Parte in sordina, se la prende comoda, ci conduce per i lenti meandri di un rapporto di coppia qualunque, di una casa per l'estate, vicini da conoscere o da ritrovare, qualche anomalia qua e là, un caldo forse eccessivo, ma nulla di sorprendente, si va avanti per quadretti brevissimi, dialoghi a tratti brillanti e spruzzati di quella ironia tipica e piacevole dell'autore, rinvenibile in tanta altra sua produzione.
E poi, a metà storia, tutto esplode d'improvviso, precipita, tutte le regole saltano una alla volta e senza che si possa dire, sino alla fine, se sia un incredibile accumulo di sventurate coincidenza o se sotto la superficie non vi sia invece qualcosa di più grande, un'apocalisse non annunciata della Natura, anzi, un'apocalisse della Realtà, che coinvolge bestie e oggetti, un erompere d'assurdo che va a spazzar via qualunque certezza, qualunque solido appiglio.
Nel finale-non-finale, coi personaggi in fuga (ma verso dove?) resta al lettore il sospetto inquieto che anche fuori del libro, sotto la superficie levigata di ogni quotidianità si celi sempre, nascosto, un ribollire di caos pronto a erompere ed eruttare e a travolgere ogni cosa.