"Ho scritto 'L'italiano. Lezioni semiserie' per denunciare le violenze contro la nostra lingua, ma non chiedo condanne. Lo scopo è la riabilitazione. Scrivere bene si può. L'importante è capire chi scrive male, e regolarsi di conseguenza. Questo è un libro ottimista, e ha un obiettivo dichiarato: aiutare a scrivere in maniera efficace (un'e-mail, una relazione, una tesi o un breve saggio, la tecnica non cambia)". Dal "decalogo diabolico" - dieci regole per scrivere schifezze - alla psicopatologia della lingua quotidiana, dai consigli sull'uso della punteggiatura ai 16 suggerimenti ispirati a Flaiano e Montanelli, quel che occorre per imparare a scrivere in italiano. Divertendosi.
Severgnini è scrittore intelligente. Occupa uno spazio snobbato da molti, quello della sobrietà, e ne trae giusto guadagno. Queste sue "lezioni semiserie" sono richiami essenziali all'efficacia della nostra splendida lingua, esaminati senza prosopopea dottorale. Esplorano con arguzia gli aspetti "scivolosi" della scrittura, sia ortografici che sintattici. L'ironia leggera, tratto stilistico, rende la lettura gradevole ed è spesso funzionale alla comprensione. Ne scaturisce un libro utilissimo, agile, di pronto uso, la cui consultazione, anche estemporanea, induce all'eleganza e alla creatività.
Severgnini is one of the most famous journalists in Italy, and is known for his critiques—often caustic—of Italian culture and politics. He has traveled widely in his work, especially in the United States, and serves as a cultural interpreter both of Italians to Americans (see his La Bella Figura) and vice versa (see his many postings on American politics in the Corriere della Sera).
In this work, one gets a clear sense for Severgnini's defining characteristics: his declinism, his acerbic wit and clever wordplay, and, in particular, his deep love of Italy and the Italian language. In his view, Italian is being corrupted by the laziness of its users and by innumerable foreign borrowings, most of them from English. He laments this degeneration of the language, which he views as symptomatic of cultural decline and exhaustion.
As a linguist, I tend to be unmoved, at the level of argument, by this genre of barbarians-at-the-linguistic-gates polemics, of which many exist in English. Languages change, and purists/traditionalists have been lamenting this change for centuries; it is anything but a new phenomenon. Features of our contemporary language that we take for granted were seen two centuries ago as coarse innovations. Yet, at an emotional level, I can't deny the power of some of these appeals. As a proficient (though non-native) user of Italian, I am also annoyed by many of the creeping (or speedy) changes Severgnini identifies. Why use English words when there are perfectly acceptable Italian equivalents? It does feel like something is being lost, and, even if one can't do much about it, it is worth lamenting. And, at the end of the day, Severgnini has fun when he writes—it is never dull. There are countless puns and witticisms that you will enjoy. The party for Italian language purists may be almost over, but Severgnini intends to have fun on the way out the door.
Della mia vera e propria passione per gli scritti di Beppe Severgnini penso di aver già scritto più volte: ogni suo libro è uno splendido esempio di sagacia, ironia e capacità di scrittura che consiglio a tutti.Non potevo esimermi, quindi, dal comprare il suo ultimo libro, a maggior ragione dopo aver scoperto che l'argomento, stavolta, era il saper scrivere.Ebbene sì, un piccolo grande testo che parla della nostra fin troppo bistrattata lingua e che cerca di porsi come manuale di buona scrittura per chiunque abbia l'umiltà di ammettere che c'è sempre da imparare.Ed è così che tra la presentazione del "Decalogo Diabolico", ovvero delle 10 pessime abitudini di chi parla e scrive, e l'elenco dei sedici semplici suggerimenti positivi ci si trova trasportati tra aggettivi e punteggiatura, tra doppie ed anglicisimi in un viaggio mai noioso e spesso divertente.Lo consiglio di cuore a tutti coloro che amano scrivere e, soprattutto, ritengono il congiuntivo un qualcosa da preservare.
