Notte di nebbia a Milano. Una macchina ferma sull'orlo del Naviglio: all'interno un uomo e una donna, anzianotti, hanno mangiato e bevuto troppo, lui specialmente. Una ragazza spinge la macchina piano... un tonfo, qualche spruzzo, neanche una bollicina. Per Duca Lamberti, ex medico e poliziotto a mezzo tempo, tutto comincia una mattina di primavera: sulla porta, un giovanotto, lo manda l'avvocato Sompani... Ma Sompani non è quello annegato due giorni fa nel Naviglio?
Vladimir Giorgio Šerbanenko was an Italian journalist and writer of Ukranian origin.
He was born in Kiev, in what was then the Russian Empire, on 28 July 1911. At an early age, his family immigrated to Rome (Scerbanenco's father was Ukrainian, his mother was Italian), and then he moved to Milan when he was 18 years old.
He found work as a freelance writer for many Italian magazines, chief among them Anna Bella before becoming a novelist. His first fiction books were detective novels set in USA and clearly inspired by the works of Edgar Wallace and S.S. Van Dine signed with an English-sounding pen name. While Scerbanenco wrote in several genres, he is famous in Italy for his crime and detective novels, many of which have been dramatized in Italian film and television [1]. These include the series of novels with main character Duca Lamberti, a physician struck off the register for having performed a euthanasia, and turned detective (Venere privata - A Private Venus, 1966; Traditori di tutti - Betrayers of All, 1966; I ragazzi del massacro - The Boys of the Massacre, 1968; I milanesi ammazzano al sabato - The Milanese kill on Saturday, 1969), as well as Sei giorni di preavviso (Six Days of Notice), his first novel. He died of a heart attack in Milan on 27 October 1969. As well as in Milan, the writer lived for a long period in Lignano Sabbiadoro, a town on the Adriatic Sea in Friuli-Venezia Giulia. The town holds his archive.
Cristoforo Solari detto il Gobbo: Cenotafio di Ludovico il Moro e Beatrice d'Este nella Certosa di Pavia (1497 circa).
Uno strumento, non è né buono né cattivo, dipende dall’uso, anche con un bocciuol di rosa si può soffocare una persona, se glielo si spinge abbastanza in fondo alla gola. Mi sa che non c’è più niente da fare: Volodymyr-Džordžo Ščerbanenko, meglio noto con il suo italianizzato secondo nome di battesimo, Giorgio, seguito da cognome altrettanto italianizzato, Scerbanenco, mi ha conquistato. Forse perfino rapito. E leggerò sicuramente tutta questa quadrilogia intitolata a Duca Lamberti. Almeno questa: anche se ci sarebbe solo l’imbarazzo della scelta, dato che pur nella brevità della sua vita (mori nel 1969 a soli 58 anni) fu estremamente prolifico, tanto da far passare per pigro uno come Simenon.
Il secondo capitolo, questo, (storie autoconclusive, non mi pare sia indispensabile leggerle in ordine: ma son talmente belle, perché non seguire il percorso autoriale di questo grande scrittore dei primi migliori noir italiani che mi sia capitato di leggere?) parte subito con un saggio di scrittura: l’americana che fa fuori la coppia nel sedile di dietro della sua auto semplicemente spingendola nel naviglio è un pezzo di bravura, un ‘virtuoso’, una cavalcata di stile, una panoramica emotiva. E tutto il romanzo si mantiene tale: Scerbanenco è sciolto, a suo agio, gioca con la scrittura, gioca coi milanesi e i longobardi, è ancora più duro, più tagliente (sarcastico?). E anche qui inanella un paio di situazioni di rara durezza e violenza, al limite del sadismo. Oltre a concedersi un excursus in tempo di guerra, tra partigiani disertori nazisti fascisti e soprattutto traditori.
