C’è chi non si è mai ripreso dal primo amore; chi di amori ne ha mille, e nessuno buono; chi è tradito e vede tutti traditori; chi è tradito e fa finta di niente, perché la coppia funziona meglio in tre; chi è alle prese con un narcisista. E poi c’è la ragazza che dalla vita ha avuto tutto e adesso non le piace niente; quella che non ha avuto niente e pensa che niente è quello che si merita… In una Milano scintillante ma severa, soprattutto negli uffici legali frequentati dalla protagonista di questi racconti, proliferano solitudini e matrimoni andati a male, rimpianti per la provincia e dipendenze dai social network. Ma l’amore rimane comunque un affare complicato, basta rileggersi Anna Karenina. Esistono i libri medicinali? Quelli capaci di farci «voltare pagina» nella vita? Ci si rifugia nei libri per distrarsi, per trovare conforto, per capire meglio cosa non ha funzionato e non ripeterlo. Una pagina, un personaggio, perfino una frase: a volte bastano per curare una ferita del cuore, se non per raddrizzare una storia storta. Perché se trovi le parole per raccontarle, «le cose perdono la punta, l’ago e il veleno».
I libri possono curare pene d'amore? Certo che sì! Ogni storia d'amore ha il suo libro specifico, capace di adattarsi alle situazioni più disparate. Ester Viola, con questo libro, ci propone dieci storie diverse e altrettanti libri che aiutano i protagonisti a ritrovare un po' sé stessi e a farli sentire meno "soli".
“Ogni volta che mi innamoro mi ammalo (divento goffo, stupido, debole e ansioso)
PER LA DIFESA: Non succede a tutti cosí? PER L’ACCUSA: Esiste il dovere di liberarsi dalle ingenuità. Anche in amore.”
Dieci capitoli che iniziano con un dialogo stile tribunale, dove la parola passa dalla difesa all’accusa ma non c’è nessun processo, nessuna sentenza, sebbene Ester Viola sia avvocata divorzista. Qui il suo intento è di curare il mal d’amore attraverso le parole dei libri, rintracciando nelle trame corrispondenze inaspettate e sorprendenti capaci per lo meno di consolare e far sentire meno soli i cuori infranti
“La pace, nelle relazioni, non arriva mai per un’azione di compromesso tra due. La pace se la fa sempre uno tutto da solo nella sua testa mentre l’altro magari nemmeno ne sa niente, della guerra.”
Bellissimi tutti i riferimenti letterari (i miei preferiti sono quelli dedicati a Felici i felici di Yasmine Reza e a Pastorale Americana di Philip Roth). Olivia, la protagonista è l’amica che tutti vorremmo, colei che al di là della pratica forense entra in empatia, regala libri e dispensa consigli schietti ed efficaci, perché Voltare Pagina significa reagire, tirare fuori la forza di ricominciare e l’amore per sé stessi Per non rischiare di sentirsi sconfitti, di cadere nel fosso e non farsi stressare dagli "altri"(i curiosi, gli insopportabilmente sempre felici, i consiglieri non richiesti…) bisognerebbe anche "smettere di chiedersi Come sto? ogni cinque minuti" E dal momento che per tanta esperienza si accumuli, nell’amore è un attimo ricaderci, smettere anche di credere che “che la felicità piú pregiata sia quella da dividere tra due. E se non fosse cosí?”
