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Billy Wilder. Eine Nahaufnahme.

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German

Paperback

First published January 1, 1992

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Profile Image for Rosenkavalier.
259 reviews121 followers
February 24, 2019
How do you feel, Mr. Wilder?

Nel 1992, il regista Volker Schlöndorff registra una fluviale video intervista con il suo collega Billy Wilder (il risultato si può ammirare nel documentario "Billy, ma come hai fatto?"). Alle registrazioni partecipa anche il giornalista, autore e critico cinematografico Hellmuth Karasek, che negli anni precedenti aveva trascorso molti giorni a contatto con il grande Billy, ripercorrendo la sua incredibile vita e la sua ancor più incredibile carriera.

Il libro, purtroppo introvabile, documenta quelle conversazioni, una miniera di aneddoti, storie, battute fulminanti, il prodotto di una serie di vicende difficilmente eguagliabili.
Si comincia dall'infanzia. Il piccolo Samuel "Billie" Wilder, destinato dalla famiglia a diventare un avvocato, assiste alla parata funebre del Kaiser Francesco Giuseppe, rimanendo colpito dall'unica figura vestita di bianco, il giovanissimo Arciduca Otto d'Absburgo nella divisa degli Ussari ungheresi. Vorrebbe essere lui il principe. Molti anni dopo, lo incontrerà invecchiato a Los Angeles, l'ebreo perseguitato divenuto star del cinema e l'erede al trono decaduto.

Giornalista prima a Vienna, poi a Berlino, Wilder fa di tutto (ma proprio di tutto, incluso il ballerino di sala a pagamento e la guida turistica improvvisata per una coppia di ricchi americani) per sbarcare il lunario. Ma in ogni storia si verifica qualche coincidenza (almeno nel primo atto, spiega lui, poi valgono solo le conseguenze), quindi una sera dà ospitalità a un fedifrago in fuga da un marito geloso, vicino di pianerottolo: è uno dei boss della Maxim Film, una grande casa di produzione cinematografica di Berlino, cui propone un soggetto, approfittando della circostanza (non se ne farà niente, ma lo spiantato Billy intascherà 500 preziosi Marchi).
I suoi amici sono Robert e Kurt Siodmak, Otto Preminger, Edgar G. Ulmer, Eugen Schufftan, Friedrich "Fred" Zinneman, con alcuni di loro gira "Menschen am Sonntag", il primo esempio di cinema verité con gente comune ritratta durante una domenica estiva in città. Si ritroveranno tutti in America, alcuni registi di successo, altri impelagati nel circuito B della poverty row hollywoodiana, sceneggiatori, maghi della fotografia.
Il più grande contributo all'arte cinematografica americana è stato dato da Hitler e Goebbels.

I racconti di cinema sono impagabili, perchè irresistibili o perchè illuminanti. Wilder ha girato film di ogni genere (tranne il western, dice lui, perchè aveva paura dei cavalli). Come Kubrick, in ogni genere ha messo su almeno un capolavoro. Dice che non si è mai preoccupato di avere uno stile nè un tema dominante, era già abbastanza complicato fare un buon film di due ore per avere altri pensieri.

D'altra parte, dopo aver lavorato con Lubitsch sarebbe stato pretenzioso anche solo pensare di averlo, uno stile. E' ben noto agli appassionati che Wilder teneva in ufficio un quadretto che incorniciava un foglio con la scritta "How would have Lubitsch done this?", l'unica domanda che valesse la pena porsi nel lavorare a un film.

Gli appassionati. Gli appassionati gli aneddoti li conoscono già più o meno tutti; i non appassionati, beh sono fatti loro, comunque una buona sintesi si può trovare in un'altra bella video intervista con Michel Ciment, uno che ha in carniere anche la monografia definitiva su Kubrick. Non male, Michel. Non male.

[Inciso: si può intravvedere l'incredibile salotto di casa Wilder, un museo dell'avanguardia di inizio 900, andato all'asta da Christie's con il titolo "The Billy Wilder Collection" nel 1989 per oltre 30 milioni di dollari di ricavato: Kirchner, Picasso, Schiele, Dufy, Braque, Balthus; ovviamente Billy ha una storia anche per questo: per scusarsi di aver rotto una teca in una galleria di Parigi, negli anni sessanta compra per mille dollari una piccola scultura di un artista a lui sconosciuto, poco noto ma in ascesa, uno svizzero italiano, Alberto Giacometti; la statuetta è stata ricomprata dalla vedova Giacometti a quell'asta per un milione]

Cinema a parte, c'è dell'altro nel libro, tra le pieghe dell'ironia wilderiana (sempre pericolosamente avvinghiata al sarcasmo, come una vecchia coppia viennese impegnata in una polka-schnell), la storia di una famiglia ebrea spazzata via dal nazismo, di un pezzo d'Europa che ha bruciato intensamente le sue energie migliori e più vive prima di scomparire, di una diaspora di sopravvissuti di talento che non hanno mai dimenticato da dove venivano e da cosa erano scappati.

E da lì si torna al cinema, arte popolare che Wilder non ha mai preteso di nobilitare, spettacolo d'intrattenimento per un pubblico da avvincere con una trovata d'apertura (il morto narratore nella piscina, l'uomo ferito che si trascina in un ufficio in piena notte, e così via) e rapire per due ore. Leggerezza non vuol dire banalità, Lubitsch insegna.

