New York, 1954. Una giovane donna accetta un incarico come bambinaia presso una famiglia di Southampton. Il suo nome è Vivian Maier, le sue origini sono, per metà, francesi e le sue stranezze saltano immediatamente all’occhio dei padroni di Vivian chiede una robusta serratura per la propria stanza, si fa consegnare dei misteriosi scatoloni e non esce mai senza l’inseparabile macchina fotografica Rolleiflex appesa al collo.I bambini la trovano simpatica e stravagante, e Vivian ricambia il loro affetto portandoli in giro con sé per la città, mentre fotografa tutto quello che le sembra degno di essere conservato su uomini riversi a terra, anziani che dormono sull’autobus, mendicanti, persone di colore ma anche, e soprattutto, bambini. Vivian sembra avere una particolare attenzione per tutti coloro che stanno ai margini, i diversi, i dimenticati, gli indifesi.Attraverso la fotografia, infatti, prova a esorcizzare e ricomporre un’infanzia segnata da numerosi la separazione dei genitori; gli anni trascorsi in Francia, sulle Alpi provenzali, con la madre Marie, una creatura piena di rabbia e incapace di gesti d’amore; il ritorno a New York e i rapporti tesi con il fratello Karl; le violenze, gli abbandoni e il progressivo chiudersi in se stessa, fino a trovare, nella fotografia, l’unico mezzo con cui esprimere la propria voce, attraverso cui gridare un dolore rimasto muto troppo a lungo.Basato sulla vita della «tata con la Rolleiflex», la fotografa che non mostrò mai a nessuno il proprio lavoro, venuto alla luce solo dopo la sua morte, il romanzo indaga il rapporto tra l’artista e l’opera d’arte e vuole essere un omaggio sentito a una donna che fece della solitudine uno scudo contro il mondo, sorvegliandolo però con attenzione attraverso la lente di un mirino e lasciandoci in eredità un patrimonio fotografico di inestimabile valore.
Mi basterebbe una sola parola per parlarvi di “Dai tuoi occhi solamente” di Francesca Diotallevi (Neri Pozza), ovvero, imperdibile. Potrei usare svariati sinonimi, anche se nessuno si avvicinerebbe alla bellezza della scrittura di questa autrice che ci ha regalato un libro davvero straordinario. Se non lo avete ancora fatto, andate in libreria a comprarlo. Un libro come “Dai tuoi occhi solamente” mette il lettore davanti a un dato di fatto: la scrittura è un dono. E Francesca Diotallevi lo possiede nella sua forma più autentica. La sua capacità narrativa è sorprendente, cattura il lettore con poche battute, riesce a descrivere sentimenti e situazioni usando delicatezza nella scelta dei vocaboli e potenza nell’evocazione dell’immagine.
Quella che ci narra in “Dai tuoi occhi solamente” è la storia di Vivian Maier, bambinaia, ma soprattutto, fotografa. Francesca Diotallevi racconta la vita di questa donna che ha scelto di rimanere nell’ombra, di non presentarsi mai come artista sebbene oggi venga riconosciuta come una delle più grandi fotografe del Novecento, partendo dalle informazioni scarse e frammentarie che abbiamo su di lei, ripercorrendo alcuni anni attraverso i suoi scatti, costruendo finemente una storia che mescola fantasia a elementi biografici. La recensione completa qui: https://www.silenziostoleggendo.com/2...
Una lettura particolare della persona che si cela dietro alle fotografie di Vivian Maier, un racconto a due tempi che oscilla tra la giovinezza della fotografa e il periodo in cui lavora come balia a New York. L’immagine di una donna che, nel tempo libero (e in qualsiasi momento) cerca immagini, coglie attimi, anche inaspettati, alla ricerca di una vita diversa. La macchina fotografica schermo tra lei e il mondo. Un romanzo molto particolare, con un tono pacato e profondo, da leggere con calma e attenzione. Sicuramente da rileggere per me, per riflettere ancora su quelle parole.
