Ahahahaha … eh … uhm … eheheh … ahahaahaha …
Scusate, eh … ma mi scappa ancora un poco da ridere …
Ma guarda un po’ la fine che fa il nostro serioso commissario Ricciardi. Quello che era tutto un “Enrica, amore mio” di qui, “Enrica, amore mio” di là, che non sarai tanto bella fuori, ma sei fantastica dentro e non so come dirtelo, perché sono timido, e ti guardo ogni sera ricamare dalla finestra, ma ho paura ad avvicinarti perché porto con me un dolore profondo, che mi logora e non vorrei scaricartelo addosso … intanto però, tra il lusco e il brusco, con la scusa dell’influenza, della febbre alta e del delirio, una scopatina con la Livia se la fa, eccome se se la fa, scusate la trivialità dell’espressione. E Livia, guarda un po’, magari non sarà bella dentro, ma fuori certamente sì. E fa pure il finto tonto, per un po’, il nostro caro ed ormai ex integerrimo commissario …
Ahahahahaha …
Perdonatemi, ma ogni tanto mi ritorna qualche accesso di ilarità dovuto alla scena.
Vabbè, dai, ci provo a stare seria per cinque minuti … ahahahaha … uh … coff ..coff … sì, ok, ce la posso fare …
Come supponevo sarebbe accaduto, stiamo decisamente scivolando nella sceneggiata napoletana e nella soap opera. E non solo per quanto riguarda il rapporto tra Ricciardi ed Enrica, ma anche per il resto. Quando arriviamo ad aver assassini del “calibro” (da notare le virgolette) di questa Carmen, vuol dire che siamo davvero alla frutta. Ed è un vero peccato, perché De Giovanni sa scrivere assai bene. Sa scrivere bene, ma pare non avere il minimo senso della misura. Né dell’eleganza. Aveva cominciato molto bene con il sobrio, espressivo ed incisivo “Il senso del dolore”, da cui si è progressivamente staccato sino ad arrivare a questo improponibile romanzo, che fa proprio venire il latte alle ginocchia. Eppure la capacità di tratteggiare inconsuete atmosfere e delicate situazioni ce l’avrebbe.
Cosa è mai successo? Perché la banalità sta prendendo il sopravvento?
Ahahahahaha … è più forte di me … se ripenso a Ricciardi a letto con Livia, mi scompiscio dal ridere ... altro che “Il posto di ognuno è l’amore” … boccaccia mia statti zitta, vah, che è meglio ...