero Zero da tanto tempo. L'ho divorato. Sarebbe un libro che tutti dovrebbero leggere, un libro che dovrebbe essere tradotto in tutte le lingue. E chissa' se tutti avessimo il coraggio di leggerlo con onestà. Vengo dal Messico, e un po' già sapevo/sentivo che la coca fosse ovunque e la base di tante piccole economie. Ora vedo che è la BASE dell'economia mondiale. Sono molto colpita e triste di essermi accorta quanto la coca sia diventata il moto e la base di tante vite, sia di chi ci lavora e di chi la consuma. E pensare che, in origine, le foglie vengono masticate per sconfiggere l'altitudine delle Ande.
"Conoscere è iniziare a cambiare" scrive Saviano al termine del libro. "Solo chi conosce queste storie puo' difendersi da queste storie. Solo chi le rqccontq ql figlio, all'amico, al marito, solo chi le porta nei luoghi pubblici, nei salotti, in aula, sta articolando una possibilità di resisteza".
E allora leggiamole, queste storie. Leggiamole e raccontiamole. Da qui parte il cambiamento.
Un libro emotivamente difficile da mandare giù, ma che tutti dovrebbero leggere.
Saviano ha una grande qualità che forse è anche una condanna: riuscire a raccontarti storie che non vorresti sentire per nessun motivo, perché orribili, crudeli, cruente, che pensi non ti appartengono ma che invece dovresti considerare. Devi considerare, conoscere, capire, perché fanno parte di questo mondo, anzi, ne sono l'essenza principale. Parlare di coca, di morte, di torture, corruzione; di drogati, di gente che si fa e che potrebbe essere intorno a te con una semplicità che ti lascia quasi a bocca aperta, facendoti pensare "Perché non me ne sono mai accorto prima?". Chi si fa di coca potrebbe essere il tuo vicino di treno, il tuo collega, l'autista dell'autobus, o potresti essere anche tu, o anche io. Dalla faida tremenda in Messico che uccide ogni anno centinaia di innocenti, alla coca colombiana, da cui tutto è cominciato, ai traffici italiani, ai broker della logistica, ai soldi, tanti, milioni, miliardi, che viaggiano in poche ore e di cui noi non abbiamo la minima conoscenza, questo libro è un viaggio nel mondo della cocaina, la polvere per eccellenza, finissima, più della farina più pregiata, triplo zero. La coca rende schiavi perchè ti dà quella energia per spremerti fino all'osso, prosciugandoti, distruggendoti un poco alla volta, giorno dopo giorno. E più ti distrugge più non puoi farne a meno. Istintivamente mi viene di non accettare ciò che leggo perché quei racconti rendono la mia terra, questa terra, un luogo fatto di dolore, odio, in cui il profitto è l'unico Dio da onorare a scapito di qualunque vita umana. Ma, al tempo stesso, ci mette di fronte alla dura realtà di questi tempi, in cui un molta gente spende tantissimi soldi cercando un po di benessere che altrimenti non troverebbe nella vita quotidiana, o quell'energia che pensa di non avere dentro di sé. Chi legge questo libro e sa di appartenere alla schiera di persone che acquistano coca deve pensare ad una cosa sola: ogni dose che acquista potrebbe uccidere, da qualche parte nel mondo, una persona innocente.
