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Timaeus

First published in Complete Works , Donald J. Zeyl's masterful translation of Timaeus is presented along with his 75 page introductory essay, which discusses points of contemporary interest in the Timaeus , deals at length with long-standing and current issues of interpretation, and provides a consecutive commentary on the work as a whole. Includes an analytic table of contents and a select bibliography.

112 pages, Paperback

First published January 1, 361

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About the author

Plato

5,778 books9,119 followers
Plato (Greek: Πλάτων), born Aristocles (c. 427 – 348 BC), was an ancient Greek philosopher of the Classical period who is considered a foundational thinker in Western philosophy and an innovator of the written dialogue and dialectic forms. He raised problems for what became all the major areas of both theoretical philosophy and practical philosophy, and was the founder of the Platonic Academy, a philosophical school in Athens where Plato taught the doctrines that would later become known as Platonism.
Plato's most famous contribution is the theory of forms (or ideas), which has been interpreted as advancing a solution to what is now known as the problem of universals. He was decisively influenced by the pre-Socratic thinkers Pythagoras, Heraclitus, and Parmenides, although much of what is known about them is derived from Plato himself.
Along with his teacher Socrates, and Aristotle, his student, Plato is a central figure in the history of philosophy. Plato's entire body of work is believed to have survived intact for over 2,400 years—unlike that of nearly all of his contemporaries. Although their popularity has fluctuated, they have consistently been read and studied through the ages. Through Neoplatonism, he also greatly influenced both Christian and Islamic philosophy. In modern times, Alfred North Whitehead famously said: "the safest general characterization of the European philosophical tradition is that it consists of a series of footnotes to Plato."

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Displaying 1 - 6 of 6 reviews
Profile Image for Francesco Fantuzzi.
44 reviews10 followers
June 15, 2024
Edizione splendida: traduzione e commenti accuratissimi e riusciti, l’introduzione del prof. Ferrari, poi, insuperabile e ricchissima non solo di informazioni, ma di veri e propri spunti.
Profile Image for Antonietta Florio.
85 reviews6 followers
June 16, 2021
«E prima di questo tutte le cose si trovavano senza ragione e senza misura. Ma quando il Dio intraprese a ordinare l’universo, il fuoco in primo luogo e la terra e l’aria e l’acqua, avevano bensì qualche traccia di sé, ma si trovavano in quella condizione in cui è naturale si trovi ogni cosa, quando il Dio è assente. Queste cose, dunque, che allora si trovavano in questo stato Egli in primo luogo le modellò con forme e con numeri. Che il Dio abbia costituito queste cose nel modo più bello e migliore che fosse possibile, muovendo da una loro condizione che non era affatto così, anche questo per ogni cosa resti saldo come detto una volta per tutte.» (Platone, Timeo)

Il Timeo di Platone, benché opera dialogica, si presenta, da un punto di vista strutturale, come un vero e proprio trattato, che ha influenzato numerosi pensatori appartenenti a diverse correnti filosofiche. Soprattutto gli umanisti, desiderosi di rinnovare l’antico, ne fanno un punto di riferimento fondamentale sia nelle discipline letterarie, sia nell’universo artistico (si pensi alla “Scuola d’Atene” di Raffaello), considerando particolarmente la parte dedicata all’argomentazione dell’anima.
L’intento platonico è di tracciare la storia del cosmo, risalire alle origini e studiarne le cause, per giungere, nel finale, alla descrizione della natura umana. Qui Platone, folgorato – per così dire – dal baluginio del lumen intelligibile, dà vita a un’enucleazione del corpo dell’uomo, letto e interpretato in termini naturalmente differente rispetto a quelli che si incontrano nei tradizionali manuali di scienza.
Nell’Introduzione, Giovanni Reale afferma:

«L’asse portante principale di tutto quanto il discorso in tutte le sue parti consiste in una stupenda messa in rilievo della struttura bipolare del reale come una mediazione sintetica della componente intelligibile e di quella sensibile. Questa mediazione sintetica è operata […] dal Demiurgo, ossia dall’Intelligenza cosmica, la quale si avvale, come strumento per operare la mediazione fra l’intelligibile e il sensibile, della matematica, dei numeri, dei rapporti numerici e delle figure geometriche.»