Severgnini si cala nei panni del professorino, di quelli che vogliono stare dalla tua parte della cattedra. Ti blandisce, ti consiglia, ti suggerisce come evitare errori ed orrori, vuole essere tuo amico. Ti fa capire che l'italiano, quello con la "I" maiuscola è alla portata di tutti, ti stuzzica il cervelletto con i suoi quiz da fine corso. Eppure non riesce a scrollarsi di dosso quall'aria metà saccente e metà pedante, quall'aria di chi deve insegnare per forza ad una classe di poveri scolaretti di campagna che quando non capiscono qualcosa ti guardano con i loro grandi "occhi da bove".
Finalmente un libro che scrive dell'italiano e della grammatica in modo rilassato, quasi divertente. Molto spesso quando si cerca un libro su questo tema troviamo tomi enormi e pesantissimi. Severgnini invece è ironico, scherzoso, pungente ma si fa amare e fa amare la nostra bellissima lingua! Un libro utile, molto valido e consigliatissimo! Gli esempi fatti nel testo sono brillanti e molto adatti a capire bene di cosa si sta parlando! Leggetelo, un buon modo per rinfrescare l'italiano divertendosi.
Queste lezioncine non sono semiserie, sono ridicole. Saccenti nel tono, frammentarie per quanto riguarda il contenuto, e dunque inutili sia per chi conosce già le regole di una corretta scrittura e ha solo bisogno di chiarire un dubbio passeggero, sia per chi debba invece imparare dal principio la grammatica, la punteggiatura e la sintassi della lingua italiana. Inoltre mi ha proprio stufata l'atteggiamento di superiorità e di sottile derisione con cui Severgnini tratta sempre i suoi lettori, qualunque sia l'argomento che sta affrontando.
Spassoso, caustico, irriverente anche nel trattare un tema accademico come l’uso (o abuso) della nostra splendida lingua scritta: se questo non fa di uno scrittore un grande, davvero non so cos’altro!
A partire dal Decalogo Diabolico delle schifezze stilistiche e proseguendo con capitoli snelli e folgoranti che si chiudono con eserciziari divertenti ma capaci di mettere alla prova anche chi l’italiano pensa(va) di padroneggiarlo in scioltezza (Sadoquiz e Masotest, nomen omen), il buon Severgnini ha messo insieme poco più di 200 pagine che alle scuole superiori, secondo me, dovrebbero rendere obbligatorie.
Perché un ripasso del saper scrivere, delle regole basilari della grammatica e dello stile, non è mai ridondante. E perché arriverete alla fine con una gran voglia di farne trovare una copia a un sacco di gente che si presume colta, si millanta poeta o scrittore, ma incappa ogni santo giorno in metà dei delitti scrittori del famoso Decalogo;)
Veel leuke details over Italiaanse eigenaardigheden, maar blijft redelijk oppervlakkig op het gebied van politiek en geschiedenis. Ook een beetje vooringenomen omdat de schrijver zelf Italiaans is.
Un manualetto molto superficiale. Il sottotitolo «Lezioni semiserie» serve probabilmente da pretesto per essere divertente a tutti i costi, il che spesso non riesce o stanca.
Irrita anche la supponenza con la quale l'autore si rivolge alle lettrici e ai lettori. Le lettrici le ho aggiunte io, perché in generale di donne nel libro ne appaiono proprio poche. Inoltre alcuni degli esempi denotano un sessismo del tutto gratuito, da: «Lui entrò. La vide. Bella, pensò. La baciò. Così. Ma poteva continuare. Uscì. Non tornò» a «chiama la prof., e e le dice che è proprio brutta».
Punto positivo: almeno Severgnini invita a usare i femminili dei nomi che indicano incarichi e professioni quando esistono (pagg. 178-179).
Manuale (semiserio) di scrittura dai toni leggeri. Un buon ripasso delle regole imparate (si spera) a scuola, saltellando tra consigli su errori da evitare, norme grammaticali e suggerimenti per esprimersi meglio.
Do tre stelle non tanto per il testo - il libro è un buon manuale, ma forse un po' semplicistico -ma per i momenti (e ce ne sono tantissimi!) in cui Severgnini utilizza la lingua per spiegare usi e costumi del nostro popolo. La lingua è il vettore della psiche ed è stato interessante capire come le nostre caratteristiche si riflettano sul parlato. Ecco, forse Severgnini dovrebbe scrivere un libro su questo, se me ne sfornasse uno gli darei 5 stelle preventive
L'ironia è una musica utile; quasi tutti la sentono, pochi la sanno suonare. Avevo bisogno di rilassarmi un po' e, dopo un anno di 'anticamera', ho trovato il momento di Severgnini. Momento giusto. Insomma, Beppe mi diverte sempre, mi fa sorridere. E anche ora, al di là dei suoi consigli, più di buon senso che da manuale ('semiseri' appunto), mi ha attratto la sua ironia e mi ha divertito. Era quello che cercavo!
