A sette anni dalla prima edizione, con un'appendice di lettere ricevute dall'autore dal 1991 a oggi, "Ragazzi che amano ragazzi" è ancora l'unico libro che in Italia, e in Europa, rappresenta e racconta l'infanzia e l'adolescenza dei ragazzi omosessuali. Le racconta attraverso uno straordinario coro di voci che tornano - talora con un senso di lucida disperazione, talora con una più dolorosa e conflittuale consapevolezza - alla scoperta di sé, della propria identità sessuale, del proprio rapporto con la famiglia e la società. Anche se la stampa, la politica, la scuola, l'associazionismo giovanile propongono iniziative, muovono l'opinione pubblica, invitano a tenere desta l'attenzione che l'omosessualità dichiarata inevitabilmente sollecita, nondimeno la percentuale di chi sa e può vivere la propria omosessualità serenamente è ancora bassa.
Ad un certo punto mi è venuto in mente l’inizio di Io e Annie, con un Alvin di 6 anni che si alza e va baciare su una guancia una compagna di scuola (di 6 anni) schifata Ma Santo Iddio Alvin perfino Freud parla di periodo di latenza! Be’, io non l’ho mai avuto un periodo di latenza, che ci posso fare.
Non voglio entrare nel merito della confusione sentimentale o sessuale nell’infanzia, che personalmente credo sia promiscua per natura (credo ci siano tomi specialistici sull’argomento). Qui quello che conta è che la scelta sessuale nell’adolescenza è contraria alle regole sociali o religiose. Di oggi, perché sui rapporti omosessuali nella storia ci sono altrettanti tomi.
I ragazzi intervistati nel 1991 (in altra sede si può parlare di scrittura) sono molto giovani: dai 15 ai 20 anni. E sono rimasti così, fissi nella loro età che è quella di altri ragazzi di oggi: il libro potrebbe, con qualche piccolo aggiustamento, uscire adesso ed essere ancor attuale. Questi ragazzi sono diversi perché sono una minoranza. E anch’essi, come tutte le minoranze, si sentono protetti solo in un gruppo omogeneo. Che la diversità sia sessuale è un caso dei tanti. Tuttavia è comunque il più a rischio. Nel mondo testosteronico in cui viviamo (e in cui la maggioranza vuol vivere) il gay va a solleticare una pulsione di violenza.
Chiedere che sia la scuola a farsi carico di educare alla tolleranza verso le diversità è legittimo, ma credo serva a poco in un sistema d’insegnamento in cui sono i genitori a imporsi sugli insegnanti. Sempre che gli insegnanti siano in grado di affrontare il problema.
Media, una filosofia del diritto (esiste ancora?), i social (con tutti i problemi del controllo)… tante strade diverse. E’ necessario trovare il modo di percorrerle. Perché a Dio piace la varietà meravigliosa.
Una volta stringendomi aveva cercato di tirarmi su la maglietta e mi aveva detto: "Io sono Matteo, tu sei Jacop". Cioè: "Io sono te, tu sei me". Jacop era il suo nome. Subito non avevo capito, tanto era miracolosa questa sua dichiarazione d'amore. #quote
Una raccolta toccante e sincera di battaglie, vissute col cuore gonfio di dolore quanto di speranza. Perché non è facile farsi largo in un mondo così ostile —sopratutto quando la prima guerra che si deve combattere è quella dell’accettazione di sé—ma ci sarà sempre la luce per coloro che proveranno a raggiungerla con tutte le loro forze, a discapito di tutto.
Consiglio questa raccolta di “racconti vissuti” a TUTTI (etero, gay, transgender, cattolici, atei...) nella speranza che un giorno non ci sarà più bisogno di marchiare l’amore dividendole in categorie tanto irreali quanto crudeli e immotivate 🏳️🌈
"Ragazzi che amano ragazzi" è uno di quei libri che fanno bene, perché aiutano a capire e a conoscere un mondo molto spesso nascosto. Il libro, terminata la lettura, mi ha trasmesso serenità e fiducia, che spero di poter conservare a lungo, magari per sempre. Sono dell'idea che Ragazzi è un libro che andrebbe letto nelle scuole, perché spesso non si può capire se non si conosce.
Ragazzi che amano ragazzi raccoglie una serie di testimonianze da parte di giovani uomini omosessuali. L'autore si è premurato di lasciar parlare i suoi testimoni, decidendo di trasmettere il loro messaggio come se questo fosse un semplice e diretto dialogo. Un dialogo informale, sincero e molto sentito. Le testimonianze risalgono agli anni ottanta, mostrando una Italia crudele nei confronti degli altri, spesso cieca e sorda al dolore e al bisogno di essere accettati. Da questo punto di vista lo trovo un esperimento sociologico e storico molto bello. Inoltre sono rimasta molto colpita dalla profondità di sentimenti di giovanissimi ( spesso quindicenni e sedicenni ), della loro capacità di guardare al futuro quando il futuro era molto incerto. Spesso si incontra grande maturità, dolcezza, in cui è possibile riconoscersi. Queste testimonianze fanno l'effetto di un abbraccio, invitano alla riflessione e al sorriso, sono disarmanti, trasmettono speranza. Leggere Ragazzi che amano ragazzi è un bel modo per guardare ad un mondo che è stato nascosto e che può sembrare invisibile; anche se oggi meno rispetto al passato.
