Laura Mancinelli (Udine, 18 dicembre 1933 – Torino, 7 luglio 2016) è stata una germanista, medievista e scrittrice italiana. Docente universitaria, traduttrice e autrice di romanzi storici, si è laureata nel 1956 in lettere moderne all'Università di Torino, con una tesi in letteratura tedesca.
Tutti ricordano l’episodio del perdono di Canossa, quando l’imperatore Enrico IV è costretto a chiedere penitenza a papa Gregorio VII restando fuori dal castello della contessa Matilde, a piedi nudi nella neve. L’idea alla base di questo romanzo storico è la pura invenzione di un amore nato proprio alle porte di quel castello, un amore che permise all’imperatore di salvare la pelle. Ma non è un romanzo rosa, ma non è neanche il miglior romanzo sul Medioevo: colpito, però, dalla meravigliosa copertina, l’ho letto tutto e, tutto sommato, non mi è dispiaciuto poi tanto. Prendete insomma una storia cult del Medioevo, di quelle che si leggono sui libri di scuola e, chissà perché, non si dimenticano... e fatene un romanzo. Ecco cos'è 'Il principe scalzo' di Laura Mancinelli. È la storia di un giovane principe, che diverrà poi imperatore col nome di Enrico IV: un uomo potentissimo, ma al prezzo di una infelicità senza fine. Tra usurpatori del potere, un avversario tenace e spietato come papa Gregorio VII e un amore tormentato, avrà forse soltanto Williram, l'abate che lo aveva cresciuto, al suo fianco. Il principe scalzo è proprio Enrico IV nella neve di Canossa a chiedere penitenza al papa. Come sopravvisse? Quello che la storia non ci racconta ce lo fa immaginare l'autrice: Matilde sarà l'amante di Enrico. Ogni notte l'imperatore sospenderà la penitenza al caldo del camino e delle braccia della contessa. Mancinelli era un'ottima medievista e nel romanzo le sue competenze scientifiche emergono in ogni dettaglio (come nelle ricostruzioni dei sontuosi banchetti di corte). Ma a voler essere del tutto sinceri, talvolta la finzione narrativa è davvero eccessiva e si ha l'impressione di leggere una storia che vuole tener dentro i grandi fatti dell'XI secolo senza una cura dei dettagli narrativi riguardanti i singoli individui o i colpi di scena. È un buon, anche se non ottimo, romanzo storico medievale, la copertina è meravigliosa e sul finale migliora molto. Insomma, alla fine la storia prende, anche se forse è troppo forzata nelle maglie strette del tempo che racconta. Il che significa che non tutti i bravi storici sono per forza bravi romanzieri, ma questo racconto lungo offre uno spaccato molto fedele dell'epoca della riforma gregoriana.
Ho dato 3 stelle, anche se in realtà sarebbero 3-. La storia di base è molto interessante e, anche se magari non è accurata dal punto di vista storico, poteva essere un racconto avvincente. Peccato per i dialoghi un po' freddi, che non coinvolgono e per i personaggi non completamente sviluppati, ma appena accennati...insomma sembra una storia scritta frettolosamente partendo da un'idea davvero buona
Lettura piacevole, seppur molto breve e poco dettagliata. Parla di tutto senza però entrare nel dettaglio né delle vicende, né dello sviluppo psicofisico dei personaggi. La vicenda amorosa tra Enrico IV e Matilde di Canossa, così come l'abate Williram (al quale avrei anche potuto affezionarmi, se solo fosse stato dipinto con più dettagli) e il giovane Hermann... Il tutto sembra essere stato scritto in maniera fin troppo frettolosa.
Brevissimo, dal tono lieve, quasi didascalico. Storia asettica, purtroppo non coinvolge. Non è un saggio perché le vicende sono state modificate, non è un romanzo storico che rapisce, perché a tratti il tono da manuale scolastico prende il sopravvento su tutto il resto.
Un giovane principe e un vecchio abate leggono il Cantico dei Cantici e sognano le dolci terre del Libano. Il giovane principe diventa l'imperatore Enrico IV: deve sposare una donna che non conosce e non amerà mai, deve umiliarsi di fronte a papa Gregorio VII, deve vivere nel sospetto e nell'ipocrisia della sua corte, deve crescere nella violenza, quando vorrebbe vivere nell'amore e nell'innocenza. Il suo unico amore dura tre giorni e anche quello si svelerà falso e infido.
L'ho cercato per anni, finalmente nelle mie mani posso leggerlo e... Nulla non mi è piaciuto per niente. Mi aspettavo una maggiore descrizione degli eventi, del viaggio compiuto dall'imperatore, del dialogo tra lui e il papa e invece le mie aspettativa sono andate deluse.
Libro corto e piacevole da leggere, ma mi ha lasciata con la bocca asciutta, ho trovato che molti dettagli non argomentati, si sarebbe potuto entrare in più dettaglio.
Noioso oltre ogni immaginazione. Non si può dire che sia scritto coi piedi, anzi la prosa è scorrevole e ben ponderata; però pietà, tanto breve quanto pesante.
Il principe scalzo è Enrico IV, in penitenza nella neve a Canossa, per volere del papa Gregorio VII. Io so poco di storia, quindi non sono in grado di capire se il libro rispecchi fedelmente gli eventi storici, ma certo di una cosa devo dargli atto: mi ha fatto venire voglia di andare a controllare. Un libro che scorre svelto, un paio d'ore o poco più; certo non un capolavoro, ma c'è di molto peggio.
Il più amaro dei dolci libri della Mancinelli (che ho letto fin'ora, almeno). Perché la causa di amarezza non è tanto l'uomo, ma la storia - e la sofferenza non è riscattata e non riscatta, ma finisce per abbassare.