Niekedy počas čítania, ale najneskôr po dočítaní tejto knihy si určite budete googliť fotografie Vivian Maier. Plačúce dieťa, čo spôsobilo tvoju príšerný krivdu? Detail rúk zaľubeného páru: ako dlho sa ešte v živote takto držali? Dve dievčatká: zostali ste kamarátky aj v ďalších rokoch? Tajomná kráska v bielych šatách so štólou: odkiaľ a kam ide a ležal jej svet pri nohách ešte niekedy tak, ako zrejme v ten večer? Smejúca sa žena, je to jej manžel? Smiali sa spolu často? Vážny pohľad starnúcej boháčky, detail na nohy dámy v lodičkách a jej dieťa držiace ju za sukňu, bizarný pár mužov pred výkladom obchodu, chlapci lezúci po fasáde iného obchodu - a v odraze ona. Vivian. Desiatky Vivian v odrazoch na jej ďalších fotkách. Zrkadliaca sa Vivian, nenápadná, pozorujúca, zachytávajúca, hľadajúca. Zrejme aj samú seba, ale predovšetkým chvíle, ktoré v sekunde pominú, ale ona ich postrehla, zachytila, uväznila na fotke. Spravila ich večnými.
" 'Každý z nich má svoj príbeh. Majú ho vpísaný v tvári. Ich príbehy sa zračia v ich tvárach, vieš? Nauč sa dešifrovať pohľady, čítať vo vráskach, v ich výraze a odhaíš ich príbeh.' 'A potom... čo spravím s príbehom cudzieho človeka?' 'Odložíš si ho. Ľudia sú roztržití, z nedbanlivosti zahadzujú najlepšie okamihy svojho života. Možno sú presvedčení, že sa jedného dňa vrátia, no žiadna chvíľa sa už nevráti.'"
Viac ako tridsať rokov táto nenápadná žena dokumentovala svet a ľudí okolo seba. Odložila si takto desiatky tisíc príbehov, ale svet sa o nich - a aj o nej - dozvedel až po jej smrti. Vivian Maier je dodnes obrovskou záhadou a veľa kúskov skladačky o jej živote a osobnosti zostáva neznámych. Talianska spisovateľka Francesa Diotallevi sa rozhodla postaviť ju pred objektív a poriadne zaostrila.
Jej Vivian po vojne prichádza ako nenápadná opatrovateľka do rodiny, ktorá je ako mnohé iné: na pohľad dokonala fasáda a vnútro plné prasklín. Hoci uteká pred minulosťou, aj vzťahy a udalosti v tejto domácnosti ju prinútia neraz spomínať. Diotallevi Vivian napísala dramatický osud, smutné a nešťastné detstvo z nej mali stvorili osobu, ktorej jediná zvláštnosť nebola iba pozoruhodný, ale nespozorovateľný talent.
Sama autorka si v doslove kladie otázku: chcela by Vivian Maier, aby sa jej forografie dostali na svetlo a stala sa fenoménom? Domnieva sa, že nie. Napriek tomu vymyslela tej istej žene príbeh, ktorý by málokto chcel prežiť na vlastnej koži. Priznám sa, toto je pre mňa trošku sporný bod v inak dobre plynúcej a veľmi pútavo napísanej knihe.
