Comprato, come spesso mi accade, per la copertina (una splendida foto di Lee Miller). Bizzarra storia, pare vera, di un gruppo di 'infedeli' arabi filotedeschi infiltrati in Sicilia durante la seconda guerra mondiale. Virtuosismi barocchi, scrittura volutamente eccessiva, una serie di episodi gustosi, ma l'unica cosa che mi è rimasta dopo averlo letto è 'Quanto, oh quanto deve sentirsi intelligente quest'uomo'. Il che non è esattamente ciò che vorrei ricordare di un libro.
Bello. Una storia sconosciuta, che non andrebbe dimenticata. A prescindere da eventuali appartenenze ad orientamenti politici. Cosa di cui TOTALMENTE mi disinteresso. Perché qui parlo del valore di un libro, e questo ne racchiude uno davvero grande. Una restituzione alla Memoria Storica di fatti ed atti che banalmente son passati nell'oblio generale del periodo post bellico e successivamente. Un plauso all'Autore. ++++/
Non fatevi ingannare dai critici (di sinistra) ostili a questo romanzo: le motivazioni a sostegno del loro giudizio sono per lo più ideologiche e poco hanno a che fare con il valore letterario del libro. Si può godere delle vicende narrate e della lingua ricca e raffinata di Buttafuoco senza corrompere la propria ortodossia ideologica e politica. Concludendo: averne cento, non uno, nell'Italia di oggi, di "monnezzoni" (Cortellessa) di questo livello.
Quando mi sento dire "devi leggere questo libro, ti piacerà di certo", divento subito diffidente; e anche questa volta ci ho girato intorno per quasi un anno, covando la tentazione di glissare e di servirmi delle tante, esaurienti, documentate recensioni anobiane per rispondere a chi mi ha presentato e prestato il volume, di fatto costringendomi a una lettura tutt'altro che entusiasta. Poi ha vinto il senso del dovere, e me lo sono letto. Tutto. Lo stile è tutt'altro che banale, ma la prosa è così ricca e densa da risultare vischiosa, e le metafore - più che compresse, addirittura zippate - rendono faticosa la comprensione. L'argomento ricade in una delle mie (peraltro numerosissime) sacche di totale ignoranza; in più il punto di vista è clamorosamente capovolto rispetto alla prospettiva politicamente corretta comunemente accettata, e ciò causa un ulteriore disorientamento. Per di più la narrazione è intricatissima, fitta di episodi minuti che forse dovrebbero illuminarmi e in realtà mi depistano continuamente. Il travestimento della storia (che appare documentatissima) con i nomi dei personaggi dei pupi siciliani paradossalmente mi ha aiutato, grazie al fatto casuale di una mia contemporanea lettura dell'Orlando Furioso. Insomma, una faticaccia.
Sicilia tra il 1943 e il 1948. Una donna, una spia tedesca prepara numerose azioni di sabotaggio contro gli angloamericani. Idea avvincente ma il tipo di scrittura mi è risultato difficile, poco fluido soprattutto per l’utilizzo di termini anche arcaici e modi di dire tipici siciliani. Non scorre. Sono sicuro che ad una seconda lettura risulterebbe molto più fruibile. Non credo però che succederà.
Una visione particolare dei fatti siciliani del 1943, dopo lo sbarco degli alleati. I fatti sono quasi tutti veri, romanzati anche se molti personaggi mantengono i loro nomi storici. Una visione particolare nella quale i fascisti -repubblichini sono i buoni e gli alleati, in particolare gli inglesi, sono i cattivi. Con qualche buona ragione storica. Una mezza stella in pi�� la meriterebbe
Orribile. Storia fumosa, nebulosa. L'autore ha voluto utilizzare una struttura complessa ma la cosa gli è sfuggita di mano, ottenendo come risultato un pasticcio scritto bene, per carità, ma nient'altro.