Ambientato nel 1966 in una Milano che entra nel giro delle grandi città europee avviandosi a diventare prima di tutto capitale della mala e della criminalità: una metropoli fatta ancora di cascine e frazioni, dove si spaccia mescalina e ogni genere di droga, si vendono armi sottobanco ai terroristi altoatesini, ma per sposarsi tocca essere vergine. E allora, il vecchio mestiere del Duca torna comodo: si va da lui a farsi ricucire l’imene per riguadagnare una verginità da tempo allegramente perduta senza impaccio.
E mentre la città vive una primavera di rara bellezza, davanti agli occhi di Duca Lamberti, medico radiato dall’albo per avere praticato un’eutanasia – con corredo di tre anni di carcere a San Vittore – il poliziotto più insolito e atipico mai incontrato - davanti ai suoi occhi scorre il cedimento di ogni argine – per restare in tema di naviglio – di ogni diga contro l’abbrutimento morale, l’abbandono agli istinti più belluini e osceni: puttane sfruttatori assassini spacciatori trafficanti traditori doppiogiochisti torturatori… Un’umanità che non rispetta né le leggi scritte nel codice né quelle non scritte della malavita, un’umanità che ha perso la bussola, già allo sfascio nel pieno degli anni del boom italiano. La colpa del Duca impallidisce, sembra piuttosto un fiocco, una bandiera da sventolare contro la vittoria del Male e l’impossibilità di arrendersi a questa realtà.
Con questo titolo Scerbanenco si aggiudicò il prestigioso premio francese “Grand-Prix de Littérature Policière” nel 1968 (l’anno prima della morte).
“ Non gli rispose, alle undici della mattina piazza Leonardo da Vinci è un placido periferico deserto attraversato perfino da carrozzelle con dentro innocenti bambini e da tram inverosimilmente quasi vuoti, e in quell’ora, in quella stagione, in quella dolce imbronciata giornata di aprile, si poteva amare ancora Milano.”
Più frizzante questa seconda avventura milanese. Il Duca si più sarcastico, sicuro di sé e sicuramente più un duro. Se in “Venere privata” Lamberti sembrava essere costretto dall’indigenza qui, invece, la scelta di vestire i panni del poliziotto appare più volontaria. Una storia molto cruda che comincia con un omicidio misterioso: una macchina con a bordo una coppia di mezza età lasciata scivolare dolcemente nelle acque del naviglio pavese. C’è amarezza nelle riflessioni del Duca Lamberti che prova stizza verso i grandi colpevoli che trovano sempre una scappatoia mentre i pesci piccoli pagano il conto più salato. Al centro di questa storia nera c’è il riverbero delle atrocità ancora recenti delle Seconda Guerra. Le acque del naviglio, però, non nascondono solo corpi ma nefandezze d’ogni genere e presto viene a galla una storia dove tutti protagonisti non sono altro che tristi traditori.
” Tradivano tutti, la madre sul letto di morte, e la figlia in clinica parto, vendevano il marito e la moglie, l’amico e l’amante, la sorella e il fratello, ammazzavano chiunque per mille lire e tradivano chiunque per un gelato, non occorreva neppure picchiarli, bastava frugare nel fondo melmoso della loro personalità, e veniva fuori vigliaccheria, canaglieria, tradimento.”
Una splendida ambientazione milanese e in Longobardia, coma la chiama il protagonista Duca Lamberti, anni'60. Trama avvincente, ironia, sarcasmo. Nel suo genere, forse il migliore che abbia mai letto. C’è qualcuno che non ha ancora capito che Milano è una grande città… Non hanno ancora capito il cambio di dimensioni, qualcuno continua a parlare di Milano, come se finisse a Porta Venezia, o come se la gente non facesse altro che mangiare panettoni o pan meino. Se uno dice Marsiglia, Chicago, Parigi, quelle sì che sono metropoli, con tanti delinquenti dentro, ma Milano no, a qualche stupido non da la sensazione della grande città, cercano ancora quello che chiamano il colore locale, la braserà, la pesa, e magari il gamba de legn. Si dimenticano che una città vicina ai due milioni di abitanti ha un tono internazionale, non locale, in una città grande come Milano, arrivano sporcaccioni da tutte le parti del mondo, e pazzi, e alcolizzati, drogati o semplicemente disperati in cerca di soldi che si fanno affittare una rivoltella, rubano una macchina e saltano sul bancone di una banca gridando: Stendetevi tutti per terra, come hanno sentito che si deve fare”.
