Ho sempre rimandato la lettura di un fumetto di Gipi. Pensavo non fosse roba per me. E invece, a distanza di anni, mi sono ricreduto. L'ho conosciuto meglio come personaggio anche grazie al podcast di Tintoria, dove si è aperto un po' e ha raccontato un po' della sua vita. In questo libro c'è lui, infatti. C'è davvero la sua vita. Spezzoni brevi come cortometraggi, che lui direbbe "disegnati male" ma dipinti come Cristo comanda. Oli stesi nervosamente ed enormi paesaggi degni del miglior Turner, sporcato da un'estetica punk moderna che a me rimanda a Basquiat o al fumettista Ashley Wood, ma senza i fotomontaggi. Esterno Notte è un'opera d'arte spietata e al contempo dolce. Queste due anime stridono, tra la fanciullezza perduta, immortalata fino all'ultimo istante nel racconto "Via degli Oleandri", e poi la crudezza di una realtà sporca e violenta, dove i colori dominanti sono freddi e cupi e ci sono forti chiaroscuri o disegni semplici con grafie stridenti. Personaggi animaleschi che cercano freneticamente il sangue e la morte in una notte grottesca senza fine.
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