Recensire un libro di occultismo è compito arduo, poiché l’interpretazione del testo cambia a seconda che il lettore sia uno scettico o un credente. Tenteremo perciò di scrivere una recensione imparziale, super partes, che non assume nessun punto di vista come preferenziale.
Precisiamo che l’autore si presenta come un lama tibetano, mentre in realtà è uno scrittore inglese, nato col nome di Cyril Henry Hoskin. Data la premessa di imparzialità con ciò non stiamo suggerendo che egli sia un menzognero, ma solo chiarire il contesto. L’opera contiene comunque molti insegnamenti morali utili, corretti e vantaggiosi dal punto di vista psicologico (o spirituale, a seconda del punto di vista).
Una delle prime nozioni riguarda la tangibilità dei cosiddetti corpi eterei, astrali o simili. Secondo Rampa essi non albergano nel mondo spirituale bensì nel mondo materiale, essendo costituiti da onde elettromagnetiche difficili da rilevare, o molecole molto leggere, rarefatte e lontane dall’interazione quotidiana. Questo approccio appare più razionalista che mistico, ma tenendo conto del periodo in cui è stato scritto il testo (1965) è abbastanza normale. A cavallo degli anni ‘70 le scoperte scientifiche erano ignorate dai più, per cui anche banali nozioni di chimica, fisica o biologia rappresentavano una conoscenza esoterica, quasi magica. Ciò spezza una lancia a favore del testo, perché di fatto gran parte dei concetti esposti nel libro sono oggi giorno fatti scientifici, per quanto qui vengano espressi come verità iniziatiche.
Rampa discute il potere della suggestione, per cui molti insegnamenti sono effettivamente funzionali o utili. Lo scienziato potrebbe spiegarli come effetto placebo, il credente ci vedrà della magia. Avendo scelto di restare imparziali, a nostro parere la questione andrebbe affrontata come un sincretismo: non importa il paradigma del lettore, ma l’efficacia delle pratiche insegnate. Questa chiave di lettura emerge anche tra le righe della sesta lezione: "Poiché il subconscio non viene controllato dal conscio, esso può proiettare figure al di là della gamma di percezione del conscio".
Ciò è ribadito nella lezione XV°: "Non importa se uno crede nella religione o nell’occultismo, uno deve CREDERE.", nonché parlando dei viaggi astrali (lezione XVII°): " Le persone [...] spesso si immaginano degli abiti nell’astrale."
Purtroppo, la saggezza generalista nel testo è un’arma a doppio taglio. Se da un lato gran parte degli insegnamenti sono efficaci perché fondati sul comune buon senso (o sulla psicologia elementare), d’altro canto questa generalità implica una scarsità di consigli pratici. Chi affronta la lettura sperando di apprendere tecniche per vedere l’aura, viaggiare nell’astrale o raggiungere l’illuminazione, resterà deluso. Gli insegnamenti pratici scarseggiano: la maggior parte delle lezioni riguarda consigli sul come valorizzare la propria spiritualità, vivere in modo moralmente corretto e allontanarsi dal mondo materiale, il tutto condito da nozioni più o meno scientifiche.
Ciò non significa che la lettura sia inutile. Rampa spiega che colui che segue la via spirituale, rifiutando o limitando l’interazione con il mondo materiale, il denaro e le apparenze, dovrebbe per coerenza non curarsi di esse nemmeno quando si rivelano problematiche. Per essere più concreti: se vi considerate persone spirituali, se denigrate il denaro, le auto di lusso e i gioielli, allora non dovreste preoccuparvi di vivere in povertà, di restare a piedi o perdere un anello prezioso.