Questo 2023 è proprio l'anno delle biografie romanzate, ne sto leggendo di bellissime e toccanti. Con "Dai tuoi occhi solamente" Francesca Diotallevi parte dai pochi dati biografici certi su Vivian Maier, la fotografa che per tutta la vita ha fatto la tata, relegando il suo talento a un piacere/dolore privato e inaccessibile, per riempire con eventi e personaggi fittizi, ma credibili, i vuoti dell'esistenza di questa grande artista, rimasta in ombra fino a dopo la sua morte. A parer mio l'operazione è riuscitissima, perché con uno stile essenziale ed elegante, dove ogni scelta lessicale risulta ponderata, ci viene restituito un racconto palpitante, doloroso, poetico, che trae ispirazione dagli scatti di Vivian per restituirci a tutto tondo l'essenza di una donna e di una fotografa, sfuggente a se stessa e agli altri, ma lucida nell'osservazione della realtà circostante, di cui immortala istanti e sensazioni. Impossibile non provare empatia e non restare affascinati dal dono che Vivian acquisisce sin da bambina, dopo aver vissuto con un'altra fotografa, Jeanne, che per lei è stata spiritualmente più madre di quella biologica; quest'ultima, infatti, l'ha sempre costretta allo sradicamento da luoghi e affetti. Eppure Vivian, con la sua preziosa Rolleiflex al collo, insieme croce e delizia di uno spirito abituato a solitudine e distanze, geografiche ed emotive, riesce ad affrontare la quotidianità e le cicatrici del passato che si porta dietro. Lo consiglio caldamente.
Finalmente , torno a dare 5 stelline piene e meritate. 5 stelline a Francesca Diotallevi, per avermi positivamente emozionata con la sua scrittura toccante e 5 stelline per questa trama che mi ha fatto conoscere Vivian Maier e le sue mille paure e difficoltà nel vivere la vita di ogni giorno, che ha cercato di sopravvivere, chiudendosi fuori dal mondo e sopravvivendo grazie alla sua macchina fotografica, il suo occhio sul mondo. Leggetelo, è uno dei libri piu intimi che io abbia letto...
Francesca Diotallevi osa scrivere il romanzo di Vivian Meier. Ovvero di una donna che ha vissuto sempre nascosta, all’ombra della sua Rolleiflex, unico mezzo che le ha permesso di sopravvivere alla voragine del vuoto affettivo e all’insensatezza di vivere nella mediocrità, di non avere legami, di abitare una solitudine radicale, oppressa dal destino di autodistruzione della sua famiglia di origine.
Molto diverso è questo libro dal breve, essenziale ritratto di Gaëlle Josse che non aggiunge nulla, o quasi, allo scarno dato biografico. Perché di Vivian Meier, dei suoi pensieri, dei suoi sentimenti, delle sue emozioni, non sappiamo nulla. Di lei abbiamo soltanto l’immenso patrimonio dei suoi geniali scatti fotografici, scoperto dopo la sua morte.
Diotallevi ha il coraggio di riempire quei vuoti, offrendo sostanza a una forma che altrimenti continuerebbe a rimanere vuota. È una Vivian Meier plausibile, quella che prende vita dalla penna ispirata della scrittrice, una Vivian che si/ci interroga, che ci coinvolge, pur mantenendo inalterato il suo mistero. E tuttavia intenerisce, commuove, scuote nel profondo, perché è verosimile tanto da sembrarci vera, perché parla parole che potrebbero essere le sue.
E anche se inizialmente mi sentivo diffidente verso questo progetto di scrittura -soprattutto dopo avere apprezzato il lavoro molto cauto e rispettoso della Josse- man mano che le pagine scorrevano, alternando nel racconto passato e presente, ne sono stata catturata, a volte rapita, intimamente toccata.