Questo breve manuale mi ha ricordato quanto bella e quanto bistrattata e maltrattata sia la nostra lingua. Severgnini sa come farti sentire in colpa pur sorridendo bonario :)
Si può parlare delle violenze quotidiane che subisce l'italiano in modo divertente? Sì, senza dubbio: Severgnini è riuscito nell'intento. Come ha fatto? Scopritelo leggendo le sue utilissime lezioni.
Forse risente degli anni che passano, qualche esempio andrebbe aggiornato (chi scrive ancora lettere a mano?), ma il contenuto resta utile.
La punteggiatura come suono, respiro. La spiegazione sui trattini ha fatto sì che diventassero il mio segno d'interpunzione preferito (seguiti a ruota dai due punti).
Prendiamo questa frase, sufficientemente verosimile e abbastanza moderna da mantenervi concentrati.
Il vanitoso viceministro, uomo noto per certe passioni, guardò la valletta con voluttà. Il vanitoso viceministro (uomo noto per certe passioni) guardò la valletta con voluttà. Il vanitoso viceministro – uomo noto per certe passioni – guardò la valletta con voluttà.
Nel primo caso, grazie alla neutralità della virgola, riferiamo un fatto (il viceministro è un porcellino). Nel secondo caso, protetti dalle parentesi, prendiamo le distanze (il viceministro è un porcellino, o almeno così dicono). Nel terzo caso, grazie ai trattini, introduciamo un po' d'ironia (il viceministro è un porcellino; ma questa storia te la racconto la prossima volta).< i>
Non importa quanto tu abbia imparato a scuola; mentre scrivi ti assale quel dubbio che devi risolvere. Non importa quanto tu pensi di saper comunicare un messaggio; devi comunque rileggere e sfrondare. Lezioni semiserie è un testo che si legge con grande piacere e che ogni tanto ci fa anche arrabbiare al pensiero di come vengano maltrattati i congiuntivi. Salviamo il congiuntivo: specie protetta e in via di estinzione.
come tutti i libri di Bsev che ho letto fin'ora (ossia quasi tutti, direi). Utile per ripassare qualche oscura regoletta e per essere sicuri di quanto si scriva prima di fare una figura birbina, si legge al volo, visto che l'autore non assume mai un tono pedante, ma è anzi sempre arguto. Al solito, bravissimo ^_^
Come promesso dal titolo, una guida attraverso le diverse sfaccettature della lingua italiana e del suo uso di tutti i giorni: punteggiatura, capoversi, inglesismi e tecnicismi, senza mai mancare i tempi comici.
Personalmente questo tipo di libro analitico si fa troppo lungo. Capisco che molte persona scrive male, ma sarebbe più utile ridurlo a un paio di pagine. Per me il messaggio si perde fra i commenti scherzosi e non vedo chiaro quello che voglio imparare. Pecca un po' di saputello.
Utilissimo, con consigli preziosi spiegati con ironia e cognizione di causa. Approfondito e spassoso così come dovrebbero essere le lezioni a scuola, perché divertendosi si impara davvero. Se ci sono gli insegnanti giusti.
Libro eccellente, che insegna veramente a scrivere. Ogni capitolo tratta un'aspetto molto concreto della resa testuale (la punteggiatura, la sintassi, la scelta delle parole, ecc.), riuscendo a trasmettere consigli validi per tutta la vita. Consigliatissimo.
Ridendo e scherzando, si capisce che tutti noi facciamo degli errori banalissimi di scrittura. Molto utile soprattutto per chi sta molto sui social e comunica con le mail. Superconsigliato.
Interessante e anche utile come corso di scrittura moderna e di quello stile veloce, preciso e privo di barocchismi che non a caso viene generalmente detto "giornalistico"
Bel libro che spiega, un po' meglio, come scrivere correttamente italiano con il classico stile di Severgnini: sempre ironico. Una piacevole lettura con diversi spunti interessanti.