Ieri mattina ho iniziato questo libro e ho scritto ad Ester Viola, dicendole che spero che non debba più servirmi un libro del genere. E infatti leggi che ti rileggi, via via confermavo la mia estraneità alle situazioni raccontate; almeno finché non ho trovato il MIO capitolo: eccallà. I libri sono più di chi li legge che di chi li scrive, e la sottoscritta, la cui mente è permeata da un insaziabile dramma emotivo costante, SAPEVA!!!! che ci sarebbe stato un capitolo anche per lei. Ester Viola (o la protagonista del suo libro) è un’amica eccezionale, regala libri per curare i mali emotivi, ed è questo che vorrei diventare nella vita. Quindi mi sono chiesta: “A chi regalerei questo libro? Chi dovrebbe trarne anche un tiepido sollievo?”. Premessa: mea culpa, spesso leggo i libri come se mi dicessero delle verità assolute che se ignorate potrebbero portare non tanto al declino, quanto al baratro direttamente; quello che cercavo in questo libro era la semplice (ahahahah) equazione tra problema-libro-soluzione. Eppure sembro anche una persona intelligente. Ci si aspetta che i destinatari di questi regali aprano gli occhi per rispettare un copione che dovrebbe terminare positivamente, e invece alle volte, banalmente, li aprono non nel modo in cui ci aspettiamo: trovano un incastro imperfetto con la consapevolezza di chi non si aspetta la perfezione. E quindi ecco a chi lo regalerei, a chi rincorre un ideale o a chi si muove sempre sui soliti binari. Non si tratta di un bignami di soluzioni ai problemi amorosi, ma di una complice mano sul braccio che ti dice “Oh, tutti i giorni sono diversi. I personaggi di alcune storie sono reali, non realistici, ma per quanto veri non sono te.”
Dieci capitoli, dieci situazioni diverse, dieci consigli letterari per curare il dolore più diffuso e democratico al mondo: il mal d’amore. A raccontare è Olivia, per diletto scrittrice e per mestiere avvocato divorzista che nel suo studio milanese ne vede e ne ascolta di cotte e di crude. Un buon ripasso di narrativa capace di portare cura: da Tolstoj a Ferrante, da Starnone a Sally Rooney.
La metaletteratura piace sempre un po' a tutti, ma "Voltare pagina" non è solo questo. Un po' autofiction un po' libro di consigli, un po' catalogo di umanità e un po' strategia originale per consigliare libri amati, Ester Viola ci accompagna in un viaggio sentimentale incalzante e onestamente divertente. Le situazioni sembra di averle davanti a sé; i personaggi sono vari, veri, simpatici e antipatici; la protagonista dispensa consigli ma non pretende di possedere la verità assoluta nel farlo. Ascoltato in audiolibro, e sicuramente la narrazione dell'autrice stessa attribuisce un quid in più. Ma, se lo possedessi fisico, sarebbe uno dei libri nei quali avrei sottolineato più frasi: Ester Viola ha la rara capacità di raccogliere un intero concetto in una frase iconica. Scegliete voi, poi, se sottolinearla o postarla su Instagram.
Nelle frasi esatte di Ester Viola, c’è sempre una risposta: quella che ci meritiamo. I libri, le citazioni, i consigli diventano qui un modo più sofisticato di dare la stessa risposta, rispetto a occasioni di vita e di amore in cui ci siamo trovat* tutt*. Gli amori non corrisposti, quelli infelici, scomparire e riemergere: Viola ha l’esperienza di chi sa come andrà a finire, e insieme la capacità di cogliere nelle persone ciò che nemmeno loro vedono. La forza di questo libro sta qui: nei ritratti di chi si innamora, nelle sfumature universali di chi gioisce e si lamenta. Viola non è sempre la consigliera che vorremmo, ma appunto: è di sicuro quella che ci meritiamo.
« Era una persona con cui mi sentivo da un po', quella sera avremmo dovuto vederci e mi ha scritto all'ultimo che non avrebbe potuto, tutto qui.» Ma poi non era tutto lí, perché questo è il modo che hanno di dirti che di te non gliene importa, alla fine. Rimandare. Rimandare a mai piú. « Non sono adatto all'amore. È cosí, ci sono quelli piú adatti, che sanno prendere le relazioni come qualcosa che può sempre capitare, naturali come fare la spesa. lo no. »
3,5 ⭐️ Di questo libro mi è piaciuto che Ester per ogni racconto trova le risposte alle pene d’amore in un romanzo come quello di Anna Karenina o di Domenico Starnone. Per cui curare le pene d’amore con i libri si può, ma alcuni sono meglio di altri e di sicuro bisogna saper leggere.
3.5 ⭐️ Questo libro è l’equivalente del “è bravo ma non si impegna”. Bella, l’idea, fluida la scrittura e belli i libri scelti ma mi aspettavo decisamente di meglio.