Non conoscevo la fotografa Vivian Maier, prima di avvicinarmi a questo libro, che ne racconta la storia. Ma non sono i fatti a colpirci nel vissuto di quest’ artista, bensì i sentimenti, che le sue foto racchiudono e che sono andata a guardare, solo dopo aver terminato la lettura, trovandovi tutta la “fame di vita” della fotografa, così come viene descritta nelle pagine del libro di Francesca Diotallevi. Questo è un libro che trasuda dolore e solitudine, che ti entra dentro e fermenta, pagina dopo pagina: ho finito di leggerlo ieri sera, l’ho posato sul comodino e solo stamattina, quando l’ho rivisto lì accanto a me, ho iniziato a piangere. La solitudine di Vivian è così profonda e radicata che, attraverso le pagine del libro, assistiamo al suo desiderio di rivincita, alla lotta interiore che la vorrebbe viva, ma che alla fine la fa uscire sconfitta, perché il suo vissuto, l’amore che le è mancato da bambina, una madre ingombrante e incapace di amare ed i distacchi dolorosi che ha subito, l’hanno segnata, portandola ad essere e a considerarsi lei stessa, solo un’ombra. Vivian si nasconde dietro alla sua macchina fotografica, che un po’ le ha salvato la vita, dandole uno scopo, nell’ “impadronirsi delle vite degli altri”, attimi che lei ruba con la sua Rolleiflex, intrisi di tutti i sentimenti a cui lei non è mai riuscita a lasciarsi andare. La Diotallevi è stata magistralmente brava a farci sentire proprio questa sua lotta interiore e assieme a lei, speriamo fino alla fine che Vivian riesca a mollare la zavorra di tristezza che la tiene ancorata ad un’esistenza priva di amore, che lei stessa anela e si nega, invece, fino alla fine. Ma in lei c’è vita: lo dimostrano i suoi scatti, che in fondo un po’ le abbiamo rubato, visto che non è stata sua la scelta di condividerli con il mondo.. Non avevo mai letto nulla di questa autrice, ma questo libro mi ha coinvolta e colpita a tal punto, che rimedierò al più presto.
Lo prendevo e lo lasciavo, poche pagine e decidevo di smettere, poi ci ripensavo, fino ad arrivare a pagina 53. Il giorno dopo ero ancora indecisa, poi sono arrivata alla conversazione tra Vivian e Frank e lì qualcosa è cambiato. Capita con alcuni libri che, o proprio non mi piacciono, o mi riguardano troppo da vicino. Il caso era questo, Vivian e Frank, ognuno per un motivo diverso, mi parlavano a distanza troppo ravvicinata, non ero preparata. Lo stile non mi ha conquistata ma la storia sì. La Rolleiflex è uno sguardo un occhio un cuore un tutto. Attraverso di lei ho visto mi sono vista ho guardato mi sono guardata mi sono ritrovata a essere Vivian e a un certo punto mi sono accorta che ero precipitata nella storia. E’ una storia sul talento sulla solitudine sullo scrivere sul fotografare sull’essere artisti sull’essere vivi sull’infanzia sui ricordi. E’ una bella storia. E lo stile, che non mi aveva conquistata, forse non ci è riuscito subito perché suonava troppo familiare, quella voce interiore che ti sussurra cose che non vuoi sentire e che di solito riesci a silenziare ma che in un libro, inattesa, si insinua attraverso gli occhi e ottiene l’ascolto che le è stato negato. Devo molto a Vivian e a sua madre e questo è il vero motivo per cui lo stile non mi aveva catturato. Sentivo troppo da vicino voci che non volevo più sentire. E quando un libro ti fa questo effetto, lo maledici, ma è un buon libro e la storia, è lei che è venuta a cercarti. Anche se lo ha fatto attraverso la scelta di qualcun altro per un gruppo di lettura. Quella storia ti ha scelto, ti ha ghermito e non ti ha mollato finché non hai ceduto e non l’hai ascoltata. Fino alle tre di notte questa storia mi ha parlato, risvegliando tormenti e dolori, riportandone a galla di nascosti. Adesso dormire sarà dura, ma a volte può essere utile restare svegli.
"Questa solitudine l’ho portata sempre con me, condanna e sollievo, tormento e consolazione. E con me ho portato le vite degli altri, quelle che mi sono scivolate tra le mani senza che mai potessi toccarle. A testa alta ho attraversato gli anni, ho visto il mondo cambiare".
