“Se non sei capace di soffrire, non sei capace di crescere”.
Penso che ci siano due modi per leggere Da grande:
1. Il primo è lasciando scorrere gli avvenimenti, rendendolo la proiezione di un lungometraggio accattivante – solo occasionalmente divulgativo – e pieno di concetti interessanti che allietano le ore passate insieme;
2. Il secondo è andando all’avventura in prima persona singolare, con la torcia in una mano e la mappa nell’altra. Alla scoperta.
A mio parere, queste sono anche le due modalità con cui si diventa grandi.
Nel corso della narrazione, Giulio Xhaët ci dà i mezzi per approcciarci alla lettura (e alla vita) in entrambi i modi, e sta solo a noi scegliere con quale preferiamo confrontarci (e, inevitabilmente, crescere).
L’alternanza tra sezioni “da leggere” e sezioni “da studiare” è magistrale: non solo il ritmo è sempre costante, dandoti il respiro che cerchi dopo averti scavato dentro e sussurrato all’orecchio qualcosa che (forse) non volevi ancora sentire; ma anche perché ti parla regalandoti un fondo di verità universale: non tutto ciò che ci succede deve essere grandioso per renderci persone più grandi.
Nelle ultime pagine Giulio ci lascia la sua personale mappa per andare all’avventura. Questa volta, però, alla scoperta di noi stess* e alla ricerca del nostro purpose (talvolta, ahimè, perduto).
Da grande è un libro che ha la potenzialità di rendere la tua visione più grande, ma per davvero.
Da leggere, e vivere. Consigliatissimo.