(Ascoltato in audiolibro letto dalla stessa autrice)
Una riuscita operazione commerciale, un po' Oisho, un po' C'è posta per te - questa la definizione che mi sorge spontanea dopo aver macinato questo libercolo smilzo in un paio d'ore.
Limite mio, eh, per carità, ma a me la Viola non ha mai convinto e continua a non farlo in questi dieci racconti che fotografano altrettanti tipi di relazioni amorose disfunzionali, ricollegando ciascuno a un'opera letteraria nota e, nella visione ampiamente ottimistica dell'autrice/protagonista, capace di lenire le ferite di chi in quella relazione si trova con budella attorcinate & joie de vivre da canguro morto grazie al magico potere dell'immedesimazione (che già qui, mi fa venire in mente Il magico potere del riordino, ops).
Sullo sfondo di una Milano triste e grigia come le pene d'amore, la bella prosa vivace a cui ci ha abituato l'autrice non basta per me a giustificare il prezzo di questa manciata di pagine a cui riconosco però il pregio di avermi fatto voglia di rispolverare alcuni classici citati - uno fra tutti, Altà Fedeltà del mitico Hornby.
Ci sono libri che sanno di domeniche mattine assolate e in piena contemplazione di se stessi, quando tutto scorre lento e il primo caffè della mattina è una coccola. "Voltare pagina" è stata quella carezza che ti sfiora, l'amica che ti sostiene nel momento di sconforto e che nella disillusione ti dà la speranza che tutto passa. Non è un libro impegnativo (qualcuno lo sospettava?) ma chiunque leggendolo troverà un capitolo che faccia al caso suo. I libri sanno essere un toccasana, un aiuto silenzioso nel tran tran della vita e mai avrei potuto pensare potessero salvare qualcuno.
Unico problema: non salva le mie finanze. Ad ogni suggerimento di libro per lenire le ferite del disamore, sono finita in libreria alla ricerca spasmodica di quei titoli citati. Per fortuna sono solo dieci.
Ascoltato in audiolibro e mi sono chiesta: perché non ho scoperto prima l'ironia e l'arguzia di Ester Viola? Con questi racconti, che hanno per protagonisti soprattutto clienti di uno studio divorzista a Milano, l'autrice parla di amore e di libri, quelli belli che descrivono la vita e magari ci aiutano a capire qualcosa in più dei labirinti di sentimenti che abitiamo: Anna Karenina, Madame Bovary, Altà fedelta, la tetralogia de L'amica geniale, Revolutionary Road, Felici i felici etc... La voce femminile narrante in prima persona potrebbe essere Olivia, l'alter ego letterario di Ester, ma non ne abbiamo certezza.
《Forse bisognerebbe smettere di chiedersi "come sto" ogni 5 minuti, cos'è questa fissazione per la misurazione degli stati d'animo che ci siamo fatti venire!? Chi è che si domanda "sono felice al massimo delle mie possibilità" e pretende un sì come risposta tutti i giorni? L'importante forse è ricordarsi la vecchia storia per cui alla vita mancherà sempre qualcosa per essere perfetta.》
Praticamente una copia di Bello l'amore, ma non ci vivrei: Un libro a cuore aperto ma per bibliofili, insomma il libro perfetto per le ragazze come me che non si perdono una puntata della posta del cuore del Fumacupido (Matteo Fumagalli). Ma speravo onestamente meglio.
Come accadeva per il "libro" di Daniela Collu, il tono sentenzioso è lo stesso, il concentrato di banalità è ugualmente irritante e i consigli di lettura sono così mainstream da tradire l'intento generalista e markettaro del libro (Anna Karenina? L'amica geniale?)
Insopportabile anche l'effetto Love Actually che fa sì che la narratrice abbia guarda caso l'esempio giusto per ogni archetipo romantico di cui vuole parlare, perché ha un'amica insoddisfatta, una conoscente tradita dal marito, una cliente che non ha dimenticato il primo amore, e via dicendo. Nei casi migliori sembra una fiction Rai, nei peggiori una puntata di C'è posta per te.