Francesca Diotallevi, con questo romanzo, non vuole raccontare la vita di Vivian Maier, ma descrive, come lei stessa ha scritto nei ringraziamenti, la complessità di una donna e il suo immenso talento. Grazie all'autrice, impariamo a conoscere Vivian Maier, l'artista che si è sempre nascosta dietro le fotografie che amava scattare scrutando i volti e gli stati d'animo dei soggetti. Per la Maier, la fotografia è sempre stata uno scudo con il quale difendersi dalla solitudine che ha caratterizzato la sua esistenza. Ha vissuto senza mai farsi toccare o sfiorare dalle vicende, come fosse un'ombra. Di lei, morta nel 2009 all'età di 83 anni, rimangono le sue fotografie che "sono il suo posto nel mondo" e che aiutano ad andare al di là del mirino della Rolleiflex, la sua amata macchina fotografica, arrivando in profondità, come nessuno è mai riuscito a fare con lei.
Konečne sa mi po dlhých týždňoch podarilo čosi prečítať. A táto kniha to je láska. Oda na osamelosť, napísaná veľmi krehkým a citlivým spôsobom. Vivian Maierova, bola osamelá žena s výnimočným talentom. Skrývala svoju osamelosť a problémy za hľadáčik fotoaparata a práve z toho vznikli jej úžasné fotky. Hneď po docitani som začala googlit a môžem potvrdiť - Vivian bola neskutočne nadaná.
Una biografia presentata in modo romanzata,ma che fa riflettere sulla vita di Vivian e ci ha fatto partecipi di questo suo mondo.. la fotografia. Una lettura piacevole e coinvolgente.
Avrei dovuto leggere questo libro un mese fa una serie di motivi non l’ho fatto. Meglio così, perché i primi dieci giorni di gennaio ho avuto un piccolo blocco del lettore e mi sono rimessa in carreggiata! Prima di iniziarlo non avevo assolutamente idea che fosse una specie di biografia e non conoscevo Vivian Maier, inoltre (so che è indice di una mentalità limitata), non consideravo la fotografia come una forma di arte. Ma cerchiamo di capire di cosa si tratta. Per l’appunto è la storia di una tata che, nel tempo libero, scatta foto di quotidianità statunitense ed evita di svilupparle ritenendo che se ne disfaccia la spontaneità dell’ attimo. È Maloof (questo non c’è scritto, ma l’ ho cercato) a ritrovare le foto, a svilupparne e a capirne il valore; anzi la prima a scovare il talento di Vivian è Jeanne, l’ amica della madre dalla quale si era rifugiata dopo la separazione dal marito, che le dice «Guarda quello che guardano tutti, ma guardalo in modo diverso. e lei lo fece. Lo fece sul serio! Le vicende personali della fotografa sono un continuo spostarsi tra Francia ed America. Il pessimo rapporto tra i genitori, lo scoppio della Seconda Guerra mondiale e i torti subìti dalla madre ,nonché la tossicodipendenza fanno di Vivian una persona chiusa e riservata, apparentemente priva di emozioni. Non parla mai oltre quello che dovrebbe e non si mette in mostra tanto che quando fotografa sè stessa non guarda mai dritto verso l’obiettivo. Rifugge i contatti e, ferita, si nasconde dietro un’ apparenza da dura. Sceglie il lavoro di tata per rimettere insieme i cocci della sua infanzia. Si fa custode di storie che gli altri non sanno vivere; cerca la miseria perché la sente sua. Soffre la mancanza di un padre e ne riempie il vuoto con un’ ossessione che è una catarsi. Vivian è un’ artista pura che esorcizza i suoi demoni e cuce gli squarci della sua anima attraverso la vertigine di un solo istante.
Non tutte le storie sono storie d’amore, non tutte le storie hanno lieto fine. La mia è la storia di chi ha vissuto attraverso le storie degli altri, di chi ha visto tutto senza mai essere vista. La mia è la storia di un’ombra.
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Se state cercando un romanzo che abbia come protagonista un'artista inconsapevole, schiva e dal passato travagliato questo è ciò che fa per voi. Se state cercando un approfondimento sulla fotografa Vivian Maier, invece, probabilmente non è il libro giusto.
Lettura molto piacevole, anche se lo stile risulta un po' infiocchettato: cerca un'introspezione che trova senza scavare troppo a fondo, con frasi che sanno già di letto e riletto. Il risultato è scorrevole ma didascalico.
