Сергей Довлатов - один из наиболее популярных и читаемых русских писателей конца XX - начала XXI века. В 1989 году он отобрал пятнадцать своих лучших рассказов для юбилейного сборника - через год писателю должно было исполниться пятьдесят лет. Жизнь распорядилась иначе. Довлатов не дожил до своего юбилея и не увидел составленную им книгу вышедшей из печати. Сейчас этот сборник перед вами - последняя книга Сергея Довлатова, пятнадцать произведений, которые, по мнению автора, наиболее точно отражают его стиль, и, как вы знаете теперь, подводят итог его замечательному творчеству.
Содержание Ищу человека. Рассказ. Юбилейный мальчик. Рассказ. В гору. Рассказ. Чья-то смерть. Рассказ. Лишний. Рассказ. Дорога в новую квартиру. Рассказ. Представление. Рассказ. На что жалуетесь, сержант?. Рассказ. Голос. Рассказ. Марш одиноких. Рассказ. Иностранец. Рассказ. По прямой. Рассказ. Дядя Леопольд. Рассказ. Мой старший брат. Рассказ. Полковник говорит - люблю. Рассказ.
Sergei Dovlatov (Russian: Сергей Довлатов) was born in Ufa, Bashkiria (U.S.S.R.), in 1941. He dropped out of the University of Leningrad after two years and was drafted into the army, serving as a guard in high-security prison camps. In 1965 he began to work as a journalist, first in Leningrad and then in Tallinn, Estonia. After a period of intense harassment by the authorities, he emigrated to the United States in 1978. He lived in New York until his death in 1990.
«...e ora due parole sul giornale. Ha un'aria simpatica, dinamica, vivace, ingegnosa. C'è del dandismo, naturalmente lo humour, eccetera. Insomma, molte cose buone. Ma ora voglio invece dire quello che non c'è. E di quello che, a mio parere, manca del tutto al vostro giornale. Al giornale manca il tuo passato. Il tuo, il nostro passato. Le nostre risate, il nostro orrore, la pazienza e l'inettitudine... La tua emigrazione non è un fatto privato. Altrimenti non sei uno scrittore, ma un trasfertista. E poca importanza ha dove sei andato ad abitare, in America, in Giappone o a Rostov sul Don. Sei emigrato per raccontare di noi e del tuo passato. Tutto il resto può solo sminuire la dignità di uno scrittore. Anche se aumentano, probabilmente, le possibilità di successo. Tu non sei partito per i jeans o per comprarti una macchina usata. Sei partito per raccontare. Per cui, ricordati di noi... Dicono che siete diventati americani. Dicono che affrontate problemi molto seri. Per esempio quale automobile consuma meno benzina. A noi questi discorsi fanno sorridere. Sorridiamo e non ci crediamo. È proprio così, un gioco, una finzione. Altro che americani?! Ma chi, Brodskij, di cui non facciamo che parlare tutti quanti?! Tu, forse? Di cui parlano tutti in ogni birreria, da via Raz''ezžaja a via Čajkovskij, dal Nevskij fino alla Piazza del Palazzo? È difficile immaginare qualcosa di più ridicolo... Non potrai diventare americano. Né potrai fuggire dal tuo passato. Ti sembra di essere circondato dai grattacieli, ma sei circondato dal tuo passato. Cioè da noi. Folli poeti e pittori, alcolisti e professori, soldati e prigionieri. Te lo dico ancora una volta: ricordati di noi. Siamo in tanti e siamo vivi. Ci uccidono, ma noi siamo vivi e scriviamo poesie. In quest'incubo, in quest'inferno, noi ci riconosciamo tutti senza usare i nostri nomi. Come facciamo? Lo sappiamo solo noi...»
"Io continuo a sperare. E non per cecità. Non per impotenza. Ma in nome della speranza stessa. Senza nessun altro fine materiale. La speranza stessa è il fine. E al tempo stesso è il mezzo".
Non bello come "Noialtri", contiene comunque qualche perla di umorismo e di saggezza.