“C’è chi non si è mai ripreso dal primo amore; chi di amori ne ha mille, e nessuno buono; chi è tradito e vede tutti traditori; chi è tradito e fa finta di niente, perché la coppia funziona meglio in tre; chi è alle prese con un narcisista. E poi c’è la ragazza che dalla vita ha avuto tutto e adesso non le piace niente; quella che non ha avuto niente e pensa che niente è quello che si merita…”
“se non hai mai dimenticato un amore forse non sai cos’è la libertà (…)e per qualche attimo stenta a credere di poter tornare a vivere, a pensare e ad interessarsi a qualcosa che non sia il suo dente.”
Una lettura accattivante per chi volesse dei consigli libreschi a tema amoroso. Non ho trovato, però, alcuno spunto geniale o originale. Consigliato alle persone neofite della lettura, non a quelle navigate.
«Ci sono quelli che vivono come capita e poi ci sono quelli che vorrebbero capire cosa funziona meglio nelle vite degli altri.»
«Ci sono persone che bruciano tutto intorno, quello che stavi facendo prima di incontrarle è perduto, ti cambiano i programmi. Anzi, il programma dopo di loro diventa sopravvivere, e cercare di levarsele dalla testa.»
«Forse in certi momenti della vita di particolare impressionabilità, è abbastanza probabile incontrare qualcuno che ti costringa a pensare, forse neanche troppo involontariamente, che non sei all’altezza.»
«Scegliti qualcuno che t’assomigli. Scegli qualcuno a cui già piaci, scegli gli inizi piú lenti. Ne serve di meno, di amore, per farlo durare. L’incredibile conclusione a cui arrivi piú avanti nella vita.»
«Ma i libri sono di chi li legge, non di chi li ha già letti. E con gli anni cambia la loro forza.»
«La nostalgia è morta e non siamo andati neanche al funerale. Abbiamo scelto la vita, cioè la fotocamera, il ricambio rapido e la supervisione gratis di vite altrui. Ogni cosa è illuminata, postata e sottoposta a like. Se mi manchi proprio fortissimo, guardo le stories di Instagram ma non ti richiamo. Non esiste piú l’addio di sfida (tu mi lasci? Io ti rincorro).»
«In fondo t’accorgi dell’amore quando l’alternativa non è possibile: stare senza te non si può fare, quindi tanto vale cominciare a pensare di stare con te per il resto della vita.»
«Ma quando hai tutto – troppo – per essere amata, il divertimento diventa tenerti da parte e vedere che fai. Il meglio di te lo conoscono, vediamo il peggio, dicono.»
«Quando tu sei il tuo primo pensiero, come fanno gli altri a essere abbastanza? E noi che speranze possiamo avere, quando di fronte ci capita una persona cosí? Cosa fare? Da dove cominciare? Pure ad avere le chiavi, non c’è una serratura da aprire, è tutta superficie liscia, di gomma. Si può giusto scegliere in che modo perdere: se velocemente, andandosene. O per stanchezza, e in quel caso possono volerci anni.»
«Ma è davvero rimasto qualcuno che pensa, prima di prendersi una felicità, se è a discapito di qualcun altro?»
«Non sono servite le zie anti-malocchio, a Diana. Il cambiamento può venire solo da dentro, non da fuori. È da lí che cominciano certe rivoluzioni, quando diventi spietata con le speranze, le tue.»
«Le vittime dei narcisisti la lezione alla fine la sapranno meglio del maestro. Se scatta l’identificazione con l’aggressore, iniziano a somigliare a chi li ha fatti ammalare di paura, e allora addio.»
«[..]l’amore può essere contemporaneamente grandissimo, corrisposto e dolce come una torta alla panna, e proprio come una torta alla panna facilissimo da dividere in piú fette tutte uguali.»
«Da come porti gli occhi nel mondo dipendono tante cose. Prima fra tutte, se chi c’è intorno a te avrà voglia di restarci.»