La scrittrice è davvero appassionata della figura che ha tentato di tracciare, questo è evidente, e si è destreggiata bene con il poco materiale a disposizione. Consiglio di leggere la postfazione prima di iniziare il romanzo per avere fin da subito un'idea della veridicità di quanto si andrà poi a leggere. Penso che il merito più grande di questo libro sia che, magari, chi stava solo cercando un bel romanzo malinconico e di piacevole lettura scoprirà un'artista che merita sicuramente la fama di cui non ha goduto in vita (per quanto è chiaro che la fama non le interessasse affatto).
Figura affascinante ed enigmatica quella di Vivian Maier che affiora dal racconto evocativo della Diotallevi Bel libro. Scrittura asciutta e mai prolissa. Davvero godibile
Un bellissimo romanzo su una delle fotografe che più mi hanno appassionato a quest’arte. Una donna con moltissimi problemi personali legati alla sua travagliata infanzia tra Francia e stati uniti. Una ragazza che la tata per non soccombere sotto ai suoi traumi, che nel tempo libero ruba le emozioni alle persone che incontra per strada. Molto figure femminili diverse tra loro emergono nel racconto: Marie, la mamma assente, Jeanne, la donna che la inizia alla fotografia, Eugenie, la nonna che cerca di darle l’amore di cui ha bisogno, Celia, la donna che si mostra sempre perfetta ma che non lo è affatto. Un bel mix!
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Francesca Diotallevi è una delle giovani autrici italiane contemporanee di più sicuro talento. La sua prosa semplice però intessuta in trame sempre coinvolgenti si conferma in questa biografia romanzata della vita di per sé già romanzesca della fotografa Vivian Mayer. Anche stavolta appena terminato di leggere questo “Dai tuoi occhi solamente” sono stato stimolato ad andarmi a cercare uno dei suoi libri da poter leggere prossimamente. In fondo credo stia proprio qui il bello della lettura.
Una piccola défaillance questo romanzo della Diotallevi, almeno per me, delusa sia dall'assenza di colpi di scena che da quella di un lieto fine. A salvarlo dalle due stelline è intervenuta fortunatamente la nota dell'autrice, in cui viene chiarito il fondamento biografico della vicenda e narrato Di particolare pregnanza, inoltre, i parallelismi che la scrittrice, col suo solito stile adamantino, stabilisce fra vita e fotografia.
"Le persone stavano in posa davanti alla vita come davanti a un obiettivo; era quando pensavano di non essere guardate, tuttavia, che rivelavano il loro lato più autentico, l'unico lato su cui valesse la pena soffermarsi."
"«Ognuno di loro ha una storia. È scritta tutta nel volto. Le storie sono sempre nei volti, sai? Impara a decifrare gli sguardi, a leggere le pieghe della pelle, il modo in cui si atteggia una bocca, e avrai la storia di una persona». «E poi… cosa me ne faccio della storia di qualcuno che non conosco?» «La conservi. Le persone sono distratte, gettano via con noncuranza i loro momenti migliori. Forse sono convinte che torneranno, ma i momenti non tornano. Tutto passa, Vivian»"
"Vivian posò la fronte contro il finestrino, aprendo e chiudendo gli occhi, alla stregua del diaframma di una macchina fotografica, e domandandosi se le immagini restassero impresse nelle sue retine come accadeva su una pellicola. Non era forse questa la memoria? E lei, lei era rimasta impressa negli occhi di qualcuno o, quando la sua vita sarebbe finita, se ne sarebbe persa ogni traccia? Chi sarebbe stato in silenzio e con gli occhi umidi accanto alla sua tomba? Chi avrebbe inciso parole dolenti nel marmo di una lapide, affinché tutti sapessero che quell'esistenza non era stata vana, che qualcuno l'aveva amata?"