… e lui parlava triste, malinconico, definitivo ... amaro … La mafia al Nord? N’existe pas! Seconda avventura del dottor Duca Lamberti, medico radiato dall’albo e incarcerato per aver esercitato l’eutanasia su una vecchia signora malata di cancro. Un Duke sempre più vicino alla sua dimensione ‘poliziesca’, che era stata di suo padre … Correva l’anno 1966 … «Sono bande organizzate militarmente, armate, con elementi decisi assolutamente a tutto, con tutta una serie di basi di attacco o di nascondiglio, dislocate un po’ da per tutto. Noi abbiamo trovato per caso la Binaschina, ma quante ce ne saranno di basi come quella dentro i confini della provincia di Milano e anche fuori, ma sempre intorno a questa grossa torta così dolce che è Milano? È qui a Milano che ci sono i soldi ed è qui che vengono a prenderli, con ogni mezzo, anche col mitra». ‘Scerba’ al Duca gli fa adoperare il rasoio di Occam, gli fa trascrivere l’Abiura di Galileo Galilei e gli fa fare riflessioni sulla valenza di una … scarpata in faccia nel … perseguimento della giustizia. I Re Niliu cantavano “la ‘Ndrangheta non c’è, è un’invenzioooone, per togliere turisti alla regiooooone …” http://www.youtube.com/watch?v=pP-9GF... [anobii, Feb 2016]
Ciò che sorprende in Scerbanenco è la perfetta mescolanza tra modernità e sapore retrò, ruvidezza e compassione, crudezza e poesia. Nelle sue pagine trovo quel gusto un po’ amaro, ma autentico, quel suo stile tutto particolare capace perfino – come fa in questo romanzo cupo, disperato – di restituire a Milano una bellezza struggente, clandestina. Davvero un grande scrittore. Chapeau.
"Dopo il temporale il cielo di Milano, perché Milano ha un cielo, divenne di un azzurro più acceso del cielo del Plateau Rosa; al di là dei palazzi, dai terrazzi agli ultimi piani, si vedevano chiarissimamente le montagne dalle cime nevose".
Questo romanzo mi è piaciuto ancora di più del primo. Una macchina scivola nel Naviglio occultando i suoi due occupanti che verranno rinvenuti cadaveri. Si tratta di una coppia, lui è un avvocato che Duca aveva conosciuto durante gli anni della sua custodia in carcere.
La cosa singolare è che l'avvocato era stato arrestato proprio con l'accusa di aver ucciso un amico e la sua compagna proprio con le stesse modalità.
A questo punto però le cose si complicano, tra Milano, la sua periferia e la campagna pavese.
Tutti sono contro tutti, la malavita tesse la tela di un'organizzazione criminale ben radicata.
Ma non finisce tutto quando sembra finire, il principio diventa un caso a sé stante, un altro viaggio, un altra storia da raccontare e svelare.
Spetterà nuovamente al nostro ex medico affiancare nelle indagini il suo amico commissario e il suo sottoposto, e ci prenderà così gusto da decidere di trasformare la sua professione: abbandonare per sempre l'idea di ritornare attivamente all'albo della medicina e darsi invece al campo investigativo.
Milano ha un cielo. A volte di un azzurro più acceso del cielo del Plateau Rosa. Inverigo, però, non si affaccia sul lago del Segrino -.-"
Seconda indagine di Duca Lamberti, secondo tuffo nella Milano criminale degli anni '60. La conferma che l'Italia, e Scerbanenco in particolare, poteva produrre romanzi hard boiled che nulla avevano da invidiare alle controparti americane.