Ma procediamo con ordine!
L’opera comincia con un prologo drammaturgico in cui Socrate, Ermocrate, Crizia e, appunto, Timeo di Locri, discutono a proposito della Città ideale, topic di una discussione del giorno precedente, e peraltro illustrata concettualmente nella Repubblica.
Qui, l’intentio di base è la dimostrazione che la Città ideale non è mera utopia e aspirazione impossibile da realizzare; al contrario, detta Città ha il suo antecedente nell’Atene del passato. Il prologo si conclude con l’oscuramento narrativo di Crizia e Socrate, per lasciare la parola a Timeo:

«Infatti, ci è sembrato che Timeo, dal momento che è tra di noi il più competente in astronomia e ha dato maggiori contributi alla conoscenza della natura dell’universo, debba essere il primo a parlare, incominciando a parlare dell’origine del cosmo per terminare con la natura degli uomini.»

Il preludio contiene i concetti metafisici di base, a partire dall’asserzione secondo cui tutte le cose sono necessariamente generate da una qualche causa e la generazione del mondo sensibile da parte del Demiurgo (o Artefice) altro non è che l’imago del mondo intelligibile, pertanto la bellezza di quaggiù è il riflesso della pulchritudo di lassù:

«Ma se questo mondo è bello e l’Artefice è buono, è evidente che Egli ha guardato all’esemplare eterno; e se, invece, l’Artefice non è tale, ciò che non è neppure permesso a qualcuno di dire, ha guardato all’esemplare generato. Ma è evidente a tutti che Egli guardò all’esemplare eterno: infatti l’universo è la più bella delle cose che sono state generate, e l’Artefice è la migliore delle cause.»

Si può evincere il contrasto tra l’essere eterno che, colto dall’intelligenza e dal ragionamento, non è soggetto alla generazione e il divenire che non è vero essere, in quanto, generandosi, non permane nelle medesime condizioni.
A questo punto comincia il discorso di Timeo. La prima parte è focalizzata sull’intelligenza cosmica e le sue operazioni, la struttura dell’anima nei suoi movimenti e la creazione del tempo.
Il mondo, che è e sarà sempre unigenito ed ha in sé la totalità dei quattro elementi fisici, è generato dalla bontà della provvidenza divina. Dio, constatando il disordine e il movimento confuso delle cose del mondo, traspone il tutto sul piano dell’ordine e tutti gli esseri viventi sono a Lui congeneri.
Seguendo l’esposizione introduttiva di Giovanni Reale si può dedurre da un lato la necessità dell’esistenza di Dio, senza il quale nel mondo materiale regnerebbe perennemente il disordine e, dall’altro, che l’ordine derivante dalla creazione, istituisce degli elementi intermedi tra il sensibile e l’intelligibile. Essi sono i numeri e le forme geometriche, che

«rispetto alle Idee hanno in comune di essere intelligibili e incorruttibili, rispetto alle cose sensibili hanno invece in comune di essere, ciascuno di essi, molteplici […] E proprio questo produce bellezza e bontà, in quanto bellezza e bontà sono ordine e misura».

Un ulteriore fattore degno di nota è la forma sferica e, perciò, la rotazione del cosmo, nel mezzo del quale, il Dio perfetto pone l’anima del mondo, composta dalla natura dell’Identico, del Diverso e dell’Essere e caratterizzata da invisibilità rispetto al corpo visibile da essa dominato.
Anche dal punto di vista del tempo, il mondo fisico è imitatio del mondo divino, quale «vivente eterno», mentre la creazione dell’uomo, pur seguendo lo stesso principio di somiglianza, è affidata agli dèi creati e visibili.
Da questo momento in poi, attraverso Timeo, Platone descrive la creazione e la strutturazione dei corpi umani, quindi la funzione delle singole parti che li compongono. Della vista, ad esempio, dirà:

«che il dio ha trovato e ha donato a noi la vista, affinché, osservando nel cielo i movimenti ciclici dell’intelligenza, ce ne servissimo per le circolazioni del pensiero che è in noi, le quali sono affini a quelli, sia pure come circolazioni non ordinate a circolazioni ordinate; e così, traendone insegnamento e partecipando alla rettitudine dei ragionamenti conformi a natura, imitando le circolazioni del dio che sono del tutto regolari, correggessimo le nostre circolazioni erranti.»

