Il libro contiene la serie di articoli apparsi sulle colonne di “ABC” nel 1966, sotto il titolo: “Come si diventa un intellettuale”. Una serie di consigli ironici, disincantati, spesso amari e graffianti, ma veri ed efficaci per aiutare un giovane a diventare un intellettuale. Non saranno necessarie, a parere dell’autore, particolari doti di talento, anzi quanto più mediocre sarà il giovane, tanto più velocemente potrà raggiungere il successo. I consigli vanno dal corso di studi da intraprendere, al tipo di vacanza da fare, al tipo di donna da sposare, in che modo gestire il proprio capo, come comportarsi con le segretarie e via dicendo.
Luciano Bianciardi (Grosseto, 1922 – Milano, 1971) è stato uno scrittore, giornalista, traduttore, bibliotecario, attivista e critico televisivo italiano. Contribuì significativamente al fermento culturale italiano nel dopoguerra, collaborando attivamente con varie case editrici, riviste e quotidiani. La sua opera narrativa è caratterizzata da punte di ribellione verso l'establishment culturale, a cui peraltro apparteneva, e da un'attenta analisi dei costumi sociali nell'Italia del boom economico, tanto che alla finzione narrativa si mescolano spesso brani saggistici che sfociano sovente nella sociologia. Legato per formazione e per scelta a tematiche classiste e libertarie, avrebbe dato all'impegno letterario il senso di un diretto engagement civile, concependo l'attività culturale come strumento di denuncia e di presa di coscienza, ma anche come intervento direttamente e immediatamente militante.
Questo libro è dedicato ai mediocri, quelli che stanno fra il molto e il poco, fra il grande e il piccolo, fra il buono e il cattivo, fra il bianco e il nero. Seguano scrupolosamente i consigli di Luciano. Sei lezioni e diventeranno intellettuali. Il talento non serve. Leggere nemmeno. Non legga chi sta sempre nel mezzo, chi vive a metà, chi non finisce il proprio pensiero. Ci penseranno gli altri. Il mediocre badi solo a salire i gradini verso l’alto. Non si sporchi le mani e la mente. Lo faranno gli altri. Non legga il mediocre. Si munisca invece di pipa. È un ottimo riparo. Se non sa cosa dire può prenderla, riempirla, portarla alla bocca, accenderla, produrre una bella nuvola di fumo protettrice. Si ricordi anche di atteggiare le labbra a cul di gallina, “che non ha un significato preciso, ma fa sempre effetto”. I mediocri evitino di leggere anche questo libro. Se lo facciano raccontare.
Luciano, che risate amare. Da far male. E che macigni le parole. Meno di cento pagine son più d’una tonnellata. Sai che non è cambiato niente? Tutto come allora, quando quelli come te, quelli non allineati, quelli fuori dal coro dovevano lottare per non perire. Ah, Luciano, quanto manchi!
Lezione n° 3- NON LEGGETE I LIBRI: FATEVELI RACCONTARE.
"Che cosa sia un intellettuale, nessuno sa con precisione, e infatti neanche noi abbiamo tentato di stabilirlo. Anzi, che il concetto resti nel vago giova al nostro proposito: fare di un qualsiasi giovane sfornito di talento un uomo di successo nel mondo della cultura."
La rivista Abc negli anni '60 fece scalpore per le accattivanti copertine che ospitavano i primi nudi (ovviamente casti a vederli ora). A differenza, però, delle attuali pubblicazioni di gossip, questo settimanale promuoveva dibattiti e campagne popolari su temi disparati a cui contribuivano gli scritti di autorevoli firme. Fu proprio su ABC che Bianciardi Luciano pubblicò, nel corso del 1967, gli articoli corrispondenti a "sei lezioni per diventare intellettuale dedicate in particolare ai giovani privi di talento" . Insomma, una sorta di vademecum per il giovane che intendeva affrontare con successo la carriera culturale perchè tutto a questo mondo si può imparare. Ironia e sarcasmo qui scorrono a fiumi...
Occorre, tuttavia, aprire una parentesi.
Per comprendere Bianciardi occorre conoscere Bianciardi. Ovvio, direte ma Bianciardi è uno degli autori che meglio ha fuso biografia ed opera.
In merito a questi articoli, occorre, quindi, far presente che furono scritti proprio nel periodo seguente al grande successo de La vita agra. Periodo che fece maturare in Bianciardi un forte senso di disagio e di dissenso. Prima di scrivere per Abc aveva rifiutato una collaborazione con "Il Corriere della Sera" e fu il anche il periodo della cosiddetta rapallizzazione ossia, il periodo in cui si rifugiò a Rapallo chiudendosi in se stesso ed imboccando la via senza uscita dell'alcolismo.
Questa parentesi biografica (a questo proposito di parentesi consiglio il bel libro di Pino Corrias "Vita agra di un anarchico. Luciano Bianciardi a Milano") è necessaria perché si intuisca il clima ed il carattere di questo scrittore.
La prima lezione vorrebbe restringere il campo del cosiddetto "intellettuale": chi è? Ci si chiede. Ogni definizione,tuttavia, sfugge, scivola e si scansa tanto che ci si arrende all'idea che "sarà meglio lasciare tutto nel vago" . Già dalle prime righe s'intuisce il gioco tra serietà ed ironia. Un manuale effettivamente pratico con consigli concreti ma anche uno spaccato del contesto culturale al vetriolo!
Il concetto principale è che chi studia tanto e lavora sodo non può veramente inserirsi (come accadde allo stesso Bianciardi!) perchè bisogna affinare delle tecniche che mantengano a galla in un mondo di squali.