C'è un protagonista difficilmente dimenticabile, esempio chiarissimo di antieroe con macchie e difetti, poco buonsenso e tanto idealismo ( al punto di rifiutare la reintegrazione nell'ordine dei medici citando l'abiura di Galileo, chapeau ). Quel genere di persona che, se esistesse e ci venisse presentata, potrebbe risultare tanto indigesta quando meritevole di ammirazione.
C'è Milano, con i suoi sporadici scorci bucolici e con le sue periferie ancora "rurali", dove si svolgono tutti i possibili traffici illeciti ( l'autore non ci fa mancare nulla, dalla pedofilia alla prostituzione, dal traffico di armi a quello di droga ).
C'è nuovamente una figura femminile memorabile, anche se non ai livelli inarrivabili di Livia Ussaro.
C'è uno scorcio dell'Italia divisa della Seconda Guerra Mondiale, in cui tra tedeschi, americani, repubblichini e partigiani si annidano gli esseri pericolosi: i traditori di tutti.
C'è poca speranza, la fiducia di Scerbanenco nel genere umano sembra ridotta ai minimi termini: quello che si salva non è un "bene" manicheo, ma un "meno peggio" ( Duca, Susanna... ). Pessimismo e fastidio, ma più realistico del mondo tagliato con l'accetta di certi altri sforzi letterari.
Non ho ancora trovato un romanzo di Scerbanenco che non mi sia piaciuto. Che stile! Che storie. Anche in questa, quando sembra che tutto si sia chiarito, l'autore tira fuori il suo coniglio dal cappello e ti tiene incollato alla pagine fino all'ultima frase dell'ultima pagina. Che dire poi del protagonista Duca Lamberti: inflessibile, dall'intelligenza acutissima e con un senso della giustizia molto particolare. L'atmosfera è sempre piuttosto malinconica perché nonostante la bravura dell'investigatore, non si può eliminare tutto il male dal mondo. Bellissimo!
Duca Lamberti per me secondo solo a Maigret, umanissimo e disilluso, con queste riletture ritrovo un autore eccellente, maestro del noir italiano. Stile asciutto ma non spoglio, aiuta lo scorrere degli avvenimenti senza banalizzarli.
Secondo capitolo della saga di Scerbanenco dedicata all'ex medico Duca Lamberti. Gli elementi sono tutti quelli già presenti in "Venere privata"ma, chissà perché, ho apprezzato maggiormente questo traditori di tutti, un vero Hard Boiled risottato alla milanese, profondamente inserito nella storia e nella geografia di quella "longobardia" di fine anni '60 che Scerbanenco conosce e tratteggia così bene. Un romanzo tutto sommato senza grandi invenzioni e dalla trama volendo un po' confusionaria si trasforma in un bijoux grazie all' inconfondibile marchio di fabbrica Scerbanenco, una prosa dritta come un pugno in faccia annidata all'interno di periodi fiume che strabordano di pensieri, descrizioni, dialetti, con dialoghi presi e buttati là in mezzo come una cucchiaiata di maionese in un panino già troppo carico per il nostro povero fegato. Belli! Il classico esempio di un vero autore che urla il suo stile a gran voce nascosto dietro un romanzetto di genere e, che io sappia, di autori così non ne abbiamo avuti tanti in Italia. Voto: 8
Proseguo nella lettura delle indagini di Duca Lamberti, che avevo iniziato partendo dall'ultimo libro anziché dal primo (questo è il secondo). Sebbene siano libri che possono essere letti da soli, è interessante leggerli in ordine per poter scoprire la storia di Duca e vedere la sua evoluzione sia dal punto di vista personale che lavorativo.