«[..]felice chi ci riesce, a essere felice. Per gli altri non si sa che fare. La felicità un po’ capita, un po’ si estrae da pozzi che non tutti conoscono, un po’ viene dalla rassegnazione, il resto è un comando a sé stessi. Hai guai indicibili? No? Allora sii felice, è un obbligo. Solo che l’operazione non riesce a tutti. Specie se ci si mette di mezzo l’invidia.»
«Diventano nervosi. Volano i «me ne vado», quelli che però non significano che te ne vai davvero. Andarsene non si anticipa, si fa e basta. Presto arriva il «come ti permetti». Ci si odia un quarto d’ora, poi passa. Le coppie si rivelano nei supermercati, mica nelle cene di anniversario.»
«Quello che ci uccide riesce a far ridere gli altri (che dobbiamo fare con gli altri?, si chiede a un certo punto di Pastorale americana Philip Roth. Niente, è la risposta).»
«Ci sono quelli che se la cavano meglio di noi, questo è sicuro. Ma cos’è che rende felici i felici? O meno infelici gli infelici? Sapere che tutti in un modo o nell’altro non sono capaci di vivere. E non sono capaci perché non è possibile.»
«Tutto quello che so sulla felicità l’ho imparato nelle Memorie di Adriano, quando l’imperatore racconta del maestro, il medico Leotichide: «Spirito pratico, m’insegnò a preferire le cose alle parole. Quel greco amaro, m’insegnò il metodo». Dare poca importanza ai pensieri. Specialmente ai tuoi. A ogni invidiare sostituire un fare, uno qualsiasi.»
«– Va tutto bene? – Con quella lunga pausa dopo il punto interrogativo di chi te lo chiede con un minimo di sincerità ed è disposto a sentire una risposta di almeno un quarto d’ora.»
«Sembra una buona sorte, la bellezza. I belli di solito ottengono senza insistenze cose per cui gli altri sono costretti a pregare. La bellezza è il primo numero al terno delle ingiustizie. Potente raccomandazione. Come se non bastasse il resto, pure l’amore diventa piú facile procurarselo.»
«Dava ai nervi anche a me quell’arrendevolezza. Li odio, quelli senza tenuta caratteriale. Odio che quella possibilità esista. Penso sempre che potrei diventare anche io cosí, un giorno, a certe condizioni. E non sapere difendermi, e non suscitare nessuna compassione. Sembrare stupidi, quando si è solo deboli.»
«Nella distribuzione universale delle fortune c’è una parvenza di ordine: qualsiasi vantaggio toccato in sorte è fatto apposta per durare poco. Cosí la bellezza. È un accessorio della gioventú. Una specie di benedizione a orologeria: gli dèi te la danno, ma non te la lasciano tenere.»
«L’innamorato ha una sola occupazione: aspettare. Aspetta un messaggio, poi una telefonata, poi un invito a cena, poi che vada a buon fine un invito a cena. Aspetta di rivedere l’amato, aspetta che la relazione si stabilizzi, aspetta di sentirsi al sicuro. Inizia ad aspettarsi di essere tradito, finisce tradito, aspetta che le cose si sistemino, aspetta che gli passi, aspetta di innamorarsi di nuovo. Vuoi far provare l’inferno a un uomo? Mettilo ad aspettare.»
«Disillusione è la farfalla che si schiude dal bozzolo del bruco credulone. È il contrario dell’amore sciagurato e vano che s’abbatte sul soggetto amoroso. Sentirla è piú facile che descriverla, la disillusione. È una pace calma, è il sé che impedisce al sé di fare cazzate per amore. Se tutto va bene ti innamorerai ancora, ma in modi nuovi, in codice bianco. Vuol dire che inizierai a vedere qualcuno senza troppe attese, dicendoti non «È tutto bellissimo» ma «Vediamo che ne viene».»
«Ecco, ogni volta che vedo una persona che ha parecchio sofferto smettere di impastare solo zucchero ed entusiasmo, qualcosa dentro di me gioisce.»
