autenticamente falso, terribilmente verosimile, magicamente vero
Da Platone e Aristotele in poi c’è un’ampia trattazione sul concetto di «verisimile» (eikós), ovvero tutto ciò che non può essere definito «vero» o «falso» in termini assoluti. Se il mito, secondo la definizione attribuita a Asclepiade di Mirlea, è narrazione di fatti non avvenuti e falsi, con la finzione verisimile (plasma) si narrano fatti non avvenuti, ma detti in modo simile a quelli avvenuti. Mari si muove in maniera letterariamente impeccabile proprio in questa terra di confine, senza mai farsi imbrigliare dalla insostenibile pesantezza del vero, ma senza mai arrivare al diabolico artificio del falso.
La storia dei pink floyd viene meticolosamente ricostruita, per giustapposizione di elementi, tramite una sorta di processo istruttorio basato su prove indiziare, confuse testimonianze, lucide confessioni, rancorose lamentazioni. Si procede quasi canzone per canzone, disco per disco, suggestione per suggestione a partire dal fatidico inizio che non c’è stato perché l’evocativo e perfetto nome della band nasce dalla fusione magmatica di altre due band che a loro volta nascevano da altre esperienze. E poi i caratteri dei singoli, fin dall’infanzia, i loro soprannomi, l’aleggiare del fantasma vivente di Syd Barrett, fondatore, anima, autore visionario e cantante dei primi due dischi e poi dolorosamente estromesso dai colleghi e amici per manifesta fumigazione dei neuroni a causa (forse) di eccesso di acidi, ma da allora sempre celebrato e presente, famoso e venerato dai fan come fosse prematuramente scomparso, come hendrix, janis joplin, jim morrison, brian jones.
La tesi o meglio una delle verosimili tesi è che Syd “crazy diamond” Barrett, Syd vorrei tu fossi qui, Syd lo psichedelico, Syd cervello bruciato, Roger Keith Barrett, detto Syd ha avuto un influsso che va ben oltre quei primi due dischi visionari, che abbia legato per sempre a se mediante un filo invisibile, magico e indissolubile tutta l’opera creativa successiva, che Roger Waters e David Gilmour, soprattutto il primo, hanno raccontato e reso indimenticabile un’assenza, quella di Syd o del padre di Waters o di chissà chi altro, nel corso di tutta la loro formidabile carriera da milioni di dischi venduti e memorabili e pirotecnici concerti. Nel libro, godibilissimo e divertente, si nasconde molta psicologia, parecchia psicanalisi e una buona dose di sovrannaturale, gnomi e animali compresi. Anche a non amare i pink floyd viene da riascoltare, a mo' di colonna sonora, i pezzi oggetto del libro, cosa che ovviamente ho fatto.