Ero indeciso sul prenderlo, ma devo dire che è stata un'ottima decisione. Lucidissime confessioni di giovani ragazzi gay (15-20) da tutta Italia che mostra come, tutto sommato, il bisogno di essere riconosciuti e integrati in un mondo che ignora sia rimasto assolutamente inalterato in questi 35 anni. Racconti che evidenziano ciascuno degli aspetti riguardanti l'identità queer e la scoperta di sè stessi che sono sicuro darebbero molto su cui riflettere a chiunque. Difficili da digerire le sofferenze trattate per la ancora troppa attualità, nonostante il libro mi abbia fatto sentire accolto e pienamente compreso in questo davvero vario cosmo che è l'identità.
"Definire l'omosessualità secondo me è sbagliato, impossibile. È come definire la libertà. La libertà è la libertà. Il verde è verde. E non potrai mai spiegarlo a un cieco."
♠ Dovrei scrivere una recensione e vorrei ma in realtà non serve, l'ha gia fatta Paterlini nelle due (2) prefazioni a questo libro che a distanza di vent'anni l'una dall'altra sembrano comunque scritte nello stesso momento. Ho avuto dei secondi di buffering mentre rileggevo quella data nella mente per assicurarmi che fosse davvero il numero che avevo letto e che sapessi ancora leggere.
Avrei preferito di no, onestamente.
♠ E vorrei scrivere che questo libro è per tutti e dovrebbero leggerlo tutti ma sopratutto gli omofobi e le teste di cazzo ma poi esco dal bosco delle fate e degli orsacchiotti gommosi e ridivento la me cinica e misantropa e mi rendo conto che no, nel 2022 (ma manco nel 01 e nel 91) un libro non ti fa smettere di essere omofobo, perchè se oggi ancora hai in te queste idee e convinzioni allora lo fai volontariamente, perchè sei contento di odiare, perchè sei convinto di essere superiore. Siamo nel 2022, il non sapere non è più una giustificazione. E non parlo del ragazzino cresciuto in una famiglia omofoba, parlo dei genitori omofobi che insegnano al figlio ad essere omofobo. Parlo di quei politici che attivamente e coscientemente attaccano, calpestano, distolgono l'attenzione, disinformano, 'parlano alla pancia' dei cittadini (che è un modo educato per dire che sputano slogan del cazzo). Magari dovremmo cominciare a parlare alla testa dei cittadini?
Amo il mio paese ma odio un sacco di persone che ci vivono.
capisco molto bene le storie, le difficoltà, le complicazioni, i desideri, le paure, ecc. degli autori delle lettere di cui è composto questo libro.. sono felice di averlo letto.
La lettura di questo reportage si è rivelata davvero interessante e illuminante. Ci sono state cose che mi hanno abbastanza sconvolto, come questi ragazzini, giovani omosessuali, fossero disposti ad avere rapporti con uomini molto più grandi di loro.
Fotografia su percezioni ed esperienze di adolescenti gay all’inizio degli anni 90 in Italia. È stato molto curioso leggere queste voci, questi pensieri/esperienze, paure e sogni… e mi è rimasta la curiosità, leggendolo oggi nel 2022, di sapere “che ne è stato di loro? In questi 30 anni dove sono arrivati? Che scelte hanno fatto?”. Chissà se Paterlini ci ha mai riparlato… Sarei inoltre curioso, per quanto molti pensieri potrebbero essere benissimo scritti oggi dato che in Italia non è che sia cambiato molto a livello di tutele, di rivedere attuato questo esperimento letterario ad adolescenti di oggi che nonostante la politica che abbiamo - e che ci attende nei prossimi anni - tra serie tv, social e altro forse si sentono meno “sbagliati” rispetto ai ragazzi del libro.
Un testo mai volgare ma che descrive , con stili narrativi sempre diversi e ad hoc , le tante storie di adolescenti in giro per l'Italia che lottano con lam propria omosessualità. Quello che personalmente mi ha stupito di più , oltre all'estrema fluidità del testo, è stata la "maturità" che questi giovanissimi esprimevano man mano nelle loro vicende e dubito fortemente di intervento da parte dell'autore rispetto al ragionamento maturo che i protagonisti esprimono nel loro racconto. Insomma una piacevolissima scoperta a tema queer che fornisce un punto di vista differente sui giovanissimi alle prese con la scoperta di se stessi in un contesto difficile come quello omofobico d'Italia.
