Come distinguere se l'imputata si sia suicidata o se sia stata strangolata dal diavolo? Quali sono le tre tipologie di confessione del reato di stregoneria e come ottenerle? La tortura è davvero un metodo attendibile per ottenere la verità? Come evitare che innocenti possano rischiare un processo per stregoneria? Di questo e di altre questioni "tecniche", ma anche morali, tratta questo volumetto scritto in Germania nel 1631 dal gesuita Friedrich von Spee, profondamente segnato dalla sua esperienza di confessore di streghe. L'opera, circolata inizialmente in forma manoscritta e successivamente edita con falsa indicazione d'autore e senza autorizzazione, mina le fondamenta della caccia alle streghe, attaccandone le basi giuridiche ed etiche.
Diese Schrift bezeugt als Memorial der Zeiten eines der schrecklichsten Verbrechen gegen die Menschheit. Spee argumentiert sachlich und stringent gegen ein Phänomen, das aus heutiger Sicht nur noch als "Wahn" bezeichnet werden kann. Ein zeitloser Klassiker der Geschichte und der Rechtsphilosophie.
Questo libro vuole essere un consiglio spassionato ai principi dell' epoca che pretendevano di eliminare la stregoneria dal proprio paese lasciando i processi in mano a dei veri e propri carnefici. L'autore dice di aver assistito di persona a tali crudeltà e nonostante non scenda in particolari ci fa capire quanto tutti, a partire da giudici, preti e inquisitori, abusavano della tortura per condannare più gente possibile, senza curarsi di sapere se effettivamente quelle persone erano colpevoli o meno. Questo fatto disturbava molto la sua cristianità, ma sapeva anche che non poteva subito pubblicare quel libro perché, visto a che punto era arrivata questa "purga", temeva di essere additato anche lui come strega e mandato al rogo. Apprezzo la sua buona volontà, ma per essere preciso il più possibile a metà libro comincia a ripetersi e si fa fatica a concludere.