Fattene una ragione, Catherine: non sei né Belle de Jour, né Nick Hornby...
Catherine Townsend è un’americana che sbarca a Londra alla ricerca del successo giornalistico, e lo trova tenendo una rubrica fissa sull’Independent dedicata al sesso: innanzitutto le sue avventure, poi consigli, opinioni, testimonianze... Questo libro è una specie di autobiografia, ovviamente a netta tendenza erotica. In effetti la frequenza delle avventure dell’autrice arriva quasi ad eguagliare quella dei rapporti di Belle de Jour nel suo “Diario di una squillo perbene”, con la differenza che quest’ultima li aveva (anche) per denaro. Il problema è che Catherine si sforza di avere la leggerezza (anche scrittoria) dell’anonima ma non troppo autrice del suddetto diario, ma non le riesce troppo bene, e non fino in fondo; da un lato afferma di riuscire a slegare agevolmente l’amore dal sesso e di far sesso per il gusto di farlo, dall’altro cade innamorata in maniera rovinosa di alcuni suoi amanti, da un lato dice di non voler dei legami, dall’altro scappa imbufalita quando uno dei suoi amanti le annuncia che sta per sposarsi ma che, per quanto concerne loro due, tutto continuerà come prima... Anche l’autocoscienza di genere, quella che ad Hornby riusciva tanto bene in chiave maschile, per lei è un tentativo abbastanza non risolto. Il massimo, comunque, lo raggiunge a pagina 216. In vacanza a Roma, conosce un italiano, Antonio. Passano la serata a flirtare, poi finiscono a baciarsi con evidente intensità. Lei lo lascia per salire in albergo. Lui la invita a uscire, via telefono, per la sera successiva, lei rifiuta. Lui prova a telefonarle e le manda vari messaggi sms, che lei ignora. Alla fine lui le manda questo: “Cancella pure il mio numero, perché sei stata maleducata a rifiutare il mio invito. Se fossi stato più giovane avrei dato spazio allo stupido infantilismo, ma trovo che la tua ipocrisia sia alquanto triste”. Lei si permette pure di offendersi. Ma, considerato il punto a cui erano arrivati, le insistenze di lui non mi parrebbero esattamente stalking... e passare una sera a baciarsi, senza concedere nessun seguito né quella stessa sera né le successive, che cos’è se non stupido infantilismo? Insomma, niente di che. Ho fatto una certa fatica a leggere questo libro, nonostante il genere “leggero” a metà tra l’erotico e la chick-lit, anche per la sintassi decisamente ingarbugliata e la narrazione poco fluente (ma magari anche la traduttrice ci ha messo del suo, gli Stile Libero Einaudi mi hanno già riservato spiacevoli sorprese sotto questo profilo). Persino la copertina l’ho trovata irritante, visto che declina l’eterno soggetto erotico “piedi nudi e scarpe in mano” con un taglio d’immagine che fa sembrare la tipa raffigurata affetta da elefantiasi. Per finire, mi viene da chiedermi quante, delle “avventure di una notte” della protagonista, ambiscano a considerarsi tali. Non mi si fraintenda; ce ne fossero di donne che riescono a vivere il sesso senza intorcinati alibi sentimentali... ma dopo una notte sarebbe bello che - con la stessa leggerezza - possano essercene due, tre, eccetera... Non è il no, è il no dopo il si che disturba gli uomini.