Questo libro mi è piaciuto più del primo ma meno dell'ultimo, che probabilmente rimarrà insuperato, per quanto mi riguarda. Come al solito è un noir/mystery, ciò che però è diverso dal solito è che, nonostante la solita ambientazione milanesissima, siamo di fronte a una trama più internazionale e di più ampio respiro... però non posso dire altro per non rovinare il piacere della lettura. A tratti cruento e truculento, il libro mi è piaciuto pur non trovandolo eccelso, e lo consiglierei anche se forse non consiglierei di cominciare da questo per approcciarsi a Scerbanenco.
Questa storia mi è piaciuto meno proprio per via della sua internazionalità. Nei noir preferisco i delitti locali, il traffico d'armi non mi incuriosisce, sebbene capisco che nel 1966 il tema fosse di attualità. Toccante invece l'excursus sulla seconda guerra mondiale, davvero non mi aspettavo un collegamento del genere. Duca Lamberti sembra un po' meno duro e puro rispetto al primo romanzo, forse trattenuto dal senso di colpa per la sorte di Livia Ussaro. Inoltre sembra riuscire a controllare meglio la memoria del padre e a sentirsi meno in colpa nel rinunciare alla professione medica e seguire invece le orme del genitore. Come sempre Milano e i milanesi sono descritti perfettamente.
Questo secondo Scerbanenco non mi ha convinto come il primo Venere privata. Mi sembra che la scrittura sia diversa e non abbia una linearità, a volte cambia registro repentinamente e diventa più acerba e bambinesca. Inoltre la storia l'ho trovata veramente insipida, non mi è mai venuta veramente voglia di capire chi era il colpevole.
Milano anni 60, ancora esiti della guerra e intanto nuova criminalità senza scrupoli. Lamberti coinvolto come medico (radiato) in un caso complicato decide di indagare con l'aiuto della Polizia e il noir è una scusa per raccontare l'ambiente in cui si muove, ai margini della legalità: il primo assassino lo scopriamo subito, gli altri sono alternativamente vittime e colpevoli, in ogni caso traditori, mentre tutto il suo sforzo è tenere fuori sorella e nipote da questo ambiente. Lo stile è pulito come sempre, descrizioni impeccabili, emozioni ben raccontate (anche di chi non ne ha), la storia progredisce linearmente senza inutili divagazioni e lascia la sensazione di voler leggere ancora.
La definitiva trasformazione di Duca Lamberti da medico a poliziotto.
Trama intricata, con crimini che affondano le radici ai tempi della seconda guerra mondiale.
"Mai Milano ebbe una così lirica dannunziana primavera come quella primavera dell’anno 1966, come su verde ondulato fiorito altipiano svizzero, il vento, un vento dolcemente impetuoso, correva sulla piatta, industriosa metropoli e non potendo piegare alla sua carezza l’alta erba dei prati non essendoci alta erba, avviluppava, sollevava, accarezzava le gonne delle donne, scompigliava tepido i pochi capelli dei semi calvi industriosi, e i molti dei capelloni, e agitando violentemente le lunghe tovaglie dei tavolini fuori delle porte dei caffè, obbligava i vari Rossi, Ghezzi, Ghiringhelli, Bernasconi che portavano il cappello, a tenerselo fermo in testa con la mano sinistra, e mancavano solo le farfalle, grandi farfalle bianche, gialle, ma a Milano, pensò, non si addicono le farfalle, fanno frivolo, forse in via Montenapoleone, ma neppure, avrebbero fatto neoliberty, e il neoliberty era finito."
Meraviglioso. Impeccabile. C'e`chi l'ha definito complesso e contorto, ma non sono affatto d'accordo. È vero che nella trama c'è di tutto: traffico d'armi e giro di droga internazionale, intrecci amorosi, loschi passati inaspettati e vendette inesorabili, ma Scerbanenco ha la capacità di non far perdere al lettore MAI il filo della storia ed addirittura pare sappia quando è necessario proporre un piccolo riepilogo e fare il punto della situazione. Scorrono le pagine e non ci sono dubbi o domande, non ci sono stati almeno per me. Nel secondo libro, i personaggi prendono forma, soprattutto il Duca Lamberti, che da immagine "vintage" e sbiadita di "Venere privata", inizia a prendere forma e umanità qui, con la sua saccenza quasi antipatica ed il suo particolarissimo senso di giustizia, tanto da poter diventare, senza alcun problema di anacronismi, eroe nero dei nostri giorni. Finire il libro con la felicità di averne altri due con Duca da leggere e il dispiacere di avere come compagno d'avventura questo detective ancora per poco tempo.
