Il 25 aprile 2005 cade il sessantesimo anniversario della vittoria contro l'occupazione tedesca. Gabriele Pedullà, uno dei più accreditati giovani critici, ha selezionato per quell'occasione il meglio dei racconti che hanno per tema uno dei momenti politici e umani fondamentali della storia d' la lotta partigiana. Accanto a racconti molto famosi ne convivono di inediti e altri che si possono reperire con difficoltà. Questi gli Romano Bilenchi, Italo Calvino, Giorgio Caproni, Beppe Fenoglio, Franco Fortini, Ada Gobetti, Primo Levi, Alberto Moravia, Cesare Pavese, Vasco Pratolini, Mario Rigoni Stern, Marcello Venturi, Renata Viganò, Elio Vittorini, Andrea Zanzotto.
Questo libro raccoglie vari racconti basati sul tema della Resistenza, li divide per appartenenza geografica (per regioni) e poi per autori, dedicando ad ognuno di essi una breve ma ricca nota esplicativa. Da Fenoglio a Calvino a mille altri protagonisti di questo periodo storico fondamentale, Pedullà cerca di ricostruire che cosa significa la Resistenza per l’Italia, che cosa significa per i suoi cantori e per chi l’ha vissuta in prima persona. Una raccolta emozionante, con un’enorme varietà di stili e di approcci sia ideologici che tematici ci permette di avere una visione globale di un panorama ricco, ora doverosamente raccolto in un unico volume per celebrare un episodio della nostra storia nazionale che è importante raccontare e ricordare. La Resistenza è vista come una scelta, un punto dal quale non si può tornare indietro, e anche evitando di scegliere si compie comunque una scelta, ed una scelta fondante, che incomberà sul resto dell’esistenza di tutti. Una scelta che per alcuni è estremamente sofferta e poi richiede di essere confermata e riconfermata a ogni piè sospinto, sottolineandone l’importanza etica e storica, nonché morale e personale. Una scelta attraverso la quale si arriva a morire, che sembra poi essere, per questi partigiani-scrittori o scrittori-partigiani, l’unico epilogo possibile per il partigiano. Essere sopravvissuti ispira una certa sfiducia, insinua un dubbio. Imperante è poi la sensazione di non riuscire mai ad integrarsi in un’esperienza vissuta spesso fra le montagne, in un mondo contadino che per molti di questi scrittori, di formazione cittadina ed intellettuale, risulta lontanissimo. Questa antologia non è solamente una testimonianza storica di un’epoca che ha cambiato la faccia dell’Italia (e non solo la faccia) ma è anche, e soprattutto, un invito alla riflessione sull’etica che pervade ancora oggi le nostre vite anche se non siamo più in guerra civile e sotto la tirannia nazi-fascista. Una costante morale che dovrebbe accompagnare anche oggi le nostre scelte, un’eredità che dovremmo sentire pesare sulle spalle. Ma spesso, anzi quasi sempre, non la sentiamo. E leggere questi testi, grondanti emozioni, dolori, paure ed esistenziali interrogativi, può aiutarci a capire e a “sentire” quanto ancora dobbiamo essere legati a quest’esperienza fondante che pur, per difetto cronologico, non abbiamo vissuto.
premetto che questo pedullà non mi è piaciuto: mi sembra troppo compiaciuto del suo gergo per iniziati e le sue introduzioni mi sono risultate spesso irritanti. i racconti sono molti ed eterogenei; ho trovato quasi detestabili caproni e moravia, ma per il resto ho ritrovato autori che già conoscevo e soprattutto ho scoperto fenoglio, che colpevolmente non avevo mai letto, amandolo già dopo la prima pagina. nel complesso, direi un'ottima lettura.