Siamo a Milano, ambientazione classica dei romanzi di Luca Tarenzi, ma stavolta non siamo nella Milano odierna (quella di "Le due lune", "Quando il diavolo ti accarezza" e "Godbreaker"), né in quella imperiale (quella di "Demon hunter Severian"), siamo nel pieno del Rinascimento, alla fine del Quindicesimo Secolo, un momento fondamentale nella storia mondiale. Siamo in quel lasso di tempo che segna la fine del Medioevo e l'inizio dell'Era Moderna: Lorenzo il Magnifico è morto, il sistema di equilibrio che aveva retto dalla Pace di Lodi, garantendo una certa stabilità e pace agli staterelli italiani, si è rotto, il nemico straniero (la Francia) sta invadendo la penisola italiana. Tutti gli stati sono in subbuglio. Milano, in quel periodo, è retta dalla signoria degli Sforza, guidata da Ludovico il Moro (presente anche nel romanzo), e stretta in assedio dagli eserciti dei francesi. Un momento delicato e fragile su cui si innestano le avventure di Giacomo, l'apprendista di Leonardo Da Vinci, in quel momento ospite alla corte di Ludovico il Moro.
Attenzione, però. Non stiamo leggendo un romanzo storico. Come in altri suoi lavori, l'autore gioca con la Storia, si diverte a usarla come sfondo per imbastire una bella trama fantastica (che poi, rispetto ad altri romanzi, forse qua la componente fantastica è più limitata, o comunque assume una sfumatura diversa). Non ci sono, infatti, creature tipiche dell'immaginario locale o figure leggendarie, no, qua si parla di alchimia! Una scienza molto particolare, da cui Leonardo Da Vinci, come altri prima e dopo di lui, era attratto.
La storia è, come sempre, molto ben ritmata. A raccontarla è Giacomo, l'apprendista di Leonardo, un ragazzetto molto curioso, sempre attento a ciò che accade attorno a lui (chi non lo sarebbe, del resto, avendo Leonardo Da Vinci come maestro? Chi non sarebbe curioso di scoprire cosa combina nella Stanza Proibita?) e che, a forza di essere curioso, si ritrova invischiato in una situazione decisamente complessa. Un romanzo dove c'è spazio per amore (nel senso più ampio del termine), per l'azione e gli scontri, ma anche per gli intrighi, i giochi politici e, più intimamente, per la ricerca e scoperta di sé. Un romanzo che, se vogliamo, insegna ad amare noi stessi, ad accettarci per quello che siamo, indipendentemente da quello che gli altri possano pensare o vedere in noi.
Ho apprezzato molto il messaggio che traspare dal romanzo, questo amore per la vita e verso la vita, e verso la libertà di viverla ciascuno a modo suo, assieme all'ambientazione, alla ricostruzione storica e ai personaggi (Giacomo, Leonardo, Ludovico, il Prototipo, tutti molto interessanti e ben caratterizzati). Un romanzo che consiglio, sia perché è autoconclusivo, non fa parte di saghe, sia per l'originalità della trama, un amalgama ben riuscito di Storia e leggenda.