scerbanenco ha nei suoi gialli questo tocco malinconico che ti prende dentro e non ti lascia, una malinconia fredda e triste, e questo romanzo non fa eccezione. c'è duca lamberti, c'è al solito un'indagine, dei morti ammazzati, c'è una milano che cambia e diventa una metropoli moderna a tutti gli effetti (e scerbanenco ci fa notare che lo sia diventata nonostante qualche scorcio faccia ancora pensare al passato), con una delinquenza "moderna" violenta e drogata, c'è un passato che non può finire perchè certi soggetti scamparono alla giustizia. c'è la delinquenza "moderna", ma scerbanenco non finge che milano sia chicago o new york, o che l'italia sia l'america dei gangsters: alla fine si resta in italia, e la trama a suo modo è decisamente verosimile, e così i personaggi, ti sembra davvero di vederteli davanti. scerbanenco in questo era modernissimo, ci si legge già in controluce i tanti scrittori di gialli dell'ultimo ventennio.
Da una richiesta di un intervento di chirurgia estetica un po' particolare (la cui scena fra l'altro è descritta in maniera esemplare, fra whisky, sigarette francesi e ferri messi a sterilizzare in pentola) parte una fitta indagine legata a un apparente traffico di armi, ormai soltanto diretta conseguenza di crimini ben peggiori commessi durante la seconda guerra mondiale da parte di una coppia di squallidi traditori di tutti… Spietato e duro più del precedente. Capolavoro dell'hard boiled all'italiana.
Scerbanenco, scrittore che ho scoperto proprio grazie ad una sfida, mi piace molto. Al di là del grande noir, che lo scrittore ha scritto in modo magistrale con protagonista Duca Lamberti medico radiato dall'ordine che si improvvisa investigatore, mi è piaciuta molto la descrizione di questa Milano degli anni '60 in cui si contrappone una primavera inaspettata con cieli limpidi e il grigiore dell'inchiesta.
Un Duca più rabbioso, ancor più in bilico fra la Giustizia idealizzata e la giustizia sommaria, fra la volontà di una vita normale e il desiderio di combattere, come un Don Chisciotte, le storture di una società che in fondo l'ha respinto. Un giallo cupo e bellissimo, con un finale che non lascia spiragli di luce.
Scerbanenco scrive un noir che supera i confini del genere e racconta di una umanità rabbiosa, infelice e prigioniera della sua incapacità di sfuggire al male. Attualmente in Italia si parla molto di noir ma sinceramente i livelli raggiunti da Scerbanenco sono difficili da raggiungere anche a livello internazionale.
Giorgio Scerbanenco: Traditori di tutti. La nave di Teseo ed.
« “Ecco, devo fare una scelta," le disse […] "Io le dico testa o croce, e lei deve dirmi per risposta o testa o croce." "Ma lei allora deve dirmi la scelta che deve fare." "Ma no, Livia, se gliela dico, allora non è più un gioco. Lei deve dirmi soltanto o testa o croce. Testa è una delle due cose che devo scegliere, croce è l'altra, ma lei non deve sapere di che cosa si tratta." "Allora devo fare da monetina," la voce sorrise. "Sì, è pronta?" "Sono pronta." "Testa o croce?" La donna dei fagiolini sorrise, perché ascoltava bonariamente, e anche lui le sorrise, aspettando che Livia rispondesse; testa voleva dire medico o professione saggia, vita serena, normale; croce voleva dire poliziotto, sbirro, questurino, acchiappaladri […] "Signor Lamberti, quando si deve scegliere tra due cose è perché una delle due ci piace di più, ma non è tanto saggia… “»
Un delitto inspiegabile, un’auto nel canale, due corpi: l’avvocato Turiddu Sompani e Adele Terrini. Una strana americana che parla perfettamente l’italiano. Fredda, lucida. Una richiesta inusuale a Duca Lamberti, medico radiato: restituire con un intervento chirurgico la verginità ad una ragazza il giorno prima del matrimonio. In cambio un bel mucchio di denaro e una promessa: la reintegrazione nell’Ordine dei medici. Ma chi è davvero l’uomo che risponde al nome esotico di Turiddu Sompani?
