Se Carlo Levi fosse nato in America, avrebbe scritto Cristo si è fermato a Kermit, che è il paesone prima di Crum lungo l’autostrada US Route 52, perché a Crum, come a Eboli, Cristo non c’è passato manco di striscio. Incuriosito da una foto pubblicata da una mia amica su Facebook– una mezza paginetta di Crum – anzi, meglio sarebbe dire accalappiato da una foto, ho comprato e mi sono messo a leggere Lontano da Crum (che è solo Crum nell’originale in inglese e resta Crum nell’edizione Barney, che però mi dicono essere piena di refusi), scritto da Lee Maynard nel 1985, pubblicato da Mattioli 1885 Books nel 2018 e tradotto da Nicola Manuppelli.
L’inizio è… be’, insomma, mi vergogno a usare formule abusate, però è così, l’inizio è folgorante, c’è poco da aggiungere.
“Negli anni della mia giovinezza la popolazione di Crum, West Virginia, vantava duecentodiciannove esseri umani, due subumani, un paio di pattuglie di cani di vario tipo, almeno un gatto – per quanto mi risulti – un mulo ritardato e il mito sempre vivo di Cash Corrigan. All’inizio non esistevano puttane, ma in seguito ebbi modo di conoscere una ragazza che lo divenne”.
Come si fa a non voler bene a un inizio del genere? Metà del lavoro è già fatta, quando inizi così. Viene voglia di conoscerli uno per uno, quei duecentodiciannove esseri umani, ovviamente riservando particolare attenzione ai due subumani e soprattutto al mulo ritardato. E la ragazza che divenne puttana? Chi è? Perché lo divenne? Qual è la sua storia? Se c’è una formula per acchiappare un lettore come me, Lee Maynard l’ha trovata. I due subumani e il mulo ritardato, accidenti, voglio solo romanzi che parlano di subumani e muli ritardati.
Se l’incipit è maestoso, il continuo è anche meglio.
“[Crum] si trova in fondo alle viscere degli Appalachi, sulla riva del fiume Tug, che in pratica è il tratto urinario di quelle montagne. Al di là del piscio c’è il Kentucky. La vita a Crum era uno spasso, un folle vortice di ignoranza abietta, emozioni che traboccano di emozioni, sesso che trabocca di amore, e talvolta un po’ di sangue a ricoprire il tutto. Erano gli anni della guerra di Corea, ma era qualcosa che sembrava far parte di un altro mondo – in fondo che cazzo di paura potevano fare tutti quei musi gialli?”.
Ho appena finito di leggere la biografia di Muhammad Ali e sebbene Crum sia un romanzo e la vita di Ali una vita vera, verissima, piena di pugni, si capisce che siamo nello stesso lato (marginale, escluso, sbagliato) della storia.
“Ali, sai dove è il Vietnam? Sì, in tv”.
“Non ho niente contro i vietcong, loro non mi hanno mai chiamato negro”.
Dopo Ali, un'ultima citazione da Crum, sempre dalle prime pagine. Se ne volete altre, vi tocca leggere il libro.
“Durante gli inverni a Crum le giornate erano lunghe, noiose e fredde. Durante le estati le giornate erano lunghe, noiose e calde. A Crum solo la temperatura cambiava”.
È impossibile, date queste premesse, non cadere a pie’ pari dentro il romanzo. Di cosa parla Lontano da Crum? Ne discutevo con un mio amico, gli ho raccontato un po’ la storia, la gente, il posto, come se Crum fosse un angolino di Sardegna (e lo è, altroché, tutta la Sardegna è un enorme Crum, solo meno fangosa e più polverosa), ha sollevato le spalle e ha detto “classico libro che ti piace di gente povera e sporca che fa cose brutte”. Mai definizione fu più azzeccata. Lee Maynard nello stesso calderone-pantheon di Erskine Caldwell, Bukowski, ma pure Steinbeck e perché no, Frank McCourt (un altro che con gli incipit ci sapeva fare: se non vi ricordate tornate a leggere le prime righe de Le ceneri di Angela) e Irvine Welsh, senza scomodare il più grande sguazzatore nelle miserie umane che la letteratura abbia mai conosciuto: il dottor Louis Ferdinand Auguste Destouches, ai più noto come Céline.