Partiamo da un punto chiaro: Gomorra era meglio. Più vivido e reale, "toccabile", di quanto possa esserlo questo libro scritto sotto-scorta ed su realtà comunque un po' distanti dalla quotidianità campana cui Saviano era più abituato ai tempi della prima opera. Ad ogni modo, il libro è senza dubbio interessante e forse poteva anche essere più ricco di dettagli sulla parte più avvincente, la prima dedicata al Messico iper-violento di questi anni. Si sente che purtroppo l'autore non può andare nel dettaglio vero delle indagini che ha seguito in prima person e di questo il libro paga sicuramente dazio perchè in alcuni punti sembra voler decollare ma non ce la fa. Premessa all'ultimo punto del mio commento: io sono uno di quelli che dirà sempre "nessuno tocchi Saviano", eroe civile e vero dei nostri tempi. Però, tocca dirlo, alcuni punti autobiografici del libro sono pesantucci...insomma, non capisco cosa c'entri e cosa possa trasmettere come messaggio la ventina abbondante (forse più) di pagine dedicate ai commenti negativi su di lui che gli vengono rivolti da chi non lo stima o ne vuole minare la credibilità. Insomma, è vero che vive sotto scorta, ma in questi anni lo abbiamo visto fortunatamente tanto anche in tv, radio, comizi, spettacoli...non ha più bisogno di queste divagazioni autocelebrative nei suoi libri. Soprattutto quando non c'entrano nulla con il filone del racconto. Alla fine, consigliato, anche se spero ne segua una seconda parte più dedicata alla vera quotidianità di questa piaga bianca... Letto in 7 giorni
Libro doveroso da conoscere, la cui protagonista assoluta è la cocaina. Tutto gira intorno ad essa: storie, violenze, massacri, sequestri, soldi facili, stordimento, racket, tossicodipendenti, mafie, giornalisti, giudici, forze dell'ordine. Un tourbillon angosciante ma che è necessario esplorare. Saviano è una sorta di virgiliana guida nell'Inferno, guida che paga di persona nella vita e nella carne la sua conoscenza intima di questo mondo parallelo. Mondo di cui i più ignorano l'esistenza. Questo libro mette in luce le dure verità sulla droga e sull'economia che genera. Tanto che l'unica soluzione sembra davvero la liberalizzazione (ma ho ancora qualche dubbio sul come gestirla, specie in un paese come l'Italia). Il libro già turba di per sé, ma a volte ha un certo macabro gusto (molto spagnolo-napoletano-sudamericano devo dire). Saviano poi tende ad essere piuttosto pessimista. Però l'opera di conoscenza va fatta e il suo libro resta prezioso. A volte penso che potrebbe fare pure il pubblico ministero, tanto è bravo. In ogni caso, certe cose si fanno perché si devono fare. E credo che sia per questo che Saviano ha fatto e scritto quello che ha fatto e scritto.
Arrivare a questo libro dopo 4 stagioni della serie Narcos, sicuramente spegne gran parte del piacere. Saviano infatti inizia il suo viaggio dentro la coca dall'ascesa dei cartelli colombiani e poi messicani e non avrebbe certo potuto essere altrimenti. Da qui però dipana, o meglio cerca di dipanare, una infinita massa di storie, nomi, vicende, che narrano la coca lungo tutto il globo e in ogni sua fase: dalla produzione nella giungla al traffico e dai porti/aeroporti fino alle piazze di spaccio. Interessante la parte sulle implicazioni finanziarie e sul riciclaggio, mentre più bella e di valore la parte, forse, più intima in cui l'autore descrive come guardare "il mostro" lo abbia reso mostro a sua volta. Mostro per se stesso per la vita a cui si è condannato, mostro negli occhi degli altri a cominciare dalla sua Napoli. Ce lo racconta anche attraverso la storia di due reporter che hanno pagato con la vita il proprio coraggio. Questa parte, insieme alla stima per l'autore, hanno fatto sì che il libro meritasse una valutazione sufficiente.
Saviano é tornato ed io non sono riuscita a non resistere al richiamo.... Dovevo leggerlo....e l'ho fatto... Consapevole di non leggere un rimanzo, perché per me non lo é... É un documento,una spiegazione, un'indagine...
"Il mondo é una pasta rotonda che lievita, Lievita attraverso il petrolio. Lievita attraverso il coltam. Lievita attaverso i gas. Lievita attraverso il web. Tolti questi ingredienti, rischia di afflosciarsi, decrescere. Ma c'é un ingrediente piu veloce di tuttie che tutti vogliomo. Ed é la coca. Un ingrediente senza il quale non potrebbe esistere nessuna pasta. Proprio come la farina. E non una farina qualsiasi. Una farina di qualitá. La migliore qualitá di farina:000
Un argomento forte, di cui si esplorano le storie e protagonisti. Le testimonianze, la cruda realtà rappresentata non può che colpire: la scoperta di un mondo parallelo al nostro, che sfioriamo ma mai tocchiamo è un pugno nello stomaco. Una lettura sicuramente illuminante, però devo dire che non mi ha convinto appieno il modo in cui è stata organizzata: manca, se non un filo conduttore (indiscutibilmente la cocaina) forse... un ordine? Uno schema? Dopo un po' mi sembrava che le esperienze e le situazioni si accumulassero e basta, che fosse solo un elenco. Elenco in cui molto spesso mi trovavo a perdermi.
Questo libro si presenta come un puntiglioso lavoro di ricerca il cui risultato è una lettura impegnativa per l’argomento trattato e anche per la sua lunghezza. Tantissimi nomi, date, cartelli narco, soprannomi e dettagli. Si tratta di un imponente reportage giornalistico dal ritmo serrato e dalla scrittura incalzante che esalta le doti dell' autore. Io ho intervallato la lettura ad altri romanzi soprattutto perché l’argomento trattato è forte: leggere della narcoguerra e dei morti che ha provocato non è stata proprio una passeggiata.