Dopo Venere Privata, Traditori di tutti è il secondo romanzo di Giorgio Scerbanenco - nativo di Kiev, classe 1911, di madre italiana, scrittore, giornalista, direttore di riviste e periodici -, dedicato a Duca Lamberti, uno dei suoi personaggi più noti, la cui personalità viene qui meglio delineata. Al netto di qualche rimando al volume precedente, può essere letto come opera autonoma.
Lo scrittore mostra il sottobosco di malavitosi, prostitute, trafficanti, che prolifera all’ombra della ‘Madunina’, in una Milano che, negli anni Sessanta, non è ancora metropoli, ma mostra i segni di quella che sarà la “Milano da bere” degli anni ‘80 e ‘90: «"C'è qualcuno che non ha ancora capito che Milano è una grande città," disse a Mascaranti, "non hanno ancora capito il cambio di dimensioni, qualcuno continua a parlare di Milano, come se finisse a Porta Venezia o come se la gente non facesse altro che mangiare panettoni o pan meino. Se uno dice Marsiglia, Chicago, Parigi, quelle sì che sono metropoli, con tanti delinquenti dentro, ma Milano no, a qualche stupido non dà la sensazione della grande città, cercano ancora quello che chiamano il colore locale, la brasera, la pesa, e magari il gamba de legn. Si dimenticano che una città vicina ai due milioni di abitanti ha un tono internazionale, non locale, in una città grande come Milano, arrivano sporcaccioni da tutte le parti del mondo, e pazzi, e alcolizzati, drogati, o semplicemente disperati in cerca di soldi”».
La scrittura è profonda, incisiva, raffinata (la citazione dell’abiura di Galileo Galilei, perfettamente contestualizzata nella parte finale del testo, è una vera e propria gemma). Non mancano venature pulp (si veda la scena nel frigo della macelleria, descritta senza compiacimenti, in modo distaccato) e hard-boiled. È nel finale che Scerbanenco mostra tutto il suo talento di capostipite del genere noir italiano, aprendo uno squarcio temporale e tracciando in modo magistrale una precisa linea di connessione con il periodo finale del secondo conflitto mondiale, a svelare le atmosfere che caratterizzarono il periodo del crollo dell’alleanza tra nazisti e fascisti, e i castelli costruiti sulla pelle viva di partigiani, disertori, soldati alleati da doppiogiochisti, gente senza remore, senza scrupoli, “traditori di tutti”, come recita il titolo.
A Giorgio Scerbanenco è dedicato il più prestigioso tra i premi letterari italiani dedicati al noir e al poliziesco: autore da riscoprire, per tutti gli appassionati della letteratura di genere, e non solo.
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Il secondo romanzo del ciclo di Duca Lamberti è quello in cui il protagonista, con una modalità alquanto insolita che ovviamente non rivelo, decide di diventare un investigatore di polizia, come ormai era chiaro ai lettori.
La storia, intricata ed a volte un poco complicata da seguire, si evolve su piani temporali diversi, con omicidi efferati e morti misteriose che si ripetono con strane e sorprendenti analogie ed addirittura con un lungo flashback negli anni della Resistenza.
Traditori di tutti: dei buoni e dei cattivi, degli amici e dei nemici. Viene fuori il peggio dell’animo umano, sappiatelo, ed è difficile non giustificare la vendetta….