«Non mi crede, Carolina, si rifiuta di pensare a sé stessa come a qualcuno di speciale. E ci ha guadagnato in naturalezza. Il dubbio di non essere straordinaria infatti non l’ha mai oscurata. A me era dovuto arrivare il primo amore non corrisposto a spiegarmi che non ero speciale e che dovevo affinare i mezzi. È cosí che ti accorgi di essere vivo: quando non ti vogliono. E dopo ti accorgi pure che devi darti da fare, se vuoi un posto nel mondo che diventi il tuo.»
«La fame. È sempre un buon segno, la fame, io tutte le volte che guarisco da un dolore, dopo ho fame.»
«I figli vivono nei matrimoni molto piú dei genitori. Sentono ogni scossa, si preoccupano di ogni crepa. In Lacci, è Anna, la figlia, che beve tutto il veleno: «Me la prendo con la gratitudine che i figli dovrebbero ai genitori per la vita che hanno ricevuto. Gratitudine? Rido, esclamo: sono i nostri genitori che ci devono un risarcimento. Per i danni che ci hanno causato al cervello, ai sentimenti. O no?».»
«Avranno trovato il sostituto all’amore. L’odio funziona, funzionano mille cose. Perché lasciarsi è un atto di fede molto piú dell’amore.»
«È come dice Domenico Starnone: «L’amore è un contenitore dentro cui ficchiamo di tutto», perfino non prendere decisioni, o il pensare «non ci riesco» e poi riuscirci. E ancora perdonare e dimenticare, non sempre in quest’ordine.»
«Certe volte la vita la odi con tutte le forze eppure continui a vivere.»
«A volte si ha l’impressione che ci sia un po’ troppo, tra quei due. Piú che amore. Ai limiti dell’irrealtà. Non riescono a starsi lontani, si capiscono. Insomma, quel miracolo al gusto di medicina amara quando tutto dice che siete perfetti per essere felici insieme e invece non starete insieme e non sarete felici.»
«Già la so la storia, la sapevo prima che me la raccontasse Gianluca. Si comporta con lei come suo padre con sua madre. Con le eredità funziona cosí: di case ipotecate, titoli, cose che si possono toccare o scrivere sulla carta, puoi liberartene; tuo padre e tua madre invece non li smuovi. Sono come quei santini che vedevi sulla parete sopra il letto a casa dei nonni. Vegliano su di te coi loro caratteri, con le loro storture. Inutile scappare, i tuoi genitori prima o poi ti raggiungono. Come quando avevi tre anni.»
«A volte si ha l’impressione che ci sia un po’ troppo, tra quei due. Piú che amore. Ai limiti dell’irrealtà. Non riescono a starsi lontani, si capiscono. Insomma, quel miracolo al gusto di medicina amara quando tutto dice che siete perfetti per essere felici insieme e invece non starete insieme e non sarete felici.»
««Essendo la conoscenza in tale materia intermittente e incapace di sopravvivere alla presenza effettiva del sentimento»: l’ha scritto Proust e ripaga di tanti scervellamenti: perché non c’è modo di restare coerenti, di rimanere noi stessi, e mantenere un briciolo di intelligenza, se c’è l’amore di mezzo? Con l’amore fai esperienza ma non diventi esperto di niente, è un attimo ricaderci se non stai attento.»
«È incredibile, la vita è senza criterio sia quando si accanisce sia quando si mette a fare favori. Le fortune sempre solo a una persona, mentre se ne potevano sfamare cento.»
«Quando non puoi cambiare l’animo cambi il cielo.»
«Gli infelici che dovrebbero essere felici sono la specie passata sotto silenzio da filosofi, moralisti e notabili della psicologia. Com’è possibile che avere tutto non basti? Cosa si incrina a un certo punto nelle esistenze perfette e nei matrimoni riusciti? La borghesia è bella se sai che fartene.»
«Perdere sé stessi e i desideri che si avevano è solitudine quando intorno è pieno di gente. È un lasciarsi tra sé e sé: ti abbandona l’altro te che poteva combinare qualcosa di buono. Forse bisognerebbe smettere di chiedersi «Come sto?» ogni cinque minuti. Cos’è questa fissazione per la misurazione degli stati d’animo che ci siamo fatti venire? Chi è che si domanda «Sono felice al massimo delle mie possibilità?» e pretende un sí come risposta tutti i giorni?»