Nella seconda parte, Platone tratta del principio materiale da cui nasce il cosmo, considerando tre generi: «ciò che è generato, ciò in cui è generato, e ciò da cui ricevendo somiglianza si genera ciò che è generato».
Emerge il distinguo tra realtà sensibile e intellegibile, che sul piano epistemologico, si dirama in due diversi generi di conoscenza: la doxa (l’opinione, quindi una conoscenza probabile)nel mondo fisico, dove i discorsi si basano sulla credenza, sulla percezione sensoriale e sul criterio della verisimiglianza; l’epistème (la conoscenza certa e incontrovertibile) nel mondo delle Idee, dove le forme perfette sono contemplate dall’Intelligenza perfetta.
La terza parte, infine, è catalizzata sulla natura dell’uomo e sull’anima razionale che, posta dal dio in ogni uomo, è una sorta di “dèmone tutelare” e questo dèmone, nell’accezione plotiniana, è il simulacro di Dio:

«Per quanto riguarda, poi, la forma dell’anima che in noi è la più importante, bisogna rendersi conto di questo, ossia che il Dio l’ha data a ciascuno come un dèmone. È questa la forma dell’anima che noi diciamo che abita nella parte superiore del corpo e che dalla terra ci innalza verso la realtà che ci è congenere nel cielo, in quanto noi siamo piante non terresti ma celesti.»

Il compito dell’anima, dopo essere entrata in un corpo è dominare le passioni, non soccombere dinanzi alla fallacia delle impressioni sensibili e compiere il destino escatologico dell’uomo:

«Colui che vivesse bene nel tempo assegnatoli, ritornato di nuovo nell’abitazione dell’astro a lui affine, avrà vita beata e conforme alla sua natura. Ma chi fallisse in queste cose, nella seconda generazione trapasserebbe in natura di donna. E se neanche in questa condizione desistesse dal male […] si muterebbe sempre in qualche natura ferina; […]»

Prima dell’anima razionale, però, Platone accenna all’anima irascibile e concupiscibile e procede poi con una descrizione fisiologica, anatomica e medica della natura dell’uomo.
Non solo, ma il filosofo evidenzia anche le malattie a cui il corpo è soggetto e che possono derivare dall’aria che si respira, dalla pituita e dalla bile. Le malattie che, invece, affliggono l’anima sono la follia e l’ignoranza, entrambe ricondotte sotto l’unico termine di “dissennatezza”.
A partire dall’affermazione secondo cui «I dolori e i piaceri eccessivi, devono essere posti fra i mali più grandi per l’anima», asserendo che l’uomo diventa cattivo a causa di un’affezione o stato morboso del corpo e riprendendo la nota formula “Dio geometrizza”, l’invito di Platone è di darsi la giusta misura (katà métron) per sfuggire il male e seguire il bagliore del Bene. Infatti:

«Tutto ciò che è buono è bello, e il bello non è privo di misura. Dunque, anche il vivente, per essere tale, dobbiamo supporre che sia in giusta misura.»

L’equilibrio deriva dal non mettere in movimento l’anima senza il corpo e viceversa, nel nutrire l’anima con gli alimenti che ad essa convengono e nel purificare il corpo mediante la ginnastica (l’Accademia platonica è, in realtà, una palestra), la musica e la filosofia, «se veramente dovrà essere chiamato uomo bello e ad un tempo buono a giusta ragione».
La conclusione del discorso di Timeo si tinge di un elogio all’universo intero, «grandissimo e ottimo, bellissimo e perfettissimo, essendo esso cielo uno e unigenito.»
© Antonietta Florio
Profile Image for e ☆.
59 reviews18 followers
January 31, 2026
08/09: non so perché ho impiegato così tanto a segnarlo come "finito". Ho dato l'esame due mesi fa e ho pure preso ventinove #itsjoever

kuhn mi odierebbe per il mio approccio alla lettura di questo libro... poco mindful dell'incommensurabilità ma onestamente il fegato che esiste x far paura allo stomaco mi ha commosso
Profile Image for Irene.
13 reviews
July 14, 2023
0.5⭐
L'ho letto solo per la scuola. Libro brutto. Penso ce ne siano più belli di platone
Profile Image for Riccardo.
108 reviews
August 29, 2015
Il dialogo vuole mostrare come è necessario, per essere giusti e felici, curare sia il corpo che la mente (o l'anima come la chiama Platone) in maniera da raggiungere una situazione di armonia. E a questo proposito fa considerazioni interessanti.
Tuttavia, prima di arrivare a ciò, che è la parte conclusiva, tenta di dare una spiegazione mitica della nascita del mondo, dell'uomo e di tutte le cose esistenti. Non solo, cerca anche di spiegare il funzionamento del corpo umano. E qui...diciamo che si fa trascinare un po' troppo dalla sua fantasia. Ora, non è che uno voglia fargliene una colpa, considerato che a quel tempo non conoscevano neanche la differenza tra arterie e vene. Tuttavia, non vedo perchè occupare l'80% del dialogo con pensieri buttati a caso su come possa essere fatto il corpo nei minimi particolari.
A parte ciò, interessante.
Nota finale: compare qui per la prima volta il mito di Atlantide per cui ci si è chiesti se Platone ne è stato l'inventore.
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