Ancora una volta ho apprezzato le ambientazioni, addirittura troppo dettagliate in qualche caso, lungo alcuni paesaggi del milanese ormai profondamente mutati.
E Scerbanenco, in mezzo alla violenza ed al degrado, riesce a descrivere anche un ambiente urbano di insolita e suggestiva bellezza,
con un cielo di un azzurro più acceso del cielo del Plateau Rosa, con un vento dolcemente impetuoso che soffia sulla piatta industriosa metropoli come su un verde ondulato fiorito altopiano svizzero,
in cui mancano solo le farfalle, grandi farfalle bianche, gialle, ma a Milano, si sa, non si addicono le farfalle, fanno frivolo, forse in via Montenapoleone, ma neppure, avrebbero fatto neoliberty, e il neoliberty era finito.
Rimane una pietra miliare del romanzo noir italiano e, non a caso, è giudicato nel 1968 come miglior romanzo straniero nel prestigioso Gran prix de littérature policière francese.
Duca Lamberti segue il suo secondo caso e la risoluzione non è facile e scontata come potrebbe apparire inizialmente. La storia ha radici che si approfondano nel passato e mostra quanto possa essere crudele e spietata la natura umana. Per affrontare tutto questo è quindi necessario che il nostro ormai ex medico si armi del suo cinismo senza però dimenticare il suo lato buono.
Like most of the European mysteries I read, it all goes back to WWII.
Traitors to All was published in 1966, but could easily be written today. It is set in Milan, with a semi-offical detective digging through layers of scum in search of the truth. Because, with his medical license withdrawn, what else does he have to do? He can’t take vengeance for the crime against a woman that haunts his days and nights, so he will try to right some other wrong. As if one could do so, given the corruption in the Italian justice system.
Scerbanenco invents vivid characters, particularly the women who are manipulated by the criminals that Duca is tracking. But the women are not stupid; they have a certain integrity and all of the women in the book have the gravity of devotion; they know exactly what they are devoted to and choose to be so.
There are three revenge tales woven through the plot: criminal revenge, filial revenge and a lover’s revenge. The clever aspect of the story is how each plays out, and what revenge means to each of the players. There is also an interesting angle of Italian and American character and revenge, with more than a hint of irony in the denouement.
This is noir, with some very gruesome and graphic descriptions. But it is also very believable, and very well written. The cover says it is part of the Milano Quartet (detective Duca Lamberti); I’m going to look for the others.
Scerbanenco ripropone quel Duca Lamberti conosciuto in Venere privata, medico radiato dall'ordine con il fiuto da investigatore per le faccende losche. Lo ritroviamo mentre si addentra tra le pieghe di quei fenomeni che ahimè oggi consideriamo scontati, ma che nell'Italia degli anni '60 erano in fase di espansione, quali il traffico d'armi, lo sfruttamento e, ovviamente, tutti quegli atteggiamenti malavitosi che alcuni adottano per aggirare la Legge. Duca, a furia di pescare nel torbido della sua città (Milano e dintorni), comincia a spingere le sue azioni oltre il consentito, oltre il legale, perché con certa gente non c'è altro da fare se si vuole fermarla. Tra annegamenti, operazioni di imenoplastica, omicidi efferati, verranno a galla molte situazioni, alcune risalenti al periodo della Resistenza, storie di povera gente caduta nei traffici di chi scrupoli non ha, bastardi fino al midollo. Un iter che porterà Lamberti a decidere il proprio futuro, da che parte stare e cosa fare della propria vita.
Nel romanzo ci sono periodi molto lunghi, disseminati di virgole, di squarci narrativi direzionati apparentemente verso altro rispetto a ciò che accade, anche se poi il tutto è collegato, schizzi di pensieri sbattuti sulle pagine e che spezzano il ritmo ma impreziosiscono lo stile. Probabilmente non per tutti i palati, ma in fondo meglio così.