Così, mi ha sorpreso leggere che uno dei film che Wilder ricorda come importanti per la sua decisione di fare cinema sia un ormai misconosciuto titolo tedesco, Ragazze in uniforme, una storia di un amore proibito tra una studentessa e la sua insegnante.
Dice Wilder: "Il fatto che la cinepresa non conosca limiti, che il cinema, come genere, riveli possibilità illimitate! Il cinema ci fa vedere il mondo con occhi nuovi, ce lo mostra popolato di esseri affascinanti mai incontrati prima. Prendiamo viva parte a vicende umane delle quali prima semmai sentivamo sussurrare con la mano davanti alla bocca; il mondo si spalanca dinanzi a noi. E improvvisamente ci accorgiamo che ci stiamo immedesimando nella storia di persone che conducono una vita del tutto diversa dalla nostra. Eppure non riusciamo a distogliere lo sguardo. Improvvisamente proviamo pietà e simpatia per individui fino a quel momento classificati come outsider, se non addirittura come rifiuti della società, e dei quali fino a quel momento non ci eravamo minimamente curati. Il cinema ci insegna a compatire".

Vaste programme, se uno non si chiama Billy Wilder.

Bonus

Intervista tratta dal volume Film noir 3

http://www.imagesjournal.com/issue10/...

Articolo di Cinephilia & Beyond su Double indemnity

http://www.imagesjournal.com/issue10/...

Intervista audio a Billy Wilder

https://youtu.be/_B-2UsUOY0E

Intervista a Billy Wilder per la Writers Guild Foundation

https://youtu.be/tOjDuaLBl9c

Nota sul titolo: nel libro, Wilder spiega che parte integrante del lavoro consisteva nel dare attenzione a tutti i membri della troupe, dagli attori in giù. E di non ricordare di essersi mai sentito chiedere come si sentisse lui. How do you feel, Mr. Wilder?
Profile Image for Teresa Sauri.
1 review
July 22, 2022
Read in a different edition, dated 1993, Grijalbo Ediciones, Barcelona.
Profile Image for Javier G-f.
52 reviews1 follower
April 23, 2025
Me ha gustado no tanto por la forma en la que está escrito como por las historias que cuenta.
Profile Image for De Britx.
403 reviews12 followers
April 3, 2008
Imprescindible. Karasek no escribe muy allá, pero sus entrevistas con Billy Wilder son una gozada. Juntos desgranan toda la filmografía del director vienés y, cómo no, las anécdotas son extraordinarias.

Un ejemplo -es espóiler-: después de un pase previo al estreno de Ninotchka con el que el estudio trataba de estudiar las reacciones del público, Wilder y Ernst Lubitsch estaban en el coche leyendo las tarjetas que habían rellenado los espectadores. A Lubitsch le dio tal ataque de risa que era incapaz de explicarle a Wilder qué ocurría. Finalmente le pasó la tarjeta que acababa de leer. En ella ponía: "Qué película tan divertida. Casi me meo en la mano de mi novia".
This entire review has been hidden because of spoilers.
Profile Image for Mahelin.
3 reviews3 followers
June 25, 2016
Jamás olvidaré este libro. Es excesivamente genial. Cuando lo leí conocía muy poco de Wilder, sólo que fue un director de cine de los años 50 y quedé fascinada con su historia, anécdotas y personalidad. Me encantó como Hellmuth presentó las entrevistas, cómo narró la vida de Wilder de una forma que uno se lo imaginaba en todo momento presente, en cualquier lugar; hizo que Billy (yo hablo de él como si fuera mi amigo del alma) se luciera con sus pro y contra, que las críticas lo acentuarán como el ser humano que fue.
Profile Image for Danny Marcalo.
571 reviews23 followers
April 24, 2017
Ich habe nicht besonders viele Wilder-Filme gesehen. Die, die ich gesehen habe, fand ich nur teilweise gut, "Double Indemnity" hat mir aber sehr gefallen, "Sabrina" fand ich sehr unterhaltsam. Auch wenn ich kein grosser Conaisseur seines Werkes bin, kann ich annerkennen, dass dieser Mann wichtig die die Geschichte Hollywoods war. Karasek laesst Wilder so lebendig erzaehlen, dass ich mich nun auch fuer die anderen Filme von Wilder interessiere.

Gleichzeitig ordnet Karasek die Filme immer in das Gesamtwerk des Regisseurs ein und auch in den Kontext der Zeit. Ich muss damit nicht immer konform gehen. Auch bin ich nicht sicher, ob Karasek nicht stellenweise etwas lax mit seinen Bewertungen umgeht. Er feiert fast alle Filme von Wilder ab. Und den Big Sur an der kalifornischen Kueste als schwer zugaenglich zu bezeichnen ist grotesk.

Auffaellig ist Karaseks altbackene Sprache, die Zeiten innerhalb der Saetze mischt und viel zu viele Artikel verwendet. Er schreibt dann von "der" Paramount" oder "den" MGM. Das ist amuesant.

Insgesamt ist das ein wunderbares Buch, das lebendig von einem spannenden Leben erzaehlt. Gegen Ende hangeln sich die beiden etwas zu sehr an den Filmen entlang. Das erlebe ich leider oft so bei biografischen Buechern, dass dann das Leben nur noch anhand der Werke erzaehlt wird. Aber eigentlich muesste es ja umgekehrt sein.
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