In “Cose umane, fin troppo umane” (come dovrebbe essere la traduzione corretta), Nietzsche si occupa di tutto ciò che riguarda l’esistenza dell’essere umano. Parla del matrimonio, delle donne, del senso storico, dello Stato e soprattutto ci offre una critica minuziosa della metafisica, della morale e della religione. Il testo è intriso della filosofia di Kant, di Schopenhauer, di Paul Rée, suo grande amico ed ispiratore e non perde occasione per citare La Rochefoucauld. Inoltre ci sono interessanti riflessioni che riguardano l’ambito della psicologia, in quanto egli sottolinea che l’uomo non è unico ed immutabile, ma al suo interno vi è una continua lotta tra gli istinti e sostiene che dobbiamo abbandonarci al cambiamento per raggiungere un alto grado di conoscenza.
Un testo che tutti gli aspiranti spiriti liberi dovrebbero leggere, per ridare valore ad un filosofo che per molto tempo ha vissuto dietro l’ombra della sorella e del fraintendimento del suo volere.
Ciò che Nietzsche scrive rappresenta il riscatto dell’uomo al naturale, svincolato dai dogmi, dalle convinzioni e dalla paura di sbagliare e non essere accettato. Sembra dirci di stare tranquilli, di non preoccuparci del resto, noi dobbiamo essere ciò che siamo realmente, cercando di perseguire la ragione e di conseguenza la filosofia del mattino. É una guida a come essere un viandante, un uomo che vive senza meta e ha pieno contatto con se stesso e con il mondo, esistendo nella purezza, senza il peso della morale.