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The Exploded View
A quartet of stories revolving around four men in Johannesburg: a statistician employed on the national census, an engineer out on the town with his council connections, an artist with an interest in genocide and curios, and a contractor who erects billboards on building sites; each tries to make sense of a changed world after the demise of apartheid.
Paperback
First published January 1, 2004
About the author
Ivan Vladislavić
44 books77 followersIvan Vladislavić is a novelist, essayist and editor. He lives in Johannesburg where he is a Distinguished Professor in Creative Writing at the University of the Witwatersrand. His books include The Folly, The Restless Supermarket, Portrait with Keys and Double Negative. Among his recent publications are Flashback Hotel, a compendium of early stories; The Loss Library, a reflection on writing; and 101 Detectives, a collection of new short stories. He has edited volumes on architecture and art. His work has won several prizes, including the University of Johannesburg Prize, the Sunday Times Fiction Prize and the Alan Paton Award for non-fiction. In 2015, he was awarded the Windham-Campbell Prize for fiction by Yale University.
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Community Reviews
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December 16, 2025
Il titolo originale dell’opera, The explosed view, l’esploso” o “la vista esplosa”, richiama la rappresentazione grafica delle parti separate di un oggetto o di una macchina, ma in modo che si mantenga la connessione e la relazione funzionale tra loro. Il titolo è stato tradotto in italiano come L’insieme delle parti, che sembra porre l’accento più sul tutto che sulle parti in relazione; il titolo originale mi sembra più aderente alla struttura del libro, anche se ”l’insieme delle parti” viene esplicitamente richiamato nel testo quando il protagonista dell’ultimo dei quattro racconti ripensa alla sua capacità analitica, sviluppata sin da bambino sfogliando le riviste tecniche del padre, di separare le diverse componenti assemblate in un oggetto: ”Avendo sfruttato al massimo le potenzialità del disegno tecnico e delle sue caratteristiche, l’immagine era manipolabile. L’oggetto osservato da ogni lato, come insieme delle sue parti.”
Una capacità, questa, che sembrerebbe non essere più utile a capire il mondo odierno, ”Nemmeno il più acuto degli osservatori avrebbe più capito com’erano fatte le cose o come funzionassero.”
L’oggetto da capire potrebbe essere il Sudafrica, qualche anno dopo la fine dell’apartheid e l’elezione di Mandela alla presidenza, e come ci si rapporta a questo cambiamento.
Il libro è strutturato in quattro racconti che hanno tratti in comune, luoghi o ambienti, e mantengono, quindi, delle connessioni; l’ambiente è quello dei nuovi quartieri di Johannesburg, con i villaggi in stile europeo isolati, recintati e sorvegliati, abitati dalla borghesia bianca in fuga dall’emergente violenza, o le vecchie e nuove township che si rivelano comunque luoghi di emarginazione e di violenza destinati alla popolazione nera, o, ancora, il paesaggio rurale del veld inframmezzato dai nastri d’asfalto delle autostrade in cui si muove un traffico caotico. I protagonisti dei quattro racconti sono tre bianchi che faticano a comprendere o ad adattarsi al nuovo mondo e un artista rampante nero interessato a rappresentare i genocidi.
Ogni racconto è un tassello dell’insieme e il senso del tutto, a mio avviso, si svela nell’ultimo.
Una capacità, questa, che sembrerebbe non essere più utile a capire il mondo odierno, ”Nemmeno il più acuto degli osservatori avrebbe più capito com’erano fatte le cose o come funzionassero.”
L’oggetto da capire potrebbe essere il Sudafrica, qualche anno dopo la fine dell’apartheid e l’elezione di Mandela alla presidenza, e come ci si rapporta a questo cambiamento.
Il libro è strutturato in quattro racconti che hanno tratti in comune, luoghi o ambienti, e mantengono, quindi, delle connessioni; l’ambiente è quello dei nuovi quartieri di Johannesburg, con i villaggi in stile europeo isolati, recintati e sorvegliati, abitati dalla borghesia bianca in fuga dall’emergente violenza, o le vecchie e nuove township che si rivelano comunque luoghi di emarginazione e di violenza destinati alla popolazione nera, o, ancora, il paesaggio rurale del veld inframmezzato dai nastri d’asfalto delle autostrade in cui si muove un traffico caotico. I protagonisti dei quattro racconti sono tre bianchi che faticano a comprendere o ad adattarsi al nuovo mondo e un artista rampante nero interessato a rappresentare i genocidi.
Ogni racconto è un tassello dell’insieme e il senso del tutto, a mio avviso, si svela nell’ultimo.
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