Qualche settimana fa, girovagando per una libreria di Milano, ho trovato il libro più assurdamente inutile sulla faccia della terra. Il titolo non mi è dato ricordarlo (né ho intenzione di sprecare connessione dati per ricercare quell’obbrobrio) ma sostanzialmente consisteva in una “parafrasi” della Mandragola in italiano corrente.
Peccato che, forse, l’”””autore””” che ha deciso di darsi a quest’impresa (e anche la casa editrice che incredibilmente ha deciso che quella roba aveva buone possibilità di vendita) non si siano resi conto che, per quanto forse resa più accessibile da una semplificazione nei termini e nella struttura sintattica, La Mandragola deve il suo successo e il suo valore letterario (oltre che per la trama e per gli impliciti rimandi alla filosofia machiavelliana) alla sua propria lingua con cui è stata scritta.
Il lessico di Machiavelli, in quest’opera come nelle altre, è preciso, sferzante, ironico, e la sua satira sociale non risparmia nessuno dei suoi personaggi: anche Lucrezia, che all’inizio della storia viene dipinta come il prototipo della donna virtuosa, cede alla fine e non solo sottostà, ma partecipa attivamente all’intrigo ai danni di messer Nicia.
Mi sento qui in dovere di fare una piccola digressione per i lettori oltraggiati che hanno visto in questa commedia un trattamento orribile e degradante della donna in questione da parte della combriccola di Callimaco e hanno gridato al sacrilegio. Signori miei, il contesto storico è importante: come è possibile in parte scusare Kipling per la sua costante apologia del colonialismo inglese, suppongo che si possa scusate uno scrittore Rinascimentale per una certa condotta non proprio politically correct nei confronti del gentil sesso. Tanto più se risulta che, è vero, il personaggio di Lucrezia non appare in luce affatto positiva, ma che dire del prete che accetta dietro lauto pagamento di far abortire di nascosto una giovane donna E poi di ordire una trama che sfocerà irrimediabilmente in adulterio, oppure del marito stesso di Lucrezia, che prontamente accorda la sua complicità in un omicidio?
Tutte le bassezze della mente e dell’animo umano vengono qui rappresentate dalla sapiente penna di Machiavelli, che si dimostra non solo capace di utilizzare un lessico denso, uno stile “tutto cose” (per citare Benedetto Croce), ma anche di giocare sui punti deboli della società a cui apparteneva, senza ipocrisie o sentimentalismi, ma riprendendo quell’antico proverbio Romano che già era comparso in Plauto più di mille e cinquecento anni prima “Homo homini lupus”.
Il tutto, mantenendo la sagacia e la prontezza di spirito propria della sua penna, conferendo a questa commedia (pietra miliare della letteratura rinascimentale italiana), la possibilità di essere apprezzata, con mente critica ma anche con ilarità, anche e soprattutto dalle generazioni moderne.