In un periodo particolare come questo, in cui la possibilità di dover ricostruire da zero diversi aspetti della mia vita non è così remota, trovarsi davanti un libro come “La fortuna non esiste” è un po’ come uno di quei messaggi subliminali a cui non si può sfuggire.Una lettura affascinante, scorrevole, in cui Mario Calabresi ci racconta le vite di tante persone comuni eppure speciali, che sono cadute, si sono spezzate, sembravano sconfitte e poi si sono rialzate, reinventate e ricostruite, pronte ad affrontare il mondo con una consapevolezza ed una forza anche maggiore.Tutti i racconti (o meglio, le testimonianze) sono ambientati nel paese che ha fatto delle occasioni un punto di forza, dove il “sogno nazionale” è ancora impresso in molti e dove si possono avere eccessi in ogni direzione, compresa quella della rinascita: sto parlando degli Stati Uniti, ovviamente, dove Calabresi fa il corrispondente ma anche dove, effettivamente, è più facile trovare sia storie di distruzione che di contemporanea ricostruzione.Ma il messaggio vale per tutti: finché si ha la capacità di respirare, finché si ha fiato in corpo, allora nulla è finito, men che meno la nostra vita; può finire un periodo, può finire un modo di vivere, ma ne arriverà uno nuovo, forse anche migliore.Basta rialzarsi.Sempre.Il libro in sé è scritto in modo molto scorrevole e trasmette pienamente l’entusiasmo dell’autore per le storie che sta raccontando: unica pecca sono le digressioni improvvise che, certe volte, fanno perdere il filo del discorso; un peccato comunque veniale, che si supera facilmente.Una lettura catartica, in questo momento.