Lontano da Crum è la storia di un ragazzino che a Crum non ci vuole stare, ma nel frattempo che ci sta vive come tutti gli altri abitanti, subumani e muli ritardati compresi. La storia non è una storia chiara, lineare, consolatoria, tutt’altro. C’è gente che ha sempre le mani dentro le mutande e non perde occasione di mostrare in giro il contenuto del sunnominato indumento intimo; ci sono maiali da ammazzare e cani alla deriva, letteralmente alla deriva; sassaiole con quei porci del Kentucky; accoppiamenti vari, a pagamento e no; sparatorie alla luna che Fellini ci avrebbe potuto fare tre o quattro film; latrine che esplodono e botte; pastori (nel senso di preti) urlanti, ciccioni e vendicativi; c’è sesso, sangue e merda: molto sesso, molto sangue, molta merda. Insomma, un minestrone stupendo che fa ridere, piangere, commuovere: un capolavorissimo come di rado capita di trovarne.
Spinto dall’eccitazione della lettura appena ultimata, ho posato il libro e sono andato in cucina. Ho riempito la borraccia, preso due barrette energetiche e una banana, sono sceso in garage, ho controllato la pressione delle gomme e via, in bici verso Crum, a vedere dal vivo quella meravigliosa fogna di posto, giusto per capire se dagli anni cinquanta a oggi è cambiato qualcosa oppure no. Ho dato qualche colpo di pedale, dalla via Emilia al West (Virginia), figuriamoci, cosa vuoi che sia, ho fatto dal Po al Cimone, non temo nulla, poi mi sono detto ma no, metti che becco Speranza, non ho nemmeno la mascherina, va a finire che si arrabbia, o il generale Figliuolo con le mostrine e le stelle, che a me già fanno paura gli appuntati dei carabinieri, figuriamoci un generale, allora ho girato la bici e sono tornato a casa, andiamo lo stesso a Crum, ma andiamoci con Google Street View.
Crum è un posto talmente sfigato, oggi come negli anni cinquanta, che la macchina di Google nemmeno ci è entrata. Sono passati dall’autostrada e da lì hanno fotografato. Mi devo accontentare, ma in fondo è giusto così: periferia negli anni cinquanta, periferia oggi, sempre periferia, indegna persino di finire in Street View. Eppure il primo impatto è confortante. Sarà che vengo dalla Sardegna, dove se va bene c’è polvere per nove mesi all’anno (direttamente dodici quando si dimentica di piovere) e il panorama vira dal giallo dei campi incolti al marroncino delle Ichnusa buttate nelle cunette, ma a me vedere tutto quel verde non può che farmi piacere.
Così come mi fa piacere l’americanissimo camioncione parcheggiato a bordo strada, appena prima di Crum: da un momento all’altro ti aspetti che esca Sylvester Stallone in Over the Top e vada a sistemare quei bifolchi, oppure, sempre rimanendo a Sylvester Stallone (i riferimenti culturali sono quelli che sono, abbiate pazienza), potrebbe pure essere la strada in cui un contemporaneo John Rambo vaga dopo essere tornato dall’Afghanistan o dall’Iraq, prima di essere preso di mira dallo sceriffo ottuso di turno. Ah, dimenticavo, Crum è quella roba che si vede sullo sfondo, purtroppo non possiamo entrarci.
Andiamo avanti. C’è una costruzione cubica ed è la scuola elementare di Crum. Pare una di quelle meraviglie architettoniche costruite in tutta fretta dopo un terremoto, inaugurate in pompa magna da un sindaco fasciato di tricolore– la scuola come simbolo della rinascita, mi sembra di sentirlo, ripartiamo dalle nuove generazioni – assieme al monsignore e al maresciallo della locale stazione dei carabinieri. Immaginate la gioia di frequentare una scuola del genere, grigia, quadrata, spigolosa, sotto il livello della strada e della ferrovia. Ci credo che poi uno diventa sostenitore di Trump, si traveste da unno e assalta il Campidoglio. Google comunque si premura di farmi sapere che la scuola è definitivamente chiusa: non so se esserne triste o sollevato.
Un po’ più in là c’è la Crum Church of Christ: chissà se è la stessa chiesa di Crum degli anni cinquanta, quella dove il pastore sermonava urlando e ammonendo la povera gente contro una condotta di vita traboccante di peccato. Non deve essere una gran chiesa, comunque, se il buon Scott Kennedy si preoccupa di recensirla su Google (unico recensore) e assegnarle una sola stellina oltre che, con mirabile gioco di parole, definirla crumby: che sarebbe piena di briciole, ma anche sudicia. Non il massimo per una chiesa, ma rende bene l’idea.
L’avventura nella Virginia Occidentale dura pochissimo, manco il tempo di andare avanti con Street View e Crum finisce, mentre la US Route 52 continua a correre accanto alla ferrovia, tra le colline e il verde degli Appalachi. Io intanto ho già prenotato gli altri due libri della trilogia, per ora in inglese, sperando che vengano pubblicati al più presto anche italiano. E so che, al contrario del protagonista, io da Crum non voglio scappare, tutt’altro, non vedo l’ora di andarci.
Buona lettura.