«Alessandra ha tra le mani le stesse due possibilità di tutti, andarsene o restare. L’importante è che andarsene o restare si faccia ricordando la vecchia storia che alla vita mancherà sempre qualcosa per essere perfetta.»
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In fondo ti accorgi dell’amore, quando l’alternativa non è possibile: stare senza te non si può fare, quindi tanto vale cominciare a pensare di stare con te per il resto della vita.
I romanzi sull’amore, i saggi, i testi che esplicano questo sentimento non dicono o mostrano niente di universale. niente che non sia stato già detto o scritto, né ci invogliano o spingono a farci il lavaggio del cervello, ma non mi sorprenderebbe affatto. Molto di ciò che ai miei occhi può apparire inutile, un tempo, anche io l’ho constatato sulla mia pelle. All’amore, specialmente quello vero, con la A maiuscola, non c’è rimedio, non c'è cura. Ed è qualcosa che l’umanità, nel bene o nel male, deve capire. Assimilare, lentamente o meno, anche se a volte dimentichiamo perchè ogni volta sia così difficile rifiutare questo processo di assimilazione. E così, a fatica, riscopriamo che la ruota gira, siamo a bordo di una giostra che una volta avviata non si ferma fin quando non intimiamo a Dio di scendere, che il fuoco della giovinezza ancora incendia la nostra coscienza e che i ricordi, la memoria, ciò che ne resta, è qualcosa che ha a che fare con la nostra integrità … affinché si può tenere in ordine l’intestino. Secondo me, Ester Viola avrà subito delle brutte delusioni d’amore. A suo tempo, quando era ragazzina o ragazza, avrà sperimentato o vissuto sulla pelle la bellezza di questo sentimento credendo che quel buon rapporto che il tempo avrebbe instaurato, avrebbe poi coronato i suoi sogni in realtà. Chiunque avrebbe pensato che, il tempo, avrebbe aspirato al controllo della vita, della propria felicità, ripulendo ogni malafatta, ogni bruttura del mondo. Le istruzioni, dettate dal cuore e non dalla mente, erano precise: alla fine l’amore ci induce a compiere gesti insensati, ma se realistici o tattili, sono quel fiume della vita che avrebbe dovuto imparare a usare finchè non fosse capace di predominare e riempirsi completamente. Dopo un po ' di tempo, i primi squarci dell’amore avrebbero maturato i suoi frutti, frutti che con parsimonia avrebbero abbellito l’anima e lo spirito. Voltare pagina, eppure, come una foresta tropicale luminosa e accogliente, con le sue innumerevoli citazioni letterarie, uno stile sagace, schietto e amichevole e la consapevolezza che non trattasi degli ennesimi effetti illusori sull’amore, quanto suggerimenti, lezioni letterarie che prevedono, da gesti folli o spericolati, un attento esame sul proprio IO, sulla propria integrità, erano un espediente per non fuggire dalla realtà quanto assimilazione della stessa mediante cui avremmo potuto curare lo spirito, le nostre pene d’amore, ponendo così un certo rispetto a ciò che strutturiamo o realizziamo per mantenere integro il nostro se. Quel che non potevo immaginare, anzi non capivo, quando anche per me l’amore bussò alla porta, e mi travolse con la forza prorompente di uno tsunami. I primi effetti negativi, perlomeno per me, furono i ricordi. Non più beata a traghettare in una piscina di gioie, quanto planare in un luogo in cui un lungo processo di crescita personale, una serie di letture, hanno funto da rimedio, da cura contro gli effetti esterni; per giunta, prima ancora di fiondarmi fra le pagine di questo piccolo manuale, ero già guarita, e planare su questo nuovo aereo stivato di una nuova razza di figure affette da questo << male di vita >>, non propriamente diversi dalla sottoscritta, che scoprirono gli effetti dell’amore, così devastanti ancora per qualcuno, che non riesce a smaltirli, nemmeno mediante la più bella letteratura, s’erano tenuti un segreto. Quale? Semplice, la consapevolezza che a questo sentimento, così irrazionale, illimitato, inafferrabile