Interessante è l'articolo/lezione in cui si parla del "padrone". E' la lezione quinta e s'intitola : "Il neo-padrone" . Questa metà di anni '60 è, infatti, l'epoca del "neo" (dopo il neorealismo arriva ad esempio il neocapitalismo). Il padrone nuova versione dice Bianciardi è ben descritto nell'omonimo romanzo di Goffredo Parise (che guarda caso sto leggendo in questi giorni: Il padrone). Nell'elencare le caratteristiche di questa figura appare palese il riferimento a Giangiacomo Feltrinelli (suo datore fino al '56):
"(...) aizzava gli operai, i fedelissimi, contro il padrone, provocava un corto circuito alla settimana, e spendeva il suo tempo libero in compagnia di pittori, di disoccupati e, quel che è peggio, comunisti."
In sintesi, non un'opera fondamentale ma profondamente interessante per chi apprezza quest'autore e sa collocare la sua delusione ed il veleno delle sue frecce.
Sei piccole lezioni per permettere, anche a chi non è dotato di talento, di sfondare in ambito editoriale, culturale e non solo (le trovo ottimamente applicabili a tante altre situazioni ed ambienti d'oggi giorno).
Il tutto scritto in modo irriverente e sarcastico da quel gran intellettuale che fu Bianciardi!
Ecco l'impiegato che se ne sta rinchiuso nel suo ufficio. Non dovrebbe starci, quell'ufficio è la sua trappola, innescata oltre tutto con poco formaggio. L'uomo destinato al successo in ufficio non va, ci passa. Evita impegni di lavoro che lo costringano a timbrare cartellini o comunque a rispettare orari. Arriva in ritardo, oppure in anticipo, che è la stessa cosa: affermazione di mobilità aziendale.
Perché oggi le riviste di quel tipo non esistono più e quelle che hanno preso il loro posto hanno aumentato la presenza di nudi, molto meno castigati di quelli di allora, e hanno svilito il testo riducendolo a chiacchiericci, gossip e pubblicità mascherata da articolo, insomma hanno sostituito la cultura con la spazzatura, e questo è un sintomo del decadimento della nostra civiltà.
È appena uscita la nuova edizione di questa raccolta di interventi di Bianciardi, ma io in realtà ho letto la versione di Stampa Alternativa. È divertente, ironico, caustico. Molto consigliato a chi bazzica nel mondo culturale, fa capire che non è cambiato poi tanto. Se non vi interessa il tema, al contrario, potrebbe non dirvi molto.
Lucianone, come si fa a non volerti bene? Dove lo trovo oggi un maremmano come te? dove lo trovo un uomo così incazzato ma così contento di ridere della sua perenne arrabbiatura? Qualcuno te l'aveva detto che avevi capito tutto? Forse sì, ma è probabile che non tu non ci abbia badato più di tanto.
Del resto, eri un vero intellettuale: sapevano una sega, gli altri; e ora sanno ancor meno d'una sega, pensa te che mondo, Lucianone; che mondo ti stai perdendo. Un mondo di merda pe' davvero, roba che nemmeno tu sapresti da dove cominciare a spernacchiarlo; o magari sì, anche se oggi, mi vien da dire, gli intellettuali mica esistono più. E se esistono, chi li ascolta? chi li legge? se non hanno un profilo twitter, la cosa potrebbe esser problematica. Del resto, anche tu saresti a-social, oppure saresti social a modo tuo, vallo a capire: di sicuro, centoquaranta caratteri ti sarebbero bastati giusto per mandare in culo qualcuno. Eppure, ecco, il dono della sintesi mica ti mancava; anzi: a leggere questa raccolta di scritti - parecchio - ironici su come si diventa un intellettuale, cioè senza sapere e studiare un cazzo ma frequentando le persone giuste, parrebbe proprio di sì. Sai, alla fine oggi non è troppo diverso: magari sono anche di più i culi da leccare, e ai capitoletti bisognerebbe aggiungerne un paio riguardanti l'internet e compagnia bella; per il resto, lascerei tutto così come l'avevi scritto tu: sincero, pungente, cazzone ma con grossa cognizione di causa. Come un vero intellettuale, ci tengo a ridirlo: un vero intellettuale.
E poi, Lucianone, tu scrivevi davvero bene: te l'avevano mai detto? Sìsì, dai... te l'avevan detto! O al massimo ti dicevano com'era bella e fatta bene la traduzione dell'Enrico Molinari da Nuova York.
Insomma, qualcosa ti dicevano, anche se poi gli andavi lo stesso 'n culo e portavi tre.
Di questo libro mi ha colpito innanzi tutto la pubblicazione originale sulla rivista ABC, che forse pochi ricordano. Era un settimanale politico che combinava foto di donne poco vestite, battaglie per i diritti civili come l'aborto ed il divorzio, articoli di una passione politica ancora viva allora, e ottimi scrittori. Il proprietario storico della testata, Francesco Cardella, ha una storia personale che varrebbe da sola un romanzo. L'autore, poi. Di solito mi affascinano non solo i libri, ma anche le biografie di chi li scrive, e devo dire che mi innamoro delle figure complesse ed in qualche misura devianti. Bianciardi, che adoro, è uno di questi. Le sei lezioni sono estremamente attuali, scritte con stile caustico ma limpido al tempo stesso. Molto divertente. E si legge bene anche in autobus.
Pubblicata a puntate nel 1966 sul settimanale ABC, è una guida ironica all'ingresso in società per giovani "di scarse speranze", che per toni e situazioni a tratti suona come un compagno de "La vita agra" e in ogni caso aggiunge un tassello interessante all'opera di B.
Un manuale di norme da non osservare ma da imparare a memoria per diventare un intellettuale consapevole dell'ipocrisia che si nasconde dietro ai sorrisi dei propri comprimari.