«Israele è un posto da giovani, e io sono vecchio. È troppo, costruire un intero Paese.
Mi basta un campo da golf».
Sicuramente Natasha Solomons è stata la mia scoperta del 2021, perchè mi sono ritrovata a leggere tre suoi libri, uno dietro l'altro.
Va detto che, rispetto alle colorate e strepitose cover che hanno i suoi libri in edizione originale, qui da noi in Italia è penalizzata da foto d'epoca che danno l'impressione di affrontare storie tristi e "serie" (come se non si potessero scrivere romanzi storici e sbarazzini, in grado di farci sognare...). Anche il titolo originale rendeva molto di più, perchè è la lista "di cose tipiche che rendono un bravo cittadino inglese", stilata da Mr. Rosenblum, appena arrivato in Inghilterra, come profugo ebreo, dalla Germania, a costituire la vera ossatura della trama.
Per quanto giovani, Jack e Sadie portano con sé un bagaglio di dolore e lutti non indifferente. Ma mentre Sadie si aggrappa con tenacia ai ricordi, alle foto del fratellino perduto, alle tradizioni e alle celebrazioni ebraiche per non perdere la propria anima e non dimenticare, Jack è convinto che la vera opportunità sia ricominciare in una nuova terra, con un nuovo nome, una nuova attività e nuove passioni. La sua ostinazione è quella di "uniformarsi", di non essere più identificabile come straniero, come potenziale bersaglio, ma di abbracciare tutto ciò che deriva dalla sua nuova patria, cominciando una carriera economica che porterà ricchezza, ma non pieno riconoscimento sociale.
Sadie apprezzava il calendario ebraico perché era tutto incentrato sulla memoria. Anche lei aveva una lista: ricordati di rispettare il Sabbath, ricordati di seguire i precetti alimentari che ti rammentano che sei ebrea; allo Yom Kippur espia i tuoi peccati e, ancora più importante, non dimenticare i morti. Durante la vita c’è il compleanno e poi lo Yahrzeit, il giorno della morte, e Sadie sapeva, festeggiando ogni anno il proprio compleanno, che c’era quell’altro anniversario in attesa come un invisibile fermalibro. Le piaceva il rituale dell’anno ebraico: era una corda da bucato a cui appendere le sue rimembranze.
E se l'ultima tappa del nuovo status è far parte di un golf club, ma nessuno lo vuole come socio, Jack supererà l'ostacolo a modo suo. Anche se questo vuol dire spostarsi in campagna, aggirare la diffidenza di vicini scostanti, andare a caccia del "maiale lanoso", farsi beffe di nobili snob e festeggiare a proprio modo l'incoronazione della regina Elisabetta.
Ambientato tra il dopoguerra e gli anni '60, questo romanzo è uno scorcio agrodolce nella vita di una coppia (con figlia), che diviene ritratto di un villaggio e di una società che cambia, ma anche un modo originale per raccontare il dolore di chi si ritrova senza radici e deve ripartire da zero, scegliendo una strada per farlo. Ricordare o tracciare una linea bianca?
Ci sono libri che inaspettatamente ti entrano nel cuore e a giorni di distanza non riesci ancora a lasciare andare i personaggi.
Tagliò una sottilissima fetta per ciascuna con un enorme coltello. Tutte l’assaggiarono, ed era la torta più straordinaria che avessero mai mangiato. Era dolce e morbidissima con un sentore di limone, ma non appena si riempì la bocca del suo sapore delizioso ciascuna donna fu sommersa dalla tristezza. Ognuna di loro assaggiò i ricordi di Sadie, il suo dolore e la sua infelicità, e per una volta, mentre loro mangiavano, Sadie non fu sola nella propria tristezza.