e impossibile da vincere, ci si crede capaci di poter consolidare la felicità ma in poco tempo cadere e incorrere nella redenzione perché nemmeno la fede può dissipare. La ragione e l’istinto non hanno alcun ruolo in un universo in cui il sentimento dell’amore è incomprensibile, privo di genesi, di perché, che pur quanto bello e luminoso, camuffato nelle false vesti di un sentimento nocivo, angoscioso in cui non sembra esserci alcuna via d’uscita. Perchè pur quanto si tenti di comportarsi razionalmente, dinanzi l’amore l’uomo è un essere stolto, stupido. Quello che ci propina la Viola, quindi, è un discorso, una riflessione che, come una seduta psicologica, una visita fra paziente e dottore, ci impartisce non tanto per darci dei suggerimenti su come affrontare l’amore, quanto invitarci a capire quale strada dover imboccare, purchè esso non divenga insopportabile, nocivo, deleterio. Poiché condividere certi pensieri, instaurare un dialogo incessante tra sé e il proprio animo, in cui principalmente la voce gracchiante della nostra coscienza prevale, è una risorsa integerrima di rigore intelletivo, a cui ci si potrebbe sottrarre dimenticando, fuggendo dal passato, quanto rivaleggiando. Come una valida e coraggiosa Don Chisciotte, mi sono inoltrata tra le pagine di questa enciclopedia per i cuori infranti desiderando però che il tempo speso tra le sue pagine si protrasse per qualche altra battitura, per qualche altra lezione amorosa, meditando così sull’amore ma anche sulla vita, sul rispetto che giorno dopo giorno dovremmo riservare alla nostra persona. La vita è bella, come diceva Benigni, ma a volte sa essere anche crudele e diabolica, e l’amore un buon surrogato dinanzi agli assalti esterni della stessa. Ma l’uomo quando si ammala vive l’emozione della malattia non facendo niente per guarire, se non affondando i suoi dispiaceri nel triste calice dei ricordi. E, giunti a questo punto, come guarire? Se non assimilando questo lento processo, e attendere i suoi effetti, i suoi influssi?
Ester Viola aveva detto qualcosa tipo che -quando stai male per amore solo tu lo senti un dolore reale, tutto il mondo intorno la considera una scemenza. Niente di più vero e infatti ora, fuori contesto e a distanza di mesi, mi vergogno anche un po’ di averlo letto.
Tra le vicende che accomunano molti di noi, il posto fisso se lo guadagna da secoli quella che è anche una delle esperienze più spiacevoli ma utili a capirsi e a maturare (per i più fortunati e arguti) che affrontiamo anche più volte nel corso di una vita (per i più sfortunati e basta): la fine di una storia d’amore. Ma cosa ci rende diversi nel saperne uscire a testa alta e non condizionando più del dovuto il nostro futuro sentimentale e, cosa più importante, quello personale? Il modo in cui reagiamo. Uno degli inganni più pericolosi che può mettere in atto la nostra mente per farci sguazzare nell’immobilità a superare un ostacolo (soffrire per qualcosa o qualcuno ci rende zoppicanti in quel lungo percorso che ci vuole lucidi e sani di mente il più possibile) consiste nel fatto che tutto quello che ricordiamo non ha più la durezza e la chiarezza dei fatti. Per farci coraggio creiamo delle finzioni, inventiamo scenari individuali e molto ingegnosi che danno forma e un’interpretazione alle nostre esperienze. Rendendo quest’ultime, spesso migliori di quello che sono state. Chi offre un punto di vista originale, modernissimo, divertente, col pregio di sapervi aggiungere anche una indiscutibile profondità, è la scrittrice Ester Viola, nella vita anche esperta avvocata divorzista che nelle pagine di questo nuovo libro, dal titolo Voltare pagina. Dieci libri per sopravvivere all’amore, concentra nei dieci racconti dei suoi capitoli, la cui protagonista svolge il suo stesso lavoro nell’ambito forense, diverse storie con uomini e donne alle prese con piccoli e grandi disastri sentimentali. Continua, leggi su: https://librangolo.altervista.org/vol...