Piuttosto interessante l’approfondimento tra viaggio astrale e qualità del sogno. Rampa spiega che di notte noi tutti (o quasi) viaggiamo nell’astrale, vivendo l’esperienza dell’Io Superiore, ovvero la nostra essenza immortale. Perciò, chi nel quotidiano agisce male, ha la coscienza sporca o vive in modo inconsapevole, di notte si ritrova a vedersi allo specchio e restare deluso dalla mediocrità della sua vita terrena. Secondo Rampa, se al momento del risveglio il corpo astrale non si allinea correttamente con il corpo fisico, il ricordo di questa consapevolezza onirica genera delusione o rancore, il che spiega perché alcune persone si alzano con la luna storta. Poiché le teorie mistiche sostengono che sia la nostra Essenza a scegliere in cosa incarnarci, questa sorta di “dissonanza cognitiva inconscia” non è dovuta alla mediocrità della vita mondana (che è una nostra scelta) quanto al cattivo allineamento tra corpo astrale e corpo fisico al risveglio. Secondo Rampa il corpo astrale vibra a velocità molto più elevata di quello fisico, e il Risvegliato è colui che sa come “rallentare” l’astrale e “accelerare” il corpo fisico negli attimi precedenti il risveglio.
Affascinante anche la descrizione dell’archivio Akashiko in termini astrofisici, che suggerisce un sincretismo con il concetto di radiazione cosmica di fondo (CMBR). La radiazione cosmica funge da memoria storica dell’universo, e secondo Rampa colui che sviluppa le percezioni mistiche può accedere a tali vibrazioni, e quindi consultare e visualizzare qualsiasi esperienza del passato.
Negli ultimi capitoli viene ribadito il potere dell’immaginazione (lezione XXIII) come strumento per autosuggestionarsi, in modo da credere. L’importanza di credere in una qualsiasi ideologia mistica è forse il tema portante del testo: attraverso la fede nell’universo, Dio o il semplice subconscio, possiamo migliorare la nostra esistenza.
Interessante anche la lezione XIV, dove Rampa afferma che le persone con disabilità fisiche siano spesso dotate di maggiori talenti spirituali. Quest’osservazione avrebbe una spiegazione mistica, implicando che le difficoltà fisiche sono talvolta il prezzo da pagare per aver ricevuto il potere, ma ha anche una interpretazione tautologica, perché è plausibile che chi non riesce a godere dei piaceri fisici si dedichi con più passione alle questioni spirituali.
Piuttosto controversa invece la teoria della lezione XVII, secondo la quale il subconscio sarebbe la nostra memoria, incapace di ragionare, per cui solo la mente cosciente (l’Io Freudiano) è in grado di applicare la logica. Secondo Rampa il subconscio memorizza tutte le emozioni, ma le informazioni logiche e razionali vengono apprese solo dopo essere state filtrate e analizzate dalla mente cosciente. Ne segue che il subconscio contiene traccia di ogni vissuto emotivo, ma ricorda solo le conclusioni logiche approvata dall’Io cosciente. Teoria interessante ma in contrasto con i risultati delle neuroscienze del XXI° secolo, che suggeriscono che l’intelligenza emotiva abbia un ruolo fondamentale nel giustificare i ragionamenti “logici” (vedasi Daniel Goleman e Antonio Damasio).
Piuttosto banale il finale sull’autoipnosi, che i più esperti riconosceranno come una versione romanzata del training autogeno. L’unica differenza è l’utilizzo di un lumino (da collocarsi in alto sopra la testa) per “addormentarsi” con un conto alla rovescia. Il testo si fa imbarazzante quando Rampa spiega che nessuno dovrebbe ipnotizzare altre persone senza l’opportuna “certificazione”, perché l’ipnosi permette scopi malevoli, a differenza degli altri poteri mistici, che possono essere utilizzati solo per fare del bene. La parte imbarazzante è che Rampa suggerisce che ogni ipnotizzare
dovrebbe essere sottoposto a sua volta a ipnosi, per da inserire nel suo subconscio dei “blocchi di
sicurezza” che gli impediscano di fare del male. Ma chi controlla il controllore?