Un romanzo quasi illeggibile. Sembra il rapporto di un'indagine. Si articola in "microdescrizioni" di dettagli, ed elenchi di nomi che fanno venire il mal di testa. Peccato perché il libro comincia in modo molto avvincente ed in alcuni tratti riporta informazioni molto interessanti...
La citazione di Arbasino è abusata, ma Saviano ha presto abbandonato i panni della giovane promessa e ancora non ha vestito quelli del venerato maestro... Un libro illeggibile, noioso, infarcito di frasi ad effeto e paroloni roboanti ogni tre righe. Mollato quasi subito.
Il capitale brama altro capitale, indipendentemente dalla fonte di origine. Per più di metà libro Saviano punta e spinge per farci comprendere questo semplice fatto. Queste le premesse il narcotraffico vincerà sempre, lui stesso in più di un occasione lo ammette, certe volte inconsciamente altre consciamente. Il grave problema come anche di Gomorra è che l'autore si sofferma sul particolare e non sul generale. Crede lui di aver raggiunto la radice del problema, ma non ha fatto altro che soffermarsi su un mattone, magari un intera ala ma non sulle fondamenta. Finché il capitale regolamenterà le vite degli uomini, le vite degli uomini saranno subalterne ad esso. Problemi come l'ecologia la lotta alle mafie al narcotraffico alla fame nel mondo alle guerre saranno solo sfide contro mulini a vento. Ci si concentra sui sintomi e non sulla malattia. Povero Saviano non si rende conto di fomentare ulteriori, subdole, infide e potenti ideologie.Il libro in se poi, fatte queste premesse, risulta interessante ma organizzato in modo pessimo. Il risultato sono un infinita sequenza di storie, più o meno significative, che però stentano a dare un immagine dall'alto del problema. Concepiamo la grandezza del fenomeno, e probabilmente questo era l'intento, ma le connessioni si perdono in un mare di nomi.
A parte riconoscere che il successo di Gomorra ha gettato luce sulla complessa situazione delle mafie Campanie (una funzione sociale non indifferente), per il resto io penso che Saviano scriva veramente male, stilisticamente e concettualmente. Lontano dalla profondità di analisi delle notizie del giornalismo investigativo "vero", quello di gente come Jerry Capeci per capirci (gente che tira fuori libri sulla mafia dopo decine di ore di interviste, partecipazione ai processi e letture di sentenze). Saviano prende spudoratamente le notizie dalle pagine in inglese di Wikipedia sui cartelli messicani e sui singoli boss, dà l'impressione di inventare o enfatizzare le Vicende non legate ai fatti di cronaca (come la storia di Arturo, quella del discorso in tre lingue del boss italo americano o di Pilakacciù in Gomorra), si perde in ripetizioni che vogliono suonare enfatiche ma sono semplicemente noiose, ha perfino scopiazzato la descrizione del Kalashnikov nell'omonimo capitolo da "Lord of War" (con Nicolas Cage). Zero Zero Zero è a mio parere un riassunto scorrevole (ma a tratti confuso) della situazione della guerra di droga, diventa patetico quando cerca di assumere tonici epici o di lezione morale ed è insufficiente quando si tratta di sviscerare la notizia nel profondo.
Bello, in certi passaggi particolarmente crudi è un pugno nello stomaco. Ma la voglia di sapere come continua ha la meglio su tutto e ti ritrovi a leggere pagine e pagine senza nemmeno accorgerti che devi scendere dal bus e magari riemergi due fermate dopo la tua. La coca è tutto e muove tutto. Probabilmente anche il laptop da cui scrivo ha avuto a che fare con la coca e i cartelli che la controllano.
Il tema trattato aveva tutte le potenzialità perché ne uscisse un libro interessante. Peccato che i contenuti siano davvero organizzati male. Un'infinita sequenza di storie, alcune più coinvolgenti di altre, e forse anche più attinenti all'argomento, che però sembrano non condurre da nessuna parte se non al mostrare semplicemente la maestrina dell'autore nel raccogliere date e nomi.
Sulle orme di Gomorra un libro che forse è più una raccolta di articoli ed approfondimenti. Non per tutti, sicuramente per chi ama i libri inchiesta, traslucide fotografie di un mondo che ci illudiamo di conoscere veramente.