Sonecka è un'opera che fonde la sensibilità poetica della Cvetaeva con la forma narrativa.
La prosa è intensa, affascinante, evocativa, quasi struggente, ricca di suggestioni poetiche.
«Le fiamme, dunque, erano dentro di me. E io che avevo paura di dar fuoco a tutto il palcoscenico - a tutto il teatro, a tutta Mosca. Allora pensavo che fosse lui il motivo: perché per lui leggevo - lui e me stessa, me stessa con lui - davanti a tutti - per la prima volta. Adesso ho capito: verso di voi, incontro a voi andavano le fiamme, Sonecka... Lui non ama nessuno. Eppure un amore è nato. Il nostro...».
Quelle, nel dicembre del 1918, furono le mie ultime guance in fiamme. Tutta Sonecka fu la mia ultima vampata. Più o meno da allora il mio volto prese quel colore - quel non-colore - dal quale molto probabilmente non mi separerò mai - fino al pallore estremo.
Bruciavo - per lei, incontro a lei? Un riverbero del suo breve, eterno incendio?
... Sono felice che il mio ultimo rossore sia toccato in sorte a Sonecka.
(pag. 22)
«Che paura ebbi di voi quella sera! Paura che me lo portaste via! Perché non innamorarsi di voi, Marina, non amarvi - in ginocchio - è impensabile, impossibile, o forse semplicemente»
(occhi spalancati dalla meraviglia) «stupido? Perciò è passato tanto tempo prima che venissi a trovarvi: sapevo che mi sarei innamorata di voi - di voi, da lui amata, di voi, la donna per cui lui non amava me, e non sapevo più che farne di questo mio amore, perché già vi amavo, fin da quel primo istante [...]»
(pag. 30)
Ogni frase diventa un viaggio verso un mondo di emozioni sottili e complesse: con la sua scrittura, la Cvetaeva immerge il lettore in un flusso emotivo, dove il ritmo incalzante e frammentato delle frasi riflette la turbata interiorità dei personaggi e ogni parola, sospesa tra lirismo e intensità, si fa veicolo di una verità capace di rivelare i segreti dell’animo umano.
era evidente che lei stessa moriva - d'amore per lui - e per me - e per tutto; Rivoluzione o no, razioni o no, bolscevichi o no - lei sarebbe comunque morta d'amore, perché quella era la sua vocazione - predestinazione.
«Marina, mi amerete sempre? Marina, voi mi amerete sempre che io morirò presto, non so di cosa ma so che morirò presto, ecco perché amo cos' follemente, disperatamente [...]»
(pag. 31)
L'«amare » di Sonecka voleva dire - essere: annientarsi nell'altro - per compiersi
.
(pag. 47)
Alcune suggestioni vengono riprese, all'interno della narrazione, quasi a indicare una continuità tra le protagoniste, come se i loro sentimenti, le loro impressioni le legassero intrinsicamente.
Oh, Marina, amare così tanto, così tanto, è la beatitudine suprema... Darei l'anima - per poter dare l'anima!
«Ah, Marina! Come amo - amare! Amo follemente - essere io ad amare! Fin dal mattino, no, ancora prima, nel pre-mattina - dormi ancora, ma già sai che di nuovo... Quando amate, voi dimenticate mai che amate? Io - mai. È come il mal di denti, però al contrario, un mal di denti al contrario, perché i denti, quello è solo dolore, mentre questo è - no, non esiste neanche la parola». (Ci pensa un po' e - «canto»?).
«Insomma, come lo zucchero: il contrario del sale, ma della stessa forza [...]».
(pag. 60-61)
Sonecka - si poteva forse guadagnarsela?
Anche lavorando una vita intera? No, quello può essere soltanto ricevuto in dono.
Così come, nello Shakespeare della mia infanzia, Cordelia paragonava Re Lear - al sale, per me Sonecka era il mio zucchero, e con la stessa umiltà: mi era necessaria - quanto lo zucchero.
Come tutti sanno, lo zucchero non è indispensabile, si può vivere senza, e per i quattro anni della Rivoluzione ne abbiamo fatto a meno, sostituendolo - chi con la melassa, chi - con la barbabietola grattugiata, chi - con la saccarina, chi - con niente. Bevevamo tè senza zucchero.
Non si muore per questo. Ma neppure si vive.
Senza sale viene lo scorbuto, senza zucchero - l'angoscia.
Un' intera zolletta di bianco, vivo zucchero - ecco cos'era per me Sonecka.
Volgare? Quanto Cordelia: «Vi amo come il sale, né più né meno». Un vecchio re si può amate come il sale, ma... una piccola ragazza? Ora basta con il sale. Sia detto una volta per tutte: la amavo come lo zucchero durante la Rivoluzione. Tutto qui.
(pag. 220)
Ciò contribuisce a costruire un'atmosfera di sospensione temporale (tant'è che la stessa autrice, a pagina 221, afferma che i tre mesi trascorsi insieme si sono tramutati in un'eternità, nella loro eternità), dove i loro sentimenti, pensieri, parole si intrecciano, dando forma a un racconto che trascende le linee di demarcazione tra ciò che è, ciò che è stato e ciò che avrebbe potuto essere.
Tuttavia, questa commistione tra ciò che è e ciò che avrebbe potuto essere, questo amore, deve
inevitabilmente
essere distrutta, demolita, lacerata. Infatti, a pagina 216 afferma:
Sapevo che dovevamo separarci. Se fossi stata un uomo, il nostro amore sarebbe stato il più felice degli amori, ma così - dovevamo inevitabilmente separarci, poichè l'amore per me le avrebbe inevitabilmente impedito - e già le impediva - di amare un altro, che sarebbe sempre stato un'ombra, che lei avrebbe sempre tradito con me.
Doveva, inevitabilmente, strapparsi da me con la carne dell'anima - la sua e la mia.
La sua prosa non solo racconta, ma trasforma ogni pensiero, ogni emozione in una presenza tangibile che risuona nella mente del lettore.
E voi, Volodja, che fate qui?».
«La stessa cosa che fate voi, Sof'ja Evgen'evna».
«Cioè: amate Marina. Perché io qui non faccio nient'altro - in generale non faccio nient'altro su questa terra. Né ho intenzione di fare altro. Come non ho intenzione di lasciare che altri me lo impediscano».
(pag. 136)
«Voi invece, vi ho amata nel pieno possesso del e mie facoltà mentali e tuttavia - follemente.
«Questo, Marina, è il mio testamento».
(pag. 211)
La forza poetica di questo romanzo arriva al lettore in modo poderoso: la profondità emotiva della scrittura, pur nella sua densità e complessità, riesce a comunicare con una potenza immediata e viscerale.
Io, il mio amore per lei, il suo per me: il nostro reciproco amore non rientrava in nessun comandamento. Di noi due non si cantava in chiesa e non era scritto nei Vangeli.
(pag. 216)
Infatti, la prosa di questo romanzo conserva una ricchezza lirica che la rende unica, riuscendo a evocare emozioni, immagini e sentimenti in modo intenso e suggestivo.
A me e a Sonecka erano stati concessi tre mesi, anzi no! - tutta Sonecka, tutta la nostra eternità di tre mesi fu già quel tempo oltre - oltre il ciclo vitale e il cuore di un essere umano.
(pag. 221)
..E ora - addio Sonecka!
«Sia tu benedetta per l'attimo di beatitudine e felicità che hai regalato a un altro cuore, solita
rio, riconoscente!
«Dio mio! Un intero attimo di beatitudine! Non è abbastanza per una vita intera?...».
(pag. 237)