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191 pages, Paperback
First published January 1, 1933
"Ma perché" dissi io "c'è bisogno che gli altri sappiano tante cose e gli operai no?
"Oh!" disse mia sorella "se sapessero tutto anche loro nessuno vorrebbe più fare l'operaio.
"Come? Non è bello fare l'operaio, allora?" dissi io.
Mia sorella lanciò lontano un sasso:
"È questione che non sempre si sta bene a fare l'operaio" disse. "Non bene come è necessario a uno istruito."
Fin dal giorno in cui mio padre mi aveva mostrato il fossato di offesa, sapevo che forse non si doveva star bene da grandi, al di là di quel fossato, ma era una cognizione in cui non credevo a fondo per ciò che di bello pareva ai miei occhi di vedere nella vita degli operai, durante il lavoro e fuori del lavoro, durante il pasto di mezzogiorno consumato all'aperto in gavette da soldati e alla partenza della sera, col tremante lacerio delle sirene nell'aria dell'ultimo sole, quando tutti si davano pugni di gioia l'uno nelle costole dell'altro. Avere da Menta l'affermazione esplicita che non si stava bene a fare l'operaio mi turbò. Dove non si stava bene? In quali casi? In che senso? Come? Perché? Dovevano, tutti questi interrogativi, maturare e cadere entro di me a poco a poco. Per allora dissi solo:
Dunque, li si obbliga a fare gli operai?"
Menta sorrise.
"Oh no!" disse. "Non li si obbliga. Solo non c'è modo che facciano diverso..."
Dopo appresi che mio padre era stato in gioventù socialista e che cosa era socialismo.
"Ma come!" dissi. "Sei stato socialista e non lo sei più?"
"Ragazzo mio" disse mio padre senza guardarmi perché certo sapeva che il suo sguardo avrebbe subito stabilito tra me e lui il distacco del rimprovero "il socialismo è un'idea e uno può avere avuto delle idee. Anzi è un'idea generosa e uno della mia condizione può aver voluto essere una volta generoso. Ma poi nella vita s'impone la necessità di salvarsi ognuno per conto suo."