Letto una prima volta al tempo dell'uscita della prima edizione per un incontro con l'autore e la mia classe del liceo. Avevamo poche copie e rimasero alla scuola, qualche tempo fa ne ho vista una copia su una bancarella, l'ho comprata e l'ho riletto! La buonissima impressione del tempo si è confermata, ma rileggendolo ora -che non sono più adolescente- la giovinezza dei ragazzi che raccontano le loro vicende mi si è palesata con maggiore evidenza! Il nostro paese non mi sembra diventato più accogliente e questo lascia un gran senso di amarezza.
Sono piccole storie di ragazzi omosessuali che raccontano come vivono la loro esposizione in famiglia, con gli amici e con il mondo che li circonda. Era il 1991 quando è stato pubblicato questo libro e spero che questi ragazzi abbiano avuto una vita un po’ più facile di quella che raccontano. Nel 2024, basta, non dobbiamo più avere questi pregiudizi, non dobbiamo dire a questi ragazzi di “curarsi” perché sono persone normali come noi. Finisco con una citazione di Montesquieu: “ hanno pregiudizi tutti quelli che non conoscono sè stessi” .
Bellissimo libro! L’ho letto davvero in poco tempo, due giorni! Mi piace molto il fatto che sia un libro diretto, che non giri intorno a ciò che vuole dire! Io consiglio un sacco questo libro a chiunque, sopratutto a chi ha pregiudizi sulla lgbt community sicuro che vi farà aprire gli occhi su questo mondo bellissimo, tutto colorato come un arcobaleno! 🏳️🌈♥️
Io non mi sento diverso perché omosessuale, semmai diverso per le esperienze vissute. Magari per una certa sensibilità che questa condizione mi ha dato nei confronti di alcuni problemi, per una certa capacità introspettiva cui mi ha obbligato. Tutto qui.
Questi racconti risalgono a più di 30 anni fa, ma non per questo non meritano di non essere ancora raccontati. Tremendamente crudi, questi ragazzi giovanissimi tutti diversi ma allo stesso tempo simili tra loro, chi più fortunato, chi meno. Storie di vita vera, che fanno riflettere.
Paterlini ha raccolto, in giro per l'Italia, una serie di testimonianze di giovani ragazzi omosessuali, e, nel 1991, le ha pubblicate sotto forma di raccolta di racconti. Come dice nella prefazione all'edizione che ho letto, le storie sono state rielaborate al punto da diventare narrativa, e questo gioco di "fusione" del lavoro giornalistico in quello narrativo mi è parso molto interessante.
Sono storie toccanti, alcuni dei protagonisti traboccano di vitalità e altri sono schiacciati dall'oppressione che subiscono, ma tutti sono raccontati con estrema dolcezza. Paterlini è come un megafono di queste esperienze, che pur non essendo tutte strazianti sono certamente tutte complesse. Non so quanto sia più semplice oggi, trent'anni dopo, essere un "ragazzo che ama un ragazzo", di sicuro di strada da fare ce n'è tanta.
I "racconti" potrebbero essere delle lettere scritte per l'adolescenziale rivista Cioè. L'autore ha raccolto le storie di ragazzi omosessuali provenienti da diverse regioni d'Italia. Ognuno racconta la scoperta della propria sessualità, della non accettazione del proprio essere, del timore e dei contrasti con la famiglia. Proprio le famiglie portano a credere che l'omosessualità sia causata da errori, da traumi infantili, cercando colloqui con psicologi in grado di ripristinate una "corretta" sessualità per i propri figli. Molti hanno scoperto la propria omosessualità nell'infanzia ma ne hanno preso coscienza solo molto dopo. Quello che più rattrista è che questi ragazzi si sentono diversi, "sbagliati", si costringono ad assumere atteggiamenti non conformi al proprio essere; solo dopo riescono a comprendere l'inutilità degli schemi mentali e sociali. Ciò che più mi ha fatto riflettere è stata l'apertura del libro con una vicenda svoltasi a Giarre. Due ragazzi di cui uno molto più giovane dell'altro, convincono una terza persona a sparagli in un bosco ponendo fine alla loro vita e alla loro storia omosessuale. Altro elemento di grande riflessione è la lettera a Luca, quest'ultimo si uccise quando la sua famiglia scoprì in modo scandaloso la sua omosessualità. E' un orrore questa società perbenista e non evoluta, inaccettabile la cecità di chi guarda il corpo senza capire l'essere.
In questo libro l'autore ci racconta l'adolescenza di ragazzi omosessuali, nelle loro difficoltà, gioie, tristezze ed esperienze. Un libro da leggere, per chi non ha una mentalità aperta, chi non vuole vedere, chi non accetta il diverso. Io mi sono riconosciuta in quel senso di diversità anche se nella mia adolescenza riguardava tutt'altro. Penso , come dice uno degli intervistati che se loro esistono un motivo ci sara' e che Dio lo ha concesso. Dunque anche la chiesa non dovrebbe dire parola negativa in proposito.
Il primo di Praterlini. Non ho mai capito se fossero tutte vere le storie che racconta. Non è fra i miei libri preferiti, ma è storia del nostro paese. Va letto.