Talianska autorka Francesca Diotallevi vytvorila z útržkov informácií o jednej z najväčších fotografiek 20. stor. Vivian Mayerovej literárny obraz, ktorý je z časti fikciou. Vivian nikdy nepredstavila svetu svoju tvorbu z dôvodov, ktoré vedela iba ona sama. " Spravila som také veľké množstvo záberov, aby som našla svoje miesto vo svete." bolo načmárané na okraji papiera, ktorý sa našiel medzi jej osobnými vecami. Kniha Vivian určite stojí za pozornosť, pretože približuje svet ľudí, ktorí svoj talent nevedia pretaviť na slávu, peniaze a pocty. V úvode knihy nájdeme tento citát: "Premáha ju pocit, že je ďaleko, ďaleko, kdesi na šírom mori a sama." Virginia Woolf: Pani Dallovayová.
“Io non so vivere. Non sono capace di esserci fino in fondo, di esserci per davvero. Nelle vite degli altri, nelle loro gioie, nei dolori. C’è in me qualcosa di difettoso, di... mostruoso. Un desiderio di rovina, di autodistruzione. C’è un dolore che preme per essere raccontato, sviscerato, scomposto. È questo che faccio. Racconto sempre la stessa sofferenza. La racconto a me stessa, come un bambino che si racconta favole chiuso dentro un armadio, perché ascoltare la propria voce, nel buio, è un modo di distrarsi dalla paura. È un conforto alla solitudine”. Queste parole qui per me racchiudono il senso di tutto il libro, il senso di questa storia triste, ma di grande, grandissima ispirazione. Pochi libri mi lasciano senza fiato, senza parole, con un senso di sopraffazione che non riesco a spiegarmi. Questo è uno di quei pochi libri. Tornerò tra queste pagine, perché so che devo imparare tante altre cose da queste parole. Ringrazio la scrittrice per tutto questo e per avermi fatto scoprire questa donna. Sono una persona diversa.
Questa non è una biografia ma un romanzo liberamente ispirato alla storia di Vivian Maier, Fotografa straordinaria del novecento di cui però si conosce ben poco. La Diotallevi è partita dalle poche informazioni biografiche che aveva a disposizione e ci ha costruito sopra quello che poteva essere il personaggio della donna e dell'artista vissuta in quegli anni. E' un bel libro, appassionante, mai noioso. L'alternare passato e presente ci permette di delineare quello che è il profilo della protagonista aggiungendo un tassello alla volta senza mai perdere di vista la complessità d'insieme. "Ho scattato così tante foto per trovare il mio posto nel mondo" chissà che non lo avesse davvero trovato alla fine un posto tutto suo, fatto sta che ci ha regalato una miriade di scorci differenti su quello che è il mondo di ognuna delle persone che ha incontrato.
I suoi occhi, la sua visione del mondo, la lente attraverso la quale ha osservato i dettagli, le storie delle persone, i particolari che nessuno notava. E quasi nessuno ha notato neanche lei, forse solo nel momento in cui scattava si accorgevano della sua presenza, per dimenticarla velocemente. Però chiunque utilizza la propria sensibilità e le proprie capacità per creare bellezza, è destinato prima o poi, volontariamente o meno, a diffondere quella bellezza nel mondo, che sarà così un po' più ricco. Grazie a questo libro perché mi ha permesso di approfondire una figura rimasta nascosta per tanto tempo e che ora finalmente è sbocciata.
Questa non è propriamente una biografia; l'autrice prende spunto dalle (pochissime) informazioni note sulla fotografa Vivian Meier e ne ricostruisce la vita romanzandola, e soprattutto usandola come spunto per riflessioni sull'arte, sulla fugacità del tempo, sull'identità. La figura di Vivian è sorprendente, misteriosa, una donna che ha indagato con un occhio talentuoso e sensibile le vite che le scorrevano vicino tentando al contempo di nascondersi, di diventare invisibile. Il libro dà davvero tanti spunti di riflessione
Non ho trovato il capolavoro che tutti dicono... Una storia estremamente triste, scritta molto bene (per questo ho messo 3 stelle) ma è un libro che non consiglierei.